"Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va in corsa, è un'avventura ricostruire se stesse. La più grande.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."


(Donne in Rinascita - D. Cugia)

martedì 31 agosto 2010

In bilico tra tutti i miei vorrei

"In bilico tra tutti i miei vorrei, non sento più quell’insensata voglia di equilibrio che mi lascia qui sul filo di un rasoio a disegnar capriole che a mezz’aria mai farò ..."


Negramaro - Estate













Da un paio di giorni sono giù di tono e mi manca quella mezza ispirazione che mi serve per scrivere qualcosa di sensato.
Sono più silenziosa del solito, facilmente suscettibile. Sarà l’estate che tramonta, il tempo poco bello, il vento, il mare agitato.
Sto passeggiando tanto in spiaggia e al porto, sempre con la mia amica. Il mare è molto agitato, ci sono onde altissime, la spiaggia quasi non esiste più. C’erano poche persone oggi, qualche ombrellone, qualche faccia quasi persa tra quell’immensità blu scura, tanti posti per parcheggiare liberi, i primi chioschi chiusi, gli stessi che fino a pochi giorni fa erano pieni di gente.
Un paesaggio triste, pieno di niente che ricordi vagamente l’atmosfera che si respirava una settimana fa.

Il pensiero dello studio ha iniziato a fare dimora fissa nella mia mente, scontrandosi con la poca voglia che ho di sedermi lì su quella maledetta sedia davanti a quegli appunti e a quei libri.



Il tempo stringe e io devo darmi da fare.
Oggi va così, un po’ come ieri e come l’altro ieri ancora, in bilico tra tutti i miei vorrei.

giovedì 26 agosto 2010

mercoledì 25 agosto 2010

Momento mieloso

"Sai qual è l'errore che si fa sempre?
Quello di credere che la vita sia immutabile, che una volta preso un binario, lo si debba percorrere fino in fondo. Il destino, invece, ha molta più fantasia di noi. Proprio quando credi di trovarti in una situazione senza via di scampo, quando raggiungi il picco della disperazione massima, con la velocità di una raffica di vento, tutto cambia, si stravolge, e da un momento all'altro ti trovi a vivere una nuova vita."

"Lungo i bivi della tua strada incontri le altre vite, conoscerle o non conoscerle, viverle a fondo o lasciarle perdere dipende soltanto dalla scelta che fai in un attimo; anche se non lo sai, tra proseguire diritto o deviare spesso si gioca la tua esistenza e quella di chi ti sta accanto."

"Quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e va' dove lui ti porta."


Susanna Tamaro - Va' dove ti porta il cuore

lunedì 23 agosto 2010

domenica 22 agosto 2010

Trattato chilometrico/sintetico poco simpatico

Ecco il trattato chilometrico (ho fatto di tutto per accorciarlo) e poco simpatico sulla frase della canzone di De André.


Il piccolo sfogo dell’altra sera è in parte collegato alla vita di paese e alle persone che ci girano intorno. Sono nata e cresciuta in un paese non molto grande dove tutti conoscono tutti (e se non tutti, per lo meno una grande parte). Proprio per questo motivo, in molti si sentono legittimati a dispensare consigli di ogni tipo, già solo per il fatto di conoscere vagamente qualche membro della tua famiglia.

Il dare consigli, di per sé, non mi infastidisce. In generale, credo che il genere umano sia una continua, inesauribile fonte da cui attingere esperienze di ogni tipo, insegnamenti (positivi o negativi che siano) e così via.
La cosa che mi infastidisce è sentirmi dire cosa devo fare, come, dove, perché da chi non ha alcun diritto su di me, da chi crede di poter “insegnare” semplicemente perché la sua età anagrafica è maggiore rispetto la mia (almeno sulla carta d’identità). Gli insegnamenti e i consigli dovrebbero venire dall’esperienza che si ha o comunque, anche se uno non ce l’ha, dovrebbero essere dati valutando il più possibile la situazione presa singolarmente e la psicologia della persona con cui ci si relaziona.

