Circa un'ora fa mi sono resa conto di non avere niente di commestibile in casa. Solitamente i fuori sede hanno sempre almeno una scatoletta di tonno nascosta in qualche oscuro angolo della dispensa, ma io questa volta non avevo neanche quella! Peggio ancora, mi sono resa conto che domani è festa e che dopodomani è domenica, ergo: i negozi sono chiusi. Non mi è bastata la giornata passata in giro per il mondo, mi è toccato anche andar a fare la spesa. Caos infernale anche là. Quanto non sopporto la confusione ...
Non ho nessun progetto per il fine settimana. Tutti mi augurano "buon weekend", buon "primo maggio": io ringrazio, ricambio e penso che il mio sarà un fine settimana come tanti altri.
"Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va in corsa, è un'avventura ricostruire se stesse. La più grande.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."
(Donne in Rinascita - D. Cugia)
venerdì 30 aprile 2010
giovedì 29 aprile 2010
Alla fermata dell'autobus
"è piovuto il caldo, ha squarciato il cielo …"
Ore 15.50. Temperatura: 33 gradi, caldo insopportabile. Fermata dell’autobus, la stessa dove solitamente incontro la gente più strana. E infatti anche oggi la fortuna è stata dalla mia parte.
Mi si siede accanto una donna, uno strano soggetto. Nonostante il caldo, è vestita molto pesante. Indossa dei jeans scuri, un maglione spesso, ha una giacca trapuntata legata in vita, in testa un cappello beige di velluto a costine e ai piedi dei grossi scarponi. Sentivo caldo solo a guardarla, infatti ho cercato di distogliere l’attenzione dal suo abbigliamento.
A quanto pare però la stranezza di quella persona non si limitava al vestiario, era stravagante anche negli atteggiamenti. Infatti ad un certo punto ha iniziato a togliersi le scarpe, pensavo avesse dentro qualcosa che le desse fastidio, tipo un sassolino. Invece le davano fastidio le calze. Se l’è tolte, prima un piede e poi l’altro. Si è rimessa gli scarponi scuri, ha legato i lacci, ha sbattuto le mani come per togliersi della polvere da dosso e poi ha deciso di deporre accuratamente le calze bianche (di lana suppongo) sulla panchina nello spazio che c’era tra lei e me. Non mi è mai capitata una cosa del genere.
Poi, come se non bastasse, si è messa a parlare al telefono. Il verbo “parlare” però è improprio. Urlava proprio, ma non era arrabbiata, era tranquilla. Sarà stato il suo modo solito di conversare con le persone. Le ipotesi sono due: o ha il tono di voce troppo alto, oppure stava parlando con qualcuno che si trovava dall’altra parte del mondo, pensando che se avesse urlato, il suo interlocutore l’avrebbe sentita meglio.
I miei viaggi sono sempre animati da strani soggetti, una volta mi è capitato un uomo distinto, vestito bene, con un bel portamento che all’improvviso si è messo a saltellare per tutta la fermata. A volte mi capitano i soggetti perennemente incerti sul numero dell’autobus, sull’orario di partenza o di arrivo, oppure quelli che per ingannare il tempo si mettono a parlare del più o del meno (argomento preferito, soprattutto dalle anziane signore, sono le previsioni meteo: o troppo caldo o troppo freddo). Un’altra volta una ragazza mi ha mollato in braccio un bambino piccolissimo (non avrà avuto neanche un anno) dicendomi che doveva andare a comprare il biglietto. Menomale che non ha iniziato a piangere.
Ore 15.50. Temperatura: 33 gradi, caldo insopportabile. Fermata dell’autobus, la stessa dove solitamente incontro la gente più strana. E infatti anche oggi la fortuna è stata dalla mia parte.
Mi si siede accanto una donna, uno strano soggetto. Nonostante il caldo, è vestita molto pesante. Indossa dei jeans scuri, un maglione spesso, ha una giacca trapuntata legata in vita, in testa un cappello beige di velluto a costine e ai piedi dei grossi scarponi. Sentivo caldo solo a guardarla, infatti ho cercato di distogliere l’attenzione dal suo abbigliamento.
A quanto pare però la stranezza di quella persona non si limitava al vestiario, era stravagante anche negli atteggiamenti. Infatti ad un certo punto ha iniziato a togliersi le scarpe, pensavo avesse dentro qualcosa che le desse fastidio, tipo un sassolino. Invece le davano fastidio le calze. Se l’è tolte, prima un piede e poi l’altro. Si è rimessa gli scarponi scuri, ha legato i lacci, ha sbattuto le mani come per togliersi della polvere da dosso e poi ha deciso di deporre accuratamente le calze bianche (di lana suppongo) sulla panchina nello spazio che c’era tra lei e me. Non mi è mai capitata una cosa del genere.
Poi, come se non bastasse, si è messa a parlare al telefono. Il verbo “parlare” però è improprio. Urlava proprio, ma non era arrabbiata, era tranquilla. Sarà stato il suo modo solito di conversare con le persone. Le ipotesi sono due: o ha il tono di voce troppo alto, oppure stava parlando con qualcuno che si trovava dall’altra parte del mondo, pensando che se avesse urlato, il suo interlocutore l’avrebbe sentita meglio.
I miei viaggi sono sempre animati da strani soggetti, una volta mi è capitato un uomo distinto, vestito bene, con un bel portamento che all’improvviso si è messo a saltellare per tutta la fermata. A volte mi capitano i soggetti perennemente incerti sul numero dell’autobus, sull’orario di partenza o di arrivo, oppure quelli che per ingannare il tempo si mettono a parlare del più o del meno (argomento preferito, soprattutto dalle anziane signore, sono le previsioni meteo: o troppo caldo o troppo freddo). Un’altra volta una ragazza mi ha mollato in braccio un bambino piccolissimo (non avrà avuto neanche un anno) dicendomi che doveva andare a comprare il biglietto. Menomale che non ha iniziato a piangere.
mercoledì 28 aprile 2010
Questo inverno, in un “pomeriggio spompo di domenica” (per dirla alla Ligabue) non avendo niente da fare (o forse, non avendo VOGLIA di fare niente), ho acceso la tv e mi sono messa a guardare uno di quei programmi leggeri (per non definirli in altro modo) che trasmettono di pomeriggio su canale cinque.
In studio c’era un uomo che raccontava la sua storia. Avrà avuto una sessantina di anni (presumo, anche se solitamente mi sbaglio sempre con l’età: o do di più o di meno), aveva un bel portamento e parlava proprio bene. Era un barbone. Ma non aveva alle spalle nessun tipo di storia tipica dei barboni, nessuna moglie lo aveva lasciato, nessuna crisi economica, niente di tutto ciò. Semplicemente aveva scelto di diventare barbone.
Diceva che viveva in stazione, che fumava molto e che spesso insegnava dei “trucchi del mestiere” ad altre persone che si ritrovavano nelle sue condizioni. Teneva molto alla pulizia, diceva che la mattina si svegliava molto presto per andare a lavarsi nei bagni della stazione, prima però dell’arrivo dei vari pendolari diretti a lavoro, così “impacciava” poco e nessuno si lamentava. Contava molto sull’aspetto esteriore, diceva che bisogna sempre cercare di essere decenti, anche in quelle condizioni.
Diceva che a lui non importa mangiare, gli basta fare una buona colazione la mattina e mangiare qualcosa di sera. A quanto pare la colazione gli viene offerta proprio ogni mattina, sempre da una persona diversa. A volte deve insistere perché non gliela offrano.
Mi ha colpito tanto una cosa che ha detto. Lui prima era ricco (lo sarebbe tuttora), però ha capito che i soldi non gli servono a niente, soprattutto non gli servono per dargli la felicità. Ha detto che una strada si può percorrere con una bella macchina, su un motorino, con una bicicletta. Però, per vedere la bellezza dei fiori che nascono, quella strada bisogna percorrerla a piedi. Solo se sei a piedi noti certe cose. Quando hai tutto, non ci fai caso. E ha ragione!
Di questa persona ammiro il coraggio, credo che in pochi siano capaci di mandare a quel paese tutto quello che hanno per decidere di vivere peggio, senza le comodità di sempre (comodità a volte sicuramente inutili). Di solito si cerca di migliorare la propria condizione di vita, mai di peggiorarla. E la cosa brutta è che si vuole migliorare e avere sempre di più proprio quando si ha veramente tutto per essere felici.
