Gennaio volge a termine, finisce. Incagliato com’è in valanghe di parole non scritte, in pensieri rimasti solo per aria ad aspettare tempi migliori, tempi in cui posso dire di essermi riappropriata di una normalità che fa rima con monotonia e di una serenità che fa rima sorriso.
Gennaio cerca di smaltire i postumi di vacanze natalizie veloci e –ovviamente- ipercaloriche. Giorni accavallati, pieni di facce vecchie e di notizie nuove. Di vagiti di bambini nati da poco e visti per la prima volta, di auguri diversi, a volte doppi, altre tripli. Vacanze di mancanze nuove e differenti, attaccate ad un cellulare a consumare centinaia e centinaia di minuti in due. Iniziate e finite con lunghi abbracci e intensi baci nella stazione di questa città, a tenerci stretti fino all’ultimo istante: per non perdere tempo, prima. Per recuperare tutto quello perso, dopo, al ritorno.
I pensieri sono parecchi, ma forse se non li avessi potrei lamentarmi della loro assenza. Latito qui, è evidente. Non scrivo come prima. La mia presenza si nota più della mia assenza. Ma tutto sommato sto bene, sono contenta. Percorro ogni giorno le mie strade nuove chiedendomi se siano quelle giuste. Guardo al futuro paurosa e dubbiosa, al passato a volte sorridendo, altre rattristandomi. Cerco di cimentarmi in nuove avventure, cerco di trovare nuovi obiettivi da raggiungere, più vicini a quelle che sono le mie inclinazioni naturali. Di tutto ciò rimane un pensiero astratto, inapplicato nella realtà. Forse per pigrizia, forse perché le cose nuove degli ultimi mesi sono rimaste, appunto, tali e aspettano ancora di essere assorbite dalla mia mente, metabolizzate.
Credo ci sia un collegamento tra la mia non scrittura e la mia confusione. Non ho ancora ben capito il nesso causale tra le due: quale sia la causa e quale l’effetto. Penso mentre cammino, mentre faccio quelle file tipiche dei miei tanti colleghi, penso che i miei pensieri debbano essere scritti, un po’ come ho sempre fatto, per ricordarmeli, perché potrebbero aiutarmi domani. Penso di scrivere e poi non lo faccio. E così rimangono lì, i miei pensieri. In aria, dimenticati, in attesa di giorni più chiari.
"Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va in corsa, è un'avventura ricostruire se stesse. La più grande.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."
(Donne in Rinascita - D. Cugia)
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mercoledì 29 gennaio 2014
martedì 18 dicembre 2012
Ritorno alla base
Ho messo piede nel mio punto di partenza, recuperato la mia valigia tra le tante. C’era la mamma lì, pronta ad abbracciarmi e a dirmi che sono sciupata. A chiedermi se da quelle parti ogni tanto mangiamo un po’ di carne. Pronta a strapparmi la valigia dalle mani, anche se lei – la valigia- è più grande di lei – la mamma-.
Ho messo piede nelle quattro mura domestiche vestite a festa. Il rosso ovunque, il Natale esplicitato a più non posso. Tre alberi sparsi per casa, un presepe, tante piccole luci colorate.
Ho messo piede nella mia camera. Mi è sembrata una reggia in confronto a quella della mia casa universitaria. Con gli armadi grandi, la scrivania ampia e tante luci.
Lo specchio, poi, quello intero. Lì ne ho uno piccolo. Per vedermi più o meno intera devo salire sul divano, fare delle acrobazie degne di circo, rischiare di rompermi qualcosa per non concludere poi niente.
Mi sono vista tutta intera, dalla testa ai piedi. Inaspettatamente. Mi sono voltata ed ero là, riflessa su quell’oggetto lungo. Mi sono fissata per un po’, con la mia faccia bianca, gli occhi stanchi e i capelli raccolti e bisognosi delle mani esperte della mia parrucchiera.
Mi sono avvicinata un po’, ho guardato bene i miei occhi tra le lenti degli occhiali e il vetro dello specchio. Mi sono sentita diversa per l’ennesima volta.
Diversa da cosa, ho pensato.