Non sono presuntuosa. Ho vent’anni e tanto da imparare ancora. Purtroppo però, esperienze passate mi hanno fatto crescere in fretta e con la testa salda sulle spalle. Non sopporto e non accetto le persone che si prendono il lusso di sentenziare dall’alto della loro saggezza su questioni delicate e private. Sono un’incapace? Devono dirmi loro cosa devo fare, altrimenti io non sono in grado di “muovermi”?
Se questi discorsi fossero fatti ingenuamente, senza malizia, senza cattiveria di sfondo, non me la prenderei. Ma quando si tratta di certi casi particolari mi innervosisco.
Il problema è che sono fin troppo educata, dovrei iniziare ad imparare a rispondere male, fregandomene se l’altro non ci rimane bene.

Altra cosa che mi lascia col punto interrogativo è la gente che mi chiede dell’università. L’altra sera ho fatto quattro conti. Ho incontrato dieci persone: in otto mi hanno chiesto dettagliatamente come va all’università. Finché mi pongono semplici domande (tipo se mi trovo bene ecc) , allora nessun problema. Quando però mi vengono fatte domande del tipo “quanti esami hai dato”, “quanto prendi”, “accetti tutto”, “quando ti laurei” (!), allora là dico ALT. La privacy cos’è? Si mangia?

sabato 21 agosto 2010

Piccolo sfogo

"Si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio ....."
(Bocca di rosa - F. De André)

... Per il momento non aggiungo altro. Rischierei di fare un trattato chilometrico e poco simpatico.

venerdì 20 agosto 2010

Carta da lettere cercasi

Devo fare un regalo per una persona speciale. Ero (e sono) alla ricerca di carta da lettere: mi sembrava un’idea originale e utile per chi ama più scrivere le lettere a mano che mandare “fredde” e-mail.

Sono andata in cartoleria, la prima che mi è venuta in mente. La commessa era una giovane ragazza frizzante, vestita un po’ troppo appariscente con qualche chilo di trucco di troppo. Appena entro mi saluta con uno squillante “ciao” e un mega sorriso. Ricambio e lei mi chiede se ho bisogno d’aiuto. Le dico che prima do un’occhiata e che in caso mi rivolgo a lei.

È sempre così: preferisco cercare da me le cose, piuttosto che farmi guidare da qualcuno che non conosce i miei gusti o che comunque finirebbe per non mostrarmi quello di cui ho veramente bisogno (questo discorso vale soprattutto nei negozi di abbigliamento, dove le commesse mi fanno vedere di tutto e di più, tranne i capi che piacciono a me, ma questo è un'altra storia …).

Quindi faccio un giro tra gli scaffali e la merce esposta, ma effettivamente non trovo quello che cerco, allora come ultima spiaggia chiedo aiuto alla commessa frizzante.
Le chiedo di mostrarmi della carta da lettera, lei mi guarda, mi chiede di ripeterle la domanda. “Carta da lettere, please”. Mi riguarda, questa volta ha capito. Mi dice che non ne hanno. Come mai, le domando … è una cartoleria quella!
Ah, non ne vendiamo più da tanto tempo. Ormai non la compra più nessuno”.

Dopo questa frase, l’ho odiata. L’ho guardata, incredula e un po’ rassegnata e me ne sono andata. Credo che non tornerò mai più in quel negozio. La ragazza dall’abbigliamento stravagante mi ha rivelato uno di quei profondi segreti che cela l’umanità: nessuno usa più la carta da lettere.

Ma com’è possibile? A me arrivano lettere, di quelle da toccare, maneggiare, annusare. Chi me le manda allora è fuori dal mondo? Ha una scorta di carta da lettere messa da parte in qualche oscuro angolo della soffitta? Che cosa farà il mio postino se nessuno manderà più lettere?
Ok, adesso ci sono le e-mail, adesso c’è faccialibro, adesso c’è MSN. Ma certe cose non si possono dimenticare, certe cose non possono finire in disuso fino a non esistere più.

Comunque, non mi arrendo. Andrò alla ricerca della carta da lettere. E la troverò. Ne sono sicura.
Passo e chiudo.

mercoledì 18 agosto 2010

Passeggiata in campagna

Oggi ho fatto una passeggiata in campagna e con mio grandissimo stupore ho incontrato un bellissimo campo di girasoli, uno dei miei fiori preferiti.





