"Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va in corsa, è un'avventura ricostruire se stesse. La più grande.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."


(Donne in Rinascita - D. Cugia)

venerdì 25 giugno 2010

E fu così che l'Italia tornò a casa...

Vi comunico subito che non ho avvelenato nessuno: tutti sani e salvi! La cena è andata bene. Non era assolutamente niente di formale, una semplice cosa tra amici. È piaciuto tutto, il che non può che farmi piacere: ci tengo a che rimangano contenti, anche se si tratta di semplici cose.

Ieri ho guardato la partita dell’Italia: è stata un’agonia. Ansia allo stato puro. Non mi interessa il calcio in generale, ma l’Italia bisogna guardarla! Pensavo già che non avremmo vinto questo Mondiale, ma non mi aspettavo che la fine arrivasse così presto e soprattutto contro una squadra nuova e “poco forte”. Certo c’è da dire che se ci fosse stato Buffon, forse le cose sarebbero andate meglio. Credo che mancasse organizzazione, erano poco distribuiti. In tutte e tre le partite ho avuto l’impressione che gli avversari fossero in cento e i nostri in cinque. Tante le occasioni perse, il pugno del portiere della Slovacchia (testate, pugni, tutti noi li prendiamo!), il temporeggiare degli avversari, l’adrenalina che saliva, le espressioni preoccupate di Lippi e quelle dei giocatori … ed è finita! Ritornano a casa.
Che strano, poi, il fatto che agli scorsi mondiali la partita finale è stata giocata da Francia e Italia, le stesse squadre che sono tornate a casa presto. Credo proprio che quest’anno la vittoria andrà inaspettatamente a qualche “squadra nuova”!

Comunque, avete fatto caso all’aria che si respira per strada durante le partite dell’Italia? Non c’è anima viva, aleggia un silenzio spettacolare rotto da qualche “Nooo” o da qualche urlo di esultanza (quest’anno forse si sono sentite più che altro imprecazioni varie). La strada dove abito solitamente è affollatissima, si sente gente passare a tutte le ore, ma ieri niente di tutto ciò: silenzio assoluto. Ho buttato un’occhiata fuori dalla finestra: c’erano solo due signore di colore alla fermata dell’autobus. Per il resto, c’era il deserto intorno.

mercoledì 23 giugno 2010

Esami, esami, esami

Oggi il mio fratellino (anche se non è poi così –ino vista l’altezza) ha finito con gli esami di terza media. La settimana scorsa ha fatto gli scritti e oggi pomeriggio gli orali. Vi confesso che mi sono un po’ intristita, avrei voluto abbracciarlo tanto (anche se rifiuta ogni gesto d’affetto, gli sembra una cosa da bambini!) e dargli l’in bocca al lupo di persona, ma mi sono dovuta accontentare di una telefonata.

Ho un attaccamento particolare con mio fratello: è il “piccolo di casa” (un piccolo di un metro e settanta), inaspettato, forte. Ricordo della sua nascita ogni particolare come se fosse successa ieri. Ricordo quando hanno detto a mia madre che era incinta, ricordo le sue ecografie, la pancia che tremava per i suoi calci (si allenava già, è bravissimo a giocare a calcio e tifa Juventus!), quando compravamo le prime tutine per lui (la prima era celeste, di lana, con due orsetti ricamati!). Ricordo anche la prima volta che l’ho visto in braccio a mia madre, era tenerissimo.
E ora già ha finito le scuole medie! Come passa il tempo …
Vabbè, adesso basta ricordi che sembro una nonna centenaria!

Comunque, ho letto le tracce che sono uscite ieri alla maturità. Penso che siano state fattibili, ce n’erano per tutti i gusti. Certo l’analisi del testo su Primo Levi forse è stata fin troppo inaspettata e poi quest’autore raramente si studia, per cui credo che chi confidasse in questa traccia abbia trovato qualche difficoltà.
Bella anche la traccia sulla ricerca della felicità, è da “tipi romantici”. Mentre quella sugli UFO (Martina, hanno preso spunto dal tuo post!) è stata un po’ insolita, forse (nonostante i documenti del saggio breve) bisognava avere un minimo d’interesse per questa tematica per svolgere un tema del genere.
Quella sulla politica presumo sia stata svolta dal maturando interessatissimo di politica e di storia e pieno di ideali (spero che chi l’ha svolta sia stato della giusta “imparzialità”: non si sa mai!). L’ultima, sulla musica (tipologia D) era fattibilissima: qualsiasi diciannovenne è sufficientemente preparato in questo campo.

Mentre oggi seconda prova: al classico greco, come l’anno in cui ho fatto io la maturità. È uscita una versione su Platone, credo che gli studenti abbiano avuto qualche gatta da pelare: non l’ho letta (non ho nessuna voglia di mettermi a leggere di nuovo il greco!), ma già il fatto che si tratti di un filosofo è preoccupante!
Allo scientifico invece sono usciti gli integrali! Cosa sono, di preciso, non lo so e non lo saprò mai. Spero per loro che non sia stata una prova troppo difficile!
Ora tocca la terza prova, ma in questo caso non viene dal ministero, per cui credo (e spero) che ci siano meno difficoltà trattandosi di argomenti decisi dai propri prof.

Per il resto non ho niente di particolare da raccontarvi. Domani sera avrò amici a cena, spero di non avvelenarli involontariamente. Vi aggiornerò domani! E se non mi farò sentire, accendete un lumino in suffragio alla mia (e alla loro) integrità fisica (soprattutto del sistema digestivo!).

