"Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va in corsa, è un'avventura ricostruire se stesse. La più grande.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."


(Donne in Rinascita - D. Cugia)

domenica 29 aprile 2012

Buonanotte

Questo film non è stato neanche il massimo. Una commedia un po’ stupida e pseudo divertente, di quelle che dovrebbero fare ridere, le cui battute ti fanno letteralmente piegare in due. Un film comico, insomma. Un’americanata. Non è proprio il mio genere, ma si sa che non bisogna essere troppo inquadrati, che guardare qualcosa di diverso ogni tanto fa anche bene. The end, film finito. Sono sul divano della mia casetta universitaria con le due persone con cui ho legato di più in questi quasi quattro anni. Ai nostri piedi ci sono una busta semi vuota di patatine marchio Conad e tre ciotole di macedonia finite. Rimaniamo un bel po’ a parlare del più e del meno,in particolar modo di tutte le catastrofi sentimentale che si stanno attualmente abbattendo contro le loro vite.

Verso mezzanotte una di loro decide che ha voglia di mangiare un cornetto caldo. Ci mette qualcosa come dieci minuti e convincere me e l’altra ad alzarci dal comodo divano e seguirla. Io sono in tuta, presentabile solo per loro due che ormai sono di casa, impresentabile per il resto del mondo. Mi lascio convincere, trasportare dall’entusiasmo e dalla fame della mia amica e così esco di casa in versione barbona: converse, tuta blu suora e giacchetta grigia. Senza neanche la borsa, senza un filo di trucco. Orrenda.
Chi vuoi che incontri a quest’ora per le vie di questa città?

Ci chiudiamo il portone alle nostre spalle e ci incamminiamo verso il posto di perdizione che ci regalerà centinaia di calorie sottoforma di cornetto al cioccolato. L’aria è fresca e un po’ frizzante, per le vie incrociamo qualche macchina e i soliti perditempo che stazionano sotto i portici e che senza alcun briciolo di dignità si permettono il lusso di chiamarti “bella” come se fossi sua sorella.
Arriviamo dunque al nostro forno. Un posto piccolissimo situato nei pressi di una piazza importante,al centro della quale c’è un bar per fighetti assurdi dove si arriva a pagare un caffè anche due euro. Un negozio che stona quindi con l’ambiente vicino.

C’è un odore di pane appena sfornato buonissimo: potrei stare delle ore qui dentro a godermi questo profumo. E’ inebriante, è magnifico. Mi ricorda la strada dove abitava mia nonno: sotto casa sua c’era un forno; la mattina riempiva tutta la via dei suoi fantastici odori.
Il tipo del forno è quasi caratteristico: ha una maglia blu che mette in risalto la grande pancia, dei pantaloncini corti grigi, le calze nere e gli zoccoli rossi. Lo guardiamo mentre inforna una teglia enorme con dei panetti bianchi rotondi. E’ molto indaffarato e credo che non ci abbia neanche viste. Poi si rende conto della nostra presenza e viene a servirci. La mia amica ha una gran fame e chiede una pizza. Lui la taglia attentamente, la avvolge in una carta bianca e gliela porge. Poi prendiamo i nostri cornetti ancora caldi di forno e paghiamo.

Il fornaio ci saluta sorridente (e non ci fa lo scontrino). Augura la buonanotte. Per un attimo lo fisso: nessun commerciante mi ha mai augurato una buona notte, neanche alle tre del mattino. Sarà che è un augurio delicato, quasi intimo. Non è come dire buongiorno o buona sera. La buonanotte te la può augurare tua madre, il tuo ragazzo, i tuoi amici quando ti salutano dopo una serata passata insieme.

Buonanotte te lo può dire chi ti conosce. Non te lo dice certo il buttafuori di una discoteca o il cameriere del bar dove hai passato la serata. Buona notte è un augurio importante.
Usciamo da quel posto, mangiamo le nostre prelibatezze sedute in una panchina. Tre quarti d’ora dopo sono di nuovo sotto casa, davanti al portone. Una bacio alle mie amiche, un abbraccio veloce. Un “ci vediamo domani”. Metto le chiavi nella toppa e mi giro da loro. “Mi ero dimenticata … Buonanotte ragazze!”.

venerdì 20 aprile 2012

La mia vita procede così

Sono tornata nella mia città universitaria ormai da diversi giorni. Ho trovato un clima brutto: piove spesso, a volte grandina. Quando sono uscita dalla stazione, ho preferito tornare a casa a piedi, con la mia valigia enorme, sotto la pioggia. Una passeggiata di ricognizione, per vedere se nella mia assenza è rimasto tutto come l’ho lasciato.

Sembra autunno, è incredibile. Se le foglie degli alberi fossero gialle, allora potrei veramente iniziare a pensare di aver sbagliato stagione. Anche il mio look è lo stesso di qualche mese fa. Avevo comprato una giacca dai colori accesi, nella speranza di poterla indossare presto. inutile dire che è rimasta nell’armadio, con tanto di etichetta attaccata. Mi sentirei un po’ fuori luogo ad andare in giro con quel colore.

