"Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va in corsa, è un'avventura ricostruire se stesse. La più grande.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."
(Donne in Rinascita - D. Cugia)
Visualizzazione post con etichetta ermetismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ermetismo. Mostra tutti i post
venerdì 1 aprile 2011
Un mese
Un mese. L'occhio non è più rosso. Ho finito di studiare quel libro e la neve s'è sciolta. La matita rossa ... quella no, non è ancora finita.
lunedì 14 marzo 2011
In mezzo a tanta gente che prima non c'era
Dieci anni fa, sul tavolo della cucina c’era una torta. Sopra, c’erano cinquanta candeline accese. Intorno c’erano cinque persone, erano le tre del pomeriggio. C’era anche un bambino piccolo, con il grembiule dell’asilo bianco e i capelli biondi. Parlavamo, ridevamo, scherzavamo. In pochi forse, ma dentro ci sentivamo tanti. E ci sentivamo forti, insieme.
Dieci anni dopo sul tavolo della cucina di una casa nuova, abitata da poco, c’è di nuovo una torta. Le candeline sono sessanta. Intorno ci sono venti persone. La torta è grande. Il bambino non ha più il grembiule bianco dell’asilo. È alto, ha una camicia a righe. Ridiamo poco, siamo un po’ disorientati. Parliamo poco, forse non sappiamo neanche noi cosa dire.
Gente nuova intorno, volti che conosciamo da poco, persone che comunque sono entrate nelle nostre vite, nel bene o nel male.
Ogni tanto, noi quattro ci guardiamo per qualche istante. Sguardi fugaci, il tempo necessario per ricordarci che comunque ci siamo.
E chissà cosa ci siamo detti con quegli sguardi, chissà se ci siamo capiti.
Sembra stupido come pensiero, ma quante cose sono cambiate in questi dieci anni?
Quanto abbiamo pianto, quanto abbiamo riso insieme?
Quanto ci siamo sentiti uniti e quanto ci siamo sentiti lontani anni luce uno dall’altro?
Ci penso, in mezzo a quelle venti persone, in mezzo a quei nostri quattro sguardi confusi. Come sarebbe stato, se le cose non fossero andate così come sono avvenute?
Non ho trovato una risposta. Forse neanche c’è, e se c’è, non riesco più neanche ad immaginarla.
Mi rimangono i ricordi, quelli sì. Quelli li tengo dentro, insieme alle foto, alle frasi che lasciano i segni. Quelli nessuno me li può togliere, nessuna gelosia li può scalfire, nessuna risata stupida li può offuscare.
Penso ancora, troppo forse, in mezzo agli altri. Immagino noi come una rete,come delle frecce che si uniscono, che rimandano uno all’altra.
Certe sensazioni solo noi possiamo capirle, senza parlarci, in mezzo a tanta gente che prima non c’era.
Dieci anni dopo sul tavolo della cucina di una casa nuova, abitata da poco, c’è di nuovo una torta. Le candeline sono sessanta. Intorno ci sono venti persone. La torta è grande. Il bambino non ha più il grembiule bianco dell’asilo. È alto, ha una camicia a righe. Ridiamo poco, siamo un po’ disorientati. Parliamo poco, forse non sappiamo neanche noi cosa dire.
Gente nuova intorno, volti che conosciamo da poco, persone che comunque sono entrate nelle nostre vite, nel bene o nel male.
Ogni tanto, noi quattro ci guardiamo per qualche istante. Sguardi fugaci, il tempo necessario per ricordarci che comunque ci siamo.
E chissà cosa ci siamo detti con quegli sguardi, chissà se ci siamo capiti.
Sembra stupido come pensiero, ma quante cose sono cambiate in questi dieci anni?
Quanto abbiamo pianto, quanto abbiamo riso insieme?
Quanto ci siamo sentiti uniti e quanto ci siamo sentiti lontani anni luce uno dall’altro?
Ci penso, in mezzo a quelle venti persone, in mezzo a quei nostri quattro sguardi confusi. Come sarebbe stato, se le cose non fossero andate così come sono avvenute?
