"Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va in corsa, è un'avventura ricostruire se stesse. La più grande.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."


(Donne in Rinascita - D. Cugia)
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venerdì 8 giugno 2012

Still Alive

Salve gente, sono ancora viva, se vi interessasse la cosa (ma si, suppongo che ci teniate –anche solo un po’- a me). Ancora non mi è crollata la casa addosso, ma ogni tanto sento le scosse di terremoto e ho uno zaino pronto per la fuga. L’ho messo vicino la porta di casa, fermo restando che riesca ad arrivarci e che non mi caschi prima l’armadio di sopra. Mi sento spesso muovere, soprattutto quando sono seduta a studiare o a letto pronta per dormire. Credo sia tutta suggestione e spero passi presto. Se sono ridotta così io, non oso immaginare la gente che l’ha vissuto in prima persona come stia vivendo, quali siano le loro condizioni a livello psicologico. Non so se la storia dei Maya sia una cosa assurda. Mi piace credere che sia una sciocchezza, anche se a guardare il telegiornale sembrerebbe che ci stiamo preparando per benino al tanto temuto 21 dicembre. Va bene, dopo queste poche righe penserete che sia diventata matta. Vi immagino toccare ferro (meglio ferro che altro …) e spostare rapidamente la freccia del vostro mouse sulla X in alto a destra. Diciamo che stasera sono un po’ pessimista e tanto stanca. Lo studio sta occupando le mie intere giornate, ma per fortuna non sono sola. Studiare con le amiche rende tutto più divertente; studiare in un’aula studio di una facoltà che non è la propria, piena di gente fuori dal comune, lo è ancora di più. Credo che il cambio di stagione mi abbia stravolto. Sono stanca fisicamente (e di conseguenza mentalmente), ho poche energie. Mi sento un po’ apatica. Solitamente usavo fare delle lunghe passeggiate la sera, prima di cena; adesso al pensiero di fare anche solo due passi, preferisco un divano comodo. (A proposito,avete dei rimedi, consigli o altro per recuperare le forze perse?) Le vostre vite, invece, come procedono? (ps: se qualcuno mi sapesse dire anche come ci si riappropria del potere di andare a caporigo, sarebbe cosa assai gradita...)

domenica 20 maggio 2012

Di scosse che ti buttano giù dal letto

… e poi capita che alle quattro del mattino sei nel tuo letto a dormire, nel punto migliore del tuo sonno e dei tuoi sogni. La temperatura è perfetta, fresca al punto giusto, quindi sei anche avvolta per benino tra le coperte. Senti un rumore, qualcosa si muove. Apri gli occhi e vedi tutto intorno in movimento. Le cose sopra la scrivania dondolano. Realizzi, inforchi gli occhiali, prendi il cellulare dal comodino e corri fuori dalla camera. Dicono che la scossa di stanotte sia durata una ventina di secondi. A me è sembrata eterna. Non so se ho avuto veramente paura, so solo che tutto ciò mi ha stordito. Ho messo una felpa alla svelta, le scarpe. Ho preparato una borsa con l’occorrente per un’eventuale fuga. In realtà non so neanche io cosa ci ho messo dentro. Per strada c’è confusione, un via vai di macchine, gente che esce di casa. Il mio palazzo invece è tranquillo, sento giusto delle voci, il vicino dell’appartamento di sopra che corre per i pochi metri quadri della sua abitazione. Passano i minuti, leggo le varie notizie dal cellulare; sento un po’ di amici: stanno tutti bene. Tornare a dormire è impossibile. Aspetto l’alba, il cielo che diventa un po’ chiaro. Con la luce sono più tranquilla. Mi stendo a letto già vestita, con la tv accesa, gli occhiali addosso, il cellulare in mano. Riesco a dormire per qualche ora. Poi il telefono squilla, innumerevoli volte. Amici e parenti hanno saputo, vogliono assicurarsi che io stia bene. La giornata passa lentamente. Sono stordita. Alle tre decido di stendermi un po’ a letto. Riesco a prendere sonno. Alle tre e venti vengo di nuovo buttata giù da un’altra forte scossa. Stanotte non credo riuscirò a dormire bene; forse al primo rumore salterò giù dal letto. Ma sono felice lo stesso, sono fortunata: sto bene, ho un tetto sulla testa. E finalmente questo fine settimana dell’orrore è finito.