"Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va in corsa, è un'avventura ricostruire se stesse. La più grande.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."


(Donne in Rinascita - D. Cugia)
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lunedì 1 ottobre 2012

Inutilia

La mia sveglia suona alle nove in punto ed io, stranamente, non le oppongo resistenza. In realtà ho aperto gli occhi qualche istante prima del suo suono, sentito il rumore delle macchine che passano sull’asfalto bagnato e tirato le coperte su con le mani fino al mento. Credo di aver lasciato la finestra del bagno aperta stanotte, ecco la causa dell’aria fresca.

Spengo la sveglia, così da non sentire più quella canzone che avevo impostato come suoneria, quella melodia che un tempo mi piaceva, ma che, essendo stata destinata ad interrompere bruscamente i miei sonni, è automaticamente diventata oggetto d’odio. (Memo n.1:  se amate una canzone, non impostatela come suoneria della sveglia. Vi ritroverete ad odiarla dopo qualche settimana. Fonti: esperienza personale).

Dalle persiane proviene una luce molto debole, segno che il cielo è grigio e coperto anche oggi. Ma cosa importa, in fondo è domenica. È il giorno della settimana che più odio, è il giorno della lentezza, quello in cui la mia apatia raggiunge livelli massimi. Forse, se avessi qualcosa di entusiasmante da fare, potrei arrivare anche a rivalutarlo.

Non ho molta intenzione di mettere piede fuori dal letto, tanto non ho programmi per la giornata. Non ho nessun tipo di fretta. Accendo il cellulare, rispondo al buongiorno che mi manda ogni giorno la mia amica. Faccio un giro su facebook rendendomi ulteriormente conto di quante idiozie scrive lì la gente, di come voglia mettere in mostra la propria stupida febbre del sabato sera. Vado oltre le foto della gente immortalata in discoteca con fiumi di alcol in mano, oltre agli status di chi esulta per la partita della Juventus, vado oltre tutto. Arrivo in fondo alle notizie delusa e chiudo tristemente l’applicazione.

Tra Real Time ed sms, riesco ad alzarmi per fare colazione solo alle undici. Un caffè al ginseng, uno yogurt al melone (Memo n. 2: lo yogurt al melone ha un sapore pessimo) con i cereali. Poi mi guardo intorno e realizzo che casa mia è diventata una discarica, una soffitta, un garage. Ci sono troppe cose inutili qua dentro. Il mio modello di casa ideale è sicuramente minimale: vorrei tenere solo lo stretto necessario, lasciando fuori dalla porta il superfluo.
Convinco B. a darci un po’ da fare per buttare via qualcosa di inutile.
 Lei si dedica ad un paio di cassetti, io a parte dell’armadio e a qualche scaffale.
Mi armo di santa pazienza, di ipod, di molletta per capelli, di sacchetti vari e inizio a fare ordine. Esco fuori dalla camera dopo più di un’ora, più che soddisfatta del mio operato.
Ho deciso di portare un paio di borse che non uso da molto al mercatino dell’usato e di destinare diversi jeans attualmente troppo larghi al cassonetto della Caritas vicino casa. Il resto delle cose inutili sono finite in un altro bidone, quello della spazzatura. Sempre vicino casa.

Il motivo di tutto ciò che non ho né tempo, né spazio, né voglia per impegnare la mia vita in inutilità di vario genere. Il motivo è che ho capito che l’essenziale fa vivere meglio e che l’ordine degli ambienti in cui si vive contribuisce a togliere il caos nella mente di chi ci abita.
Ho scoperto l’acqua calda, insomma.
Prevedo che questa mia opera di smaltimento delle inutilità durerà ancora qualche domenica.
Magari finisco col farmi piacere questo giorno.

Detto ciò, mi rendo conto adesso che è ottobre. Ergo, non ho più scuse. Devo darmi una mossa e portare a compimento quelli che erano (e sono) i miei progetti per il (metaforico) nuovo anno.

martedì 31 luglio 2012

Notizie di Chiara

Sono assente dal blog da più di dieci giorni: purtroppo non ho avuto modo di scrivere alcun post, anche se avrei voluto farlo. Rileggendo l’ultimo pubblicato, mi sono ritrovata a stupirmi pensando a quante cose siano successe in così poco tempo. Sorrido un po’ dei miei dubbi e delle mie paure e realizzo ancora una volta che certe volte dovrei solo respirare profondamente e stare più calma.