E’ stato bello riprendere la vita di ogni giorni, con la mia facoltà, i miei incontri con gli amici, l’aula studio e tutto il resto. La sessione di esami si avvicina sempre di più e quest’anno si anticipa anche, ergo sono costretta già da ora a passare gran parte delle mie giornate tra libri e appunti e sarà così fino a luglio.
Il fatto che non faccia caldo già da adesso è un grande conforto. Odio studiare con l’afa.

Noto che nel mondo di Blogger è in atto una piccola rivoluzione. Non si finisce mai di cambiare (e di abituarsi).

Le vostre vite come procedono?

domenica 15 aprile 2012

Due Anni

Mi sono accorta che siamo ad Aprile.
Aprile Duemiladodici.
Sono passati DUE ANNI da quel primo Aprile duemiladieci.
Cosa sarà successo mai quel giorno?
E' nato qualcosa, è nato questo blog.

Poco fa ho riletto un po' di vecchi post, rendendomi conto ancora di più di quanto sia stato costruttivo per me mettere su questo blog.
Mi sembra incredibile il fatto che ci sia qualcuno disposto a leggere quello scrivo e addirittura commentare.
Non mi dilungo molto, ci tengo però a dirvi una parolina sola.



GRAZIE!


... A chi è passato da qui ed è rimasto;

... A chi è passato da qui ed è andato via;

... A chi mi fa sorridere;

... A chi mi fa emozionare;

... A chi ha sempre una bella parola da dare.

giovedì 12 aprile 2012

Alla prossima!

Sono le 19.25, tra cinque minuti devo essere dalla mia amica M. e devo andare a casa sua a piedi. Durante il liceo, io e M. eravamo quasi inseparabili, forse questo legame è stato reso più forte dai pochi metri che separavano le nostre case.
Studiavamo spesso insieme: lei mi aiutava con la matematica, io con le materie letterarie. Le sere prima della maturità, capitava che facessimo l'una di notte, insieme, a ripetere storia. Tanto poi si poteva tranquillamente tornare a casa a piedi. Cinque minuti e si arrivava. Mai sole, finivamo sempre per accompagnarci a vicenda, fino a metà strada, pur di fare una piccola passeggiata.

Stasera usciamo, come ai vecchi tempi, alla pedona. Niente macchina per noi oggi.
Metto la giacca, prendo la borsa, saluto a casa ed esco.
Ho imparato a camminare troppo in fretta, ormai corro per le strade: non guardo quasi nessuno, immersa sempre in qualche pensiero di troppo.

Questa volta però, sotto casa, vedo qualcuno che ha l'aria vagamente familiare.
E' C. , un mio compagno del liceo. Sarà passato più di un anno da quando l'ho visto l'ultima volta. Incontro spesso sua madre, quando torno a casa. Credo che mi adori, ogni volta che mi vede inizia a parlare e non mi lascia più andare via.
C. ha addosso una tuta grigia, i capelli scomposti. Lunghi, ricci, biondi. Gli occhi più azzurri che mai.
Passeggia un po' col cane, quello che lui tanto odiava. E ovviamente sta fumando.

Si ferma, ci salutiamo. Dice che è arrivato il giorno prima e che parte tra due giorni: le sue solite toccata-e-fuga. Poi parliamo dell'università, del tempo, di qualche nostro compagno di classe. Neanche due minuti di conversazione che già mi sono scocciata.
E' sempre bello incontrare chi non si vede da tanto tempo: dicono così. Io, però, stasera trovo questo mio vecchio compagno di classe noioso, già "vissuto". Sarò egoista, magari sembro anche altezzosa. E' che ho voglia di sentire parlare di cose nuove stasera. Magari se lo incontrassi domani sarebbe già diverso.
Lui,oggi, mi sa di vecchio come non so cosa.

Eppure io, di questo C., mi ero pure invaghita anni addietro. Ovviamente non era amore, era giusto quella cottarella adolescenziale che si confessa solo alla propria migliore amica.
Ricordo gli "aiuti scolastici" con lui, quando si offriva (anche spesso) di accompagnarmi a casa in macchina, ma non so se lo faceva perchè aveva qualche vaga voglia di stare con me da solo o per mostrarmi la sua super BMW e quanto era bravo al volante. Ricordo di sue interrogazioni del tipo "mi siedo vicino a te, magari va meglio".
So solo che a ogni curva (presa malissimo) il mio cuore esplodeva.
So solo che ogni volta che arrivavo al cancello di casa mi dispiaceva troppo.
Non so però se piacevo di più a sua madre o a lui.

