Attention, please: questo post contiene ragionamenti semicontorti da persona che forse, negli ultimi giorni, ha preso troppo sole.
Qualche giorno fa una mia amica mi ha detto di volersi fare un tatuaggio. Ne ha già uno, lo ha fatto a diciassette anni, dopo aver a lungo discusso con i suoi genitori per ottenere il permesso. Si era tatuata una farfalla a lato della pancia, ma non per il gusto di mostrarla a destra e a manca, semplicemente perché le piaceva l’idea del tatuaggio.
La sera prima della realizzazione della piccola opera, la mia amica era stata assalita dai dubbi. Farlo o non farlo? Dubbio condiviso via sms con la sottoscritta.
La mia risposta era stata semplice e con poche parole l’ho convinta a farsi il tatuaggio. Temeva che si sarebbe pentita, che dopo un po’ si sarebbe scocciata di quel disegno.
Quella farfalla non aveva un particolare significato, però la incoraggiai a realizzarla.
Le dissi che si sarebbe ricordata dei suoi diciassette anni ogni volta che l’avrebbe guardata.
Alla fine tatuaggio fu.
Adesso ne vuole fare un altro: un disegno con i nomi di alcune persone importanti.
Questa volta però non ha molti dubbi, vuole farlo e basta. È più sicura, ma il consiglio me l’ha chiesto lo stesso. Io le ho detto che, ora come ora, non me lo farei mai un tatuaggio, non perché sia contraria in genere a questo tipo di cose.
Una volta pensavo che vale la pena di farsi un tatuaggio quando questo ha un significato particolare, quindi quando va al di là della bellezza in sé.
Adesso penso che quello che oggi per noi ha un grande significato, può darsi che domani non lo avrà più, che sarà solo un ricordo, magari brutto, magari sarà solo un rimpianto.
Che non avrà più importanza.
E così finiremmo con l’odiare quel disegno impresso nella pelle che non fa altro che ricordarci di quella persona, di quella situazione o, peggio ancora, ci ritroveremmo a provare indifferenza pura per quella piccola opera d’arte che adesso racchiude in sé il vuoto più totale.
Per cui penso: ne vale la pena?
Quello che a venti anni può ci sembra essenziale, a quaranta può non esserlo più.
Voi che ne dite?
"Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va in corsa, è un'avventura ricostruire se stesse. La più grande.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."
(Donne in Rinascita - D. Cugia)
venerdì 29 luglio 2011
martedì 26 luglio 2011
Il mio Gatto ha carenze affettive
Mi piace prendermi cura del mio Gatto, purtroppo però non posso portarlo con me nella casetta universitaria. E non avete idea di quanto mi manchi durante i mesi di assenza.
Quando non sono a casa, mia madre diventa la sua cat-sitter.
Lei non prova molta simpatia nei suoi confronti, ma nonostante questo lo cura come meglio può. La sua però è un’ostilità apparente: in realtà gli vuole bene.
Ha dato prova di questo affetto qualche mese fa, quando il mio adorato Gatto stava per andarsene all’altro mondo. Lei ha fatto di tutto affinché guarisse: l’ha portato in primis da un veterinario, ma non contenta del suo operato superficiale e vedendo che il Gatto -invece di migliorare- peggiorava, ha pensato bene di portarlo altrove.
Così, alle dieci di una fredda sera di marzo, con tanto di gatto dentro la gabbietta si è ritrovata nella sala d’attesa di una clinica per animali. Il mio Gatto ha subito un piccolo intervento, mentre mia madre ingannava l’attesa in un’altra stanza, preoccupata, parlando al telefono con me che ero all’incirca mille chilometri più in là.
L’altro veterinario competente ha detto che è stata una fortuna che il mio Gatto fosse arrivato in clinica in quel momento: se l’avesse portato lì anche solo un’ora dopo, sarebbe stato troppo tardi.
Insomma, mia madre, pur dicendo di non volerlo bene, ha salvato il mio Gatto.
Il mio Gatto prova gratitudine nei suoi confronti. Lo dimostra dormendo ai suoi piedi di notte, anche adesso che è estate e fa caldo. Lei però non prende questo suo gesto come dimostrazione di affetto. Dice che il mio Gatto è egoista.