Sono tornata a casa da un bel po’ di giorni. Tutto è rimasto come l’avevo lasciato. Il mare è quello di sempre, blu come nessun altro al mondo. I tramonti, le onde che muoiono a riva, le strade in cui sono cresciuta mi emozionano come hanno sempre fatto, allo stesso identico modo.

Le mie amiche della mia città università sono venute a trovarmi qui, mi hanno fatto compagnia per una settimana. Era la prima volta che questa casa ospitava qualcuno che non fosse un parente. Ho fatto conoscere loro la mia culla, i posti che mi hanno visto crescere. Abbiamo passato intere giornate fuori casa, a prendere il sole in spiaggia o a camminare per le strade della mia piccola città.
Arrivavamo a casa che era quasi l'alba e nonostante il cuore mi dicesse di mettermi a scrivere, la stanchezza mi portava ad infilarmi un pigiama e a mettermi a letto. Ho provato sensazioni diverse, strane, nuove. Le ho lasciate fare confusione dentro la mia testa per un po’, ma adesso che sono qui, al sicuro nel silenzio della mia stanza arancione, sono pronta a riversarle tutte in questo foglio bianco.

Vedere due piccoli mondi congiungersi (quello del posto in cui sono cresciuta e quello della mia città universitaria) mi ha fatto uno strano effetto. È stato bello vedere per la prima volta i miei amici tutti insieme, quelli vecchi e quelli nuovi. Li osservavo mentre si guardavano, mentre ispezionavano i loro visi. Mi sembrava di poter leggere nei loro pensieri. Le loro risate mi hanno riempito il cuore, mi hanno fatto sentire ricca e più forte. Credo che incontrandosi, conoscendosi a vicenda, i miei amici abbiano scoperto qualche lato in più della mia persona.
Sono stata contenta di vederli aggiungersi su Facebook, di promettersi un futuro nuovo incontro. Mi scopro addirittura a provare una specie di piacere nel notare la loro sorta di malinconia, adesso che son tornate in città. È una prova ancora più lampante di come sia riuscita a farle stare bene qui.

Per il resto, sono stata vittima di piccoli incidenti quotidiani. Al momento ho un’ustione (probabilmente di secondo grado) sulle gambe, un herpes sul labbro e un gomito dolorante.
Ma io ci sorrido su. 

lunedì 14 novembre 2011

Angeli col fango sulle magliette

(Immagine tratta dal profilo Facebook della pagina)
In quest’Italia in cui non si dice altro che “tutto va male”, in cui le palazzine crollano e uccidono ragazzine di quattordici anni, dove i giovani laureati non trovano lavoro e sono costretti ad andare all’estero, dove la crisi avanza e dove si muore a causa di quindici minuti di pioggia incessante, c’è qualcosa di buono.

Venerdì 4 novembre, nella mia terra, era una giornata bellissima. Sembrava primavera. A vedere quel sole tutto si poteva immaginare, meno che si avvicinava l'inverno. Quale occasione migliore per andare a fare una lunga passeggiata sul lungomare, con la maglietta a maniche corte addosso e le cuffie dell’ipod alle orecchie?
Ho fatto così.
Sono arrivata a casa dopo due ore di cammino e ho acceso la tv mentre cercavo di riprendermi dalla fatica bevendo un litro d’acqua.
Acqua che mi è andata di traverso, quando ho visto le immagini della catastrofe di Genova. Fango, macchine accartocciate, gente che urla, video amatoriali. Un disastro, l’apocalisse.

Sappiamo tutti cosa è successo a Genova il 4 novembre, è inutile raccontare i fatti per l’ennesimo volta.
Voglio invece soffermare la vostra attenzione su una bellissima cosa che ho notato su Facebook, il discusso social network che è entrato a fare parte nelle nostre vite a tutti gli effetti ormai da tempo.

E' nata una pagina particolare, già dopo qualche ora dalla catastrofe; si chiama “Angeli col fango sulle magliette”. È gestita da giovani genovesi che vogliono riproporre ciò che successe in seguito all’alluvione che colpì Genova nel 1970,

