Il mio portafoglio in poco tempo si è riempito di tessere di ogni tipo. Questa presenza massiccia di “cose rettangolari di plastica” ha iniziato a registrarsi con l’inizio della mia vita universitaria. In qualsiasi posto io vada, mi parlano di tessere.
Vado alla Coop e la cassiera, con un sorriso smagliante (solo loro possono sfoggiare determinati sorrisi) mi chiede sempre se ho la tessera. Stessa cosa in profumeria o nei bar dove, se sei studente, hai diritto a degli sconti (in questi casi si da volentieri). Ti chiedono la tessera anche sugli autobus, alla mensa, all’università, in biblioteca.
Nei negozi le opzioni sono due: o dici a chi te la chiede che ce l’hai ma l’hai dimenticata a casa (e lei ti guarda con uno sguardo oscillante tra lo schifato e il compatito, ma forse è la scusa migliore) o le dici che non ce l’hai. Se le dici che non ce l’hai, la reazione è sempre la stessa (in pochi possono scampare): ti sorride piena di entusiasmo e con voce rassicurante ti incita a farti la carta “
perché puoi usufruire degli sconti, della raccolta punti [raccolta punti del tipo un punto ogni 2 euro di spesa e il premio meno pretenzioso che puoi ritirare è un set di due bicchieri. Solo se raggiungi i tremila punti però.],
puoi vincere tantisssssimi premi, puoi fare le ricariche telefoniche!”.Dopo che ti porge sul piatto d’argento questa grande occasione, tu non puoi assolutamente rifiutare. Se rifiuti, dicendo che non sei interessata, ti guardano come se avessi perduto milioni di punti (appunto) della stima che hanno nei tuoi confronti. Se invece accetti, il tuo sì ha un grande effetto: farai la felicità di chi te l’ha proposta.
La biblioteca che frequento è il luogo più assurdo in quanto a tessere.
(Fase uno) Entri, vai nella stanza degli armadietti, strisci la tua tessera, vedi quale armadietto è libero, premi il tasto che fa aprire l’armadietto, riprendi la tessera, deponi la tua roba dentro, RIPRENDI la tessera altrimenti sei spacciato, chiudi l’armadietto, ti dirigi verso l’ingresso vero e proprio della biblioteca.
(Fase due) Per entrare in biblioteca devi strisciare di nuovo la tua tessera. Se si è smagnetizzata nel frattempo a furia di strisciare, per te è finita. Fai meglio a tornare a casa. E rassegnati: la tua roba rimarrà nell’armadietto. Una volta che la strisci, compare il tuo nome in uno schermo e, magia delle magie, si aprono le porte del paradiso. Puoi finalmente, dopo venti minuti di formalità inutili, entrare in biblioteca. Di solito in biblio si va per studiare (oltre che per cercare libri), ma quando arrivi a sederti e aprire il libro sei già stanca di tutte queste procedure.
Poi sorge il problema delle pause. Fare una pausa (una sola quando proprio vuoi studiare ad oltranza, altrimenti se sei svogliato ne fai almeno una ogni quarto d'ora) è fisiologico, non puoi evitare di farla. E di solito quando fai la pausa vai nel cortile fuori la biblioteca.
Inizia un altro stress: striscia, nome, porte che si aprono. Devi prendere qualcosa nell’armadietto? Striscia, numero dell’armadietto (sia mai che ti dimentichi il numero dell’armadietto: sarà una vera e propria tragedia per te e per tutti i dipendenti della biblioteca), prendi quel che ti serve, striscia e vai a fare il tuo giretto sacrosanto. Inutile dire che per rientrare la procedura è la stessa.
Che poi, a cosa servirà mai tutto questo tran tran? I dipendenti finiscono col passare più tempo a risolvere la tragedia da tessera dimenticata/smarrita/smagnetizzata che a fare quello per cui occupano quel determinato posto. Sono più competenti sulle tessere che sui libri.
Insomma, queste tessere stanno diventando una persecuzione.
Totale tessere del 20 Giungo: 13.
Tra una settimana questo numero potrebbe subire sensibili aumenti.
Si salvi chi può. O per lo meno, che la forza di dire NO alla prossima richiesta sia con me.