In studio c’era un uomo che raccontava la sua storia. Avrà avuto una sessantina di anni (presumo, anche se solitamente mi sbaglio sempre con l’età: o do di più o di meno), aveva un bel portamento e parlava proprio bene. Era un barbone. Ma non aveva alle spalle nessun tipo di storia tipica dei barboni, nessuna moglie lo aveva lasciato, nessuna crisi economica, niente di tutto ciò. Semplicemente aveva scelto di diventare barbone.
Diceva che viveva in stazione, che fumava molto e che spesso insegnava dei “trucchi del mestiere” ad altre persone che si ritrovavano nelle sue condizioni. Teneva molto alla pulizia, diceva che la mattina si svegliava molto presto per andare a lavarsi nei bagni della stazione, prima però dell’arrivo dei vari pendolari diretti a lavoro, così “impacciava” poco e nessuno si lamentava. Contava molto sull’aspetto esteriore, diceva che bisogna sempre cercare di essere decenti, anche in quelle condizioni.
Diceva che a lui non importa mangiare, gli basta fare una buona colazione la mattina e mangiare qualcosa di sera. A quanto pare la colazione gli viene offerta proprio ogni mattina, sempre da una persona diversa. A volte deve insistere perché non gliela offrano.
Mi ha colpito tanto una cosa che ha detto. Lui prima era ricco (lo sarebbe tuttora), però ha capito che i soldi non gli servono a niente, soprattutto non gli servono per dargli la felicità. Ha detto che una strada si può percorrere con una bella macchina, su un motorino, con una bicicletta. Però, per vedere la bellezza dei fiori che nascono, quella strada bisogna percorrerla a piedi. Solo se sei a piedi noti certe cose. Quando hai tutto, non ci fai caso. E ha ragione!
Di questa persona ammiro il coraggio, credo che in pochi siano capaci di mandare a quel paese tutto quello che hanno per decidere di vivere peggio, senza le comodità di sempre (comodità a volte sicuramente inutili). Di solito si cerca di migliorare la propria condizione di vita, mai di peggiorarla. E la cosa brutta è che si vuole migliorare e avere sempre di più proprio quando si ha veramente tutto per essere felici.
martedì 27 aprile 2010
Si può fare
Finalmente, dopo una settimana di silenzio, posso tornare a scrivere e aggiornare il blog. Questo fine settimana ho visto un sacco di film, quattro per l’esattezza. Tutti belli! A poco a poco parlerò di ognuno.
Voglio cominciare con “Si può fare”, un film che secondo me dovrebbero vedere tutti. L’ho visto la prima volta questo autunno, su suggerimento di mia sorella (è lei che mi fa conoscere i film più belli, quelli che mi rimangono nel cuore) e l’altra sera mi sono messa a riguardarlo. Sullo stesso genere, c’è anche la fiction andata in onda su rai uno qualche mese fa, sulla storia di Basaglia. “C’era una volta la città dei matti”
Il protagonista è Nello, un sindacalista che da un giorno all’altro si trova a dirigere una cooperativa sociale formata da “matti”. Quando li conosce, effettivamente, sono così: sono dei malati mentali, con mille problemi. Passano le giornate in una stanza, ad incollare francobolli per il comune o ad attaccare i bollini dei prezzi dei prodotti Coop, tutti chiusi nel proprio mondo. Ognuno di loro ha una storia alle spalle, delle paure, delle ossessioni. Alcuni sono anche violenti, altri invece non hanno neanche le forze per esserlo, a causa dei farmaci somministrati, che li portano ad andare a letto, esausti, alle sette di sera. Ma hanno anche dei desideri, un minimo di voglia di cambiare, di migliorare, di essere padroni delle cose che fanno.
All’arrivo di Nello c’è una rivoluzione, lui riesce a cambiare le cose, non senza le critiche di tutti quanti. Riesce a mettere su una cooperativa funzionante ed efficiente al 100%, dove tutti (ma proprio tutti), vengono coinvolti. Ad ogni loro proposta, Nello risponde”si può fare”. Forse è questo il segreto: non tarpare le ali ai desideri e ai sogni delle persone, anche se magari realizzarli diventa più difficile del solito.
Infatti riesce a cambiarli, riesce a far tornare loro il sorriso sulle labbra, la voglia di fare, di sentirsi realizzati, nonostante il pregiudizio di tutti, gente comuni e dottori, per i quali queste persone hanno solo “l’inferno dentro” e niente più.
“Ci chiamiamo Cooperativa 180, in onore della legge Basaglia che, come sa, chiude i manicomi, libera i matti, così, se le famiglie se li riprendono, impazziscono anche loro. E se non se li riprendono questi che fanno? Nessuno lo sa. Io ho fondato la cooperativa per occuparne qualcuno, ma non ho tempo di starle dietro. In manicomio ne ho altri 150, che nessuno vuole.”
“Ci siamo abbracciati, ci siamo amati. Abbiamo fatto una bambina”
“Che bella storia, e come si chiama questa bambina?”
“Non lo so, perché me l’hanno portata via, me l’hanno! Non l’ho mai vista la mia bambina”
“Loro che ti votano contro è la tua vittoria più bella, non te ne sei reso conto eh?”
Voglio cominciare con “Si può fare”, un film che secondo me dovrebbero vedere tutti. L’ho visto la prima volta questo autunno, su suggerimento di mia sorella (è lei che mi fa conoscere i film più belli, quelli che mi rimangono nel cuore) e l’altra sera mi sono messa a riguardarlo. Sullo stesso genere, c’è anche la fiction andata in onda su rai uno qualche mese fa, sulla storia di Basaglia. “C’era una volta la città dei matti”
Il protagonista è Nello, un sindacalista che da un giorno all’altro si trova a dirigere una cooperativa sociale formata da “matti”. Quando li conosce, effettivamente, sono così: sono dei malati mentali, con mille problemi. Passano le giornate in una stanza, ad incollare francobolli per il comune o ad attaccare i bollini dei prezzi dei prodotti Coop, tutti chiusi nel proprio mondo. Ognuno di loro ha una storia alle spalle, delle paure, delle ossessioni. Alcuni sono anche violenti, altri invece non hanno neanche le forze per esserlo, a causa dei farmaci somministrati, che li portano ad andare a letto, esausti, alle sette di sera. Ma hanno anche dei desideri, un minimo di voglia di cambiare, di migliorare, di essere padroni delle cose che fanno.
All’arrivo di Nello c’è una rivoluzione, lui riesce a cambiare le cose, non senza le critiche di tutti quanti. Riesce a mettere su una cooperativa funzionante ed efficiente al 100%, dove tutti (ma proprio tutti), vengono coinvolti. Ad ogni loro proposta, Nello risponde”si può fare”. Forse è questo il segreto: non tarpare le ali ai desideri e ai sogni delle persone, anche se magari realizzarli diventa più difficile del solito.
Infatti riesce a cambiarli, riesce a far tornare loro il sorriso sulle labbra, la voglia di fare, di sentirsi realizzati, nonostante il pregiudizio di tutti, gente comuni e dottori, per i quali queste persone hanno solo “l’inferno dentro” e niente più.
“Ci chiamiamo Cooperativa 180, in onore della legge Basaglia che, come sa, chiude i manicomi, libera i matti, così, se le famiglie se li riprendono, impazziscono anche loro. E se non se li riprendono questi che fanno? Nessuno lo sa. Io ho fondato la cooperativa per occuparne qualcuno, ma non ho tempo di starle dietro. In manicomio ne ho altri 150, che nessuno vuole.”
“Ci siamo abbracciati, ci siamo amati. Abbiamo fatto una bambina”
“Che bella storia, e come si chiama questa bambina?”
“Non lo so, perché me l’hanno portata via, me l’hanno! Non l’ho mai vista la mia bambina”
“Loro che ti votano contro è la tua vittoria più bella, non te ne sei reso conto eh?”
martedì 20 aprile 2010
Happy
Oggi sono felice senza motivo! Bello quando è così! :-) Sarà l'influenza del bellissimo sole di questa giornata...