"Nel 1970 un'intera generazione si trovò a vivere una straordinaria avventura di solidarietà e di libertà. Il simbolo di quei giorni era l'impronta di una manata sporca di fango che i ragazzi si davano vicendevolmente sulle magliette. Bastava quella per salire su un autobus (allora c'erano i bigliettai) senza pagare e la gente ti guardava con rispetto e ammirazione. Si viveva fuori casa, si spalava... per ore e ore sotto il sole e dai negozi di ogni strada (gente che aveva perso tutto o quasi) arrivava sempre la focaccia calda da mangiare e un fiasco di vino. Le regole abbastanza rigide di allora saltarono completamente (quasi più che durante il '68) e, per la prima volta, la generazione dei "capelloni" che la serissima Genova aveva sempre considerato con una punta di severità, si guadagnò sul campo la stima di tutti. Per le strade fiorirono i cartelli "Grazie giovani" e i giornali lanciarono una specie di concorso di idee per ringraziare gli "angeli col fango sulle magliette". [Massimo Razzi]"


In pochi giorni gli iscritti sono diventati più di 21.000, tutti pronti a fare qualcosa di concreto o semplicemente a fare un po’ di pubblicità a questa iniziativa. Mi capita spesso di leggere ciò che viene pubblicato in questa pagina e ogni volta rimango sempre più colpita dalla forza e dall’organizzazione di questi giovani sempre pronti a rimboccarsi le maniche, ad organizzare efficienti squadre perché non si può perdere neanche un minuto, bisogna mettersi sotto e fare il possibile per ripulire tutto, per tornare alla normalità.
Nessuna critica tra i vari post pubblicati, nessuna frase inutile, solo cose concrete, come una catena di montaggio.
C’è chi chiede alloggio, chi invece lo offre, specificando addirittura di avere animali domestici in casa.

Leggere questa pagina mi rincuora sotto tanti aspetti.
In questi momenti particolari, dove la politica in particolar modo è tutto tranne che stabile, sapere che l’unione fa ancora la forza mi rende più tranquilla.

Sono contenta anche del fatto che le potenzialità di Facebook siano state finalmente sfruttate bene, per qualcosa di serio, di concreto, di utile.
C’è chi sostiene che sarebbe ora di chiudere questo social network, per i tanti problemi che causa nei rapporti interpersonali, tutti dovuti al cattivo utilizzo che se ne fa. Questo episodio credo sia un insegnamento anche in questo senso: bisogna sapere utilizzare le risorse che si hanno, nel modo più corretto.

Detto ciò, faccio il mio personale in bocca al lupo agli Angeli impegnati e a tutta la popolazione colpita dall'alluvione. Che la normalità possa presto tornare nelle loro vite.

mercoledì 13 luglio 2011

Vanità?

Accendo il computer, mi connetto ed entro su Facebook per il mio giretto quotidiano. Nell’homepage mi compaiono le prime notizie: gente che condivide link inutili, altri che pubblicano album fotografici con ad oggetto feste e festini vari per fare vedere al mondo intero quanto si divertono; altra gente, da un lato, disperata perché non riesce a studiare, altri ancora stracontenti di aver finalmente finito con la sessione estiva o con gli esami di maturità.
Tutto normale, tutto come sempre. Leggere certi stati mi fa anche piacere.

Scorro ancora e vedo le notizie di chi ha cambiato l’immagine del proprio profilo.
Tra questi c’è un mio amico/conoscente. Un ragazzo che ha frequentato la mia stessa scuola, di qualche anno più piccolo di me. Un tipo “splendido”, di quelli che passano le giornate in palestra e che pensano di essere la Bellezza fatta persona. Una persona comunque simpatica, vanità a parte.
La foto ritraeva lui in costume da bagno, a torso nudo, con i suoi addominali perfetti e il fisico da atleta, con accanto un ragazzino sulla sedia a rotelle, con la forma del viso indefinita e il corpo quasi scheletrico.

Ho provato un po’ di disgusto nel guardare quell’immagine. Un disgusto diretto nei confronti del mio amico.
Sotto quella foto c’erano una sfilza di “mi piace” da parte di ragazzine e un paio di commenti positivi sul suo fisico atletico. C’erano anche commenti relativi alla sua attività di volontariato (il ragazzino sulla sedia a rotelle fa parte del centro in cui lui, ogni tanto, passa del tempo).

Mi sono interrogata un po’.
Che senso ha mettere una foto del genere su Facebook? È pura innocenza? Voleva mettere in mostra il suo fisico perfetto? Voleva semplicemente condividere una foto che lo ritraeva con un suo amico?

Beh, a me quell’immagine non ha dato un’impressione positiva. Mi è sembrata un mettersi in mostra, un far vedere “quanto-sono-bravo (e-anche-bello)”. Mi è sembrato come se lui avesse usato il ragazzino.
Pensare male non mi piace, ma credo vivamente di non essere stata l’unica a fare questo tipo di considerazioni di fronte a quella foto.