Oggi questo C. è qui davanti a me, dopo più di un anno di assenza. Non mi batte niente, al massimo le lancette dell'orologio.
E infatti lo saluto.
"Alla prossima!".
Sì, certo.

domenica 8 aprile 2012

Di risvegli natalizi

Stanotte ho fatto le tre, non so neanche io come. Sveglia da quasi ventiquattro ore, sono arrivata a casa in catalessi. Ho lasciato i tacchi, seppur comodi, in un angolo dell'ingresso di casa e sono andata a letto con tanto di trucco e di orecchini addosso. Ho dormito con il Gatto, o meglio: lui ha dormito con me. Ho assunto posizioni stranissime, tutto ciò per non svegliarlo o costringerlo ad andare altrove. Ho rischiato i crampi alle gambe, insomma.

Ho aperto gli occhi poco fa, svegliata dai buonissimi odori di cui la mia casa stamattina è piena. Il Gatto era ancora lì sul letto. Inutile descrivervi le condizioni della mia faccia ...
Sono andata in cucina, dove mia madre mi è saltata addosso per darmi gli auguri.

Il tempo fa schifo. E' in corso uno di quei temporali epocali, con tanto di pioggia superfitta, alberi piegati in due, vento forza mille e tuoni. Se ci fosse un albero di Natale in casa, potrei senza dubbio augurare in giro un felice Natale e un sereno anno nuovo.
Nessuno ha pensato a regalarmi un uovo di Pasqua, comprarmelo da sola era troppo squallido. Mangerò un po' di cioccolato di quello di mio fratello.

Bene, gente.
Non mi resta altro che augurarvi una buona giornata. Mangiate, bevete, state con i vostri cari.
Buone sorprese per tutti.

venerdì 6 aprile 2012

Parole, parole, parole

Considerazioni/frasi che mi sono state rivolte, da parte delle persone che ho incontrato/sentito nelle ultime ventiquattro ore.

- Mio fratello: "Cosa mi hai portato?".
- Mia madre: "Cosa vuoi che ti cucini?".
- Mio padre: "Quando mi libero da tutti questi impegni ci vediamo"
- Mia zia: "Quando vieni a trovarmi?".
- La mia amica C. : "Mi sei mancata!".
- La mia amica N. direttamente dalla mia città universitaria: "Mi manchiiii".
- Il mio amico S. "Devo assolutamente vedere le scarpe che ha comprato tua sorella!".
- La signora A. "Che occhi belli che hai!".
- Tale Antonio, appena conosciuto: "Dunque studi legge. E quindi sei bastarda. Eh si, perchè bisogna essere bastardi per studiare queste materie". [Sto ancora cercando di capire cosa volesse dire]
- Il mio Gatto: "Uaaa" (= ho fame, dammi da mangiare).
- La vicina di casa (e tanti altri): "Ah, sei arrivata? [e se mi vedi qua davanti a te...] ... E quando riparti?".


Questo per dirvi che sono di nuovo a Casa.

Buona notte, buona giornata, buon tutto.

mercoledì 4 aprile 2012

Pensieri pre-partenza.

Bene. È giunta l’ora di tornare a casa.
Sono passati tre mesi dall’ultima volta che sono stata con i miei. Interminabili per certi aspetti, velocissimi per altri. Pieni di avvenimenti di ogni tipo, per lo più inaspettati.
È una cosa risaputa ormai: tra un viaggio e l’altro faccio i miei bilanci su ciò che è accaduto nel frattempo. Penso, ripenso e poi tiro le somme. Come si fa a fine anno.
E poi, quando è ora di ritornare in questa città, finisco col fare i miei progetti, faccio mente locale sui miei obiettivi da raggiungere. Insomma, faccio i miei buoni propositi, come si fa a inizio anno.

Stasera sono sola in casa. Un po’ di solitudine ogni tanto fa più che bene. Posso scrivere in santa pace, ascoltare la musica che mi pare. In teoria avrei altre mille cose da fare e lo star qui a scrivere sarebbe solo una perdita di tempo sotto il punto di vista di una persona razionale.

E’ che a due passi da me c’è la valigia che fa sentire la sua presenza. È a terra, aperta. Ed è vuota. Così tanto vuota che se ci parlo dentro, sento l’eco. Dovrei riempirla, visto che mancano poche ore alla partenza.
Però non mi va. Tra un po’ andrò davanti l’armadio, lo aprirò e preleverò la roba che potrei portare a casa. Prenderò qualcosa a caso, senza pensarci troppo. Questa volta non ho fatto quegli schemi e liste strapiene di promemoria da ragazza perfettina e super organizzata.

… Si vede che non ho molta voglia di andar via?
Dovrei essere entusiasta, strafelice, contenta.
Ma magari se impegno un po’ lo divento anche.
E’ che qui sto bene.
Lì, a volte, un po’ meno.

Ma in fondo lo so. Sta tutto nel riadattarsi.

Bene, direi che adesso è ora di riempirla quella valigia. Si è fatto abbastanza tardi.
Fine dei viaggi mentali.
Iniziano quelli reali.