Qualche settimana fa, quando a casa c’erano ancora le mie amiche dell’università, è tornato ad abitare al piano di sopra il mio vicino di casa. Ce ne siamo accorti a causa del rumore che ha fatto, tra spostamenti di mobili vari e passi pesanti.
Mia madre ha avuto la prontezza di avvisare le mie amiche di possibili “rumori molesti”, considerando che la camera da letto del mio vicino è proprio sopra la mia (dove, appunto, dormivano anche loro).
Tra una battuta e l’altra, la questione sembrava essere finita lì. Le mie amiche ovviamente hanno capito subito di che “rumori molesti” si trattasse, ma immagino che un’ora dopo avessero già dimenticato la cosa.
Quella sera tornammo a casa tardi, saranno state le quattro. Era la loro ultima sera qui, tra l’altro. Brindammo in cucina con una vodka al melone orrenda trovata per caso in casa e un succo di frutta di cui non ricordo neanche il gusto (per la cronaca: ne venne fuori una bevanda terribile. Per migliorare il sapore, ci inzuppammo dentro i biscotti della colazione. Ma non ditelo a nessuno) e andammo a letto che era quasi l’alba. Appena misi testa sul cuscino mi accorsi di “rumori strani” provenienti dal piano di sopra, ma il sonno era talmente tanto che mi addormentai comunque, salvo svegliarmi poco dopo per l’eccessivo trambusto correlato da gridolini di ogni tipo.
Inutile dire che la mattina dopo i commenti tra me e le mie amiche si sono sprecati. Mi ero dimenticata di dire loro che il vicino di casa è un uomo di circa sessanta anni, con il fascino pari a quello del piede pieno di vesciche di chi ha camminato, ad agosto, sotto il sole un’intera giornata con le scarpe da ginnastica e i calzini di lana. Loro se l’erano immaginato un tantino diverso e gli indizi vari, effettivamente, lasciavano presagire tutt’altro.
Qualche giorno dopo ancora, di ritorno da una camminata delle sette del mattino (di quelle chilometriche che ti fanno tornare a casa in un bagno di sudore), mi sono ritrovata per le scale il suddetto vicino di casa. Era al massimo del suo splendore: mezzo centimetro di capelli in testa, petto nudo, pancia cascante , bermuda arancioni, un po’ sudaticcio. Un uomo da sposare insomma.
Allegro come sempre, mi ha salutato con un “Salve signorina” e un mezzo inchino.
Nella tarda notte tra sabato e domenica della settimana scorsa ha dato il meglio di sé. Un trambusto mai sentito prima: era tutto un cigolio e urla della giungla assurde. Immagino sia stata la sua migliore performance degli ultimi tempi.
Ma direi che è arrivato il momento di soffermarsi anche sulla sua partner. Una donna ogni anno diversa. Ero rimasta ad una di colore, quest’anno invece noto che è cambiata di nuovo. Una brasiliana, presumo. Ho avuto modo di “conoscerla” ieri mattina, quando la moto del latin lover era parcheggiata talmente tanto male da non riuscire ad uscire con la macchina. Ergo ho dovuto suonare al citofono del vicino, sperando che fosse in casa. Mi ha risposto una vocina strana, di donna.
“Amooo? Sei tu?”.
Non so come ho fatto a non scoppiare a ridere. Vi risparmio il seguito della vicenda, perché è qualcosa di veramente penoso.
Sto meditando di lasciargli un regalo sullo zerbino, a fine agosto, prima di tornare in città. Un pacchetto anonimo con dentro un paio di cose. In primis uno Svitol, per il cigolio del letto. Così risolviamo almeno la questione di questo tipo di rumore. Poi il libro “Cinquanta sfumature di grigio”, perché a quanto pare è ottimo per prendere spunti particolari, quindi apprezzerebbe senza dubbio (chissà se non l’ha già letto …). In realtà,c’è chi mi suggerisce anche una scatola di viagra, che nel suo caso immagino non guasti mai.
… Inutile dirvi che non avrò mai il coraggio di fare una cosa del genere.