La mia sveglia suona alle nove in punto ed io, stranamente, non le oppongo resistenza. In realtà ho aperto gli occhi qualche istante prima del suo suono, sentito il rumore delle macchine che passano sull’asfalto bagnato e tirato le coperte su con le mani fino al mento. Credo di aver lasciato la finestra del bagno aperta stanotte, ecco la causa dell’aria fresca.
Spengo la sveglia, così da non sentire più quella canzone che avevo impostato come suoneria, quella melodia che un tempo mi piaceva, ma che, essendo stata destinata ad interrompere bruscamente i miei sonni, è automaticamente diventata oggetto d’odio. (Memo n.1: se amate una canzone, non impostatela come suoneria della sveglia. Vi ritroverete ad odiarla dopo qualche settimana. Fonti: esperienza personale).
Dalle persiane proviene una luce molto debole, segno che il cielo è grigio e coperto anche oggi. Ma cosa importa, in fondo è domenica. È il giorno della settimana che più odio, è il giorno della lentezza, quello in cui la mia apatia raggiunge livelli massimi. Forse, se avessi qualcosa di entusiasmante da fare, potrei arrivare anche a rivalutarlo.
Non ho molta intenzione di mettere piede fuori dal letto, tanto non ho programmi per la giornata. Non ho nessun tipo di fretta. Accendo il cellulare, rispondo al buongiorno che mi manda ogni giorno la mia amica. Faccio un giro su facebook rendendomi ulteriormente conto di quante idiozie scrive lì la gente, di come voglia mettere in mostra la propria stupida febbre del sabato sera. Vado oltre le foto della gente immortalata in discoteca con fiumi di alcol in mano, oltre agli status di chi esulta per la partita della Juventus, vado oltre tutto. Arrivo in fondo alle notizie delusa e chiudo tristemente l’applicazione.
Tra Real Time ed sms, riesco ad alzarmi per fare colazione solo alle undici. Un caffè al ginseng, uno yogurt al melone (Memo n. 2: lo yogurt al melone ha un sapore pessimo) con i cereali. Poi mi guardo intorno e realizzo che casa mia è diventata una discarica, una soffitta, un garage. Ci sono troppe cose inutili qua dentro. Il mio modello di casa ideale è sicuramente minimale: vorrei tenere solo lo stretto necessario, lasciando fuori dalla porta il superfluo.
Convinco B. a darci un po’ da fare per buttare via qualcosa di inutile.
Lei si dedica ad un paio di cassetti, io a parte dell’armadio e a qualche scaffale.
Mi armo di santa pazienza, di ipod, di molletta per capelli, di sacchetti vari e inizio a fare ordine. Esco fuori dalla camera dopo più di un’ora, più che soddisfatta del mio operato.
Ho deciso di portare un paio di borse che non uso da molto al mercatino dell’usato e di destinare diversi jeans attualmente troppo larghi al cassonetto della Caritas vicino casa. Il resto delle cose inutili sono finite in un altro bidone, quello della spazzatura. Sempre vicino casa.
Il motivo di tutto ciò che non ho né tempo, né spazio, né voglia per impegnare la mia vita in inutilità di vario genere. Il motivo è che ho capito che l’essenziale fa vivere meglio e che l’ordine degli ambienti in cui si vive contribuisce a togliere il caos nella mente di chi ci abita.
Ho scoperto l’acqua calda, insomma.
Prevedo che questa mia opera di smaltimento delle inutilità durerà ancora qualche domenica.
Magari finisco col farmi piacere questo giorno.
Detto ciò, mi rendo conto adesso che è ottobre. Ergo, non ho più scuse. Devo darmi una mossa e portare a compimento quelli che erano (e sono) i miei progetti per il (metaforico) nuovo anno.