La verità è che non gli piaci abbastanza

Chiaro sintomo di confusione mentale da overdose di strumenti tecnologici (anche se sostengo che sia un po’ un’esagerazione!):

"Una volta un uomo mi ha lasciato un messaggio vocale in ufficio, così l’ho chiamato a casa, lui mi ha mandato una mail sul Blackberry e io un sms sul cellulare, lui ha risposto con una mail al mio indirizzo privato e così è sfumato tutto. Io rimpiango i giorni in cui c’era solo un numero di telefono e una segreteria telefonica. E in quella segreteria telefonica c’era una cassetta e su quella cassetta o c’era un suo messaggio o non c’era. Adesso invece devi correre a controllare tutti i portali solo per sentirti rifiutata da sette tecnologie diverse."

“La verità è che non gli piaci abbastanza”
Film non molto particolare, a dir la verità non mi è piaciuto molto.

lunedì 21 giugno 2010

Autoconvincimento

Yes, I can!

… Con un po’ di volontà in più (ultimamente scarseggia).
… Con un aiutino dall’alto dei cieli (è sempre buono).
… Con un cucchiaino di nutella in più (per sostegno morale, la nutella è antidepressiva).
… Con venti sveglie la mattina in più (o anche qualcuno che mi butti letteralmente giù dal letto alle 7 del mattino, al momento non m’importa niente delle teorie sul risveglio traumatico).
… Con qualcuno che cucini e faccia le pulizie per me (fatica in meno);
… Con una memoria esterna (va bene anche da un giga, mi accontento di poco).

[L’ottimismo è il profumo della vita!]

domenica 20 giugno 2010

In questo mondo di... TESSERE

Il mio portafoglio in poco tempo si è riempito di tessere di ogni tipo. Questa presenza massiccia di “cose rettangolari di plastica” ha iniziato a registrarsi con l’inizio della mia vita universitaria. In qualsiasi posto io vada, mi parlano di tessere.
Vado alla Coop e la cassiera, con un sorriso smagliante (solo loro possono sfoggiare determinati sorrisi) mi chiede sempre se ho la tessera. Stessa cosa in profumeria o nei bar dove, se sei studente, hai diritto a degli sconti (in questi casi si da volentieri). Ti chiedono la tessera anche sugli autobus, alla mensa, all’università, in biblioteca.

Nei negozi le opzioni sono due: o dici a chi te la chiede che ce l’hai ma l’hai dimenticata a casa (e lei ti guarda con uno sguardo oscillante tra lo schifato e il compatito, ma forse è la scusa migliore) o le dici che non ce l’hai. Se le dici che non ce l’hai, la reazione è sempre la stessa (in pochi possono scampare): ti sorride piena di entusiasmo e con voce rassicurante ti incita a farti la carta “perché puoi usufruire degli sconti, della raccolta punti [raccolta punti del tipo un punto ogni 2 euro di spesa e il premio meno pretenzioso che puoi ritirare è un set di due bicchieri. Solo se raggiungi i tremila punti però.], puoi vincere tantisssssimi premi, puoi fare le ricariche telefoniche!”.
Dopo che ti porge sul piatto d’argento questa grande occasione, tu non puoi assolutamente rifiutare. Se rifiuti, dicendo che non sei interessata, ti guardano come se avessi perduto milioni di punti (appunto) della stima che hanno nei tuoi confronti. Se invece accetti, il tuo sì ha un grande effetto: farai la felicità di chi te l’ha proposta.

La biblioteca che frequento è il luogo più assurdo in quanto a tessere.
(Fase uno) Entri, vai nella stanza degli armadietti, strisci la tua tessera, vedi quale armadietto è libero, premi il tasto che fa aprire l’armadietto, riprendi la tessera, deponi la tua roba dentro, RIPRENDI la tessera altrimenti sei spacciato, chiudi l’armadietto, ti dirigi verso l’ingresso vero e proprio della biblioteca.
(Fase due) Per entrare in biblioteca devi strisciare di nuovo la tua tessera. Se si è smagnetizzata nel frattempo a furia di strisciare, per te è finita. Fai meglio a tornare a casa. E rassegnati: la tua roba rimarrà nell’armadietto. Una volta che la strisci, compare il tuo nome in uno schermo e, magia delle magie, si aprono le porte del paradiso. Puoi finalmente, dopo venti minuti di formalità inutili, entrare in biblioteca. Di solito in biblio si va per studiare (oltre che per cercare libri), ma quando arrivi a sederti e aprire il libro sei già stanca di tutte queste procedure.

Poi sorge il problema delle pause. Fare una pausa (una sola quando proprio vuoi studiare ad oltranza, altrimenti se sei svogliato ne fai almeno una ogni quarto d'ora) è fisiologico, non puoi evitare di farla. E di solito quando fai la pausa vai nel cortile fuori la biblioteca.
Inizia un altro stress: striscia, nome, porte che si aprono. Devi prendere qualcosa nell’armadietto? Striscia, numero dell’armadietto (sia mai che ti dimentichi il numero dell’armadietto: sarà una vera e propria tragedia per te e per tutti i dipendenti della biblioteca), prendi quel che ti serve, striscia e vai a fare il tuo giretto sacrosanto. Inutile dire che per rientrare la procedura è la stessa.
Che poi, a cosa servirà mai tutto questo tran tran? I dipendenti finiscono col passare più tempo a risolvere la tragedia da tessera dimenticata/smarrita/smagnetizzata che a fare quello per cui occupano quel determinato posto. Sono più competenti sulle tessere che sui libri.
Insomma, queste tessere stanno diventando una persecuzione.