Diversa da come ero qualche mese fa, quando mi sono specchiata qui prima di partire.
Diversissima da come ero quando andavo al liceo.
Ancora più diversa da come ero quando riuscivo a malapena ad arrivare con la mia altezza a metà specchio.
Diversa, tanto cambiata quanto smarrita, spaesata, disorientata.
Succede sempre così. Arrivo qui e mi stupisco del fatto che tutto sia grande: il letto, gli armadi, i fornelli in cucina, le stanze. Le voci, i discorsi. Poi mi abituo nel giro di qualche ora o di giorni, quando proprio va male. Mi abituo per poi ripartire e stupirmi, meravigliarmi di nuovo di quanto grande sia quella città, rispetto a questo paese e alle sue strade piccole.
È un continuo meravigliarsi, stupirsi, ambientarsi, riabituarsi. Perdere di nuovo gli equilibri, ricercali altrove.
Dopo cena, quando gli altri erano nelle loro stanze, sono andata davanti all’albero. Al buio, la luce del lampadario sarebbe stata una violenza. Le lucine dell’albero erano perfette.
L’abete grande, pieno di palline e addobbi. L’abbiamo preso io e la mamma tre o quattro anni fa. Mi ricorda quello che prendevamo da piccola. Era vero. Profumava di natura e lasciava gli aghi a terra.
Adesso siamo più ecologici. Adesso è diverso.
Mi sono seduta davanti al presepe. A terra, così lo vedo bene. A gambe incrociate, così sto più comoda.
Il presepe è sempre lo stesso. È più vecchio di me, avrà qualcosa come venticinque anni. Un po’ di manutenzione ogni anno, qualche millilitro di colla per sistemare pastori e casette ed è perfetto. Ha un carillon in un angolo della capanna, sopra c’è la figura di uno zampognaro.
Guardo bene tutto l’insieme, la disposizione delle casette, le luci sistemate per la sua lunghezza. Il cielo attaccato con lo scotch al muro.
Sono pronta, posso azionare il carillon.
Per godere di certi piccoli piaceri bisogna essere pronti. Non sarebbe stata la stessa cosa se appena arrivata, con tanto di cappotto ancora addosso, avessi fatto suonare subito quel macchinario.
La punta dell’indice, all’estremità della ruota grigia.
Sa di talco ancora. Una volta lo sparpagliavamo di sopra per fare l’effetto della neve.
Una leggera pressione verso sinistra e inizia lo spettacolo.
Le note sono sempre quelle, dolci come una ninna nanna.
Un’emozione bella, sicura.
Un’emozione che sarà sempre la stessa.
Non sono andata a salutare il mare ancora. Lo vedo dalla finestra, è grigio. Il tempo è brutto, piove.
Dicono però che arriverà il sole.
Io non aspetto altro.
Mi aiuterà a sentirmi ancora più a casa.
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lunedì 3 dicembre 2012
Aria di Natale
E così è arrivato il freddo, quello che ti costringe a girare per casa come un’eschimese, avvolta dentro felpe lunghe fino al ginocchio,pantaloni in pile, calzettoni multicolor con tanto di spazio separato per ogni singolo dito, così posso ancora sfruttare le infradito dell’estate, perché ancora non ho avuto né voglia, né tempo, né interesse per l’acquisto delle pantofole invernali, considerando che quelle dell’anno scorso sono finite dentro al bidone della spazzatura.
E per uscire di casa le cose si complicano. La polizia potrebbe fermarmi per strada, facendomi notare di non essere facilmente riconoscibile o di essere un soggetto che desta sospetto, a causa di sciarpe e cappelli messi a mo’ di passamontagna.
È che io sono freddolosa, non sono abituata alle temperature da polo nord, nonostante abbia vissuto ormai quasi quattro inverni di gelo. La mia natura di essere quasi marino è sempre presente.
Eppure mi piace. Non è inverno se non fa freddo, se non posso avvolgermi in innumerevoli strati di lana. Gli inverni caldi della mia infanzia e adolescenza mi davano un po’ fastidio. Certe volte finivo col girare a gennaio anche senza giubbotto, il che non è poi una cosa così bella, a lungo andare.