Forse sarebbe ora di smetterla di mettersi in mostra, di rendersi conto che vantarsi anche velatamente di aver compiuto un’azione bella non fa altro che toglierle genuinità. Sarebbe ora di smetterla di usare Facebook come la vetrina di un negozio, come mezzo per fare vedere a tutti quanto è bella la nostra vita, quanto siamo bravi, quanto ci piacciono le cose “giuste”.
Non ci vuole molto, servirebbe solo un po’ di buon senso.

domenica 30 maggio 2010

Non c'è limite al peggio

“Cosa fa un ebreo con un posacenere in mano? Guarda l’album di famiglia!”

“Un pullman di ebrei in visita ad un campo di concentramento in Germania. Giungono in tarda serata. L’autista vede che il guardiano sta chiudendo il cancello e chiede: -Scusi, avrei un pullman di ebrei- E il custode risponde: - No, adesso non si può. È tutto spento”.

Ho letto queste “frasi” su Facebook. Pensavo che con quel gruppo “Deridiamo i bambini down” avessimo toccato il fondo. Invece no. È proprio vero che non c’è limite al peggio.
Qualcuno ha creato una pagina chiamata “Battute tristi e cattive” o una cosa del genere. Dovrebbero essere barzellette, battute, roba che fa ridere. Dovrebbero essere paragonate alle barzellette su Pierino, quelle che si tramandano di generazione in generazione, quelle che si raccontano sin da piccoli tra i banchi di scuola.

Quelle forse fanno ridere, queste direi proprio di no. Vorrei conoscere le menti che hanno messo su questo schifo, vorrei chieder loro quattro cose, sapere il loro voto in storia, sapere che concezione hanno del Mondo in generale.
Mi domando come si possa ridere dopo aver letto queste quattro parole messe insieme per chissà quale motivo.

Non lo sanno forse gli artefici di questa inutile pagina, cosa è successo molti anni fa? Non hanno mai sentito parlare seriamente di Shoa, di forni crematori, di esperimenti terribili fatti sugli ebrei? Non lo sanno che ne sono morti sei milioni di ebrei? Non hanno mai visto a scuola (almeno là, per forza, a mo’ di “perdita di ore di lezione”) “La vita è bella”, o “Il bambino col pigiama a righe”?
Sono dei film capaci di toccare il cuore della persona più fredda e dura di questo mondo.

...

Magari, quest’estate, invece di una vacanza per Ibiza, proporrei per loro un volo per Auschwitz. Consiglierei di prenotare una bella guida seria che li metta di fronte a ciò che rimane di quelle torture. Magari tornerebbero un po’ più consapevoli della loro stoltezza.

Non aggiungo altro.
Anzi sì. Consiglio a chi legge questo blog e condivide questo mio pensiero, di andare su Facebook, cercare questa pagina (naturalmente bisogna essere iscritti al social network) e segnalarla.

sabato 22 maggio 2010

Facebook

Mi sono iscritta a Facebook l’anno scorso, dopo le mille insistenze dei miei amici. Sapevo dell’esistenza di questo social network già qualche anno fa, ma non avevo dato tanto peso alla cosa. Nasceva come modo per ritrovare, dopo tanti anni, i propri compagni di scuola. Ma la cosa non mi toccava molto da vicino semplicemente perché ero in contatto con tutti i compagni di classe passati che volevo sentire.

Poi c’è stato il boom Facebook. Nei locali, nelle biblioteche, nei negozi, si trovano i volantini con scritto “Aggiungici ai tuoi amici”. Le persone ormai non ti chiedono il numero di cellulare, ti chiedono “Ci sei su Facebook? … e dieci minuti dopo ti arriva la loro richiesta d’amicizia.

Appena iscritta, non capivo niente delle varie funzionalità e opzioni (che novità!). Ricevo richieste, accettavo o rifiutavo, commentavo al massimo qualcosa. Il panico è stato quando mi è arrivata la notifica “Sei stata taggata in una foto”. Taggare? Che vuol dire? Ho cercato il significato su google. Non ci ho capito una mazza. Ho realizzato solo dopo.