Totale tessere del 20 Giungo: 13.
Tra una settimana questo numero potrebbe subire sensibili aumenti.
Si salvi chi può. O per lo meno, che la forza di dire NO alla prossima richiesta sia con me.

sabato 19 giugno 2010

Le mozzarelle BLU

La notizia del giorno è quella delle mozzarelle blu.
Si tratta di mozzarelle provenienti dalla Germania: appena le togli dal sacchetto, diventano BLU. Sì, blu. Anzi, celestino-puffo. Sono mozzarelle che vengono vendute in alcuni discount del Nord, a meno di 1 euro.
Ora io mi chiedo: ma chi è che compra le mozzarelle tedesche? Almeno per quelle rispettiamo il Made in Italy!

venerdì 18 giugno 2010

Flowers



Mi piacciono tantissimo i fiori di ogni tipo. Se potessi, ne terrei sempre un mazzo in casa, magari nel soggiorno, in modo da godermeli in ogni momento. Danno vivacità e colore agli ambienti in cui si trovano, anche se magari si tratta solo di una semplice rosa.
Con un fiore fai sempre una bella figura, sono sempre graditi (allergie a parte, ma basta saperlo!) e perfetti per ogni occasione.
Noto subito (penso anche voi!) se sono finti o sono freschi.


Ho una mia filosofia anche sui fiori finti: un po’ m’intristiscono, proprio perché non hanno vitalità, sono falsi, in un certo senso non esistono. Vogliono apparire come fiori, cercare di “fare lo stesso effetto”, ma in realtà non lo sono. Il fiore è vita, è come un essere umano, ha il suo stesso ciclo biologico: nasce, cresce, si riproduce, muore. Parla anche: ogni fiore ha un significato.


Quello finto è solo plastica.
I fiori che mi piacciono di più sono i girasoli e i tulipani, oltre le rose, ovviamente.


L’amore per i girasoli è iniziato praticamente dieci anni fa, quando partii per una vacanza in Umbria. Nel tragitto restai incantata dai campi pieni di questi grandi fiori dal colore acceso e rilassante.


Non ne avevo mai visti di veri dal vivo, vedevo sempre quelli falsi che vendono nei negozi di articoli per la casa: in alcuni casi se ne trovano anche di blu … (no comment).
Non so se sapete qual è la leggenda su questi fiori. C’è un mito greco che racconta di una ninfa, Clizia, innamorata di Apollo, il dio del sole. Lo guardava sempre salire col suo carro in cielo, finché non venne trasformata in un fiore che cambia posizione a seconda del punto in cui si trova il sole, appunto il girasole.
Di questo fiore mi piace molto il comportamento: guarda sempre il sole, lo segue per tutta la giornata, dall’alba al tramonto. Di notte si posiziona di nuovo ad est, lo aspetta.


È come se fosse innamorato del sole, non ne può fare a meno, proprio come si racconta nel mito greco.
Anche a Van Gogh, evidentemente, è piaciuto molto questo fiore: è uno dei soggetti più ritratti nei suoi quadri!
Sapete, poi, la canzone di Elisa, “Qualcosa che non c’è”? Una frase dice “Il segreto è fare tutto come se vedessi solo il sole e non qualcosa che non c’è”: mi ricorda molto i girasoli!


I tulipani invece mi piacciono semplicemente per la loro forma e per i loro colori.
… E poi ci sono le rose. Che dire delle rose? Il fiore capace di parlarti di tutto, semplicemente cambiando “vestito”. Rosso per l’amore, giallo per la gelosia, bianco per la purezza, blu per l’amicizia.


Quando vuoi dire qualcosa e non trovi le parole, beh … puoi sempre affidarti ad un fiore!


P.S. Ovviamente se vedo un fiore finto non vengo presa da un attacco d’ ira funesta che mi porta a distruggerlo in pochi secondi sotto i miei piedi!

Shopping terapia

Oggi pomeriggio mi sono data allo shopping. Forse non avrei dovuto (il portafoglio piange!), ma ogni tanto ci vuole!
Ero uscita semplicemente per fare la spesa e sono tornata a casa con un paio di buste in più! Mi sono concessa qualche piccolo sfizio per risollevare un umore un po’ oscillante.
Meraviglia delle meraviglie: ho trovato lo smalto che volevo! Quello verde, della giusta tonalità! Lo cercavo ormai da mesi e finalmente ce l’ho tra le mani!
Poi ho comprato qualche cosmetico e una maglietta. Sono stata tentata anche da un paio di scarpe, delle ballerine bianche (comode, molto comode), ma il colore non mi convinceva per cui ho lasciato perdere.
La shopping terapia funziona: fa tornare il buon umore! Se poi aggiungiamo al pomeriggio tra i negozi una bella serata in compagnia di persone simpatiche e di nuove facce … beh, il risultato è abbastanza soddisfacente!

mercoledì 16 giugno 2010

Il postino

L’ultimo soggetto da me “osservato acusticamente” è il postino.
È un personaggio curioso. Sembra uscito da qualche simpatico film o da un cartone animato. Arriva ogni mattina verso le undici, in sella alla sua bicicletta gialla targata Poste Italiane. Spesso suona da me, ormai sa che in tutto il palazzo, l’unica anima presente in casa la mattina sono io. Schiaccia il bottone del mio citofono, io rispondo con il solito –chi è?- ma in realtà so già che è lui. Il suo fischiettare preannuncia la sua venuta. Lo sento fuori dalla finestra, sempre allegro.