E poi il freddo mi ricorda Natale. Ho permesso al mio spirito natalizio di esplodere con tutta la sua intensità esattamente il sabato appena trascorso. Una voglia di Natale, la mia, tenuta a bada per troppo tempo, quest’anno.
È da almeno tre settimane che penso alle feste e l’arrivo di dicembre mi ha permesso di dare libero sfogo a tutto questo entusiasmo.
Sabato c’è stato il consueto giro in centro, tra le luminarie finalmente accese, le vetrine colorate.
E poi loro: i mercatini di Natale. Non mi importa se ogni anno sono uguali a quello precedente, con la stessa identica disposizioni di baracchini per le vie, con la stessa identica merce esposta, con gli stessi dolciumi che ti fanno troppo gola. Ogni anno hanno sempre il loro fascino e nessuno potrà mai farlo venire meno.
Così sabato sera ho mangiato il primo pandoro dell’anno, ascoltato il classico cd natalizio di Michael Buble, acceso il forno per cuocere la deliziosa pizza della mia B.
Abbiamo addobbato casa. Attività che ci è costata qualcosa come quindici minuti di tempo.
Abbiamo il nostro albero alto neanche venti centimetri, il nostro filo di perline dorate da appendere sopra lo specchio e la stella rossa da sistemare sopra il divano. Ci basta poco, quel tanto che ci permette di sognare il grande albero illuminato che troveremo nelle nostre case.
Ho voglia di famiglia, di abbracciare la mamma, di ridere con mio fratello, di girare per casa insieme al Gatto, di vedere le mie albe e i miei tramonti. E non mi importa se dopo un paio di giorni finirò, come di consueto, col rimpiangere la mia vita tranquilla quassù.
Ho bisogno di calore, quello che solo certe persone e certi posti riescono a darmi.
Quello che, puoi girare anche tutto il mondo, riuscendo al massimo a trovare qualcosa di simile, ma mai perfettamente uguale.
domenica 25 dicembre 2011
Buon Natale
Le ciaramelle - Giovanni Pascoli
Udii tra il sonno le ciaramelle,
ho udito un suono di ninne nanne.
Ci sono in cielo tutte le stelle,
ci sono i lumi nelle capanne.
Sono venute dai monti oscuri
le ciaramelle senza dir niente;
hanno destata ne' suoi tuguri
tutta la buona povera gente.
Ognuno è sorto dal suo giaciglio;
accende il lume sotto la trave:
sanno quei lumi d'ombra e sbadiglio,
di cauti passi, di voce grave.
Le pie lucerne brillano intorno,
là nella casa, qua su la siepe:
sembra la terra, prima di giorno,
un piccoletto grande presepe.
Nel cielo azzurro tutte le stelle
paion restare come in attesa;
ed ecco alzare le ciaramelle
il loro dolce suono di chiesa;
suono di chiesa, suono di chiostro,
suono di casa, suono di culla,
suono di mamma, suono del nostro
dolce e passato pianger di nulla.
O ciaramelle degli anni primi,
d'avanti il giorno, d'avanti il vero,
or che le stelle son là sublimi,
conscie del nostro breve mistero;
che non ancora si pensa al pane,
che non ancora s'accende il fuoco;
prima del grido delle campane
fateci dunque piangere un poco.
Non più di nulla, sì di qualcosa,
di tante cose! Ma il cuor lo vuole,
quel pianto grande che poi riposa,
quel gran dolore che poi non duole:
sopra le nuove pene sue vere
vuol quei singulti senza ragione:
sul suo martòro, sul suo piacere,
vuol quelle antiche lagrime buone!
Udii tra il sonno le ciaramelle,
ho udito un suono di ninne nanne.
Ci sono in cielo tutte le stelle,
ci sono i lumi nelle capanne.
Sono venute dai monti oscuri
le ciaramelle senza dir niente;
hanno destata ne' suoi tuguri
tutta la buona povera gente.
Ognuno è sorto dal suo giaciglio;
accende il lume sotto la trave:
sanno quei lumi d'ombra e sbadiglio,
di cauti passi, di voce grave.
