Sere di inizio estate, sere di caldo quasi assente e di zanzare in agguato.
Sere che sanno di zampirone, di partite di calcio. Di solitudine casalinga, di libertà da chi per tanti mesi ha abitato dentro queste quattro mura.
Sere passate su un divano vecchio e polveroso, con la testa poggiata sul suo petto a guardare la televisione di traverso, a dimostrare vago interesse per undici persone che seguono un pallone su un campo di erba verde. Eppure a stare così, con la testa poggiata sul suo petto, mi sento la persona più fortunata di questo mondo.
Rigorosamente a sinistra, mi piace tenere l’orecchio proprio sul suo cuore, sentirne i battiti forti.
Musica per le mie orecchie, senso di sicurezza. Di pace, di serenità.
Tra le braccia forti, tra l’amore più bello che la vita mi ha fino ad ora regalato, io mi sento come mai prima di adesso tranquilla, appagata, serena, rilassata.
Non so se tutti i cuori facciano lo stesso rumore, se battano tutti allo stesso modo. Ci pensavo, l’altra sera.
Oggi un cliente vecchio e ormai sordo, giustificandosi per non riuscire a capire subito le cose che gli dicevo, mi ha confessato che da piccolo il suo udito era talmente infallibile da riuscire a sentire i battiti dei cuori dei suoi compagni d’infanzia, quando insieme giocavano a nascondino, mille anni fa.
Avrei potuto chiederlo a lui, se i cuori quando battono fanno tutti lo stesso rumore.