Ha la voce squillante e gentile, le sue risposte oscillano tra la forma completa “Buongiorno-sono-il-postino-mi-apre-per-favore-grazie-buona-giornata!” oppure,se va di fretta, quella abbreviata: “Sono-il-postino-[portone che si apre]grazie-arrivederci”. Dice queste parole in modo automatico, tutto ad un fiato. Non ha mai un tono scocciato, neanche quando le condizioni climatiche non sono le migliori per chi passa le ore di lavoro all’aperto e per giunta in bici.

La cosa simpatica è che entra fischiettando, diventa silenzioso quando distribuisce la posta per poi ritornare a fischiettare quando ha finito e si dirige verso il portone. Da apprezzare il fatto che accompagna sempre il portone mentre lo chiude, non come fanno tutti i vari inquilini del palazzo (quando entrano o escono ho sempre l’impressione che dopo lo sbattimento del portone, il palazzo crolli o si rompa qualche vetro di finestra!).

Un giorno sono dovuta scendere a firmare una raccomandata. L’ho visto. È un tipo alto e magro, sulla quarantina. È simpatico non solo nei “rumori” ma anche nei lineamenti.
Non so perché, ma mi ricorda Pippo, il personaggio della Walt Disney.

martedì 15 giugno 2010

Anni '50 - '60



Sera di metà giugno, silenzio rilassante rotto dal rumore della pioggia che cade sull’asfalto e dall’inquilino di sopra che sposta i suoi cari e amati mobili. Sono soddisfatta della giornata, sono riuscita a fare tutto quello che avevo in progetto. Quando è così, mi godo meglio la serata.

Fuori piove. Non nascondo che la cosa mi fa piacere: in questi giorni ha fatto troppo caldo. La pioggia non m’infastidisce tanto, soprattutto adesso che non devo fare altro che studiare. Certo, se avessi avuto dei progetti un po’ più esaltanti, la cosa mi avrebbe alterato. E non poco.

Stasera ho rivisto, su Rete4, la fiction “Anni ‘50” ambientata nell’isola di Capri, proprio negli anni cinquanta. La guardavo quando ero più piccola, mi piaceva molto anche perché quando l’hanno trasmessa la prima volta, ero da poco tornata da una vacanza a Capri con i miei, quindi mi piaceva rivedere quei posti in televisione.

In generale mi piacciono molto gli anni ’50 e ’60: quando vedo qualcosa ambientato in quei tempi, ho sempre l’impressione che le persone di allora fossero sempre felici.
Adoro i vestiti che le donne indossavano: colorati, belli, molto eleganti, assolutamente mai volgari. Mi piacciono quei modelli, le pettinature che si usavano, l’eleganza semplice, fatta di poche cose.
E poi che dire della musica? Gli artisti migliori appartengono a quegli anni. Non scrivevano semplici canzoni, creavano fantastiche poesie, capaci di trasmettere forti emozioni, anche a distanza di decenni e decenni.

Poi c’erano modi di pensare diversi, sentimenti forse più forti e veri. C’era un maggiore senso della famiglia, la sera ci si metteva a parlare tutti insieme a tavola, nessuno andava di fretta come succede adesso. La televisione era diversa, più genuina.

L’anno scorso ho visto “Due partite”, bellissimo film ambientato negli anni ’60. Mi ricordo che era una sera di luglio, c’era anche il regista a presentarlo. Inutile dire che, a parte la storia, mi sono piaciute tantissimo anche le protagoniste, di un’eleganza assoluta.
E poi “Raccontami”, la fiction di Rai 1. Stanno rimandando in onda la prima seria (la più bella) il pomeriggio, sempre sullo stesso canale. Devo trattenermi, la tentazione di riguardarla è veramente tanta!
Direi proprio che se avessi potuto scegliere in quale epoca vivere, senza dubbio avrei optato per quegli anni.

sabato 12 giugno 2010

Sex and the city2 - Caramel

"... Siamo così, dolcemente complicate, sempre più emozionate, delicate , ma potrai trovarci ancora quì nelle sere tempestose portaci delle rose nuove cose e ti diremo ancora un altro "si", è difficile spiegare certe giornate amare, lascia stare, tanto ci potrai trovare qui, con le nostre notti bianche, ma non saremo stanche neanche quando ti diremo ancora un altro "si"..."
(Quello che le donne non dicono- Fiorella Mannoia)

La settimana scorsa ho visto Sex and the city 2 al cinema, mentre stasera ho riguardato Caramel. Sono due film diversi e uguali allo stesso tempo. Il primo ambientato nella parte occidentale del mondo, a New York, il secondo in Oriente, a Beirut, in Libano. Le protagoniste sono sempre quattro donne: Carrie, Charlotte, Samantha e Miranda nel primo, Layale, Nisrine, Rima e Jamale nel secondo.

Le prime quattro sono spontanee, estroverse, disinibite, passano le giornate tra un evento mondano e l’altro, tra un paio di scarpe Gucci e una borsa Chanel, vanno in vacanza dall’altra parte del mondo appena ne sentono l’esigenza, alloggiano nel miglior hotel della zona, hanno il loro “cameriere” personale. Le altre quattro invece sono più semplici, lavorano in un semplice negozio da parrucchiera, passano le giornate tra una piega e un taglio, non possono essere libere di star in macchina a chiacchierare con il loro uomo dopo una certa ora o non possono prenotare una camera doppia d’albergo senza mostrare un documento d’identità che attesti la loro condizione di donne sposate.