Il mio piccolino, quando io non ci sono, non fa che chiedere pappa a mia madre. Quando chiedo di lui, lei mi elenca le volte in cui gli ha dato da mangiare durante la giornata. Naturalmente, il mio Gatto ha fame quando lei è in procinto di uscire di casa, o comunque quando ha una particolare fretta.
Insomma, ogni volta che torno a casa, temo di trovare non un Gatto, ma una pantera o un leone, un qualcosa di gigantesco, viste le innumerevoli porzioni di pappa che ingurgita al giorno.
La cosa anomala è che quando torno a casa, il mio Gatto automaticamente smette di chiedere pappa in continuazione. Dorme tutto il giorno e al massimo gioca, corre per la casa contento.
Della pappa si dimentica. La chiede solo quando si ricorda (e quindi un due volte al giorno all’incirca).
Un comportamento strano il suo. Ne ho parlato con la cat-sitter.
Le ho chiesto il suo parere circa l'atteggiamento del mio Gatto.
La sua risposta?
“Il Gatto, quando tu non ci sei, ha carenze affettive”.
... E poi dicono che gli animali non hanno un'anima ...
Quando non sono a casa, mia madre diventa la sua cat-sitter.
Lei non prova molta simpatia nei suoi confronti, ma nonostante questo lo cura come meglio può. La sua però è un’ostilità apparente: in realtà gli vuole bene.
Ha dato prova di questo affetto qualche mese fa, quando il mio adorato Gatto stava per andarsene all’altro mondo. Lei ha fatto di tutto affinché guarisse: l’ha portato in primis da un veterinario, ma non contenta del suo operato superficiale e vedendo che il Gatto -invece di migliorare- peggiorava, ha pensato bene di portarlo altrove.
Così, alle dieci di una fredda sera di marzo, con tanto di gatto dentro la gabbietta si è ritrovata nella sala d’attesa di una clinica per animali. Il mio Gatto ha subito un piccolo intervento, mentre mia madre ingannava l’attesa in un’altra stanza, preoccupata, parlando al telefono con me che ero all’incirca mille chilometri più in là.
L’altro veterinario competente ha detto che è stata una fortuna che il mio Gatto fosse arrivato in clinica in quel momento: se l’avesse portato lì anche solo un’ora dopo, sarebbe stato troppo tardi.
Insomma, mia madre, pur dicendo di non volerlo bene, ha salvato il mio Gatto.
Il mio Gatto prova gratitudine nei suoi confronti. Lo dimostra dormendo ai suoi piedi di notte, anche adesso che è estate e fa caldo. Lei però non prende questo suo gesto come dimostrazione di affetto. Dice che il mio Gatto è egoista.
Il mio piccolino, quando io non ci sono, non fa che chiedere pappa a mia madre. Quando chiedo di lui, lei mi elenca le volte in cui gli ha dato da mangiare durante la giornata. Naturalmente, il mio Gatto ha fame quando lei è in procinto di uscire di casa, o comunque quando ha una particolare fretta.
Insomma, ogni volta che torno a casa, temo di trovare non un Gatto, ma una pantera o un leone, un qualcosa di gigantesco, viste le innumerevoli porzioni di pappa che ingurgita al giorno.
La cosa anomala è che quando torno a casa, il mio Gatto automaticamente smette di chiedere pappa in continuazione. Dorme tutto il giorno e al massimo gioca, corre per la casa contento.
Della pappa si dimentica. La chiede solo quando si ricorda (e quindi un due volte al giorno all’incirca).
Un comportamento strano il suo. Ne ho parlato con la cat-sitter.
Le ho chiesto il suo parere circa l'atteggiamento del mio Gatto.
La sua risposta?
“Il Gatto, quando tu non ci sei, ha carenze affettive”.
... E poi dicono che gli animali non hanno un'anima ...
venerdì 22 luglio 2011
La vacanza che vorrei
Sicuramente andrei in un posto di mare (la montagna non fa per me), in un paesino piccolo, pieno di sole e di vicoletti stretti. Passerei le giornate in spiaggia, a leggere fino a che mi reggono gli occhi ... ma non solo.
La mattina presto farei delle passeggiate, guarderei ogni sera il sole calare e il cielo diventare arancione. Mi lascerei cullare da quella fresca aria marina tipica di queste particolari ore della giornata.
Farei dell’odore della crema solare il mio profumo principale. Dei costumi da bagno, dei parei, dei cappelli di paglia i miei indumenti quotidiani.
