A causa di un noioso evento di forza maggiore, mi sono ritrovata a trascorrere le mie ultime mattine in giro per una città che dista una trentina di chilometri dal mio paese. Una città che conosco sin da quando ero bambina, un punto di riferimento per molta gente che abita da queste parti. Ci vado spesso per sbrigare qualche commissione, per fare shopping, per visitare la libreria più grande della zona o fare una veloce passeggiata per il corso.
Avendo a disposizione diverse ore di vuoto, in queste mattinate, ho avuto modo di visitarla bene, di viverla intensamente. Ho scoperto vicoli sconosciuti, negozietti sperduti, vie che percorrevo spesso, ma non guardavo mai abbastanza.
Ho fatto colazione in un bar ogni giorno diverso, scambiato qualche parola di circostanza con la gente del posto e scoperto con grande stupore che ci sono posti dove il caffè costa ancora ottanta centesimi e non un euro e dieci, come accade nella mia città universitaria.
Ho scoperto l’esistenza di un parco curatissimo, pieno di verde, di panchine e di giostre per i bambini che purtroppo ho potuto ammirare solo da una certa distanza, a causa della presenza, al suo interno, di soggetti dall’aspetto poco rassicurante. Li ho maledetti tra me e me, perché in qualche modo mi hanno tacitamente negato la possibilità di godermi quel piccolo paradiso verde nel bel mezzo della città.
Mi sono poi documentata, su internet, delle varie attrazioni della città, venendo a conoscenza dell’esistenza, in un punto non troppo lontano dal centro, di un mercatino del libro usato. Sapete ormai della mia passione per questo genere di commercio, infatti come potete ben immaginare, non mi sono lasciata scappare l’occasione di visitarlo. È stato, in realtà, un po’ deludente. Pensavo ci fossero più libri di narrativa o saggi, invece ho trovato per lo più testi scolastici e decine di studenti pronti a farne scorta. Sarà il periodo …
Una città, poi, almeno per me, non si vive mai abbastanza se non si visita lì almeno una volta qualche posto in cui si sbrigano solitamente faccende di ordinaria amministrazione.
Ho approfittato quindi di qualche bolletta per passare un’ora all’ufficio postale centrale della città. Un ambiente pieno di luce e di piante (e di sportelli con annessi operatori competenti, per fortuna).
Purtroppo ho avuto la malsana idea di accomodarmi in una sedia vicino alla macchinetta automatica dei numeri, per poi ritrovarmi a fare da tutor ad un numero esagerato di anziani e di persone poco, per così dire, svelte.
Ma per fortuna, ho imparato nella vita a guardare sempre i lati positivi delle questioni, dalle più piccole alle più grandi, per cui ho colto la cosa un po’ come un’occasione in più per studiare tra me e me la gente del posto.
Come sono solita fare quando ho tempo a volontà da trascorrere in un posto, ho deciso di raggiungere un punto determinato della città percorrendo la strada più lunga. È un lusso, se ci pensate. Avere tempo da spendere così, in certi casi è da considerarsi solo un privilegio.
Tanto per non farmi mancare nulla, stamattina mi sono anche un po’ persa tra le vie di questa città. Ho provato il brivido del senso di smarrimento, che non è per niente una cosa negativa se affrontato con una certa serenità. Perdersi dà la possibilità di abbandonarsi totalmente al proprio istinto, in questo caso specifico al proprio senso dell’orientamento (che, grazie al cielo, in me è molto spiccato). Un buon esercizio, per chi come me, è di una razionalità quasi esasperata.
Il perdersi permette di scoprire strade nuove che magari abbiamo rinunciato a percorrere a favore della solita via veloce e sicura.
E se proprio non si riesce a trovare la giusta strada, si può sempre far affidamento su qualche faccia simpatica che possa darti indicazioni.
Mi rendo conto di essermi dilungata un po’ troppo con questo post. Spero di non avervi annoiato. Concludo consigliandovi vivamente di andare alla scoperta di qualche posto vicino al luogo dove vivete, così, per girarlo meglio, anche se magari pensate di conoscerlo abbastanza.