Due mondi diversi, storie diverse, occupazioni diverse, modi di pensare diversi. Eppure nonostante questo abisso che le divide, io ho trovato qualcosa che le accomuna: l’essere donna. Samantha e Jamale, ad esempio, sono donne sulla cinquantina, entrambe non vogliono invecchiare, non vogliono dimostrare la loro effettiva età. La prima nasconde tutto con qualche siringa di botox, qualche ritocchino qua e là, una ventina di pillole e pasticche naturali da ingurgitare ogni giorno, con la speranza che riescano a rallentare questo “processo biologico”. La seconda si presenta ai vari provini, attende il suo turno insieme a ragazze giovanissime e acide, cerca di trovare la pettinatura adatta, quella che mette in risalto più gli occhi che gli anni, cerca di “tirare su” la forma degli occhi stirando la pelle con dello scotch da nascondere sotto qualche ciocca di capelli.

Forse non c’entra la distanza, la differenza, le donne lo sono tutte allo stesso modo, tutte con le loro paure, con la loro fragilità e con la loro forza infinita.

venerdì 11 giugno 2010

Mondiali 2010


Prevedo che il tormentone di quest’estate 2010 sarà la canzone di Shakira: Waka waka ( this time for Africa). Per chi non lo sapesse (credo che lo sappiano quasi tutti) è la “colonna sonora” di questi Mondiali di calcio. Canzone simpatica, dal ritmo ondeggiante e coinvolgente: dopo che l’ascolti un paio di volte, ti vien voglia di metterti a ballare!


Fino all’11 luglio ci saranno i mondiali (finiscono prima loro che io con gli esami, sob sob), immagino già i piani organizzativi di tifosi e non, i gesti scaramantici che verranno fatti ad ogni partita dell’Italia, magari gli stessi fatti quella famosissima sera del 9 luglio 2006.

Sembra ieri l’istante in cui Cannavaro alzò al cielo la coppa del Mondo. Guardai quella Partita in piazza, con i miei amici e mezzo paese accanto. Tutti con il fiato sospeso, il cuore a mille a guardare sul maxi schermo e ad invocare l’intercessione di qualche santo, santone, forza divina, forza umana o qualsiasi altro aiuto possibile.

La testata di Zidane, la sua espulsione, l’ansia, i rigori, Del Piero, Grosso e poi i festeggiamenti. L’esultanza dell’Italia intera, i caroselli con le macchine, le bandiere sventolavano ovunque. Cappelli ridicoli, guance colorate, magliette … tutto riprendeva il tricolore.


Sono stati attimi indimenticabili, per chi ama il calcio e per chi non ne capisce niente. Mi auguro che la nostra squadra giochi come si deve, chissà che non ci faccia rivivere gli attimi di quel famoso 9 luglio …
Solo una cosa vorrei aggiungere: perché esporre il tricolore solo in occasione dei mondiali? Non sarebbe più bello tenere la bandiera fuori dal balcone o dentro casa 365 giorni l’anno e non solo trenta giorni ogni quattro anni?

giovedì 10 giugno 2010

Queste giornate stanno diventando altamente depressive. Fa un caldo incredibile, non ho un ventilatore (credo che non servirebbe a molto) e neanche un condizionatore (troppo lusso per un appartamento da universitari). Lotto ogni notte con le zanzare, sto per fare un mutuo per l’acquisto di candele alla citronella e spirali dall’odore rivoltante. Non servono a niente: ogni mattina conto lo scempio che le zanzare hanno fatto tra braccia e gambe.
Mi parlano in continuazione dei bei tramonti e delle albe che si vedono da casa dei miei: quelli di giugno sono spettacolari! Mentre io qua non vedo una stella, il mare o un tramonto da più di due mesi!

Lo studio procede. Ieri sono stata in facoltà ad assistere ad un esame. Per i corridoi si respirava ansia allo stato puro. Ho visto un tipo muscoloso, vestito con una polo bianca (rigorosamente col colletto alzato), jeans altezza-metà- sedere, boxer in bella vista e chiodo, ops, piercing alla lingua all’apparenza sicurissimo di sé, sedersi e fare il training autogeno (sembrava una donna in preparazione per il parto). L’ho visto uscire dopo l’esame, in un bagno di sudore, esultando per il suo 22.
Ho visto una ragazza, targata, ops, firmata dalla testa ai piedi, rigorosamente con la Louis Vuitton al braccio, uscire dall’aula felice come una pasqua. Ho scoperto poco dopo che quello era il suo ultimo esame. Beata lei.
Assistere a que sacrifici umani non mi ha tranquillizzato, tutt’altro. E vabbè …

Avete mai fatto caso a come la Vodafone gioisca quando fate una ricarica di importo superiore ai dieci euro? Improvvisamente il cellulare si illumina d’immenso, si riempie di messaggini allegri e felici in cui ti viene comunicato prima che la ricarica da 25 euro è stata effettuata, poi che hai diritto a cinque euro di bonus per chiamate e messaggi e infine che hai accumulato altri 30 punti Vodafone one. Quando faccio una semplice e umile ricarica da dieci euro (cinque quando va male) la Vodafone non mi calcola minimamente.
Chissà perché

martedì 8 giugno 2010

I miei esami di maturità

Oggi mi ha chiamato una mia amica: era da un po’ che non la sentivo. In realtà non la sento spesso, le do solo qualche consiglio sulla scuola. Mi ha chiamato in preda al panico, causa esami di maturità. Solitamente la gente fa affidamento su me quando è agitata, faccio lo stesso effetto di un calmante. Effetto che vale per gli altri, mai per me stessa.