Le pie lucerne brillano intorno,
là nella casa, qua su la siepe:
sembra la terra, prima di giorno,
un piccoletto grande presepe.
Nel cielo azzurro tutte le stelle
paion restare come in attesa;
ed ecco alzare le ciaramelle
il loro dolce suono di chiesa;
suono di chiesa, suono di chiostro,
suono di casa, suono di culla,
suono di mamma, suono del nostro
dolce e passato pianger di nulla.
O ciaramelle degli anni primi,
d'avanti il giorno, d'avanti il vero,
or che le stelle son là sublimi,
conscie del nostro breve mistero;
che non ancora si pensa al pane,
che non ancora s'accende il fuoco;
prima del grido delle campane
fateci dunque piangere un poco.
Non più di nulla, sì di qualcosa,
di tante cose! Ma il cuor lo vuole,
quel pianto grande che poi riposa,
quel gran dolore che poi non duole:
sopra le nuove pene sue vere
vuol quei singulti senza ragione:
sul suo martòro, sul suo piacere,
vuol quelle antiche lagrime buone!
BUON NATALE!
venerdì 23 dicembre 2011
Aspettando Natale...
L’albero di Natale grande è stato fatto, il Presepe anche. Casa mia è ben addobbata. Quest’anno c’è addirittura un piccolo alberello nella mia stanza; ce ne sono tre in casa, in totale.
Avrei voglia di sentire un cd intero di canzoni di Natale, da sola, seduta sul divano, illuminata dalle sole lucine dell’albero grande. Un piccolo momento di raccoglimento, solo per me.
C'è la spesa da fare, quella grande, quella per le feste. Già immagino come sarà il centro commerciale, affollato come solo in questo periodo succede. Immagino gli auguri che voleranno tra quei negozi, i pacchetti che si incarteranno, le facce felici della gente.
Indosserò un cappello rosso, per spirito natalizio.
Ho già comprato tutti i miei regali, ho fatto il mio shopping natalizio una mattina di sabato, qualche settimana fa. Un piccolo pensiero per tutti, qualcosa che potrebbe piacere ad amici o parenti. Ho impacchettato tutto io, con le mie mani (anche se il risultato non è dei migliori) e ho deciso che stasera mi metterò all’opera e farò dei biscotti da allegare al pensierino. Mi piace che i miei regali abbiano un qualcosa di personale, che ricordi solo me.
Ieri sera, mentre cenavamo, è passata per strada una piccola banda di persone vestite da Babbo Natale. Le loro musiche mi hanno riscaldato il cuore, le ho percepite come l’abbraccio di un amico. È stato bello sentirle, così dolci e intonate.
Se penso al Natale, penso ad un salone grande, pieno di parenti e di amici. Vedo dei nonni, dei bambini chiassosi e delle chiacchiere. Vedo del rosso, un albero addobbato e un Presepe. Vedo sorrisi.
Penso che al giorno d’oggi questa sia principalmente la festa della famiglia, del ritrovarsi.
Io passerò il Natale a casa, con la mia famiglia stretta e ovviamente con il mio gatto. Vedrò i miei amici, andrò a trovare qualche parente. Una festa semplice, senza quel chiasso che invece, in questi casi, adoro.
E voi? Quali sono le vostre tradizioni?
Avrei voglia di sentire un cd intero di canzoni di Natale, da sola, seduta sul divano, illuminata dalle sole lucine dell’albero grande. Un piccolo momento di raccoglimento, solo per me.
C'è la spesa da fare, quella grande, quella per le feste. Già immagino come sarà il centro commerciale, affollato come solo in questo periodo succede. Immagino gli auguri che voleranno tra quei negozi, i pacchetti che si incarteranno, le facce felici della gente.
Indosserò un cappello rosso, per spirito natalizio.
Ho già comprato tutti i miei regali, ho fatto il mio shopping natalizio una mattina di sabato, qualche settimana fa. Un piccolo pensiero per tutti, qualcosa che potrebbe piacere ad amici o parenti. Ho impacchettato tutto io, con le mie mani (anche se il risultato non è dei migliori) e ho deciso che stasera mi metterò all’opera e farò dei biscotti da allegare al pensierino. Mi piace che i miei regali abbiano un qualcosa di personale, che ricordi solo me.