Oggi ho avuto modo di fare un giretto alla segreteria studenti della mia facoltà. Per gli infallibili (!) sistemi tecnologici di registrazione esami (di cui la mia università si avvale e non fa altro che vantarsi di ciò) dovrei ancora fare un esame che in realtà ho dato più di due mesi fa. Su internet non mi risulta nè voto, nè altro. Benedetto libretto universitario cartaceo, menomale che ci sei!
In realtà non ho risolto nulla, in segreteria non sono capaci di risolvere i problemi in poco tempo. Si stanno attrezzando però, così dicono.
Mi sono vendicata della loro non-competenza solo due ore dopo, compilando a lezione un sondaggio sull'efficienza delle segreterie. Ah, quanto ho goduto!
A lezione ho conosciuto una ragazza: se ne stava seduta da sola in un angolo, si vedeva che non conosceva nessuno (anche perchè nel mio corso ci conosciamo tutti ormai). E infatti è qui da poco, siamo quasi "conterranee", il che non può farmi che piacere. In due anni avrò conosciuto solo due persone della mia stessa terra.
Questa ragazza mi ha ricordato il mio primo giorno all'università: non conoscevo nessuno, non capivo un cavolo di quello che il prof spiegava. Mi guardavo intorno e vedevo facce sconosciutissime, sentivo accenti diversissimi dal mio, avrei voluto scappare!
Poi per fortuna è andata meglio... Sta tutto nell'abituarsi.
Comunque mi ha fatto bene parlare con lei, mi ha aumentato il buon umore! :-)
Oggi ho avuto modo di fare un giretto alla segreteria studenti della mia facoltà. Per gli infallibili (!) sistemi tecnologici di registrazione esami (di cui la mia università si avvale e non fa altro che vantarsi di ciò) dovrei ancora fare un esame che in realtà ho dato più di due mesi fa. Su internet non mi risulta nè voto, nè altro. Benedetto libretto universitario cartaceo, menomale che ci sei!
In realtà non ho risolto nulla, in segreteria non sono capaci di risolvere i problemi in poco tempo. Si stanno attrezzando però, così dicono.
Mi sono vendicata della loro non-competenza solo due ore dopo, compilando a lezione un sondaggio sull'efficienza delle segreterie. Ah, quanto ho goduto!
A lezione ho conosciuto una ragazza: se ne stava seduta da sola in un angolo, si vedeva che non conosceva nessuno (anche perchè nel mio corso ci conosciamo tutti ormai). E infatti è qui da poco, siamo quasi "conterranee", il che non può farmi che piacere. In due anni avrò conosciuto solo due persone della mia stessa terra.
Questa ragazza mi ha ricordato il mio primo giorno all'università: non conoscevo nessuno, non capivo un cavolo di quello che il prof spiegava. Mi guardavo intorno e vedevo facce sconosciutissime, sentivo accenti diversissimi dal mio, avrei voluto scappare!
Poi per fortuna è andata meglio... Sta tutto nell'abituarsi.
Comunque mi ha fatto bene parlare con lei, mi ha aumentato il buon umore! :-)
lunedì 19 aprile 2010
Giornata... indefinita
Giornata indefinita.
Alle 8 il mio cellulare ha iniziato a cantarmi "I'm yours" (è una canzone molto dolce. L'ho impostata come suoneria per la sveglia. Forse era meglio evitare, tra qualche settimana finirò per odiare questa canzone), ho ritardato la sveglia all'infinito, finché alle 9.30 ho deciso di alzarmi dal letto. Diciamo che ha contribuito a farmi lasciare il letto anche il mio vicino di casa. E' formidabile sotto certi aspetti: odia quando io dormo e fa di tutto per tenermi sveglia.
Sento la centrifuga della sua lavatrice a mezzanotte, il rumore dell'aspirapolvere passato a giorni alterni sempre alla stessa ora, sento quando fa la doccia prima di andare a nanna (usa andare a dormire moooolto tardi), sento quando chiude le persiane della finestra...
Credo che comunque abbia un debole per l'ordine e per la pulizia. Un debole quasi maniacale. Eppure non l'ho mai visto in faccia, non so chi sia. So che è un ragazzo (ho visto il nome nel citofono)e la cosa mi incuriosisce ancora di più: non ho mai conosciuto un ragazzo "amante della pulizia".
Una volta, a metà gennaio (ricordo che era un pomeriggio freddissimo, io ero alle prese con il diritto privato, in crisi pre esame), stava scassinando la serratura della mia porta di casa. Mi ha fatto prendere un enorme spavento. Aveva praticamente sbagliato piano. Ma in quell'occasione non l'ho visto, ho lasciato che fosse la mia coinquilina a mandarlo a quel paese.
Tornando a me...
Ho letto i vari messagi di buongiorno e ho risposto ancora in catalessi. Poi mi sono preparata un bel caffè e ho aspettato che la caffeina iniziasse a circolare nelle mie vene per mettermi a studiare.
Tre ore tra diritto commerciale e diritto internazionale, anche se in realtà il livello di concentrazione era alquanto basso.
Per il resto, di pomeriggio sono stata all'università, a lezione. Il prof aveva perso la cognizione del tempo, non finiva più di spiegare: è andato oltre le tre ore di lezione.
In generale mi piace andare a lezione. Certo i prof che riescono ad attirare l'attenzione sono veramente pochi e soprattutto spiegano la metà delle cose che poi vogliono sentirsi dire all'esame. Ma nonostante questo vado con piacere: mi piace prendere appunti, vedere i miei colleghi.
Oggi però sono stata più silenziosa del solito.
Stasera sono a casa, a sbirciare Montalbano e a scrivere. Avrei voluto guardare "Chi l'ha visto" ma non è stato possibile: a quanto pare mette ansia solo sentire la sigla iniziale...
Invece a me piace come programma!
Bon, non ho altro da dire. Il vicino ha chiuso le persiane (l'avevo detto che è tempestivo). Dovrò cercargli un soprannome.
Alle 8 il mio cellulare ha iniziato a cantarmi "I'm yours" (è una canzone molto dolce. L'ho impostata come suoneria per la sveglia. Forse era meglio evitare, tra qualche settimana finirò per odiare questa canzone), ho ritardato la sveglia all'infinito, finché alle 9.30 ho deciso di alzarmi dal letto. Diciamo che ha contribuito a farmi lasciare il letto anche il mio vicino di casa. E' formidabile sotto certi aspetti: odia quando io dormo e fa di tutto per tenermi sveglia.
Sento la centrifuga della sua lavatrice a mezzanotte, il rumore dell'aspirapolvere passato a giorni alterni sempre alla stessa ora, sento quando fa la doccia prima di andare a nanna (usa andare a dormire moooolto tardi), sento quando chiude le persiane della finestra...
Credo che comunque abbia un debole per l'ordine e per la pulizia. Un debole quasi maniacale. Eppure non l'ho mai visto in faccia, non so chi sia. So che è un ragazzo (ho visto il nome nel citofono)e la cosa mi incuriosisce ancora di più: non ho mai conosciuto un ragazzo "amante della pulizia".
Una volta, a metà gennaio (ricordo che era un pomeriggio freddissimo, io ero alle prese con il diritto privato, in crisi pre esame), stava scassinando la serratura della mia porta di casa. Mi ha fatto prendere un enorme spavento. Aveva praticamente sbagliato piano. Ma in quell'occasione non l'ho visto, ho lasciato che fosse la mia coinquilina a mandarlo a quel paese.
Tornando a me...
Ho letto i vari messagi di buongiorno e ho risposto ancora in catalessi. Poi mi sono preparata un bel caffè e ho aspettato che la caffeina iniziasse a circolare nelle mie vene per mettermi a studiare.
Tre ore tra diritto commerciale e diritto internazionale, anche se in realtà il livello di concentrazione era alquanto basso.
Per il resto, di pomeriggio sono stata all'università, a lezione. Il prof aveva perso la cognizione del tempo, non finiva più di spiegare: è andato oltre le tre ore di lezione.
In generale mi piace andare a lezione. Certo i prof che riescono ad attirare l'attenzione sono veramente pochi e soprattutto spiegano la metà delle cose che poi vogliono sentirsi dire all'esame. Ma nonostante questo vado con piacere: mi piace prendere appunti, vedere i miei colleghi.
Oggi però sono stata più silenziosa del solito.
Stasera sono a casa, a sbirciare Montalbano e a scrivere. Avrei voluto guardare "Chi l'ha visto" ma non è stato possibile: a quanto pare mette ansia solo sentire la sigla iniziale...