Sono passati ben due anni dai miei esami di maturità, ma a me sembra che siano stati praticamente ieri.
Non li ho vissuti con particolare ansia (tranne la notte prima dell’orale, da panico!), partivo già consapevole del fatto che “comunque vada sarà un successo” = “comunque vada, è finita!”. E forse questa filosofia è stata quella giusta: ha funzionato alla grande visti i risultati.

La prima prova (italiano) era quella che temevo di meno, se c’è da scrivere me la cavo sempre. Ho scelto una traccia “alternativa” nel senso che abbiamo svolto quel tema solo io e un’altra ragazza.
Sono uscita dopo non so quante ore, esausta, incapace di formulare un ulteriore pensiero o frase di senso compiuto. Faceva un caldo impressionante quel giorno, tipo 35 e più gradi.
La seconda prova consisteva in una versione di greco, non troppo difficile. Quel giorno il presidente (un ignorantone) mi ha mandato in panne con una battutaccia da quattro soldi. È questa (a volte) la nota negativa dei membri esterni: si permettono di parlare anche quando non sanno niente di te. Menomale che esistono ancora dei prof seri.
La terza prova era anche andata bene. E confesso che in matematica mi sono fatta aiutare. Io e tanti altri che versavano nelle mie stesse condizioni. Da sola non ce l’avrei mai fatta!

Ho fatto gli orali per ultima. I miei amici avevano già finito giorni prima di me. Io invece ho finito a luglio inoltrato. La sera prima degli orali ero disperata, sicura di fare una figuraccia e di non ricordarmi niente. Non è andata così. Quando è arrivato il mio turno mi sono seduta con un grande sorrisone a novantasette denti, ho firmato qualcosa (non ricordo cosa,ma sicuramente non era un contratto!) e ho iniziato a trattare il mio percorso.
Ho portato una tesina sul sogno, iniziando con la frase riportata sotto il titolo del blog. Una frase di un mangaka, scoperta per caso. Una frase bellissima.
I prof hanno iniziato a farmi domande a cui io ho risposto tranquillamente (sempre col mio grande sorriso, lo sfodero nelle occasioni peggiori), incoraggiata dagli sguardi confortanti dei miei amici.
Il colloquio è durato circa tre quarti d’ora, alla fine mi hanno detto “bene, ora te ne puoi andare al mare!” (ho la carnagione troppo chiara, a luglio stona molto!). E lì ho fatto un sospirone di sollievo, mi sono alzata, ho salutato e sono corsa fuori.

Ho trovato la mia mamma, quasi in preda al panico anche lei, intenta a camminare per il corridoio (avrà fatto dei chilometri quella mattina!) e a sventolarsi con un ventaglio. Non sapevo fosse là, aveva architettato un piano per esserci anche lei, anche se fuori la porta. L’ho abbracciata tanto, se sono andata bene è anche merito suo, è stata lei ad insegnarmi l’amore per il sapere, sin dalla tenera età.

Alla fine le ho mollato i mille libri e sono andata a festeggiare con i miei amici. Credo che non dimenticherò mai quei giorni, seppur faticosi.
Le maratone di studio, le ripetizioni di storia fino all’una di notte fatte con gli amici, sempre loro. Gli incontri tra matematici e ignoranti (io sono nella seconda categoria), gli incoraggiamenti reciproci, le pacche sulle spalle, gli abbracci alla fine di quelle torture … i vari “non so un cavolo” … tutto da ricordare, sempre e comunque! E soprattutto col sorriso sulle labbra.

Magari è la volta buona....

Ho da poco chiuso una brutta conversazione al telefono, dopo aver scoperto delle cose non proprio belle.
Ho da poco capito un concetto che in vent'anni mi è passato in testa miliardi di volte ma che non ho mai compreso e afferrato al cento per cento.
Ho da poco realizzato tante cose e ho da poco avuto una grande delusione.

Ma sapete che c'è?
C'è che mi sento tranquilla, serena, nonostante tutto. C'è che i nervi sono passati, c'è che non me ne frega più niente. C'è che questa volte forse ho capito veramente cosa devo fare, come mi devo comportare.
Chissà, magari è la volta buona...


(A te che stai leggendo questo post... chiedo scusa per il grande ermetismo!)

lunedì 7 giugno 2010

I miei vicini di casa

Osservare le persone è una delle cose che mi piace fare. Guardo i loro modi di fare, il loro modo di parlare e mi faccio un’idea sulla loro personalità. Lo faccio con discrezione, senza farmi capire, senza risultare invadente o cafona. Adesso che vivo in una città più grande rispetto a quella dove sono nata e cresciuta, quest’attività è diventata ancora più piacevole: si incontra sempre gente diversa.

Ho iniziato con l’osservare i miei vicini di casa, ma in questo caso non con gli occhi: metto in moto il solo senso dell’udito. Non conosco gli inquilini fisicamente, se li incontro per le scale e li rivedo in altri posti non mi ricordo di loro. Conosco solo i loro rumori. A gennaio ho passato molto tempo in casa (causa studio solitario), allora ho “ascoltato” molto.

