Un anno fa ho trovato un libro, andando all’università. Era abbandonato su una panchina, ma non so se era stato lasciato lì di proposito oppure era stato semplicemente dimenticato.
In ogni caso, lo portai con me a casa, entusiasta di questa scoperta, speranzosa che si trattasse di una sorta di bookcrossing.
L’intento era quello di leggerlo e di “abbandonarlo” in un altro luogo pubblico.
Dopo tutti questi mesi e innumerevoli tentativi di lettura del libro, mi sono resa conto che quella storia non faceva per me. Ho trovato già solo l’inizio noioso, per cui non ho continuato.
In ogni caso, lo portai con me a casa, entusiasta di questa scoperta, speranzosa che si trattasse di una sorta di bookcrossing.
L’intento era quello di leggerlo e di “abbandonarlo” in un altro luogo pubblico.
Dopo tutti questi mesi e innumerevoli tentativi di lettura del libro, mi sono resa conto che quella storia non faceva per me. Ho trovato già solo l’inizio noioso, per cui non ho continuato.
In occasione del viaggio inaspettato, ho deciso di abbandonare il libro a Roma, in stazione.
Ho scritto sulle prime pagine qualche riga in cui sostanzialmente raccontavo la storia di quel libro e raccomandavo a chi lo avesse trovato di leggerlo (o anche non) o comunque di abbandonarlo da qualche altra parte e non di tenerlo per sé.
Non so, ma credo che il destino di quel libro sia quello di vedere un po’ il mondo (ma va bene anche solo l'Italia!).
Pensavo di lasciarlo nella sala d’attesa, ma era troppo affollata e temevo che qualche persona estremamente gentile iniziasse a rincorrermi dicendomi che avevo dimenticato un libro in una poltrona.
Sono andata al binario del mio treno (arrivato in super anticipo) e mi sono seduta su una panchina di fronte alla carrozza in cui si trovava il mio posto.
Ho mangiato il mio panino al prosciutto e con una magistrale non chalance ho poggiato il libro in una angolo. Poi sono salita sul treno, ho sistemato la mia valigia e mi sono accomodata al mio posto, in attesa che il treno partisse.
Ho scritto sulle prime pagine qualche riga in cui sostanzialmente raccontavo la storia di quel libro e raccomandavo a chi lo avesse trovato di leggerlo (o anche non) o comunque di abbandonarlo da qualche altra parte e non di tenerlo per sé.
Non so, ma credo che il destino di quel libro sia quello di vedere un po’ il mondo (ma va bene anche solo l'Italia!).
Pensavo di lasciarlo nella sala d’attesa, ma era troppo affollata e temevo che qualche persona estremamente gentile iniziasse a rincorrermi dicendomi che avevo dimenticato un libro in una poltrona.
Sono andata al binario del mio treno (arrivato in super anticipo) e mi sono seduta su una panchina di fronte alla carrozza in cui si trovava il mio posto.
Ho mangiato il mio panino al prosciutto e con una magistrale non chalance ho poggiato il libro in una angolo. Poi sono salita sul treno, ho sistemato la mia valigia e mi sono accomodata al mio posto, in attesa che il treno partisse.
L’ironia della sorte ha voluto che il posto fosse praticamente di fronte alla panchina dove, appunto, avevo lasciato il libro. Insomma, quella che mi offriva il mi finestrino era la visuale migliore per vedere se qualcuno effettivamente prendeva il libro.
Non ho aspettato molto, dopo neanche due minuti un uomo sulla sessantina, con uno zaino Invicta anni 90 alle spalle e un paio di giornali sottobraccio, passando ha notato la presenza del libro. Si è fermato, l’ha preso in mano e l’ha girato e rigirato.
Poi ha aperto la prima pagina, quella su cui avevo scritto quelle quattro parole.
Ha letto, ha alzato lo sguardo e si è guardato attorno.
Poi ha aperto la prima pagina, quella su cui avevo scritto quelle quattro parole.
Ha letto, ha alzato lo sguardo e si è guardato attorno.
Alla fine ha preso il libro e se l’è portato via, ignaro del fatto che chi l’aveva lasciato fosse praticamente a due passi da lui.
Ammetto che vedere uno sconosciuto con quel libro familiare che ha stazionato per quasi un anno sulla libreria di casa mia è stato proprio bello.
Mi auguro soltanto che faccia veramente quanto ho scritto.
Mi auguro soltanto che faccia veramente quanto ho scritto.
Per maggiori "conferme" ecco a voi la foto del libro, appena abbondanato alla stazione. 



