"Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va in corsa, è un'avventura ricostruire se stesse. La più grande.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."
(Donne in Rinascita - D. Cugia)
venerdì 30 settembre 2011
Fine settembre
Settembre è un mese di “transizione”, il mese in cui idealmente si chiude un capitolo e se ne apre un altro.
Sono serena, ma non lo grido troppo forte a causa di quel pensiero, di quella strana legge che prevede l’avvenimento di una sorta di disgrazia non appena si tira un sospiro di sollievo.
Di capitoli ne sto chiudendo un paio e ho anche gettato le basi per la realizzazione di qualche sogno stipato nel cassetto da troppo tempo. Mi sento bene, sto pensando a me stessa, alla mia vita e guardo a tutto il resto da una prospettiva diversa, in un certo senso ad un passo più lontano del solito.
Non è egoismo, non ne sono capace purtroppo. È solo voglia di una sorta di rinascita che tardava un po’ ad arrivare. È solo voglia di iniziare ad amarmi di più.
Quando qualche brutto ricordo si avvicina, lo scaccio via pensando al futuro. E funziona, per adesso. Mi sento meglio.
Ho cambiato un po’ le mie abitudini. Nel tardo pomeriggio metto una tuta e le scarpe di ginnastica e chiudo alle spalle la porta di casa. Porto con me una piccola pochette blu: dentro ci metto le chiavi, qualche spicciolo e il cellulare che però tengo rigorosamente senza suoneria per non essere disturbata. Inizio a camminare, con l’ipod alle orecchie. Prima a passo lento, poi più sostenuto e poi di nuovo lento. Non so neanche io quanti chilometri faccio in quell’ora, non mi interessa. Mi fa stare bene. Tutto il resto non conta.
Quando vedo che il cielo inizia ad essere un po’ più cupo, torno indietro, verso casa. Ho preso l’abitudine ormai. Due giorni fa pioveva, quindi niente passeggiata. Mi sono sentita quasi persa.
Sto cercando anche un lavoro per il fine settimana, ho lasciato il mio curriculum in qualche negozio, sperando che qualcuno mi chiami. Tengo le dita incrociate e ci spero anche tanto.
Ho ripreso le varie attività universitarie, ricominciato i corsi e dato un esame. Dalla prospettiva dell’inizio, mi sembra che quest’anno universitario sia un po’ più difficile degli altri, ma non mi scoraggio. Se sto bene dentro, posso affrontare tutto in modo diverso, credo migliore.
Ecco, alla fine non so quante volte ho scritto in questo post che sto bene. Alla faccia “di quella strana legge che prevede l’avvenimento di una sorta di disgrazia non appena si tira un sospiro di sollievo”.
Se sto bene, sto bene. Ed è inutile nasconderlo. Lo si vede, credo, da come scrivo. Lo si vede da quel sorriso che ho stampato in faccia, anche in questo momento.
mercoledì 28 settembre 2011
Real Time - Cerco casa disperatamente
Uno di questi è “Cerco casa disperatamente”, il regno di Paola Marella, la milanese dall’enorme ciuffo di capelli bianco.
A guardarla così, sembrerebbe un po’ Crudelia de Mon, ma quando la si sente parla, ci si accorge che è una tipa dai modi di fare molto gentili. Apprezzo molto il suo look, la considero una donna molto chic (ovviamente non al pari di Carla Gozzi) e un'ottima agente immobiliare.
Una cosa che non mi va proprio giù è il “disperatamente” che conclude il titolo del programma.
Gente che si presenta all’ufficio di Paola, con al braccio una Louis Vuitton (originale, mica tarocca) o meglio ancora una Birkin, e con un budget di un milione di euro, come fa a cercare casa disperatamente?
Cerca casa disperatamente chi ha un budget minimo, chi per avere un tetto sopra la testa deve fare un mutuo grande, è il caso di dirlo, quanto una casa.
Va bene la trovata pubblicitaria, il cercare un titolo che sia anche simpatico e che attiri spettatori, però io, credetimi, toglierei sul serio quel “disperatamente” dal nome del programma.
Voi cosa ne dite?
domenica 25 settembre 2011
Anna Karenina

L’ho finito a maggio, ma ve ne parlo solo adesso perché, sinceramente parlando, avevo bisogno di un attimo di disintossicazione dal mondo russo.