Ieri sera, mentre cenavamo, è passata per strada una piccola banda di persone vestite da Babbo Natale. Le loro musiche mi hanno riscaldato il cuore, le ho percepite come l’abbraccio di un amico. È stato bello sentirle, così dolci e intonate.
Se penso al Natale, penso ad un salone grande, pieno di parenti e di amici. Vedo dei nonni, dei bambini chiassosi e delle chiacchiere. Vedo del rosso, un albero addobbato e un Presepe. Vedo sorrisi.
Penso che al giorno d’oggi questa sia principalmente la festa della famiglia, del ritrovarsi.
Io passerò il Natale a casa, con la mia famiglia stretta e ovviamente con il mio gatto. Vedrò i miei amici, andrò a trovare qualche parente. Una festa semplice, senza quel chiasso che invece, in questi casi, adoro.
E voi? Quali sono le vostre tradizioni?
venerdì 9 dicembre 2011
In attesa delle vacanze
Ho una grande voglia di vacanze. Conto i giorni che mi separano dal treno che mi riporterà a casa e prego il cielo che non nevichi.
Nel frattempo faccio quello che uso fare di solito: cerco di decifrare il mio libro di penale, vado a scaricarmi in palestra, esco con gli amici.
Ho addobbato un po’ l’appartamento. Un alberello di Natale alto trenta centimetri con attorno un filo di perline dorate; qualche babbo natale appeso qua e là e una piccola ghirlanda attaccata alla porta di casa. Così, giusto per farmi forza e ricordarmi che le vacanze prima o poi arrivano.
La mattina, uscire dal letto è proprio dura. L’idea di dover fare colazione è l’unica cosa che mi spinge ad abbandonare il piumone. Preparo la tavola di sera, prima di andare a dormire. Tovagliette, tazza, cucchiaino, cereali. Manca un mazzolino di fiori in mezzo al tavolo per farmi sentire nel bel mezzo di una pubblicità della Mulino Bianco.
Ho imparato a fare colazione da qualche mese; prima prendevo al massimo un caffè. È bello iniziare la giornata davanti ad una tazza di orzo bollente, riscaldarsi le mani tenendola stretta e farsi coraggio a mangiare almeno un yogurt con qualcosa dentro.
Ho preso anche l’abitudine di mangiare la mela cotta di sera. E non ditemi che sa “di ospedale” o di bambino piccolo. È buona. Ci metto su la cannella e lo zucchero di canna e la mangio seduta sul letto, avvolta da un caldo plaid rosso, in compagnia di un bel libro.
È la mia quotidianità. È il ripetere ogni giorni gli stessi gesti.
Voi come state? Come procede la vostra attesa del Natale?
Nel frattempo faccio quello che uso fare di solito: cerco di decifrare il mio libro di penale, vado a scaricarmi in palestra, esco con gli amici.
Ho addobbato un po’ l’appartamento. Un alberello di Natale alto trenta centimetri con attorno un filo di perline dorate; qualche babbo natale appeso qua e là e una piccola ghirlanda attaccata alla porta di casa. Così, giusto per farmi forza e ricordarmi che le vacanze prima o poi arrivano.
La mattina, uscire dal letto è proprio dura. L’idea di dover fare colazione è l’unica cosa che mi spinge ad abbandonare il piumone. Preparo la tavola di sera, prima di andare a dormire. Tovagliette, tazza, cucchiaino, cereali. Manca un mazzolino di fiori in mezzo al tavolo per farmi sentire nel bel mezzo di una pubblicità della Mulino Bianco.
Ho imparato a fare colazione da qualche mese; prima prendevo al massimo un caffè. È bello iniziare la giornata davanti ad una tazza di orzo bollente, riscaldarsi le mani tenendola stretta e farsi coraggio a mangiare almeno un yogurt con qualcosa dentro.