Adesso ho deciso di piantarli nella casa in campagna. Non so se è il tempo giusto, non so se c'è il terreno giusto, ma devo togliermi questo sfizio!







Oltre a questa meraviglia di fiore, ho trovato altri "semplici" alberi:



Le viti (...mancano i bulloni)


Il fico d'India. Mangiavo fichi d'India solo quando li puliva la nonna, altrimenti rimanevano lì sull'albero!




... e il mio preferito: il Nocciolo. Da piccola passavo tantissimo tempo sotto questo albero. Andavo là sotto con un paniere e mi mettevo a raccogliere le nocciole. Tornavo solo quando era pieno, allora mi sedevo insieme a mia sorella sotto la tettoia davanti casa e insieme le mangiavamo, rompendo il guscio con una pietra. Quanti ricordi in campagna, durante pomeriggi d'estate ...



Chimichurri

Un altro alimento argentino che mi hanno fatto conoscere i miei parenti è il chimichurri, anche se loro (e adesso anche io), per qualche motivo a me sconosciuto, lo chiamano “chimichurro” (anzi, se qualcuno di voi sa un’eventuale differenza, me lo dica pure!).

Il chimichurri è una salsa verde buonissima. La si mette sulla carne grigliata, per darle un sapore ancora più intenso. Farlo è molto semplice: si frullano prezzemolo, peperoncino, aglio, origano, olio e aceto; si conserva in frigo e si usa preferibilmente freddo. Qui la ricetta.

Ormai nella mia famiglia non c’è più grigliata di carne (“asado” in lingua argentina) che non sia accompagnata dal chimichurri. Mio padre si è specializzato, lo fa in pochi minuti e certe volte me lo prepara per quando devo tornare nella mia città universitaria.

L’ultima volta che l’ho mangiato è stato proprio a Ferragosto. L’ho messo su questa carne qua:

lunedì 16 agosto 2010

Punti interrogativi - Il pescatore che non pesca niente

Ieri sera ho fatto una doccia più lunga del solito. Avevo l’illusione che l’acqua potesse in qualche modo togliere non solo la stanchezza, ma anche tutti i punti interrogativi che sono sorti nella mia testa negli ultimi due giorni.
È stato un fine settimana strano, un Ferragosto indefinito pieno di impressioni molto (forse troppo) diverse tra loro, talmente tanto contrastanti da crearmi una grande confusione, ma soprattutto milioni di punti interrogativi. Sono contenta per certi versi, triste per altri, anche incerta, dubbiosa, poco sicura. Tutto questo perché le cose poco chiare mi mettono troppo nervosismo e tolgono quella tranquillità propria del mio carattere.
... E il vostro Ferragosto?

Stasera sono andata a fare una passeggiata al porto, al tramonto. Andare al porto mi mette una pace indescrivibile, specialmente quando arrivo in un determinato punto: una sorta di costruzione rialzata dalla quale si vede un paesaggio magnifico. Ecco: quando sono là ritrovo un po’ me stessa.
Nel tragitto che mi porta in questo posto ho visto un ragazzo. Era fermo davanti al mare, “intento” a pescare. Non era molto alto, aveva i capelli rossicci, crespi, lunghi, legati con un elastico colorato e gli occhiali da vista. Indossava un paio di jeans scuri, una maglietta blu e aveva una borsa a tracolla.
Aveva dei modi di fare un po’ impacciati, non sembrava una persona solita a pescare. Era distratto, aveva il viso di una persona pensierosa: pescava ma solo apparentemente, nel senso che, a vederlo, sembrava pensasse a tutt’altra cosa.
Al ritorno era sempre là, con una ragazza però. Aveva posato la canna da pesca, discorrevano senza guardarsi: se non fossero vicini, avrei detto che ognuno di loro parlasse per fatti propri. Anche la ragazza aveva lo sguardo poco sereno.
Ho avuto l’impressione che fossero una sorta di coppia in crisi, che si fossero dati appuntamento lì per parlare meglio, anche senza guardarsi. Se così fosse, auguro loro di “ritrovarsi”, anche se non li conosco, anche se forse sto facendo uno dei miei film (osservare le persone è anche fantasticare discretamente sulle loro vite).
Quando due persone parlano senza guardarsi è come se comunicassero a metà. Il comunicare è fatto di parole, di discorsi, ma anche di sguardi: non si può parlare senza guardarsi minimamente, senza vedere l’espressione dell’altro, senza notare la sua reazione.

mercoledì 11 agosto 2010

Dalla parrucchiera

Breve post in attesa che le mie amiche vengano a prelevarmi à la maison.