Non ho trovato una risposta. Forse neanche c’è, e se c’è, non riesco più neanche ad immaginarla.
Mi rimangono i ricordi, quelli sì. Quelli li tengo dentro, insieme alle foto, alle frasi che lasciano i segni. Quelli nessuno me li può togliere, nessuna gelosia li può scalfire, nessuna risata stupida li può offuscare.
Penso ancora, troppo forse, in mezzo agli altri. Immagino noi come una rete,come delle frecce che si uniscono, che rimandano uno all’altra.
Certe sensazioni solo noi possiamo capirle, senza parlarci, in mezzo a tanta gente che prima non c’era.
Etichette:
ermetismo,
foto,
gente che non capisco,
Pensieri,
ricordi
venerdì 10 settembre 2010
Un attimo malinconico
sabato 21 agosto 2010
Piccolo sfogo
"Si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio ....."
(Bocca di rosa - F. De André)
... Per il momento non aggiungo altro. Rischierei di fare un trattato chilometrico e poco simpatico.
(Bocca di rosa - F. De André)
... Per il momento non aggiungo altro. Rischierei di fare un trattato chilometrico e poco simpatico.
mercoledì 28 luglio 2010
Le incomprensioni
"Le incomprensioni sono così strane, sarebbe meglio evitarle sempre per non rischiare di aver ragione, ché la ragione non sempre serve".
Tiromancino - Per me è importante
Già, le incomprensioni sono strane. Io penso che se due persone non si capiscono su determinate questioni, evidentemente non si conoscono abbastanza.
Già, le incomprensioni sono strane. Io penso che se due persone non si capiscono su determinate questioni, evidentemente non si conoscono abbastanza.
Sarebbe meglio evitarle sempre. Evitare il non capirsi, evitare di fare finta di non capire. Evitare di cercare di parlare due lingue diverse, quando si conosce benissimo la tensione di quel determinato discorso.
Le incomprensioni già di per sé sono brutte, peggio ancora se accadono con l’intento di farle capitare. Quando sono volute, insomma.
Quando capita questo, non serve più avere ragione. Ti rendi conto che la persona con cui ti relazioni ha voluto quell’incomprensione, ha voluto fare finta di non conoscerti. La ragione non sempre serve, l’importante è avere capito il meccanismo, la strafottenza, il non interesse. Avere ragione in questi casi diventa una cosa secondaria, ormai inutile, tanto quel che è stato, è stato: la verità la sai, non puoi cambiarla, puoi solo sforzarti di accettarla.
Le incomprensioni già di per sé sono brutte, peggio ancora se accadono con l’intento di farle capitare. Quando sono volute, insomma.
Quando capita questo, non serve più avere ragione. Ti rendi conto che la persona con cui ti relazioni ha voluto quell’incomprensione, ha voluto fare finta di non conoscerti. La ragione non sempre serve, l’importante è avere capito il meccanismo, la strafottenza, il non interesse. Avere ragione in questi casi diventa una cosa secondaria, ormai inutile, tanto quel che è stato, è stato: la verità la sai, non puoi cambiarla, puoi solo sforzarti di accettarla.
[Ri-chiedo scusa per l'ermetismo]
domenica 25 luglio 2010
La mia valigia
"Un aereo passa veloce e io mi fermo a pensare a tutti quelli che partono, scappano o sono sospesi per giorni, mesi, anni in cui ti senti come uno che si è perso tra obiettivi ogni volta più grandi." (Tiromancino - Imparare dal vento)
La valigia è un oggetto strano, solitamente di forma rettangolare, di qualsiasi colore. Ci metti dentro quel che vuoi, in particolar modo vestiti e tutto l’occorrente per quando devi stare fuori casa. Te la trascini poi per aeroporti, stazioni, strade.
La mia valigia è particolare. È enorme, fatta per i lunghi soggiorni fuori. È a pois, sull’arancione e sul rosso e percorre minimo seimila chilometri l’anno. Il più delle volte mi fa disperare: è grande, ma non entra mai tutto. Spesso rifiuta la roba che metto dentro, decidendo di non chiudersi finché non tolgo il superfluo. Il più delle volte troviamo un compromesso.