Farei dell’odore della crema solare il mio profumo principale. Dei costumi da bagno, dei parei, dei cappelli di paglia i miei indumenti quotidiani.
Il possibile programma delle giornate alla fine non si discosta molto da quello che di solito "seguo" quando sono qui in vacanza. Il problema è che mi piacerebbe cambiare aria, vedere gente nuova. Partirei anche da sola, non mi dispiacerebbe affatto. Al massimo porterei con me un’amica.
Mi piacerebbe conoscere gente del posto, immergermi completamente nella vita del tranquillo e piccolo paesino di mare, farlo anche un po' mio. Mi piacerebber tornare a casa con la macchina fotografica piena zeppa di scatti.
Non sono brava a fotografare, anche se mi piacerebbe molto approfondire la materia e comprare una macchina fotografica un po’ più “seria” di quella che ho. Mi piacerebbe portare a casa non le solite, classiche foto di paesaggi e cose simili (anche se, di fronte ad un paesaggio spettacolare, è difficile non cedere alla sfrenata voglia del click).
Mi piacerebbe conoscere gente del posto, immergermi completamente nella vita del tranquillo e piccolo paesino di mare, farlo anche un po' mio. Mi piacerebber tornare a casa con la macchina fotografica piena zeppa di scatti.
Non sono brava a fotografare, anche se mi piacerebbe molto approfondire la materia e comprare una macchina fotografica un po’ più “seria” di quella che ho. Mi piacerebbe portare a casa non le solite, classiche foto di paesaggi e cose simili (anche se, di fronte ad un paesaggio spettacolare, è difficile non cedere alla sfrenata voglia del click).
Realizzerei tanti scatti di piccoli dettagli, quelli che sfuggono ai più.
Magari in bianco e nero, anche se l’estate è fatta di colori.
Prima o poi farò questa pazzia che sa tanto di viaggio ideale per un pensionato. Prenderò la mia valigia colorata e la lascerò semivuota. Metterò solo lo strettissimo necessario, per andare via leggera, senza pesi inutili.
Magari in bianco e nero, anche se l’estate è fatta di colori.
Prima o poi farò questa pazzia che sa tanto di viaggio ideale per un pensionato. Prenderò la mia valigia colorata e la lascerò semivuota. Metterò solo lo strettissimo necessario, per andare via leggera, senza pesi inutili.
Porterei con me solo quello che mi serve per essere in un quasi paradiso.
mercoledì 20 luglio 2011
Chiara in vacanza
BUONE NOTIZIE PER VOI: non vi stresserò per un po' con le mie paranoie da studentessa universitaria in crisi da esami.
Sono in vacanza, ho finito.
Libri chiusi, quaderni, appunti, post-it ed evidenziatori messi da parte. Un po' di spazio, un po' di aria per me.
Per festeggiare, i miei amici mi hanno portata al mare.
Non ero mai stata qui al mare, è lontano dalla città.
Mi hanno portata in una cittadina carina, ridente, piena di turisti e di locali affollatissimi.
Vedendo tutta quella gente, ho provato troppa meraviglia. Era tutto troppo diverso dalla città. Mentre io (e i miei amici) eravamo impegnati a prendere il colorito dei libri sui quali abbiamo studiato, il mondo intanto andava al mare, la gente girava per le vie delle cittadine turistiche in infradito e pareo.
Insomma, mi sono sentita un’aliena.
Ma perché non aboliscono gli esami di luglio?
Detto questo, l’importante è avere finito per quest’anno. Ora cercherò di godermi le mie vacanze, di riposare, di stare con i miei amici.
Cercherò anche di abbronzarmi, di perdere questo colorito da persona anemica.
Obiettivo di quest’estate 2011? Non scottarmi al primo giorno di mare.
Buone vacanze gente!! E se qualcuno di voi sta ancora studiando, il mio consiglio è di tenere duro, non mollate: quando uscirete dall’aula del vostro ultimo esame estivo, vi sentirete come in paradiso.
Parola di chi ci è passato!
Sono in vacanza, ho finito.
Libri chiusi, quaderni, appunti, post-it ed evidenziatori messi da parte. Un po' di spazio, un po' di aria per me.
Per festeggiare, i miei amici mi hanno portata al mare.
Non ero mai stata qui al mare, è lontano dalla città.