Invece a me piace come programma!
Bon, non ho altro da dire. Il vicino ha chiuso le persiane (l'avevo detto che è tempestivo). Dovrò cercargli un soprannome.
sabato 17 aprile 2010
Io e Marley
Stasera ho visto "Io e Marley"... Che film! Mi sono commossa tantissimo guardandolo, soprattutto alla fine. Ed era da anni che non piangevo guardando un film. Fortuna che non c'era nessuno nei paraggi: odio essere vista mentre piango
Solitamente, quando un film mi piace particolarmente,mi viene voglia di riguardarlo. Con questo però credo sia diverso: non penso che lo riguarderò altre volte, è troppo triste.
La frase più bella, secondo me, è l'ultima battuta del film:
"Un cane non se ne fa niente di macchine costose, case grandi o vestiti firmati. Un bastone marcio per lui è sufficiente. A un cane non importa se sei ricco o povero, brillante o imbranato, intelligente o stupido. Se gli dai il tuo cuore, lui ti darà il suo. Di quante persone si può dire lo stesso? Quante persone ti fanno sentire unico, puro, speciale? Quante persone possono farti sentire straordinario?"
... Niente di più vero! (Cane o gatto che sia)
Solitamente, quando un film mi piace particolarmente,mi viene voglia di riguardarlo. Con questo però credo sia diverso: non penso che lo riguarderò altre volte, è troppo triste.
La frase più bella, secondo me, è l'ultima battuta del film:
"Un cane non se ne fa niente di macchine costose, case grandi o vestiti firmati. Un bastone marcio per lui è sufficiente. A un cane non importa se sei ricco o povero, brillante o imbranato, intelligente o stupido. Se gli dai il tuo cuore, lui ti darà il suo. Di quante persone si può dire lo stesso? Quante persone ti fanno sentire unico, puro, speciale? Quante persone possono farti sentire straordinario?"
... Niente di più vero! (Cane o gatto che sia)
martedì 13 aprile 2010
Generazione mille euro
Il protagonista è Matteo Moretti, un quasi trentenne, con un lavoro precario neanche di suo gradimento. Guadagna 1000 euro al mese per fare qualcosa che non gli piace e che non avrebbe certo voluto fare. Il film si apre con lui nel letto a dormire, pensando a quando da piccolo gli piaceva fantasticare su cosa sarebbe diventato da grande. Immaginava di svegliarsi la mattina su un grande letto, col sottofondo della sua canzone preferita e soprattutto col bacio della sua amata. Invece niente è così: abita in una casa fatiscente con altre due persone, con un pavimento- botola e un soffitto da cui cola acqua. E soprattutto, il suo dolce risveglio non sono le note della sua canzone preferita, ma il tunz tunz della musica del suo vicino di stanza, non c’è neanche il bacio della sua ragazza, ma le urla di protesta del suo coinquilino (che dorme nel suo letto perché la sua stanza è allagata!) che alle dieci del mattino vuole ancora dormire …
“Poi sono diventato grande per davvero, e allora ho smesso di fantasticare … e soprattutto ho imparato l’unica cosa che so della vita: i sogni ad occhi aperti sono una gran cazzata!”
“L’unico lusso che mi concedo è non solo non credere nei sogni ad occhi aperti, ma non credere neppure nella realtà. È semplice e ti rende possibile sopravvivere. Quello che mi succede, non mi riguarda. Tutto qua.”
“Questa è l’unica epoca della storia dell’umanità in cui c’è gente che torna in Molise!”
“Guarda che se vuoi trovare un lavoro, mica funziona così! Funziona come questa cena: non è che puoi pensare a una cosa che ti piace e sperare di trovarla nel frigo, perché hai pochissime possibilità di trovarla, diciamo … un 3% scarso! Tu devi invertire le azioni: apri il frigo, trovi il tonno e ti convinci che il tonno è esattamente quello di cui avevi voglia. Penne lisce con la ricotta? È il mio piatto preferito!”
“Hai presente il concorso all’università? Il sogno della mia vita (…) L’ha vinto uno di Verona, nipote di un senatore pare … Comunque, questo altro anno ce ne sarà un altro e io ci riprovo! Finiranno prima o poi sti cazzo di nipoti …..”
“Il mio nome è Matteo Moretti, ho 31 anni e sono un precario. Do ripetizioni di matematica, lavoro part-time nello studio di un commercialista e correggo bozze per una rivista scientifica. Non so se mi rinnoveranno il contratto, non so cosa farò tra sei mesi, non ho idea di quale sarà il mio futuro. Guadagno in tutto 940 euro al mese”
Alla fine del film la situazione economica di Matteo non è di molto cambiata, non è migliorata, non sa ancora cosa farà domani, però è più tranquillo, è più sorridente. Sapete perché? Perché la mattina, quando si sveglia non si ritrova più sotto una catapecchia,ma è in una casa migliore, più bella di quella di prima. Non c’è il tunz tunz dell’amico, ma la dolce melodia di una bellissima canzone. E soprattutto, non ci sono proprio le urla del suo coinquilino a dargli il buongiorno, ma il bacio della sua cara amata.
Un bel film, mi è piaciuto tanto. Primo perché non si poteva trovare titolo migliore, ormai questa è veramente la generazione 1000 euro! Che poi, mille euro se ti va bene, altrimenti neanche quelli! Poi gli attori sono bravi, alcune battute veramente formidabili. E la morale della storia è che certamente i soldi ti aiutano a star meglio, ti permettono un tenore di vita migliore, ma in fin dei conti quello che è veramente importante è avere accanto una persona fantastica, quella che ami. In fondo la felicità è fatta di piccole cose. Come al mattino un bacio di buongiorno.
“Poi sono diventato grande per davvero, e allora ho smesso di fantasticare … e soprattutto ho imparato l’unica cosa che so della vita: i sogni ad occhi aperti sono una gran cazzata!”
“L’unico lusso che mi concedo è non solo non credere nei sogni ad occhi aperti, ma non credere neppure nella realtà. È semplice e ti rende possibile sopravvivere. Quello che mi succede, non mi riguarda. Tutto qua.”
“Questa è l’unica epoca della storia dell’umanità in cui c’è gente che torna in Molise!”
“Guarda che se vuoi trovare un lavoro, mica funziona così! Funziona come questa cena: non è che puoi pensare a una cosa che ti piace e sperare di trovarla nel frigo, perché hai pochissime possibilità di trovarla, diciamo … un 3% scarso! Tu devi invertire le azioni: apri il frigo, trovi il tonno e ti convinci che il tonno è esattamente quello di cui avevi voglia. Penne lisce con la ricotta? È il mio piatto preferito!”
“Hai presente il concorso all’università? Il sogno della mia vita (…) L’ha vinto uno di Verona, nipote di un senatore pare … Comunque, questo altro anno ce ne sarà un altro e io ci riprovo! Finiranno prima o poi sti cazzo di nipoti …..”
“Il mio nome è Matteo Moretti, ho 31 anni e sono un precario. Do ripetizioni di matematica, lavoro part-time nello studio di un commercialista e correggo bozze per una rivista scientifica. Non so se mi rinnoveranno il contratto, non so cosa farò tra sei mesi, non ho idea di quale sarà il mio futuro. Guadagno in tutto 940 euro al mese”
Alla fine del film la situazione economica di Matteo non è di molto cambiata, non è migliorata, non sa ancora cosa farà domani, però è più tranquillo, è più sorridente. Sapete perché? Perché la mattina, quando si sveglia non si ritrova più sotto una catapecchia,ma è in una casa migliore, più bella di quella di prima. Non c’è il tunz tunz dell’amico, ma la dolce melodia di una bellissima canzone. E soprattutto, non ci sono proprio le urla del suo coinquilino a dargli il buongiorno, ma il bacio della sua cara amata.
Un bel film, mi è piaciuto tanto. Primo perché non si poteva trovare titolo migliore, ormai questa è veramente la generazione 1000 euro! Che poi, mille euro se ti va bene, altrimenti neanche quelli! Poi gli attori sono bravi, alcune battute veramente formidabili. E la morale della storia è che certamente i soldi ti aiutano a star meglio, ti permettono un tenore di vita migliore, ma in fin dei conti quello che è veramente importante è avere accanto una persona fantastica, quella che ami. In fondo la felicità è fatta di piccole cose. Come al mattino un bacio di buongiorno.
lunedì 12 aprile 2010
underground

In questo momento mi servirebbero un abbraccio di una mia amica, una pacca sulla spalla, qualche parola di incoraggiamento... Bpnjour tristesse!