Oggi sono stata dalla parrucchiera. Ogni volta che ci vado è un trauma. Mi serve una preparazione psicologica adatta per affrontare il taglio. Giorni prima devo iniziare la meditazione, le sedute di yoga, il training autogeno e gli esercizi con il giardinetto zen.
Poi, quando sono pronta, faccio un sospirone e vado dalla parrucchiera.

No vabbè, non va esattamente così. Certo è che mi devo preparare psicologicamente. In sostanza ho il terrore che tagli troppo: se non ho i capelli ad una determinata lunghezza, mi sembra di perdere veramente la forza, non mi sento più sicura. Sono paranoica, lo so.

Comunque, alla fine oggi ci sono andata accompagnata da quella santa donna di mia madre, capace di sopportare tutto quello stress pre-taglio a cui sottopongo le persone che mi stanno attorno ore prima di andare dalla parrucchiera.
La cosa strana è che quando arrivo al salone a parte un breve saluto, l’unica cosa che riesco a dire è “non tagliare troppo, una spuntatina leggera, Mi RACCOMANDO”. Oltre a questo, il silenzio: al massimo rispondo alle domande che mi rivolgono.

Per lo meno ho trovato la parrucchiera adatta, quella che ha il giusto concetto del verbo “spuntare”, quella che, se le dici che non vuoi accorciarli di molto, rispetta i tuoi ordini. Ma nonostante questo, in quella mezz’ora sono sempre tesa, guardo quasi terrorizzata il tragitto delle forbici o, peggio ancora, delle ciocche di capelli che cadono esanimi a terra.

Prima di trovare quest’altra santa donna, ne ho passate decine: tagliavano tutte troppo, per loro spuntare voleva dire accorciare di centimetri e centimetri. Al primo centimetro di troppo, dicevo loro addio e le aggiungevo alla mia lista nera.
Altra cosa che cerco nella parrucchiera ideale è la capacità di farsi i fatti propri, di essere riservata o comunque di non parlare troppo. Non so perché, ma mi sono capitate sempre donne impiccione, capaci di farmi mille domande, di chiedermi se sono fidanzata, con chi, da quanto, o se sono una single felice, se ne parlo con mia madre, se, come, quando, dove perché. Diciamo che il concetto di privacy, per loro, è qualcosa di molto teorico e poco pratico.

Comunque, alla fine sono uscita illesa, ha tagliato bene e poco. Unico neo: il volume. Quando sono uscita da là, mi sembrava di essere la moglie del Re Leone.
Per allentare lo stress, sono andata a far shopping: quando ci vuole, ci vuole!

… ma all’inizio avevo scritto “breve post” o sbaglio?
Si nota che ho amiche ritardatarie?

La finestra di fronte

Ho ancora bisogno di una tua parola, Davide. Di un tuo sguardo, di un tuo gesto...
Ma poi, all'improvviso, sento i tuoi gesti nei miei, ti riconosco nelle mie parole.
Tutti quelli che se ne vanno ti lasciano sempre addosso un po’ di sé.
E' questo il segreto della memoria?
Se è così, allora mi sento più sicura, perché so che non sarò mai sola...


(La finestra di fronte - F. Ozpetek)

martedì 10 agosto 2010

La scatola gialla polverosa

Sabato sera non avevo tanta voglia di uscire: era stata una giornata frenetica, di quelle stancanti, perciò sono rimasta a casa. Cercavo un libro da leggere, quindi sono entrata nel confusionario sgabuzzino che si trova nel terrazzo della mia camera. Lì dentro c’è di tutto: pezzi di infanzia, vecchi giocattoli, gli zaini delle elementari, i libri di scuola, le cose che non usiamo più.
Ci sono soprattutto libri, a centinaia, messi tutti alla rinfusa tra gli scaffali.
Era da un po’ di tempo che non entravo là dentro, mi sono proposta di sistemare quello stanzino, di mettere tutto in ordine e togliere i chili di polvere che negli anni si sono accumulati. Spero di farcela prima di partire.

