"Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va in corsa, è un'avventura ricostruire se stesse. La più grande.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."


(Donne in Rinascita - D. Cugia)
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domenica 6 marzo 2011

Carnevale

Carnevale è una di quelle feste che ho amato solo da bambina, nel periodo delle elementari. Molte settimane prima mi ricordo che si preparavano gli addobbi per la scuola e le sfilate per le vie della città. Ogni anno preparavamo un tema diverso e i costumi venivano fatti tutti su quel determinato genere.

Al di là del vestito della scuola, i miei genitori me ne compravano uno a parte (o lo “ereditavo” direttamente da mia sorella più grande!). Tra i compagni di classe girava sempre la stessa domanda “Da che cosa ti vesti per Carnevale?”. E noi lì, a descrivere i nostri vestiti.
Mi ricordo che quando avevo circa 8 – 9 anni e andava molto di moda Sailor Moon, tutte le mie compagne volevano vestirsi come la famosa “paladina della giustizia”. Quel vestito era praticamente introvabile. Appena arrivava, andava a ruba. Chi lo voleva a tutti i costi, finiva per fare chilometri e andare a comprarlo nelle grandi città, nei negozi più forniti.

Ricordo di una mia amichetta che se lo fece cucire dalla nonna. Ne parlava contentissima, diceva che di pomeriggio la sua nonna le prendeva le misure e comprava la stoffa per il vestitino. Io ero curiosissima di vedere il risultato finale, non mi sembrava possibile che la nonna della mia amichetta potesse fare da sola il vestito di Sailor Moon.
Alla fine lo vidi, era proprio bello e fatto anche bene, meglio di quelli che si trovavano nei negozi.
In quei giorni la mia, di nonna, mi stese quasi antipatica. Perché la nonna della mia amichetta sapeva cucire così bene e la mia non mi aveva mai fatto niente del genere?
Ah, che pensieri si fanno da bambini …

Poi, finita l’epoca delle stelle filanti e dei coriandoli, iniziò quella del carnevale “violento”. Alle medie, infatti, finito l’interesse per qualsiasi maschera, i miei compagni di classe organizzavano le “bande”. Qualcosa di veramente osceno. Le bande erano gruppetti di ragazzini muniti di schiume e schifezze di ogni tipo, nonché di manganelli e di elastici che usavano fare delle vere e proprie risse tra loro, coinvolgendo anche chi come me e le mie amiche non avevano alcuna voglia e desiderio di tornare a casa maleodoranti e pieni di schiuma bianca addosso.
Un anno andò così, io e le mie amiche fummo “vittime” di tutto questo.
L’anno dopo però organizzammo anche noi una banda, con tanto di schiuma: una sorta di difesa legittima come risposta al primo attacco. Il risultato era comunque sempre lo stesso, si tornava a casa conciati ogni anno peggio.
Tutto ciò finché il comune pose fine a questo scempio, emettendo un’ordinanza in cui si vietava tassativamente l’utilizzo di queste belle sostanze. Ordinanza che comunque non fu sempre rispettata.

Ecco perché odio il carnevale. Ho iniziato a non interessarmi a questa festa alle scuole medie e forse neanche per i litri di schiuma che ci riversavamo contro, dal momento che anche al liceo questa ricorrenza non mi divertiva più di tanto.
Vedere in giro i bambini mascherati, quello sì che mi piace almeno un po’. Accanto alle maschere tradizionali, ogni anno si aggiungono sempre personaggi nuovi, supereroi e principessine dai mille poteri.
Certe volte penso che dovrei andare a passare il Carnevale in qualche grande città, tipo Venezia, almeno per ricredermi un po' e abbandonare questo mio scarso entusiasmo.

Al TG2 ho sentito che l’ultima novità in tema di costumi carnevaleschi è la maschera di Michele Misseri, formata da pantaloni e camicia da campagnolo, con tanto di cappello e soprattutto di corda.
La maschera è andata a ruba e io mi domando cosa possa mai avere in testa la gente.
Come fa un genitore a mascherare il proprio bambino da un personaggio oscuro e controverso, assassino (così pare) tra l’altro di una ragazzina poco più grande di chi indossa quel vestito stesso?
(qui un articolo trovato in giro per internet a riguardo)

Ecco, questo è il mio interrogativo datato “Carnevale 2011”.