So che quello di sopra ama fare le pulizie. Passa l’aspirapolvere ogni lunedì, mercoledì, venerdì e domenica, sempre al solito orario, dopo pranzo. La domenica notte invece tocca alla lavatrice. Mette in azione quella centrifuga, talmente tanto potente che ogni volta sembra che stia atterrando un aereo sopra le nostre teste. Chiude forte le persiane di casa, non mette mai il fermo. È un tipo rumoroso, si diverte a cambiare la disposizione dei mobili dieci volte al giorno. Magari è ancora alla ricerca della posizione feng shui.

Poi ci sono le due inquiline dell’appartamento a fianco. Due tipe antipatiche: lo deduco dalle loro voci troppo altezzose e squillanti. Anche loro sono rumorose: spesso invitano gente in casa, danno festini. Una volta le ho sentite lamentarsi di me e della mia coinquilina: a quanto pare ridevamo troppo. Peccato che la persona con cui si sono lamentate le ha credute poco e non ci ha detto niente.

E qua entra in gioco il tipo dell’appartamento davanti al mio (qui da poco). Ha un cognome simpatico. Non ho mai visto neanche lui, ma lo stimo un sacco. Una notte le due sopra citate hanno dato un festino, facendo un rumore impressionante (e poi eravamo noi a ridere troppo). Per quieto vivere ho fatto finta di niente, lasciandole divertirsi. Lui invece no. Ha aperto violentemente la porta di casa sua, girando velocemente la chiave nella toppa, ha bussato con un BUM BUM BUM (bim bum bam) alla porta delle due. Deve avere il pugno forte. Le ha mandate a quel paese in un modo forte e deciso. Se non fossi stata in pigiama (visione non proprio bella) sarei uscita e gli avrei fatto i complimenti e un applauso. È un mito ormai, una leggenda. Un grande. Lo stimo.

Poi ce n’è un altro. Fissato col calcio. Dalle sue finestre fuoriescono sempre delle grandi bandiere di squadre locali. Tifosissimo il ragazzo. Ha il calcio nel cuore.

Devo poi menzionare un altro soggetto, l’ultimo da me osservato e studiato. Mi sono imbattuta in lui una mattina di febbraio. Era presto, andava di fretta. Scommetto non so cosa che aveva un esame. Ama i Coldplay, soprattutto Viva la Vida. A volte si mette anche a cantare. Non è molto intonato però. La sua cassetta della posta è sempre piena, ma non perché è un uomo d’affari, semplicemente perché si scoccia a prenderla. O almeno credo.

Concluderei con quelli del palazzo di fronte. Un palazzo abitato da africani. Ora dovete sapere che tutti gli africani che incontro io parlano gridando, compresi i miei dirimpettai. Se capissi la loro lingua, saprei anche il loro codice fiscale. Una volta, mentre ero intenta ad aprire la finestra e ad osservare la fittissima nebbia che avvolgeva la città, la signora davanti ha iniziato a chiamarmi (non per nome, ma ho capito lo stesso che cercava me). Credo mi abbia detto qualcosa sul tempo. Da un balcone all’altro. Da una parte di strada all’altra. Urlando. Evidentemente aveva voglia di conversare la tipa. Continuava a parlare sorridendo. Ma io non capivo proprio niente. Non sono capace di decifrare le cose che mi dice la gente a grande distanza da me. Soprattutto quando non si parla italiano. Così le ho sorriso e le ho fatto un cenno con la mano. E ho chiuso finestra e tenda.

Quesito esistenziale dell'una di notte sulle ingiustizie della vita

Perché i panda, così carini, dal dolce aspetto, simbolo del WWF, sono animali in via di estinzione mentre le zanzare, esserini così insignificanti e inutili, inoltre brutte e fastidiose, devono in continuazione tediare le mie notti d'estate?

sabato 5 giugno 2010

My blueberry nights

"Mio caro Jeremy, negli ultimi giorni mi hanno insegnato a non fidarmi di nessuno, ma sono contenta di non aver imparato la lezione. A volte gli altri sono per noi come uno specchio che ci definisce e ci dice come siamo fatti. E ogni volta che rifletto, capisco sempre di più che mi piaccio così come sono: Elizabeth."

"Ci ho messo un anno a tornare. In fondo non è stato difficile attraversare la strada:tuttodipende da chi ti aspetta dall’altra parte."

My blueberry nights

venerdì 4 giugno 2010

Esaltanti conversazioni

Al telefono:
G: "Ho comprato un cocco, ma non riesco ad aprirlo"
C: "Hai provato col coltello?"
G:"Sì, ma non ci riesco comunque!"
C: "Con un martello?"
G: "Sì, ma non ci riesco! Bah... Adesso cerco su Google!"
C: (Non pervenuto).

mercoledì 2 giugno 2010

Libri

Ultimamente sto leggendo poco. Anzi, mi correggo: sto leggendo “solo” i tre volumi del manuale di diritto commerciale.
Nel mio comodino c’è un libro depositato da un paio di settimane, si chiama “La Mennulara” e mi è stato regalato per il compleanno. Lo sto leggendo poco alla volta, qualche pagina la sera, se non sono troppo stanca.

Di solito leggo molto in estate, dal momento che ho più tempo libero. Passo le giornate intere al mare, sotto il sole (o forse più all’ombra!) a leggere montagne di libri, arrivo a divorarne anche più di dieci!