Mi sono messa alla ricerca del libro e mi sono imbattuta in una grande scatola gialla delle Poste Italiane. Me la ricordavo, dentro quella scatola c’era un regalo di Natale speditomi anni prima da un’amica che vive lontano.
L’ho aperta e ho trovato dentro una montagna di foto. Non potevo ignorarle assolutamente, allora mi sono seduta a terra a gambe incrociate e ho iniziato a visionarle una per una. In quelle foto c’era raffigurato di tutto: bambini piccoli (io e i miei fratelli), foto di famiglia, di feste, di compleanni, cerimonie varie, viaggi …
In quella scatola c’era la storia della mia famiglia.

Dentro lo sgabuzzino ho passato l’intera serata. La sera, a letto, guardando nel buio il soffitto di casa mia, ho pensato tanto.
Come può, un “pezzo di carta” suscitare tante emozioni? Con una foto fermi il tempo, immortali un attimo e lo fai vivere per sempre. Poi capita di riguardarla dopo tanto tempo e metterti a pensare con gli occhi fissi su quell’immagine. Quante cose sono cambiate da quello scatto? Quante persone sono entrate e uscite nella nostra vita?
La magia delle foto è questa: perpetuare un ricordo, continuare a fare vivere quell’attimo, intrappolarlo. Le persone vanno e vengono, ma nonostante questo, rimangono sempre lì: immortalate in una foto, in un sorriso sincero o forzato da un imbarazzante cheese.

Sulle foto si potrebbe scrivere una tesi …

lunedì 9 agosto 2010

Paranormal Activity

Alla fine l’ho visto di notte, ad un orario tutto sommato decente. Durata: un’ora e mezza circa.
Non fa così tanta impressione, temevo di peggio considerando tutto quello che si è sentito su questo horror. Mio fratello aveva ragione (e anche voi!).
Certo, se si pensa che è una storia vera, fa un po’ impressione, ma guardarlo non è tutta questa tragedia.
Nessun attacco di panico, nessuna ambulanza post visione, nessun infarto, sonni tranquilli durante la notte. Illesa. L’unica cosa di paranormale che mi è successa dopo aver visto il film, è stato trovare una pallina rossa dell’albero di Natale sotto la poltrona, in pieno agosto.
Oltre questo, niente.

In linee generali, protagonisti sono un uomo e una donna, giovani, conviventi. Lei, dall’età di otto anni, sente intorno strane presenze, le succedono spesso cose strane. Il ragazzo decide allora di comprare una videocamera per filmare tutto quello che accade in casa. Effettivamente si sentono strani rumori, passi, tonfi, porte che si aprono e si chiudono e quant’altro.
Il finale, certamente, non ve lo racconto.

Dopo averlo visto, sono andata alla ricerca di altre informazioni. Ho letto su wikipedia che per girarlo sono state sostenute poche spese. L’unica ambientazione del film è la casa, di proprietà del regista. I protagonisti all’inizio avevano ricevuto come guadagno solo 500 dollari, ma visto il successo del film, sono stati ricompensati ulteriormente.
Film criticato a non finire, la cui visione è stata vietata un po’ ovunque ai minori di 14 anni. In questo sono d’accordo, a quella età è meglio guardare altro (anche se il mio fratellino/fratellone l’ha visto lo stesso …)

domenica 8 agosto 2010

"Dammi mille baci e poi altri cento ..."

Sesto giorno di mare.
Il colorito migliora sempre di più! :-)
Oggi era molto agitato ...