Ho preso anche l’abitudine di mangiare la mela cotta di sera. E non ditemi che sa “di ospedale” o di bambino piccolo. È buona. Ci metto su la cannella e lo zucchero di canna e la mangio seduta sul letto, avvolta da un caldo plaid rosso, in compagnia di un bel libro.
È la mia quotidianità. È il ripetere ogni giorni gli stessi gesti.
Voi come state? Come procede la vostra attesa del Natale?
giovedì 23 dicembre 2010
Natale da bambina
Ho davanti l’albero di Natale di casa: è grande, altissimo e colorato. Era da anni ormai che ne facevamo uno piuttosto piccolo, un po’ freddo e bruttino a dire la verità. Poi l’anno scorso ho convinto mia madre a prenderne uno più grande e fu così che comprammo un albero di Natale alto quasi fino al soffitto, pieno di rami. Lo addobbiamo con tante luci colorate, palline e fiocchi; è imponente e al buio diventa magico.
Questo albero mi piace tanto forse perché mi ricorda quello che facevamo quando io ero piccola.
Andavo a comprarlo con papà, era un abete vero. Era grandissimo, come questo di adesso, ma forse, siccome ero piccola, quello mi sembrava ancora più gigantesco. Lo mettevamo nell’angolo del salone, tra la finestra e la parete. Riempiva tutta la stanza di odore di pino e per terra lasciava mille aghi. A quanto pare, dopo Natale papà lo portava in campagna per piantarlo, ma io questo non me lo ricordo. Mi ricordo solo che era magico, che quando c’era quell’albero era veramente Natale.
L’ultima volta che lo abbiamo fatto, io avevo sei anni. Credo che quello sia stato il Natale più bello della mia infanzia, o per lo meno lo ricordo così, forse perché ero ancora veramente piccola, forse perché era tutto colorato da quella magica e misteriosa attesa di mio fratello che, inaspettatamente, sarebbe nato qualche giorno dopo.
L’ultima volta che lo abbiamo fatto, io avevo sei anni. Credo che quello sia stato il Natale più bello della mia infanzia, o per lo meno lo ricordo così, forse perché ero ancora veramente piccola, forse perché era tutto colorato da quella magica e misteriosa attesa di mio fratello che, inaspettatamente, sarebbe nato qualche giorno dopo.
Quella sera di Natale a casa c’erano tutti i miei parenti, quelli più stretti. Si aspettava la mezzanotte per mettere il bambinello al suo posto e per cantare le canzoni di Natale. Si pregava, in particolare per chi stava male, per chi era solo. Ma a me sembrava impossibile che mentre io ero immersa in quella magia, qualcuno, da qualche parte, potesse stare male o potesse essere solo.
Poi, per rimanere in tema di magia, "qualcuno" suonava al citofono: era Babbo Natale. Io non potevo vederlo, Babbo Natale non deve essere mai visto dai bambini.
Scartavamo i regali sotto l’albero. Tutto ciò cosa che trovavo, desiderato o meno, mi stupiva tremendamente.
Bei tempi quelli: spensierati, leggeri.
Quello è stato l’ultimo Natale che ricordo come avvolto da una patina di incanto; era la notte della spensieratezza vera e propria.
E' proprio vero che la magia del Natale che si prova quando si è piccoli non torna mai più nella vita...
Bei tempi quelli: spensierati, leggeri.
Quello è stato l’ultimo Natale che ricordo come avvolto da una patina di incanto; era la notte della spensieratezza vera e propria.
E' proprio vero che la magia del Natale che si prova quando si è piccoli non torna mai più nella vita...
mercoledì 15 dicembre 2010
L'arte di fare i regali
Ce l’ho fatta! L’esame kamikaze è andato bene: è stata una fatica decisamente assurda, ma ce l’ho fatta! Sono stata rinchiusa in casa per giorni e giorni, la mia unica “ora d’aria” era la sera, quando mettevo naso fuori casa per fare due passi al freddo e al gelo, il più delle volte in condizioni estetiche non proprio ottimali. Ho fatto del caffè la mia bevanda principale e dei cibi precotti la mia risorsa energica ottimale. Ma questi sono dettagli, l’importante è che sia tutto passato.
