Il venerdì, ultimamente, è il giorno della settimana che preferisco.
Ultimo giorno di lezione all’università, ultimo pomeriggio della settimana da passare in biblioteca a studiare (almeno in questi tempi tranquilli). Poi si pensa al fine settimana, a quel sabato e quella domenica che non sai come passare. Il sabato e la domenica che magari trascorri per lo più in casa col pigiama, ma spesso e volentieri va bene anche così.
In quei due giorni si respira un grande senso di rilassatezza generale, anche per le strade. Ci sono le belle famigliole in bicicletta, i bambini al parco, gli anziani in piazza, giovani che progettano il sabato sera. C’è la confusione in giro per i negozi e, anche se a me non piace il caos, in quei momenti (e con l’umore giusto) lo apprezzo.
E poi è bello il venerdì pomeriggio percorrere a piedi e in contro senso il grande viale della stazione della mia città. È piena di studenti con le valigie in mano: chi di corsa, chi tranquillo. L’espressione del viso rilassata, i progetti in mente. Passeranno il fine settimana a casa, anche per farsi “coccolare” dai loro cari.
Chi rimane magari sfrutta quei giorni liberi per fare ciò che durante la settimana non è riuscito a concludere.
Poi c’è la domenica, quello che io vedo come il giorno della sospensione, segnato dal pensiero fisso rivolto verso il lunedì, verso la settimana che verrà, vero gli appuntamenti, il lavoro, lo studio, la casa, le bollette …
Il vecchio Leopardi, pessimista quanto volete, aveva capito tutto con il Sabato del villaggio …
La donzelletta vien dalla campagna
in sul calar del sole,
col suo fascio dell'erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e viole,
onde, siccome suole, ornare ella si appresta
dimani, al dí di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
su la scala a filar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando ai dí della festa ella si ornava,
ed ancor sana e snella
solea danzar la sera intra di quei
ch'ebbe compagni nell'età piú bella.
Già tutta l'aria imbruna,
torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
giú da' colli e da' tetti,
al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
su la piazzuola in frotta,
e qua e là saltando,
fanno un lieto romore;
e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dí del suo riposo.
Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
e tutto l'altro tace,
odi il martel picchiare, odi la sega
del legnaiuol, che veglia
nella chiusa bottega alla lucerna,
e s'affretta, e s'adopra
di fornir l'opra anzi al chiarir dell'alba.
Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l'ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.
Garzoncello scherzoso,
cotesta età fiorita
è come un giorno d'allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo'; ma la tua festa
ch'anco tardi a venir non ti sia grave.