Oggi ho fatto 40 minuti di tragitto per andare all'università scoprendo (due secondi prima di arrivare in facoltà)che il prof mancava. Per cui mi sono data al giretto "ammazzatempo" da Zara, da Scooter e da Scout. E ho "perso" un pomeriggio intero.
Stasera pasta al pesto, Un posto al sole (lo seguo da quando avevo sette anni) e tra un po' "Generazione mille euro": direi che è il film più adatto.....
Domani scriverò le mie impressioni su questo film...spero che non mi deluda e che mi risollevi il morale attualmente underground. -.-
Bonne nuit à tout le Monde
Questione di... pianeti!
Ieri Paolo Fox, nella classifica settimanale dei segni zodiacali, mi ha messo al secondo posto. Dice che mi aspetta un bel periodo, una bella settimana.
Mi piace seguire l'oroscopo, sentire cosa si dice sul mio segno. Non sono certo fissata però! Se l'oroscopo mi dice di non uscire, certamente non sto a casa perchè me l'ha detto lui, per intenderci. Al riguardo Fox dice "Non credete all'oroscopo, ma verificatelo!" Lo ripete SEMPRE! E ha ragione! Non bisogna crederci ciecamente, bisogna ascoltarlo per "passatempo", sentire che dice, aspettare e poi vedere se effettivamente ci ha preso. In fondo l'oroscopo si basa solo sugli effetti che il passaggio dei pianeti possono avere sulle persone nate in un certo periodo...
A volte devo dire che mi sorprende! Una volta il mio segno era all'ultimo posto... e quella settimana mi hanno rubato la borsa! :-( Un'altra volta ancora mi è andato male l'esame, sempre quando ero all'ultimo posto! Coincidenze? Boh! Fatto sta che mi diverto a sentirlo e ad immaginare per qualche secondo come sarà la settimana in virtù di quello che ha detto.
Ma se non verifico niente di quello che dice Fox, giuro che "cambio" astrologo! Ahah! :-D
Mi piace seguire l'oroscopo, sentire cosa si dice sul mio segno. Non sono certo fissata però! Se l'oroscopo mi dice di non uscire, certamente non sto a casa perchè me l'ha detto lui, per intenderci. Al riguardo Fox dice "Non credete all'oroscopo, ma verificatelo!" Lo ripete SEMPRE! E ha ragione! Non bisogna crederci ciecamente, bisogna ascoltarlo per "passatempo", sentire che dice, aspettare e poi vedere se effettivamente ci ha preso. In fondo l'oroscopo si basa solo sugli effetti che il passaggio dei pianeti possono avere sulle persone nate in un certo periodo...
A volte devo dire che mi sorprende! Una volta il mio segno era all'ultimo posto... e quella settimana mi hanno rubato la borsa! :-( Un'altra volta ancora mi è andato male l'esame, sempre quando ero all'ultimo posto! Coincidenze? Boh! Fatto sta che mi diverto a sentirlo e ad immaginare per qualche secondo come sarà la settimana in virtù di quello che ha detto.
Ma se non verifico niente di quello che dice Fox, giuro che "cambio" astrologo! Ahah! :-D
sabato 10 aprile 2010
Giuro solennemente che...
Ho il vago sospetto che il tempo stia peggiorando piano piano. Eppure oggi era proprio una bella giornata di sole.
Il mio sabato sera è alquanto casalingo (che novità!): filmettino e kebab sudato fino all'ultima mollica di pane arabo: per farmelo preparare ho dovuto fare una fila di circa mezz'ora!
Stasera ho visto "L'ultimo bacio". A dir la verità, ho visto a gennaio al cinema "Baciami ancora", senza aver visto il primo. Ho fatto tutto al contrario quindi.
Piano piano mi sto riabituando alla vita di sempre, ma credo che realizzerò in pieno di essere tornata solo lunedì pomeriggio quando andrò a lezione. Almeno oggi sono riuscita a studiare un bel po', cosa veramente molto positiva.
Per il resto, sono uscita a fare la spesa di pomeriggio. Il sabato pomeriggio c'è un caos totale in giro: la strada dove abito è piena di gente: adolescenti, universitari, adulti, macchine a non finire, autobus... Se non sapessi precisamente in che giorno della settimana sono, me ne accorgerei soltanto guardando fuori dalla finestra.
Devo dire che in questi quindici giorni non è cambiato nulla: negozi di sempre, gente di sempre, cassiere siciliano di sempre, caos di sempre.
Ho appena riletto il post: oggi sono altamente noiosa. Ma non è colpa mia, è colpa della giornata. Giuro solennemente che da lunedì ricomincerò a vivere come si deve e sarò più attiva. Lo giuro!
Il mio sabato sera è alquanto casalingo (che novità!): filmettino e kebab sudato fino all'ultima mollica di pane arabo: per farmelo preparare ho dovuto fare una fila di circa mezz'ora!
Stasera ho visto "L'ultimo bacio". A dir la verità, ho visto a gennaio al cinema "Baciami ancora", senza aver visto il primo. Ho fatto tutto al contrario quindi.
Piano piano mi sto riabituando alla vita di sempre, ma credo che realizzerò in pieno di essere tornata solo lunedì pomeriggio quando andrò a lezione. Almeno oggi sono riuscita a studiare un bel po', cosa veramente molto positiva.
Per il resto, sono uscita a fare la spesa di pomeriggio. Il sabato pomeriggio c'è un caos totale in giro: la strada dove abito è piena di gente: adolescenti, universitari, adulti, macchine a non finire, autobus... Se non sapessi precisamente in che giorno della settimana sono, me ne accorgerei soltanto guardando fuori dalla finestra.
Devo dire che in questi quindici giorni non è cambiato nulla: negozi di sempre, gente di sempre, cassiere siciliano di sempre, caos di sempre.
Ho appena riletto il post: oggi sono altamente noiosa. Ma non è colpa mia, è colpa della giornata. Giuro solennemente che da lunedì ricomincerò a vivere come si deve e sarò più attiva. Lo giuro!
venerdì 9 aprile 2010

Tornata!
Viaggio noioso, lungo, stancante. Ieri sera sono uscita di casa alle 19.30. Stamattina ho messo piede in casa alle 9.50.
Appena ho aperto la porta di casa il mio sguardo (casualmente) è caduto sulla torre dei libri delle materie da dare. Saranno state allucinazioni, sarà stata la stanchezza del viaggio, ma mi è parsa più alta del solito. Help! Ma forse ho capito: sono i sensi di colpa per aver fatto poco (qualcosina l'ho anche fatta!) durante le vacanze! Ma se si chiamano "vacanze" un motivc ci sarà...
Per il resto, ho passato quasi tutta la giornata a dormire. Mi pare giusto dopo una notte insonne. E ora sorge il problemone: riuscirò a chiuder occhio stanotte?
Ai posteri l'ardua sentenza.
Altro ENORME problema è quello del riadattarsi alla vita di ogni giorno: alle lezioni, agli autobus, allo S T U D I O, alle fotocopie, alle spese, alle non comodità di casa, a non avere la mammina che la mattina ti sveglia col caffè (spesso fa così, solitamente quando mi devo svegliare presto).
Proprio per buttarmi a capofitto nel ritorno alla vita universitaria, oggi avevo in progetto di andare comunque a lezione. Avevo Diritto Privato oomparato, dalle 2 alle 5. Ma non ce l'ho fatta, ero troppo stordita e sentivo in testa la voce insistente di mio padre che al telefono mi diceva "Non andare a lezione, RIPOSATI!".
Quindi ormai si torna lunedì.
Stasera invece, grazie a Facebook, ho sentito una mia vecchia compagna delle elementari. Non la vedo da quando avevo dieci anni. Mi ricordo che eravamo molto amiche ai tempi, ma finite le elementari lei si trasferì e non la vidi più da allora. Invece grazie a FB, lo scorso settembre l'ho ritrovata e l'ho aggiunta tra gli amici. Da allora ci sentiamo sporadicamente, ma stasera ci siamo messe a rievocare i tempi passati (mooolto passati).