Oggi a mare c’era una bella coppia di giovani. Lei alta, slanciata, mora, bel fisico, costume rosso. Lui anche alto, muscoloso ma non eccessivamente, costumino nero. Stavano bene insieme.
All’inizio stavano tranquilli sul bagnasciuga a giocare a racchettoni, dopo un po’ però si sono stancati e sono andati a sedersi sotto il loro ombrellone, davanti il mio. Tutto normale, per adesso.
Vado a prendere un caffè al bar, torno alla mia postazione e mi ritrovo la coppia più bella del mondo tutta presa a consumare le proprie facce in focosissimi baci, senza curarsi della ventina di persone presenti nei paraggi.

Ho pensato che forse la passione aveva preso il sopravvento nei loro animi e che presto si sarebbero accorti di essere in pubblico, quindi avrebbero smesso. Me ingenua.
Hanno continuato con i loro “gesti d’affetto” per almeno un quarto d’ora, del tutto incuranti della presenza di bambini intorno.
Non voglio fare la bigotta, ma queste eclatanti dimostrazioni di amore e passione in pubblico mi mettono solo a disagio. Va bene un bacio dolce, ma assistere a quello che sembra il prologo di un film porno all’aria aperta, no! Peggio ancora se ci sono bambini intorno, mi sembra una mancanza di rispetto.

Alla fine la coppietta ha smesso ed è andata via. Mentre i due si incamminavano, una signora poco distante da me ha buttato fuori un “Era ora” guardandoli in cagnesco. Ha poi incrociato lo sguardo incoraggiante di una delle famiglie del mulino bianco: la mamma e il papà del bimbo tranquillo, con la faccia contrariata, le hanno dato ragione.

sabato 7 agosto 2010

Film Horror

Con i miei amici, ieri sera, si parlava di film horror. Una di loro, in particolare, ne esce pazza, mentre un' altra mia amica ne ha guardati un paio, anche se non ne va proprio matta.
A me, invece, fanno impressione. Avrò guardato un quarto d’ora de "L’ Esorcista": la bambina con le occhiaie nere fino al labbro inferiore non è proprio un bello spettacolo!

Preferisco le commedie, quei film che ti lasciano qualcosa che non sia senso di paura.
Non amo particolarmente i cartoni animati: sono compresa in quel 10% delle persone che non hanno visto né Avatar, né Alice in Wonderland.

Abbiamo fatto una scommessa però: vedere “Paranormal activity” , di notte.
C’è chi si è sentito male, chi ha avuto attacchi di panico, chi non ha dormito di notte per una settimana. Mio fratello l’ha visto, ha detto che non è proprio niente di tragico, anzi.

Vedremo …

venerdì 6 agosto 2010

Some differences

Stavo pensando alle differenze "materiali" tra la mia casetta universitaria e quella dei miei.
Ecco quelle che mi sono venute in mente.


Nella Home sweet home:
1. Metto le magliette nel cesto della biancheria sporca e dopo qualche ora sono lavate, stirate e riposte nell’armadio;
2. Il frigo è pieno, senza che io faccia niente;
3. Esiste qualcosa chiamata “macchina” capace di portarti dove vuoi in pochi minuti;
4. Ogni tanto “qualcuno” ti sveglia portandoti il caffè a letto;
5. Non si vedono zanzare nei paraggi;
6. Non si soffre il caldo. E anche se soffrisse, esiste un aggeggio rettangolare appeso al muro, chiamato “climatizzatore”;
7. Non bisogna necessariamente cucinare o fare la spesa, c’è chi lo fa per te;
8. Davanti casa c’è il mare;
9. Ai piedi del letto c’è il Gatto;
10. Mi cibo di Verdure dell’Orto;
11. Vedo le stelle, le albe, i tramonti;
12. Internet va veloce più del vento;
13. Spazio a volontà.