Nella mia wishlist estiva al momento ci sono (non in ordine di priorità):
1. “Malamore” di Concita De Gregorio;
2. “La bellezza e l’inferno” ovviamente di Roberto Saviano;
3. “Solo per giustizia” di Raffaele Cantone;
4. “Il cacciatore d’aquiloni” di Khaled Hosseini (non ancora letto, ma ho visto il film due anni fa!);
5. “La malapianta” di Nicola Gratteri.

È una lista in fase di aggiornamento. Aumenterà prossimamente, dopo aver fatto una capatina alla Mondadori.

Ultimamente, per così dire, “aleggia” per casa il libro di Muriel Barbery “L’eleganza del riccio”. L’ho letto due anni fa, sempre in estate, mentre a gennaio sono andata a vedere il film (spero di trovare un po’ di tempo nei prossimi giorni per rivederlo).
Un libro particolare, da leggere forse più volte per poter gustare a fondo quello che la Barbery dice. Vi lascio qualche frase!

“Nella nostra società essere povera, brutta e per giunta intelligente condanna a percorsi cupi e disillusi a cui è meglio abituarsi quanto prima. Alla bellezza si perdona tutto, persino la volgarità. E l’intelligenza non sembra più una giusta compensazione delle cose, una sorta di riequilibrio che la natura offre ai figli meno privilegiati, ma solo un superfluo gingillo che aumenta il valore del gioiello. La bruttezza di per sé è sempre colpevole e io ero già votata a quel tragico destino, reso ancora più doloroso se si pensa che non ero affatto stupida”

“ Madame Michel ha l’eleganza di un riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza. Ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti. Risolutamente solitari e terribilmente eleganti.”

“Beh, risulta chiaro che la grammatica è un mezzo, non solo una fine:è un accesso alla struttura e alla bellezza della lingua, non è solo una roba che serve a cavarsela in società”

“La matematica è una riproduzione meccanica di operazioni prive di significato”.
Non potete immaginare con che felicità ho letto quest’ultima frase. Ero nel periodo pre-esami di maturità. Con la matematica non sono MAI andata d’accordo: nutro nei suoi confronti un odio profondo dal primo momento in cui sono capitate nella mia vita le cosiddette tabelline, quelle che mia madre mi faceva ripetere in continuazione cercando di farmele entrare in mente, spesso e volentieri con scarso risultato.
Questa frase è stata un po’ come un sollievo. Ho passato cinque anni della mia vita a pensare a questo concetto, ogni volta che mi trovavo davanti dei limiti (… caspita sono?) o delle equazioni o altra roba del genere.

Ritornando al mio libro di commerciale: ho letto nell’ultima pagine che il libro è stato dedicato dall’autore ad una certa N. Mi domando: la tizia in questione è contenta del fatto che le siano state dedicate ben millecinquecento pagine piene di leggi fallimentari e cose simili? Boh

martedì 1 giugno 2010

Bowlby

Oggi ho sentito una mia amica, mi ha detto che stava studiando psicologia e mi ha citato uno psicoanalista: Bowlby. Non avevo mai sentito questo nome prima, ma mi hanno incuriosito le informazioni che mi ha dato. Così mi sono messa a cercare qualcosa in più su Google.

Bowlby ha formulato la “teoria dell’attaccamento”. Ha studiato e approfondito il legame che si istaura tra madre e bambino, sostenendo che il bimbo ha sempre il bisogno di percepire la vicinanza e il contatto fisico generalmente della madre, anche se può trattarsi comunque di una persona diversa, quella che sostanzialmente si prende cura di lui. Si sente praticamente protetto. Con la crescita, questo attaccamento si estende anche ad altre persone, considerato anche il fatto che il bambino amplia le sue conoscenze. Questo finché, con l’arrivo dell’età adulta, ci si distacca notevolmente da questa figura e ci si lega ad altre.

Questo legame deve svilupparsi in modo corretto dal momento che si ripercuoterà per tutta la vita, nel senso che, se ci sono state delle esperienze particolarmente dolorose nell’infanzia, queste possono ripercuotersi durante l’età adulta. Ha osservato che un soggetto adulto, con alle spalle un’infanzia negativa, una volta diventato genitore, aveva dei comportamenti ostili nei confronti del figlio.

Queste cose mi hanno fatto riflettere un po’. Ho sempre pensato che avere alle spalle una famiglia unita, con dei valori saldi e stabili è sempre una garanzia, una fonte di protezione per i suoi membri. Forse è questo uno dei tanti segreti della felicità delle persone: sapere di poter sempre contare su determinate persone care, soprattutto se sono membri della propria famiglia.

Non sono invece pienamente d’accordo con quello che sostiene Bowlby sul rapporto del genitore con infanzia “negativa” e il figlio. Credo che, al contrario, chi ha avuto delle brutte esperienze durante l’infanzia pone come obiettivo (magari non del tutto principale) dell’età adulta la creazione di una famiglia stabile e armoniosa. Secondo me ai figli, il più delle volte (e se è possibile farlo), si cerca di dare quello che non si è avuto durante la propria infanzia, forse perché si sono affrontati dei problemi particolari e solo chi li ha vissuti, può sapere cosa si prova e di conseguenza cercare di non farli rivivere a chi si vuole bene.

Poi mi sono resa conto ancora di più del ruolo importante che hanno i genitori, di come i loro errori possono ripercuotersi nei figli, di come possono rovinarli perdendosi a volte nel loro egoismo.

Credo di avervi annoiato abbastanza. Buon 2 giugno a tutti voi!