Eh, quante cose sono cambiate da allora...
giovedì 8 aprile 2010
Teletrasporto cercasi
It's time to go! Vacanze finite: stasera si parte. La mia valigia (come sempre) pur essendo grande, sta per esplodere da aperta, figuriamoci da chiusa. Sempre se riuscirò a chiuderla. Cercasi diperatamente teletrasporto!!!!Adesso che sono finite, posso dire che le vacanze sono andate tutto sommato bene! Sono riuscita a fare tutto! Ce l'ho fatta a vedere tutti i miei amici e i miei parenti e ad andare nei posti soliti.
Stamattina ho concluso col cimitero! Ok, lo ammetto: è strano. Ma una passeggiata al cimitero mi fa riflettere molto.
Tra un po' ultimi saluti, poi operazione "chiusura valigia" e dopo via, si parte. Mi attendono lunghe ore di viaggio. Spero solo che passi in fretta. E che riesca a dormire almeno un'ora.
martedì 6 aprile 2010
6 Aprile 2009 - 6 Aprile 2010

6 Aprile 2009- 6 Aprile 2010.
E' passato un anno da quel tremendo terremoto che ha scosso L'Aquila e, di riflesso, l'Italia intera. Erano le 3.32, si avvicinava Pasqua, ma in pochi attimi c'è stato un vero e proprio inferno. E' bastato poco, pochi secondi, per rovinare la vita di tante persone. Le vittime sono state 308, i feriti circa 1600. Mi ricordo che guardavo i telegiornali senza dire parola, non riuscivo a fare un minimo commento su ciò che stava succedendo, mi sembrava troppo impossibile per essere vero.
Invece lo era. E come se lo era. Ho seguito i funerali sempre in tv, vedere quelle bare mi faceva venire i brividi. Quante vite, quanti sogni spezzati. Quante lacrime, quanta disperazione, quante ferite tra i cuori di quella gente costretta a subire tutto quello sfacelo senza poter fare niente.
Rimasi colpita dalla compostezza del dolore degli aquilani. Soffrivano e piangevano in silenzio, uno accanto all'altro. Li vedevo ben organizzati nelle tendopoli, ordinati, non ho mai sentito urla di protesta particolarmente "pesanti". Li ho ammirati per questo, per la loro infinita forza.
Nei giorni seguenti ho fatto un giro su youtube, ho cercato dei video sul terremoto, ne ho trovati parecchi. In alcuni si vedeva la violenza della scossa suelle cose: erano immagini riprese da telecamere di servizio. Si vedevano oggetti che cadevano all'improvviso, che si muovevano violentemente. Sembravano gli effetti speciali che vengono usati nei film.
Non ho visto solo questo genere di video, però. Mi sono soffermata particolarmente su quelli creati come omaggio, come ricordo delle vittime. Anche perchè sostengo che al di là della disperazione di aver perso una casa frutto magari di sacrifici di una vita intera, c'è un dolore decisamente peggiore, quello di chi ha perso un familiare, un amico, un conoscente. Le case si rifanno, bastano dei mattoni. Le persone no. Una volta che vanno via non c'è più nulla da fare.
Alcuni video mi hanno fatto venire i brividi. Li ho rivisti proprio stasera: è passato un anno, ma la sensazione è la stessa.
Mi hanno colpito in particolare dei video su una ragazza trovata morta sotto le macerie di casa sua insiema alla madre. Giorni dopo, all'ospedale, è morta anche la sorella.
Le piaceva cantare, nel video ci sono anche dei momenti canori. L'ho sentita, era veramente brava, aveva una voce a dir poco spettacolare.
L'ho guardata bene, nei movimenti, nell'espressione del suo viso, nei suoi sorrisi. Tutte le foto che ho visto ritraggono una ragazza solare. Aveva 22 anni, era nel pieno della sua giovinezza. Posso solo immaginare quanti sogni vivevano dietro quegli occhi. Magari avrebbe voluto continuare a cantare, chissa... forse l'avremmo vista fare i provini di X Factor, magari i suoi genitori sarebbero diventati nonni... E invece niente di tutto ciò.
Non aggiungo altro. Rivolgo solo un pensiero, una preghiera a chi non c'è più. E spero che chi è sopravvissuto trovi sempre la forza di andare avanti, pur avendo dentro un grande dolore.
lunedì 5 aprile 2010
Open air
Bellissima giornata. Pasquetta veramente deliziosa. Tempo ottimo: tiepido, un bel po' di sole: una giornata tipicamente primaverile.
Ho passato la pasquetta in campagna, in compagnia di mio padre e di altri parenti e amici. Eravamo in tutto 15. C'era anche una coppia di bulgari simpaticissimi che ad un certo punto si sono messi a ballare (benissimo) la canzone "Dragostea Din Tei".
Abbiamo cucinato un casino di roba (come succede sempre quando si riunisce mezzo parentato): ma il top è stata la carne grigliata... e le fragole (coltivate da uno dei miei cugini) *.* Io adoro le fragole! Come sempre non poteva neanche mancare il vino, anzi, i vini: dal fragolino a quelli fatti direttamente da noi.
Ho assistito anche questa volta al parto di una mia gatta: ha fatto ben cinque cuccioli. E' solita partorire sempre il giorno di Pasquetta e per questo, come da tradizione, anche quest'anno ha scodellato i suoi cuccioli.
La scorsa settimana aveva fatto una cucciolata un'altra gatta ancora: sei piccoli batuffoli di pelo! E per la cronaca, altre due gatte sono prossime al parto..... ^^
Insomma, tra pochi giorni ci saranno circa venti gatti sparsi per la campagna.
A parte mangiare, assistere a parti e ballate, cucinare, apparecchiare e sparecchiare, oggi ho avuto modo di fare un bel giretto tra i campi. Uno spettacolo. Credo che stare in città mi dia modo di apprezzare ancora di più le bellezze della natur: lì non ci sono tutte queste bellezze! Perciò, appena posso, faccio delle passaggiate in campagna o al mare e fotografo ogni angolo che cattura in modo particolare la mia attenzione.
Anche oggi ho notato i mille fiori gialli di cui parlavo l'altro giorno, anche se erano di un colore meno intenso del solito.
Proprio una bella giornata!
...domani invece sveglia presto... Sob
Ho passato la pasquetta in campagna, in compagnia di mio padre e di altri parenti e amici. Eravamo in tutto 15. C'era anche una coppia di bulgari simpaticissimi che ad un certo punto si sono messi a ballare (benissimo) la canzone "Dragostea Din Tei".
Abbiamo cucinato un casino di roba (come succede sempre quando si riunisce mezzo parentato): ma il top è stata la carne grigliata... e le fragole (coltivate da uno dei miei cugini) *.* Io adoro le fragole! Come sempre non poteva neanche mancare il vino, anzi, i vini: dal fragolino a quelli fatti direttamente da noi.
Ho assistito anche questa volta al parto di una mia gatta: ha fatto ben cinque cuccioli. E' solita partorire sempre il giorno di Pasquetta e per questo, come da tradizione, anche quest'anno ha scodellato i suoi cuccioli.
La scorsa settimana aveva fatto una cucciolata un'altra gatta ancora: sei piccoli batuffoli di pelo! E per la cronaca, altre due gatte sono prossime al parto..... ^^
Insomma, tra pochi giorni ci saranno circa venti gatti sparsi per la campagna.
A parte mangiare, assistere a parti e ballate, cucinare, apparecchiare e sparecchiare, oggi ho avuto modo di fare un bel giretto tra i campi. Uno spettacolo. Credo che stare in città mi dia modo di apprezzare ancora di più le bellezze della natur: lì non ci sono tutte queste bellezze! Perciò, appena posso, faccio delle passaggiate in campagna o al mare e fotografo ogni angolo che cattura in modo particolare la mia attenzione.
Anche oggi ho notato i mille fiori gialli di cui parlavo l'altro giorno, anche se erano di un colore meno intenso del solito.
Proprio una bella giornata!
...domani invece sveglia presto... Sob
domenica 4 aprile 2010
Like my grandfather
Prima di tutto: BUONA PASQUA a tutti!!