Adesso che nella mia mente ci sono due libri in meno a cui pensare, posso ritornare alla mia vita normale e dedicarmi alle cose che mi fanno stare bene e mi fanno rilassare. Non guardo un film da settimane, non leggo libri piacevoli da non so quando e a giudicare dalla patina di polvere che ci si è formata sopra, direi che ne è passato tanto di tempo!
Soprattutto posso godermi al cento per cento l’aria natalizia! Ho comprato i primi due regali per gli amici e ho dato un’occhiata ai principali negozi “di fiducia”, a caccia di idee simpatiche e originali. Mentre osservavo la gente intorno a me intenta a trovare il pensiero adatto, quello giusto sotto tanti punti di vista, mi sono resa conto che anche quella di fare i regali è un’arte.
Che siano regali di Natale, per compleanni o per altri eventi o che i destinatari siano amici, conoscenti, familiari o colleghi, i regali devono essere perfetti o per lo meno cercare di esserlo almeno un po’.
Qual è il regalo perfetto? Facile: è quello che si fa col cuore, indipendentemente da quanto si può spendere, dal marchio, dall’oggetto esclusivo. Un regalo fatto col cuore è quello pensato per bene, è un oggetto che rimanda col pensiero subito alle caratteristiche, alla personalità in primis del suo destinatario, ma anche del mittente.
È bello pensare –magari anche scervellarsi- su cosa può piacere all’altro, cosa può farlo sorridere, cosa può essergli particolarmente utile al momento, quale colore preferisce e così via. È poco simpatico “ridursi all’ultimo minuto”, fare tutto di corsa e rischiare di prendere qualcosa controvoglia, anche se spesso si finisce col fare così (ammetto che anche io mi ritrovo a prendere le ultime cose il 24 pomeriggio, facendo quasi a botte con gli altri ritardatari che puntualmente incontro per i negozi).
Importante è anche il biglietto, non deve mancare mai secondo me. Soprattutto, non dovrebbe mai essere banale, specialmente quando il destinatario è una persona che si conosce bene e con la quale si è molto in confidenza.
E poi vogliamo parlare del pacchetto, dei nastrini e della carta? Sono importantissimi secondo me, quasi quanto il contenuto. Dovrebbero stuzzicare la curiosità, farci pensare a cosa ci sia dentro, farci un po’ sognare. Purtroppo non sono capace di incartare per bene i regali, per questo motivo li faccio confezionare direttamente in negozio, rimanendo il più delle volte delusa per la banalità della carta e dei fiocchetti vari, senza contare poi che alcuni commessi non hanno la minima idea di come si debbano abbinare i colori …
.... Buon shopping natalizio a tutti!
Adesso che nella mia mente ci sono due libri in meno a cui pensare, posso ritornare alla mia vita normale e dedicarmi alle cose che mi fanno stare bene e mi fanno rilassare. Non guardo un film da settimane, non leggo libri piacevoli da non so quando e a giudicare dalla patina di polvere che ci si è formata sopra, direi che ne è passato tanto di tempo!
Soprattutto posso godermi al cento per cento l’aria natalizia! Ho comprato i primi due regali per gli amici e ho dato un’occhiata ai principali negozi “di fiducia”, a caccia di idee simpatiche e originali. Mentre osservavo la gente intorno a me intenta a trovare il pensiero adatto, quello giusto sotto tanti punti di vista, mi sono resa conto che anche quella di fare i regali è un’arte.
Che siano regali di Natale, per compleanni o per altri eventi o che i destinatari siano amici, conoscenti, familiari o colleghi, i regali devono essere perfetti o per lo meno cercare di esserlo almeno un po’.
Qual è il regalo perfetto? Facile: è quello che si fa col cuore, indipendentemente da quanto si può spendere, dal marchio, dall’oggetto esclusivo. Un regalo fatto col cuore è quello pensato per bene, è un oggetto che rimanda col pensiero subito alle caratteristiche, alla personalità in primis del suo destinatario, ma anche del mittente.