Mi hanno portata in una cittadina carina, ridente, piena di turisti e di locali affollatissimi.
Vedendo tutta quella gente, ho provato troppa meraviglia. Era tutto troppo diverso dalla città. Mentre io (e i miei amici) eravamo impegnati a prendere il colorito dei libri sui quali abbiamo studiato, il mondo intanto andava al mare, la gente girava per le vie delle cittadine turistiche in infradito e pareo.
Insomma, mi sono sentita un’aliena.
Ma perché non aboliscono gli esami di luglio?
Detto questo, l’importante è avere finito per quest’anno. Ora cercherò di godermi le mie vacanze, di riposare, di stare con i miei amici.
Cercherò anche di abbronzarmi, di perdere questo colorito da persona anemica.
Obiettivo di quest’estate 2011? Non scottarmi al primo giorno di mare.
Buone vacanze gente!! E se qualcuno di voi sta ancora studiando, il mio consiglio è di tenere duro, non mollate: quando uscirete dall’aula del vostro ultimo esame estivo, vi sentirete come in paradiso.
Parola di chi ci è passato!
domenica 17 luglio 2011
Donne in rinascita
Ho trovato questo testo, per caso. Mi ha colpita, emozionata. E' un po' lungo, ma ve lo propongo comunque, sicura che saprete apprezzarlo.
"Donne in rinascita" - Diego Cugia, in arte Jack Folla
"Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita: quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta. Che uno dice: è finita.
No, finita mai per una donna. Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.
Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia. Parlo di te, che “questo periodo non finisce più”, che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all'altezza o se ti devi condannare. Così ogni giorno … E questo noviziato non finisce mai. E sei tu che lo fai durare.
Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s'infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.Sei stanca: c'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto. Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: "Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così".
E il cielo si abbassa di un altro palmo.
Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua. In quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima ed è passato tanto tempo … E ce ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c'è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento. Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine. Ed è stata crisi, e hai pianto.
Dio, quanto piangete! Avete una sorgente d'acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino. Così, improvvisamente.
Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance? E poi hai scavato, hai parlato. Quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore."Perché faccio così? Com'è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?". Se lo sono chieste tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli.
Un puzzle inestricabile.
Un puzzle inestricabile.
Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai. Perché una donna ricomincia comunque: ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti. Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te. Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa. Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa. Non ti entusiasma? Ti avvincerà, lentamente. Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai. Perché una donna ricomincia comunque: ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti. Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te. Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa. Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa. Non ti entusiasma? Ti avvincerà, lentamente. Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va in corsa, è un'avventura ricostruire se stesse.
La più grande.Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.
Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo. Perché tutti devono capire e vedere: "Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse".
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."
venerdì 15 luglio 2011
Un momento malinconico
Ci sono dei ricordi, nella mia testa, che non potrò mai cancellare. Tradizioni belle, significative, legate a me e alla mia famiglia. Tradizioni di paese, feste patronali genuine e allegre, dove l’obiettivo principale era senza dubbio lo stare un po’ insieme.
Ci sono tanti ricordi legati a quella tradizione che conservo gelosamente.
Una madre che ha la nausea. Giorni dopo si scopre che aspetta il mio fratellino.
L’odore della carne arrostita, del fumo.
Il sole caldo e soffocante sulla nostra pelle.
Una casa di campagna, con il verde intorno e un ulivo centenario.
Il rumore dei fuochi d’artificio e le mille luci colorate che creavano.
Una tavola, un paio di persone intorno.
Una nonna che ogni anno diceva che l’anno successivo non ci sarebbe più stata.
Una nonna che quest’anno non c’è davvero.
Una festa che non ha più il senso di prima e mai più lo riavrà.
Una tavola, decine di persone intorno che non sono più le stesse.
Il tempo è tiranno. Cambia tutto, sconvolge tutto. Rende grandi, rende vecchi. Distrugge, costruisce, distrugge di nuovo.
Spesso ruba qualcosa di prezioso e non te la riporta più indietro così come era prima.
Ci sono tanti ricordi legati a quella tradizione che conservo gelosamente.
Una madre che ha la nausea. Giorni dopo si scopre che aspetta il mio fratellino.
L’odore della carne arrostita, del fumo.
Il sole caldo e soffocante sulla nostra pelle.
Una casa di campagna, con il verde intorno e un ulivo centenario.
Il rumore dei fuochi d’artificio e le mille luci colorate che creavano.