Oggi per me è stata una giornata come tante altre. La mia famiglia non usa più ormai da molti anni fare, in occasione delle feste, quei grandi ritrovi pieni di parenti dal primo al sesto grado: il pranzo è stato normalissimo: eravamo io, la mia mamma, mia sorella e mio fratello. E il gatto, obviously.
Mia madre ha dato il massimo in cucina, come sempre: lasagne fatte da lei (rigorosamente, per me, senza besciamella!), cotolette fatte da lei, colomba (non fatta da lei, ahah) e uovo di Pasqua Kinder Gransorpresa (regalato da mio papà: ebbene sì, a 20 anni ricevo ancora questo tipo di regalo per Pasqua, sempre ben accetto!), tutto annaffiato da un buon vino.
Il resto della giornata è stato normalissimo: a casa, a passare il tempo tra tv, pc e lettura. In serata sono venuti a farci visita dei parenti simpaticissimi. Ad un certo punto avevo le lacrime agli occhi dalle risate. Mi hanno raccontato un po' di mio nonno, di certi aneddoti recenti.
Mio nonno (materno) ha compiuto da poco 95 anni. Ha fatto entrambe le guerre mondiali, è stato in prigionia ed è un pittore. Ha dipinto tantissimi quadri, sparsi ora tra le pareti di casa mia e di quelle delle mie zie. Da piccola, quando andavo a mangiare da lui, mi divertivo ad osservarlo mentre era intento a fare le sue attività canticchiando e fischiettando canzoni vecchissime. Mia madre mi portava a casa sua quando stavo male, non potendo lei rimanere con me. Con lui guardavo sempre Forum alla tv!
Mio nonno ha un carattere particolare, si lamenta spesso dei suoi dolori (a 95 anni, credo sia normale aver dei dolori), ma lo fa in un modo veramente particolare, tanto che spesso finisce che qualcuno di noi nipoti inizia ad imitare le sue lamentele.
Vive, da più di dieci anni ormai, in una casa nel centro del mio paese, anche se in realtà a lui sarebbe piaciuto rimanere nella casa dove ha passato gran parte della sua vita.
Io non la ricordo neanche, ero troppo piccola quando si è trasferito. Non nascondo però che mi piacerebbe farci un giro, visitarla, vedere dove è nata mia madre, dove ha passato la sua infanzia e la sua adolescenza. Ma credo che non sarà possibile.
Comunque, tra le tante cose particolari di mio nonno, c'è il fatto che non fa entrare quasi nessuno nella sua camera. E' un po' il suo regno: lì dentro c'è la sua vita. E' una stanza tutto sommato piccola, non molto luminosa, piena di polvere e forse anche confusione. C'è una grande armadio, il suo letto, il suo comodino, un mobiletto alto con sopra un bellissimo quadro incompleto e un enorme tavolo al centro pieno di pennelli, di colori ormai induriti e secchi, di attrezzi vari.
Quella stanza è un paradiso per chi ama rivivere tempi passati.
Il Natale scorso ho scoperto che ha un' immaginetta sacra, appartenuta a sua madre, risalente all'ottocento. L'ho vista, l'ho fotografata: era molto delicata, ma era tenuta talmente bene da sembrare nuova.
Dicevo: qualche settimana fa mio nonno ha dovuto lasciare per un po' casa sua. Ha chiesto a mia zia e a mia cugina di portargli un cofanetto di legno, era vicino il suo letto, un po' nascosto e tenuto molto accuratamente. Era chiuso, la chiave era nascosta in un altro posto ancora. Quando gliel'hanno portato, mio nonno ha fatto loro vedere quello che c'era dentro: una specie di forbice con cui sua madre usava tagliare i capelli, delle monete (se ho ben capito), un anello di poco valore fatto per lui da un suo compagno di prigionia e un portamonete appartenuto un tempo a mia nonna.
Sono rimasta affascinata da tutto ciò. Mio nonno è restio a svelare pezzi del suo mondo chiuso in una stanza, e quando l'ha fatto io non c'ero. Me l'hanno raccontato come una cosa normalissima, una cosa forse da niente, ma io ci ho pensato un po'.
Mio nonno si lamenta sempre, chi lo conosce superficialmente può dire di lui solo che è un "vecchio brontolone", invece non è così. Il fatto di questo cofanetto, di questo "scrigno magico" mi ha fatto capire ancora di più quanto sia sensibile, quanto ci tenga ai suoi ricordi.
Rimanere aggrappati al passato attraverso degli oggetti che te lo ricordano credo sia una cosa bellissima, soprattutto se si tratta di un passato... molto "passato".
Ho capito anche perchè cerca di tenere "gli altri" lontano dalla sua stanza: tra quelle quattro mura c'è veramente la sua vita, c'è qualcosa di troppo delicato e intimo per poter essere toccato da altre mani: potrebbero distruggere quei tesori soltando sfiorandoli.
E adesso mi è anche più chiaro il motivo per il quale evito di buttare determinati oggetti (inutili, in un certo senso) che mi rimandano a ricordi lontani, delle lettere vecchie, delle cartoline d'auguri o biglietti dei miei viaggi.
... ho preso da lui insomma!
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venerdì 2 aprile 2010
Home sweet home
Sono tornata a casa dalla mia famiglia una settimana fa. Torno solitamente tre volte l'anno: Natale, Pasqua, estate. Tornare a casa è B E L L I S S I M O. Qualche settimana prima del ritorno chiamo in agenzia per prenotare: trovare un posto libero a volte diventa un'impresa, ma ce l'ho sempre fatta! Quando arriva il biglietto a casa, per posta, è una vera e propria festa! Apro la lettera con un sorriso enorme, controllo che tutti i dati siano giusti e poi lo poso su un mobiletto del soggiorno: lo metto in bella vista, così ogni volta che passo lì davanti lo guardo e penso al ritorno.
Solitamente il viaggio verso Casa è lungo, anche perchè con le autostrade che ci ritroviamo si fa fatica ad arrivare a destinazione in orario! Solitamente arrivo la mattina presto, verso le sette. Appena metto piede in "patria" vado subito a far colazione in un bar, sempre il solito, con cornetto e super caffè.
A casa mi aspetta mia madre con mio fratello e il mio gatto. E' sempre uno sbaciucchiamento, una "ti trovo bene", "sei stanca del viaggio" e così via. Segue poi il giro della casa, per vedere se ci sono novità: se è stato spostato un mobile, un oggetto, un qualcosa.
Ogni volta che torno a casa, nella mia terra, devo accertarmi che tutto sia al suo posto, che durante la mia assenza nulla sia cambiato. E per questo faccio il giro della casa, il giro del mio paese, delle spiagge dove vado di solito in estate, della campagna di mia nonna, dei posti di sempre.
Stare lontano mi fa vivere un po' con questa "ansia" se così la vogliamo chiamare. Vorrei che tutto rimanesse intatto nei lunghi mesi di assenza, che i posti dove sono cresciuta e gli affetti di sempre rimanessero sempre gli stessi.
Certo non è mai così, deve sempre cambiare qualcosa, grande o piccola che sia.
Tutto questo forse perchè quando sono tornata la prima volta, dopo tre mesi di assenza, ho trovato molte cose in famiglia diverse. Ma di questo preferisco non dire altro.
Uno dei momenti più belli è anche rivedere i miei amici! In particolar modo quattro di loro. Aspettiamo sempre questo momento, sin da quando ci lasciamo mesi prima. Vengono sempre a prendermi sotto casa e appena vedo in lontananza la loro macchina, mi si riempie il cuore di gioia. Tengo molto a loro e non averli vicino è brutto.
Quando ci vediamo dobbiamo per forza fare le cose che facevamo un tempo. Una passeggiata al porto, una cena nei posti di sempre, una passeggiata nel corso. E ci raccontiamo a vicenda le cose successe.
E' bello, è bellissimo tornare a casa. Eppure se mi dicessero di lasciare la mia città universitaria per tornare a vivere qua, credo che rifiuterei all'istante.
Nella settimana per ora trascorsa, ho fatto un po' di quelle cose che dovevo fare: sono stata al porto, in campagna, al mare, dai miei parenti... Mi manca ancora qualche altro giro per poter dire di aver fatto veramente tutto. Spero di farcela, per lo meno.