È bello pensare –magari anche scervellarsi- su cosa può piacere all’altro, cosa può farlo sorridere, cosa può essergli particolarmente utile al momento, quale colore preferisce e così via. È poco simpatico “ridursi all’ultimo minuto”, fare tutto di corsa e rischiare di prendere qualcosa controvoglia, anche se spesso si finisce col fare così (ammetto che anche io mi ritrovo a prendere le ultime cose il 24 pomeriggio, facendo quasi a botte con gli altri ritardatari che puntualmente incontro per i negozi).
Importante è anche il biglietto, non deve mancare mai secondo me. Soprattutto, non dovrebbe mai essere banale, specialmente quando il destinatario è una persona che si conosce bene e con la quale si è molto in confidenza.
E poi vogliamo parlare del pacchetto, dei nastrini e della carta? Sono importantissimi secondo me, quasi quanto il contenuto. Dovrebbero stuzzicare la curiosità, farci pensare a cosa ci sia dentro, farci un po’ sognare. Purtroppo non sono capace di incartare per bene i regali, per questo motivo li faccio confezionare direttamente in negozio, rimanendo il più delle volte delusa per la banalità della carta e dei fiocchetti vari, senza contare poi che alcuni commessi non hanno la minima idea di come si debbano abbinare i colori …
.... Buon shopping natalizio a tutti!
sabato 4 dicembre 2010
Aria di Natale
Dicembre, dicembre …
Si respira una grande aria natalizia in giro,i negozi sono addobbati a festa, gli articoli da regalo sono esposti nelle vetrine, con i relativi cartellini dei prezzi che guarda caso sono sempre più alti degli anni passati.
Ho fatto un bel giretto sostanzioso per le vie del centro, ho rischiato una paralisi facciale per l’eccessivo freddo, notando che il gelo ha probabilmente lo stesso effetto del lifting: tira la pelle.
A parte questo, con grande gioia ho visto i mercatini di Natale della mia città. Mi aspettavo qualcosa di diverso, invece è tutto uguale: stesso posizionamento delle bancarelle di legno per la piccola piazzetta, stessi articoli. Ma va bene lo stesso, l’importante è che creino aria natalizia!
E mentre c’è tutta questa bella atmosfera, tutte queste lucine allegre, io cerco una ragione plausibile che giustifichi il mio attuale stato: quello della studentessa disperata. Un esame l’altro giorno, l’altro ancora tra una settimana. Un esame kamikaze: poco tempo a disposizione (anche per colpa della sottoscritta … iniziamo ad ammettere i propri errori!), tante distrazioni intorno, una materia che non alletta più di tanto.
Dichiaro ufficialmente aperta la mia lotta contro il tempo.
… Che la forza sia con me! O forse, in questo caso, meglio aggiungere a “forza” anche i caffè e un po’ di concentrazione in più.
Si respira una grande aria natalizia in giro,i negozi sono addobbati a festa, gli articoli da regalo sono esposti nelle vetrine, con i relativi cartellini dei prezzi che guarda caso sono sempre più alti degli anni passati.
Ho fatto un bel giretto sostanzioso per le vie del centro, ho rischiato una paralisi facciale per l’eccessivo freddo, notando che il gelo ha probabilmente lo stesso effetto del lifting: tira la pelle.
A parte questo, con grande gioia ho visto i mercatini di Natale della mia città. Mi aspettavo qualcosa di diverso, invece è tutto uguale: stesso posizionamento delle bancarelle di legno per la piccola piazzetta, stessi articoli. Ma va bene lo stesso, l’importante è che creino aria natalizia!
E mentre c’è tutta questa bella atmosfera, tutte queste lucine allegre, io cerco una ragione plausibile che giustifichi il mio attuale stato: quello della studentessa disperata. Un esame l’altro giorno, l’altro ancora tra una settimana. Un esame kamikaze: poco tempo a disposizione (anche per colpa della sottoscritta … iniziamo ad ammettere i propri errori!), tante distrazioni intorno, una materia che non alletta più di tanto.
Dichiaro ufficialmente aperta la mia lotta contro il tempo.
… Che la forza sia con me! O forse, in questo caso, meglio aggiungere a “forza” anche i caffè e un po’ di concentrazione in più.
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