Una tavola, un paio di persone intorno.
Una nonna che ogni anno diceva che l’anno successivo non ci sarebbe più stata.
Una nonna che quest’anno non c’è davvero.
Una festa che non ha più il senso di prima e mai più lo riavrà.
Una tavola, decine di persone intorno che non sono più le stesse.
Il tempo è tiranno. Cambia tutto, sconvolge tutto. Rende grandi, rende vecchi. Distrugge, costruisce, distrugge di nuovo.
Spesso ruba qualcosa di prezioso e non te la riporta più indietro così come era prima.
mercoledì 13 luglio 2011
Vanità?
Accendo il computer, mi connetto ed entro su Facebook per il mio giretto quotidiano. Nell’homepage mi compaiono le prime notizie: gente che condivide link inutili, altri che pubblicano album fotografici con ad oggetto feste e festini vari per fare vedere al mondo intero quanto si divertono; altra gente, da un lato, disperata perché non riesce a studiare, altri ancora stracontenti di aver finalmente finito con la sessione estiva o con gli esami di maturità.
Tutto normale, tutto come sempre. Leggere certi stati mi fa anche piacere.
Scorro ancora e vedo le notizie di chi ha cambiato l’immagine del proprio profilo.
Tra questi c’è un mio amico/conoscente. Un ragazzo che ha frequentato la mia stessa scuola, di qualche anno più piccolo di me. Un tipo “splendido”, di quelli che passano le giornate in palestra e che pensano di essere la Bellezza fatta persona. Una persona comunque simpatica, vanità a parte.
La foto ritraeva lui in costume da bagno, a torso nudo, con i suoi addominali perfetti e il fisico da atleta, con accanto un ragazzino sulla sedia a rotelle, con la forma del viso indefinita e il corpo quasi scheletrico.
Ho provato un po’ di disgusto nel guardare quell’immagine. Un disgusto diretto nei confronti del mio amico.
Sotto quella foto c’erano una sfilza di “mi piace” da parte di ragazzine e un paio di commenti positivi sul suo fisico atletico. C’erano anche commenti relativi alla sua attività di volontariato (il ragazzino sulla sedia a rotelle fa parte del centro in cui lui, ogni tanto, passa del tempo).
Mi sono interrogata un po’.
Che senso ha mettere una foto del genere su Facebook? È pura innocenza? Voleva mettere in mostra il suo fisico perfetto? Voleva semplicemente condividere una foto che lo ritraeva con un suo amico?
Beh, a me quell’immagine non ha dato un’impressione positiva. Mi è sembrata un mettersi in mostra, un far vedere “quanto-sono-bravo (e-anche-bello)”. Mi è sembrato come se lui avesse usato il ragazzino.
Pensare male non mi piace, ma credo vivamente di non essere stata l’unica a fare questo tipo di considerazioni di fronte a quella foto.
Forse sarebbe ora di smetterla di mettersi in mostra, di rendersi conto che vantarsi anche velatamente di aver compiuto un’azione bella non fa altro che toglierle genuinità. Sarebbe ora di smetterla di usare Facebook come la vetrina di un negozio, come mezzo per fare vedere a tutti quanto è bella la nostra vita, quanto siamo bravi, quanto ci piacciono le cose “giuste”.
Non ci vuole molto, servirebbe solo un po’ di buon senso.
Tutto normale, tutto come sempre. Leggere certi stati mi fa anche piacere.
Scorro ancora e vedo le notizie di chi ha cambiato l’immagine del proprio profilo.
Tra questi c’è un mio amico/conoscente. Un ragazzo che ha frequentato la mia stessa scuola, di qualche anno più piccolo di me. Un tipo “splendido”, di quelli che passano le giornate in palestra e che pensano di essere la Bellezza fatta persona. Una persona comunque simpatica, vanità a parte.
La foto ritraeva lui in costume da bagno, a torso nudo, con i suoi addominali perfetti e il fisico da atleta, con accanto un ragazzino sulla sedia a rotelle, con la forma del viso indefinita e il corpo quasi scheletrico.
Ho provato un po’ di disgusto nel guardare quell’immagine. Un disgusto diretto nei confronti del mio amico.
Sotto quella foto c’erano una sfilza di “mi piace” da parte di ragazzine e un paio di commenti positivi sul suo fisico atletico. C’erano anche commenti relativi alla sua attività di volontariato (il ragazzino sulla sedia a rotelle fa parte del centro in cui lui, ogni tanto, passa del tempo).