Altro rito è quello delle foto! Scatto centinaia di foto a cose, persone, paesaggi (soprattutto quelli, dove vivo adesso non se ne vedono di così belli) per poi riguardarle quando sono via. Le foto mi piacciono un sacco. Adesso che ci sono le macchine fotografiche digitali, ho il computer pieno di cartelle! Le classifico per eventi, per periodi. E adoro riguardarle.
In generale le vacanze a casa sono un susseguirsi di sentimenti diversi, belli, brutti, indimenticabili o da dimenticare. Eppure questa volta sto vivendo tutto un po' passivamente, senza capire il perchè. E a dir la verità, mi manca anche un po' la mia città universitaria! Ma tanto la settimana prossima, a quest'ora, sarò già lì. E magari mi ritroverò a rimpiangere questi momenti.
Vivere in due posti diversi ha i suoi pro, ma anche (soprattutto, forse) i suoi contro.
Solitamente il viaggio verso Casa è lungo, anche perchè con le autostrade che ci ritroviamo si fa fatica ad arrivare a destinazione in orario! Solitamente arrivo la mattina presto, verso le sette. Appena metto piede in "patria" vado subito a far colazione in un bar, sempre il solito, con cornetto e super caffè.
A casa mi aspetta mia madre con mio fratello e il mio gatto. E' sempre uno sbaciucchiamento, una "ti trovo bene", "sei stanca del viaggio" e così via. Segue poi il giro della casa, per vedere se ci sono novità: se è stato spostato un mobile, un oggetto, un qualcosa.
Ogni volta che torno a casa, nella mia terra, devo accertarmi che tutto sia al suo posto, che durante la mia assenza nulla sia cambiato. E per questo faccio il giro della casa, il giro del mio paese, delle spiagge dove vado di solito in estate, della campagna di mia nonna, dei posti di sempre.
Stare lontano mi fa vivere un po' con questa "ansia" se così la vogliamo chiamare. Vorrei che tutto rimanesse intatto nei lunghi mesi di assenza, che i posti dove sono cresciuta e gli affetti di sempre rimanessero sempre gli stessi.
Certo non è mai così, deve sempre cambiare qualcosa, grande o piccola che sia.
Tutto questo forse perchè quando sono tornata la prima volta, dopo tre mesi di assenza, ho trovato molte cose in famiglia diverse. Ma di questo preferisco non dire altro.
Uno dei momenti più belli è anche rivedere i miei amici! In particolar modo quattro di loro. Aspettiamo sempre questo momento, sin da quando ci lasciamo mesi prima. Vengono sempre a prendermi sotto casa e appena vedo in lontananza la loro macchina, mi si riempie il cuore di gioia. Tengo molto a loro e non averli vicino è brutto.
Quando ci vediamo dobbiamo per forza fare le cose che facevamo un tempo. Una passeggiata al porto, una cena nei posti di sempre, una passeggiata nel corso. E ci raccontiamo a vicenda le cose successe.
E' bello, è bellissimo tornare a casa. Eppure se mi dicessero di lasciare la mia città universitaria per tornare a vivere qua, credo che rifiuterei all'istante.
Nella settimana per ora trascorsa, ho fatto un po' di quelle cose che dovevo fare: sono stata al porto, in campagna, al mare, dai miei parenti... Mi manca ancora qualche altro giro per poter dire di aver fatto veramente tutto. Spero di farcela, per lo meno.
Altro rito è quello delle foto! Scatto centinaia di foto a cose, persone, paesaggi (soprattutto quelli, dove vivo adesso non se ne vedono di così belli) per poi riguardarle quando sono via. Le foto mi piacciono un sacco. Adesso che ci sono le macchine fotografiche digitali, ho il computer pieno di cartelle! Le classifico per eventi, per periodi. E adoro riguardarle.
In generale le vacanze a casa sono un susseguirsi di sentimenti diversi, belli, brutti, indimenticabili o da dimenticare. Eppure questa volta sto vivendo tutto un po' passivamente, senza capire il perchè. E a dir la verità, mi manca anche un po' la mia città universitaria! Ma tanto la settimana prossima, a quest'ora, sarò già lì. E magari mi ritroverò a rimpiangere questi momenti.
Vivere in due posti diversi ha i suoi pro, ma anche (soprattutto, forse) i suoi contro.
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giovedì 1 aprile 2010
Il soffitto di casa mia
E' la prima volta che creo un blog "serio". Anni fa ne avevo uno, ma era un po' stupido: pieno di pensieri, riflessioni e aneddoti da quindicenne.
Ora ho deciso di aprirne uno un po' diverso, un po' più "impegnativo". Spero di non risultare noiosa, di riuscire ad aggiornarlo periodicamente.
Iniziamo da me. Mi chiamo Chiara, ho quasi 20 anni, sono una studentessa universitaria. Sono nata e cresciuta in un paese piccolo, turistico, uno di quei paesi meravigliosi che vivono d'estate mentre d'inverno vanno in letargo.
Da quasi due anni, per motivi di studio, mi sono trasferita per conto mio altrove, in una città un po' lontana, decisamente più grande e diversa.
Ho deciso di creare questo blog per vari motivi. Prima di tutto perché mi piace molto scrivere, poi perché voglio un po' raccontarmi e magari confrontarmi con altre persone, sapere cosa pensano di ciò che scrivo. L'idea di creare un blog è nata qualche mese fa, ma solo adesso sta diventando qualcosa di concreto. Anzi, nella mia lista dei buoni propositi per il 2010, avevo proprio inserito la voce "creare un blog"
Dunque eccomi qua!
Trovare un titolo è stato un po' difficile. Poi ho scelto questo, "Il soffitto di casa mia". Sembra un po' stupido, ma in fin dei conti, nessuno mi conosce meglio del soffitto di casa mia (precisamente della mia stanza). Tutto ciò semplicente perché la sera mi addormento guardando lassù e pensando. Quindi questo angolo di casa, per così dire, raccoglie ormai da tempo tutto quello che mi passa per la testa...
Più in là forse cambierò nome, sperando di trovarne uno migliore.
In questo blog parlerò di me, dei libri che leggerò e dei film che guarderò. Dirò le mie considerazioni sulla vita quotidiana, su ciò che succede intorno a me.
Credo che questo blog sarà anche un modo per rilassarsi dopo una lunga giornata...
Buona lettura a voi e in bocca al lupo a me stessa (ancora non riesco a destreggiarmi bene tra le varie opzioni del blog! Imperarerò presto, spero!)
Ora ho deciso di aprirne uno un po' diverso, un po' più "impegnativo". Spero di non risultare noiosa, di riuscire ad aggiornarlo periodicamente.
Iniziamo da me. Mi chiamo Chiara, ho quasi 20 anni, sono una studentessa universitaria. Sono nata e cresciuta in un paese piccolo, turistico, uno di quei paesi meravigliosi che vivono d'estate mentre d'inverno vanno in letargo.
Da quasi due anni, per motivi di studio, mi sono trasferita per conto mio altrove, in una città un po' lontana, decisamente più grande e diversa.
Ho deciso di creare questo blog per vari motivi. Prima di tutto perché mi piace molto scrivere, poi perché voglio un po' raccontarmi e magari confrontarmi con altre persone, sapere cosa pensano di ciò che scrivo. L'idea di creare un blog è nata qualche mese fa, ma solo adesso sta diventando qualcosa di concreto. Anzi, nella mia lista dei buoni propositi per il 2010, avevo proprio inserito la voce "creare un blog"
Dunque eccomi qua!
Trovare un titolo è stato un po' difficile. Poi ho scelto questo, "Il soffitto di casa mia". Sembra un po' stupido, ma in fin dei conti, nessuno mi conosce meglio del soffitto di casa mia (precisamente della mia stanza). Tutto ciò semplicente perché la sera mi addormento guardando lassù e pensando. Quindi questo angolo di casa, per così dire, raccoglie ormai da tempo tutto quello che mi passa per la testa...
Più in là forse cambierò nome, sperando di trovarne uno migliore.
In questo blog parlerò di me, dei libri che leggerò e dei film che guarderò. Dirò le mie considerazioni sulla vita quotidiana, su ciò che succede intorno a me.
Credo che questo blog sarà anche un modo per rilassarsi dopo una lunga giornata...
Buona lettura a voi e in bocca al lupo a me stessa (ancora non riesco a destreggiarmi bene tra le varie opzioni del blog! Imperarerò presto, spero!)
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