Nella casetta universitaria di Cip e Ciop:
1. Metto le magliette nel cesto della biancheria. Lì rimangono;
2. Il frigo è vuoto, a meno che non vada a fare la spesa;
3. Esiste qualcosa chiamata “autobus” che viaggia sempre con qualche minuto di ritardo;
4. Se proprio voglio il caffè, mi devo alzare dal letto per prepararlo;
5. Sono donatrice di sangue. Lo faccio a favore delle zanzare che svolazzano per la casa;
6. Il caldo si soffre, è un’arma letale. Al massimo ti salva Calippo, per gli amici Pippo;
7. O cucino, o muoio di fame;
8. Davanti casa c’è un palazzo, sotto c’è l’asfalto;
9. Ai piedi del letto, i miei piedi. Oltre a questo? Il vuoto;
10. Mi cibo di verdure trattate con chissà quale prodotto;
11. Non vedo niente;
12. Internet arranca;
13. Spazio decisamente limitato.

giovedì 5 agosto 2010

Le famiglie del Mulino bianco in spiaggia

Quarto giorno di mare, colorito accettabile, acqua limpida, nessuna scottature (sarà il primo anno che non succede), né spellamenti vari, né Connettiva spruzzata sulle spalle su consiglio del farmacista (per le ustioni è il massimo!).
Vado sempre a mare nella spiaggia libera, mi piace piantare l’ombrellone dove voglio io, vicino a chi voglio io, come voglio io. Non sopporterei di stare ferma in un punto, sotto un ombrellone con il logo di un lido, con attorno la solita gente: mi sembrerebbe di non essere libera.

La spiaggia che frequento è molto grande, lunga, ampia. Si alternano zone di spiaggia privata e zone, più piccole, di spiaggia libera. La sabbia è bianca, poco fastidiosa perché non si attacca ai piedi, come succede in altri posti. Danno però fastidio i sassi di ogni dimensione che si trovano vicino al mare.
Il mare è limpido, pulito, a volte agitato a causa delle correnti.
In spiaggia mi piace stare in silenzio (un po’ ovunque, veramente), in compagnia di un libro o del mio ipod. Non nuoto molto, ho il terrore che mi possa attaccare qualche medusa da un momento all’altro. Scambio solo qualche parola con mia madre, anche a lei va bene così: per noi il mare è pace, silenzio, tranquillità.

Anche qua mi ritrovo spesso ad ascoltare i discorsi dei vicini di ombrellone o ad osservare i loro movimenti. C’è gente di ogni tipo: giovani, coppie anziane, bambini.
Oggi c’erano due famigliole in stile Mulino bianco. Due mamme, due papà, due bambini di circa tre anni ciascuno. Erano a poca distanza tra loro, all’inizio neanche si guardavano, finché il bimbo di una famiglia non si è avvicinato all’altro. Hanno iniziato a giocare contenti, erano molto dolci, poco chiassosi, educati e rispettosi uno dell’altro. Di solito invece mi capitano bambini piccoli urlanti, spesso in lite tra loro per una paletta o per un secchiello.
I rispettivi genitori allora hanno iniziato a scambiare qualche parola tra loro, una famiglia aveva accento romano, l’altra campano. Erano due coppie distinte. Parlavano del più e del meno, dei loro bambini, del posto dove alloggiavano. Mi è piaciuto il modo in cui spiegavano ai loro pargoli le varie “regole della spiaggia” o come li incitavano a costruire castelli di sabbia o a provare mille formine.
Due famiglie veramente molto armoniose, quasi impeccabili, questa è stata l’impressione principale. Li ho ammirati per l’amore con cui trattavano i loro bambini, per la loro pacatezza, per i loro gesti calmi e la loro voce rilassata.

Alla fine una famigliola è andata via, i due bambini si sono scambiati un giocattolo spontaneamente, senza la gelosia ingenua tipica della loro età, senza fare storie. Si sono dati appuntamento a domani, per costruire un grande castello.

martedì 3 agosto 2010

Buongiorno!

Stamattina in piedi presto: avevo poco sonno.
Sono uscita sul terrazzo e ho guardato l'alba insieme al mio Gatto (anche se lui era più interessato alle rondini che svolazzavano vicino).
Bello vedere il mondo che si risveglia, il silenzio che pian piano svanisce per lasciare spazio ai rumori della vita che ricomincia e all'odore del caffè.
Cosa ci riserverà questa nuova giornata?

... Non mi resta altro che augurarvi una Buona Giornata!

lunedì 2 agosto 2010

Le cose inaspettate

Giorni fa è morto un signore del mio paese: una scomparsa del tutto improvvisa che ha lasciato tantissime persone a bocca aperta. Era una persona molto conosciuta e stimata, tutto sommato ancora giovane, con una bella famiglia e una moglie che adorava.

