
Come si può benissimo anche solo immaginare, Cantone e la sua famiglia (moglie e due bambini) sono stati soggetti a misure di protezione particolari, prima più leggere poi più pesanti, fino ad arrivare ad avere una scorta vera e propria.
Nelle pagine in cui parla della scorta credo venga fuori il lato più umano di Cantone, il suo essere uomo, marito, padre, prima ancora di essere magistrato. Si legge la preoccupazione per la sicurezza dei figli, il desiderio di non far pesare loro la presenza della scorta, la ricerca del modo più adatto per spiegare la situazione.
Nelle pagine in cui parla della scorta credo venga fuori il lato più umano di Cantone, il suo essere uomo, marito, padre, prima ancora di essere magistrato. Si legge la preoccupazione per la sicurezza dei figli, il desiderio di non far pesare loro la presenza della scorta, la ricerca del modo più adatto per spiegare la situazione.
Cantone racconta un episodio in particolare che dà molto da pensare.
Insieme alla sua famiglia, aveva deciso di trasferirsi in un piccolo paese: avevano preso una casa ancora in costruzione e l'avevano rifinita secondo i loro desideri .
La gente del paese non accettò bene la presenza di Cantone e della sua famiglia: c’era il solito senso di curiosità, ma anche il fastidio per la presenza della scorta sotto casa.
Questo senso di fastidio ha portato diversi residenti a sottoscrivere una petizione con cui si chiedeva al sindaco di convincere Cantone a trasferirsi altrove, richiesta che naturalmente non venne accolta.
[24] “Non ho potuto fare a meno di pormi più e più volte la domanda se un simile attivismo sarebbe stato anche solo concepibile nel caso in cui nella stessa casa fosse venuto ad abitare un camorrista e avesse riempito la zona dei suoi sgherri, ma so bene purtroppo che è una domanda retorica”.
Un’altra interessante parte è quella dedicata ai collaboratori di giustizia, coloro che decidono di dare una svolta alla propria vita, raccontando tutti i fatti di cui sono a conoscenza legati alla malavita.
“Rompere con il clan, per qualsiasi ragione lo si faccia non è mai una scelta facile (…). Comporta l’impossibilità di tornare nei propri luoghi d’origine, la necessità di nascondersi per il resto della propria vita e rischi per quella dei propri familiari. Nemmeno il più cinico degli uomini può compiere una scelta del genere a cuor leggero. E se qualcuno cerca di dipingere i pentiti come degli infami cui, in cambio del tradimento, lo stato concede un’esistenza dorata, queste sono soltanto favole diffuse ad arte da chi è interessato a farlo."
Così finisco di parlare di questo libro.
La settimana scorsa l’ho riportato in biblioteca, che tristezza.