Mi sono interrogata un po’.
Che senso ha mettere una foto del genere su Facebook? È pura innocenza? Voleva mettere in mostra il suo fisico perfetto? Voleva semplicemente condividere una foto che lo ritraeva con un suo amico?
Beh, a me quell’immagine non ha dato un’impressione positiva. Mi è sembrata un mettersi in mostra, un far vedere “quanto-sono-bravo (e-anche-bello)”. Mi è sembrato come se lui avesse usato il ragazzino.
Pensare male non mi piace, ma credo vivamente di non essere stata l’unica a fare questo tipo di considerazioni di fronte a quella foto.
Forse sarebbe ora di smetterla di mettersi in mostra, di rendersi conto che vantarsi anche velatamente di aver compiuto un’azione bella non fa altro che toglierle genuinità. Sarebbe ora di smetterla di usare Facebook come la vetrina di un negozio, come mezzo per fare vedere a tutti quanto è bella la nostra vita, quanto siamo bravi, quanto ci piacciono le cose “giuste”.
Non ci vuole molto, servirebbe solo un po’ di buon senso.
sabato 9 luglio 2011
9 luglio
9 luglio 2008.
La fatidica notte prima degli esami di maturità. Quelli orali, mica quelli scritti. All’orale ci metti la faccia, agli scritti al massimo la penna. Ero in uno stato di calma apparente. Il giorno prima di un esame è un carico intenso di stress. C’erano le mie amiche con me, loro avevano già finito. Arrivarono entrambe a casa mia in serata, prontissime a infondermi tanta calma e a darmi sicurezza. Due angeli. Loro però, invece di arrivare con le ali, arrivarono in sella ad un motorino.
Mia madre aveva una mezza idea di farci ubriacare tutte e tre: il suo liquore quella sera fu molto gradito.
Quella notte riuscii a prendere sonno solo dopo l’una e alle sei ero già in piedi, pimpante, attiva, sull’orlo di un cedimento da eccessivo stress. Il caffè poi mi ha aiutato alla grande. Ancora oggi mi domando come sia riuscita a non farmi venire un infarto.
9 luglio 2011.
Non è la notte prima degli esami, ma la scrivania è lo stesso strapiena di libri. Una scrivania diversa, di una casa diversa. Lo stress è sempre quello. Non c’è il liquore della mamma a confortarmi. C’è un grande caldo, ma almeno posso dire di fare la sauna gratis. Le mie due amiche sono ai poli opposti dell’Italia: una troppo a sud, l’altra troppo a nord. Sono presenti lo stesso però. Ho da poco finito di parlare al telefono con quella che si trova troppo a sud e devo dire che il suo conforto ha sempre la stessa efficacia.
Guardo i miei appunti e ho quasi la nausea. La concentrazione non è più quella di due settimane fa, la stanchezza si fa sentire e la voglia di studiare latita.
Mi devo mettere in testa che è l’ultimo sforzo, che ce la devo fare.
Pochi giorni, pochissimi e poi sarò anche io in vacanza.
Mia madre aveva una mezza idea di farci ubriacare tutte e tre: il suo liquore quella sera fu molto gradito.
Quella notte riuscii a prendere sonno solo dopo l’una e alle sei ero già in piedi, pimpante, attiva, sull’orlo di un cedimento da eccessivo stress. Il caffè poi mi ha aiutato alla grande. Ancora oggi mi domando come sia riuscita a non farmi venire un infarto.
9 luglio 2011.
Non è la notte prima degli esami, ma la scrivania è lo stesso strapiena di libri. Una scrivania diversa, di una casa diversa. Lo stress è sempre quello. Non c’è il liquore della mamma a confortarmi. C’è un grande caldo, ma almeno posso dire di fare la sauna gratis. Le mie due amiche sono ai poli opposti dell’Italia: una troppo a sud, l’altra troppo a nord. Sono presenti lo stesso però. Ho da poco finito di parlare al telefono con quella che si trova troppo a sud e devo dire che il suo conforto ha sempre la stessa efficacia.
Guardo i miei appunti e ho quasi la nausea. La concentrazione non è più quella di due settimane fa, la stanchezza si fa sentire e la voglia di studiare latita.