Quando l’ho saputo sono rimasta di stucco: lo conoscevo abbastanza, con il figlio avevamo frequentato lo stesso liceo. Mi ha colpito molto il fatto che questa cosa sia successa praticamente dall’oggi al domani, in un periodo abbastanza felice per lui e per la sua famiglia.

Al funerale c’era praticamente mezzo paese. Prima di entrare in chiesa, mi sono fermata a parlare con dei conoscenti, scambiandoci quei commenti che purtroppo si formulano ogni volta che accade qualcosa di spiacevole di questo calibro.
Ad uno di loro ho detto che quando succedono queste cose, mi viene da pensare alla caducità della vita, a quanto a volte sia così fragile l’esistenza umana. Basta poco, un attimo solo e tutti i progetti svaniscono come cenere al vento. Questo fatto mi ha portata a pensare che sia quasi inutile fare dei piani, quando non sai se effettivamente il momento dopo ci sarai ancora o meno.
Questa era la considerazione principale a cui ero giunta appena saputa la notizia, uno di quei pensieri formulati a caldo, appena sai che è successo qualcosa di brutto e inaspettato, quando ancora sei troppo sbigottita per renderti conto di tutto il resto.

Il mio interlocutore mi ha sorriso. Era un tizio che praticamente conoscevo solo di nome (solo dopo la nostra conversazione ho capito chi era). Mi ha detto con grande naturalezza che sbaglio a pensare questo, che bisogna sempre e comunque sognare, fare dei progetti, avere degli obiettivi.
“Tu falli, poi se si realizzano o meno è un altro conto”.

Hai ragione, tizio mezzo sconosciuto. I sogni, i progetti, bisogna pensarli, costruirli, cercare di realizzarli, fare il possibile perché ciò avvenga.
Spesso me lo dimentico, a volte il mio pessimismo fuoriesce e batte la mia filosofia di vita ottimistica.
L’importante è ricordarselo. Mai smettere di sognare!

domenica 1 agosto 2010

Il gatto Cooper

Mi sono sempre chiesta come il mio Gatto (e tutti gli altri suoi simili, in generale) vedessero il mondo.
A quanto pare questo quesito esistenziale non è sorto solo nella mia testa, ma anche in quella di una coppia, Michael Cross e la moglie Deirdre i quali hanno attaccato una macchina fotografica (spero leggera) al collo del loro bel gatto rosso di nome Cooper. Si tratta di un aggeggio a tempo: scatta una foto ogni due minuti.
Il gattone foto reporter è diventato praticamente famoso: ha la sua pagina su face book (cercate: Cooper Photografer Cat) e con le sue foto sono state già organizzate ben due mostre.

Qui troverete qualche suo "scatto"

Certe notti...

"Certe notti la strada non conta e quello che conta è sentire che vai.
Certe notti ti senti padrone di un posto che tanto di giorno non c'è.
Certe notti sei solo più allegro, più ingordo, più ingenuo e coglione che puoi quelle notti son proprio quel vizio che non voglio smettere, smettere, mai. "
Ligabue - Certe notti

... E poi ci sono sere come queste, passate insieme a loro, a mangiare il solito panino al posto di sempre, a girare per le vie che ci hanno visto crescere. Ci sono i discorsi sul futuro, quelli sul presente e quelli sul passato; le considerazioni, i consigli. Ci sono gli sguardi dolci di sempre, c’è il ritrovarsi e il rendersi conto, attimi dopo, che in realtà non ci si è mai persi. C’è la notte che va avanti, piena di gente, di musica, di risate.
C’è l’odore del mare, il suono delle onde e quello della chitarra di un mezzo sconosciuto. Saluti a non finire, gente che si ritrova, gente che cambia e che resta identica, gente che non conoscevi e che ora ti rivolge la parola con inaspettata naturalezza.
C’è il giro in macchina finale, il caffè, il cornetto caldo, il buio della notte, le luci dei pochi lampioni e poi la buona notte.

C’è che voglio loro troppo bene.