In questo momento è piena, l’ho tirata fuori qualche ora fa. Mi seguirà anche questa volta nel mio lungo viaggio, sperando non faccia capricci. Dentro ho messo di tutto: vestiti, scarpe, libri, progetti, speranze, sorrisi, fatica. Anche qualche lacrima di troppo.
Andare, venire, tornare, partire, percorrere manciate di chilometri e rivivere sempre le stesse belle emozioni. Mi basta chiudere gli occhi per ricordare quello che ho provato l’ultima volta, per sentire sulla mia pelle i caldi abbracci di sempre, quelli che più mi mancano.
E poi escono fuori i bilanci, calcoli non matematici su quello che ho fatto nei mesi che separano i miei viaggi. Messaggi, telefonate che non si possono contare, fili tesi e mai spezzati con quel mondo di laggiù che nonostante tutto mi appartiene.
Prima di partire, penso sempre troppo, inutilmente.
La valigia è un oggetto strano, solitamente di forma rettangolare, di qualsiasi colore. Ci metti dentro quel che vuoi, in particolar modo vestiti e tutto l’occorrente per quando devi stare fuori casa. Te la trascini poi per aeroporti, stazioni, strade.
La mia valigia è particolare. È enorme, fatta per i lunghi soggiorni fuori. È a pois, sull’arancione e sul rosso e percorre minimo seimila chilometri l’anno. Il più delle volte mi fa disperare: è grande, ma non entra mai tutto. Spesso rifiuta la roba che metto dentro, decidendo di non chiudersi finché non tolgo il superfluo. Il più delle volte troviamo un compromesso.
In questo momento è piena, l’ho tirata fuori qualche ora fa. Mi seguirà anche questa volta nel mio lungo viaggio, sperando non faccia capricci. Dentro ho messo di tutto: vestiti, scarpe, libri, progetti, speranze, sorrisi, fatica. Anche qualche lacrima di troppo.
Andare, venire, tornare, partire, percorrere manciate di chilometri e rivivere sempre le stesse belle emozioni. Mi basta chiudere gli occhi per ricordare quello che ho provato l’ultima volta, per sentire sulla mia pelle i caldi abbracci di sempre, quelli che più mi mancano.
E poi escono fuori i bilanci, calcoli non matematici su quello che ho fatto nei mesi che separano i miei viaggi. Messaggi, telefonate che non si possono contare, fili tesi e mai spezzati con quel mondo di laggiù che nonostante tutto mi appartiene.
Prima di partire, penso sempre troppo, inutilmente.
martedì 8 giugno 2010
Magari è la volta buona....
Ho da poco chiuso una brutta conversazione al telefono, dopo aver scoperto delle cose non proprio belle.
Ho da poco capito un concetto che in vent'anni mi è passato in testa miliardi di volte ma che non ho mai compreso e afferrato al cento per cento.
Ho da poco realizzato tante cose e ho da poco avuto una grande delusione.
Ma sapete che c'è?
C'è che mi sento tranquilla, serena, nonostante tutto. C'è che i nervi sono passati, c'è che non me ne frega più niente. C'è che questa volte forse ho capito veramente cosa devo fare, come mi devo comportare.
Chissà, magari è la volta buona...
(A te che stai leggendo questo post... chiedo scusa per il grande ermetismo!)
Ho da poco capito un concetto che in vent'anni mi è passato in testa miliardi di volte ma che non ho mai compreso e afferrato al cento per cento.
Ho da poco realizzato tante cose e ho da poco avuto una grande delusione.
Ma sapete che c'è?
C'è che mi sento tranquilla, serena, nonostante tutto. C'è che i nervi sono passati, c'è che non me ne frega più niente. C'è che questa volte forse ho capito veramente cosa devo fare, come mi devo comportare.
Chissà, magari è la volta buona...
(A te che stai leggendo questo post... chiedo scusa per il grande ermetismo!)
Iscriviti a:
Post (Atom)