Mi devo mettere in testa che è l’ultimo sforzo, che ce la devo fare.
Pochi giorni, pochissimi e poi sarò anche io in vacanza.
Il tavolo, tre anni fa.
mercoledì 6 luglio 2011
Finalmente il Bookcrossing
Ricordate questo post?Parlavo del bookcrossing: una pratica che in Italia risulta sconosciuta per la stragrande maggioranza della gente, anche per i lettori più accaniti.
È inutile che vi rispieghi in cosa consiste: i miei lettori più fedeli dovrebbero ricordarselo (e a quelli che nel frattempo si sono aggiunti, consiglio vivamente di andare a dare un’occhiata!).
Ebbene gente, sono lieta di annunciarvi che ho scoperto tantissime postazioni ufficiali di bookcrossing nella mia città.
Naturalmente ne ho approfittato subito e ho preso il libro che sembrava più interessante. Trattasi de “La strega di Portobello" di Coelho.
Dello stesso autore ho letto qualche anno fa “Undici minuti”, ma non mi era piaciuto molto.
Per cui ho deciso di dargli una seconda possibilità e quindi eccomi pronta a cimentarmi in questa nuova lettura.
Ho notato che tra gli scaffali del bookcrossing ci sono per lo più titoli sconosciuti (oltre ai vari Harmony su cui non mi soffermerei neanche per sogno) che sinceramente mi dicono poco.
Sempre meglio però non fidarsi troppo delle apparenze: potrei perdermi qualcosa di veramente bello.
Ho inserito subito nel sito il codice trovato dentro il libro: nessun commento di precedenti lettori, segno quindi che non ha circolato molto. Speravo anche in qualche frase annotata, qualche “messaggio” dal vecchio proprietario o qualche passo sottolineato. Invece, niente di tutto ciò.
Ci penserò io, però. E lo farò sicuramente circolare ancora.
Per cui ho deciso di dargli una seconda possibilità e quindi eccomi pronta a cimentarmi in questa nuova lettura.
Ho notato che tra gli scaffali del bookcrossing ci sono per lo più titoli sconosciuti (oltre ai vari Harmony su cui non mi soffermerei neanche per sogno) che sinceramente mi dicono poco.
Sempre meglio però non fidarsi troppo delle apparenze: potrei perdermi qualcosa di veramente bello.
Ho inserito subito nel sito il codice trovato dentro il libro: nessun commento di precedenti lettori, segno quindi che non ha circolato molto. Speravo anche in qualche frase annotata, qualche “messaggio” dal vecchio proprietario o qualche passo sottolineato. Invece, niente di tutto ciò.
Ci penserò io, però. E lo farò sicuramente circolare ancora.
lunedì 4 luglio 2011
Luglio, maledizione!
Il mio Luglio è iniziato.
Il caldo ha deciso di darmi una tregua.
Lo studio no, sarà con me per altri dieci giorni ancora.
Luglio mi ha portato un dolore atroce ai denti e uno stato di semidisperazione.
Che devo fare?
Un dentista, ecco cosa mi serve.
Una bacchetta magica, anche.
Avete idea di come sia difficile per uno studente fuori sede ricevere delle normali cure mediche senza doversi per forza rivolgere ad un privato e vedersi svuotare il proprio portafoglio nel giro di pochi minuti?
Preferirei studiare un libro pesante quanto un mattone fino a Ferragosto compreso invece di sorbirmi questo dolore insopportabile e andare alla ricerca di qualcuno che sia in grado di farmelo passare.
Confido nella giornata di oggi.
Che la forza sia con me.
Il caldo ha deciso di darmi una tregua.
Lo studio no, sarà con me per altri dieci giorni ancora.
Luglio mi ha portato un dolore atroce ai denti e uno stato di semidisperazione.
Che devo fare?
Un dentista, ecco cosa mi serve.
Una bacchetta magica, anche.
Avete idea di come sia difficile per uno studente fuori sede ricevere delle normali cure mediche senza doversi per forza rivolgere ad un privato e vedersi svuotare il proprio portafoglio nel giro di pochi minuti?
Preferirei studiare un libro pesante quanto un mattone fino a Ferragosto compreso invece di sorbirmi questo dolore insopportabile e andare alla ricerca di qualcuno che sia in grado di farmelo passare.
Confido nella giornata di oggi.
Che la forza sia con me.
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