...e quindi non esiste cena, compleanno o altro dove qualcuno non porta la fotocamera e inizia a fotografare ogni momento dell’evento. Un’ora dopo della fine, o al massimo la mattina dopo, sei sommerso di notifiche e di commenti sulle tue foto. Poi le persone hanno la capacità di fotografarti nei momenti meno probabili, quando non te l’aspetti, quando stai facendo qualcosa di particolare.
E tutti, su Facebook devono sapere che caspita hai fatto la sera prima, con chi eri, dove sei stato. Farsi i fatti degli altri è diventata la finalità principale dell’esistenza facebookiana.

E poi le richieste d’amicizia. Che bella cosa. Ti chiede l’amicizia chiunque. Conoscenti, amici, parenti, colleghi, sconosciuti. Mi capitano richieste di gente che aggiunge tra gli amici l’80% della popolazione del paese in cui vive. Mi è capitato anche, pochi giorni dopo l’iscrizione, la richiesta di un mio vecchio compagno di classe delle elementari. L’ho accettato, poi l’ho visto in giro e ho fatto un esperimento. Mi sono detta “Adesso che mi ha aggiunta, chissà se saluta”. Bene, mi è passato accanto ma ha fatto come sempre, non ha salutato.
Sono rimasta col punto interrogativo in testa. Poco dopo ho realizzato la filosofia di questo social network: la gente, più delle volte, ti aggiunge per “far numero”. Tipo raccolta punti: più ne hai, meglio è. Unica differenza: con la raccolta punti, arrivati ad un tot vinci qualcosa. Su FB non vinci niente. Forse la gente crede che se ha mille amici può apparire come una persona importante, popolare. Come se i mille “amici” non sapessero chi è il soggetto in questione … E poi è più chic averne un numero non esagerato!

Il top è quando ci metti anni ed anni a sbarazzarti educatamente di persone poco gradite. E poi … Puff! Richiesta di amicizia! E si riallacciano i rapporti poco desiderati.

Voglio poi sorvolare sui vari link della gente depressa, di quella che condivide pensieri o frasi totalmente opposte al loro modo di essere o su come può essere pericoloso, se usato male.

Nonostante tutto ciò, non ho cancellato il mio account. Faccio una certa selezione, cerco di usarlo bene. Non pubblico i miei affari privati, non accetto la gente che mi aggiunge solo per far numero, non mi iscrivo a stupidissimi gruppi o non condivido cretinate varie da bimbetti.
Credo che, come ogni altra cosa, anche FB deve saper essere usato bene. È utile se sai come destreggiarti, se riesci a ricavarne qualcosa di bello.

venerdì 9 aprile 2010


Tornata!
Viaggio noioso, lungo, stancante. Ieri sera sono uscita di casa alle 19.30. Stamattina ho messo piede in casa alle 9.50.
Appena ho aperto la porta di casa il mio sguardo (casualmente) è caduto sulla torre dei libri delle materie da dare. Saranno state allucinazioni, sarà stata la stanchezza del viaggio, ma mi è parsa più alta del solito. Help! Ma forse ho capito: sono i sensi di colpa per aver fatto poco (qualcosina l'ho anche fatta!) durante le vacanze! Ma se si chiamano "vacanze" un motivc ci sarà...

Per il resto, ho passato quasi tutta la giornata a dormire. Mi pare giusto dopo una notte insonne. E ora sorge il problemone: riuscirò a chiuder occhio stanotte?
Ai posteri l'ardua sentenza.

Altro ENORME problema è quello del riadattarsi alla vita di ogni giorno: alle lezioni, agli autobus, allo S T U D I O, alle fotocopie, alle spese, alle non comodità di casa, a non avere la mammina che la mattina ti sveglia col caffè (spesso fa così, solitamente quando mi devo svegliare presto).

Proprio per buttarmi a capofitto nel ritorno alla vita universitaria, oggi avevo in progetto di andare comunque a lezione. Avevo Diritto Privato oomparato, dalle 2 alle 5. Ma non ce l'ho fatta, ero troppo stordita e sentivo in testa la voce insistente di mio padre che al telefono mi diceva "Non andare a lezione, RIPOSATI!".
Quindi ormai si torna lunedì.

Stasera invece, grazie a Facebook, ho sentito una mia vecchia compagna delle elementari. Non la vedo da quando avevo dieci anni. Mi ricordo che eravamo molto amiche ai tempi, ma finite le elementari lei si trasferì e non la vidi più da allora. Invece grazie a FB, lo scorso settembre l'ho ritrovata e l'ho aggiunta tra gli amici. Da allora ci sentiamo sporadicamente, ma stasera ci siamo messe a rievocare i tempi passati (mooolto passati).
Eh, quante cose sono cambiate da allora...