L’ho trovato un po' pesante e noioso in alcuni punti e ovviamente non è uno di quei libri che rileggerei una seconda volta.
Ma nonostante questo, credo che la storia meriti davvero un po’ di attenzione. Non sto qui a farvi qualche recensione, ne troverete migliaia in giro per il web.
Vi lascio due passi che ho trovato particolarmente meravigliosi.
Chissà se non vi ritroverete anche voi con una copia di Anna Karenina in mano …
“In quegli ultimi giorni e appena un momento prima si era detto che Vrònskij per lei era uno delle centinaia di giovani, sempre gli stessi, che si incontrano ovunque e che lei non si sarebbe mia neppure permessa di pensare a lui; ma ora, fin dal primo istante in cui l’aveva incontrato, era stata colta da un sentimento di gioiosa fierezza. Non le fu necessario domandargli perché si trovasse lì. Lo sapeva con certezza, come se gliel’avesse detto lui, che si trovava lì per stare dov’era lei”.
“Non poteva sbagliarsi. Quegli occhi erano unici al mondo. E unica era la creatura capace di concentrare per lui tutto il mondo e il senso della vita. Era lei. Era Kitty […]. Il cielo s’inazzurrò e risplendette, e rispose al suo sguardo interrogativo con la stessa tenerezza ma anche con la stessa inaccessibilità.”
giovedì 22 settembre 2011
L'attesa agli uffici pubblici
Ovviamente non sempre è possibile stare alla larga da questi uffici: prima o poi si dovrà andare per forza.
E infatti io ci sono dovuta andata per ben due volte in neanche dieci giorni.
Ho ingannato l’attesa dietro la porta dell’ufficio guardandomi intorno.
La prima volta ho trovato una decina di bambini di età compresa tra 0 e 5 anni e sono tornata a casa con il mal di testa. Diciamoci la verità: se già per un adulto star lì ad aspettare è un’impresa, figuriamoci per un bimbo così piccolo che inevitabilmente, raggiunta la soglia di tolleranza massima, scoppierà a piangere a dirotto perché vuole andare via.
povere mamme disperate alla ricerca di un modo per calmare i propri pargoli …
La seconda volta è andata diversamente. L’attesa è durata un po’ di più, ma in compenso ho avuto modo di gustarmi un trio di vecchiette interessanti nei loro modi di fare. Avevo già “studiato” la categoria nella sala d’attesa del medico mesi prima, ma in quest’occasione ho avuto modo di approfondire l’osservazione dei loro comportamenti.
Ho notato con sorpresa che hanno una particolare abilità nel gestire il “traffico” di gente in attesa. Sanno meglio loro del diretto interessato chi viene prima e chi viene dopo e, a dispetto di chi crede che con l’avanzare dell’età si tende a perdere un po’ la memoria, loro ricordano alla perfezione i numeri di ognuno.
Sono delle grandi mattiniere, le vecchiette.
Arrivano all’ufficio in questione all’alba, per prendere il numerino e sbrigarsi subito, le senti dire sempre che son lì dalle otto di mattina, ma poi, non si sa perché, rimangono dentro quasi fino all’orario di chiusura al pubblico.
Guai a prenderle in giro cercando di fare la "fila all’italiana": non solo ti sgamano subito, ma poi ti fanno la classica ramanzina che dura due ore e ti guardano male per tutto il tempo.
È successo anche questo durante la mia attesa. La tipa furba che voleva risparmiare tempo, dopo il rimprovero da parte di una signora anziana, si è rintanata in un angolino con la testa bassa.
Sono più efficienti delle giovani e fresche centraliniste, sono capaci di darti qualsiasi informazione utile. Sono eleganti, anche curate, con la loro borsetta stretta tra le mani. E scommetto che lì dentro hanno anche una manciata di quelle caramelle con la carta blu o verde, alla menta o all’anice.
All’acidità di alcune si contrappone la dolcezza di altre, quelle che hanno sempre un nipote di cui parlare per ingannare l’attesa. Sono anche dei distributori di saggezza popolare, fate bene caso alle loro parole.
Insomma, dopo questa osservazione sono arrivata alla conclusione che le lunghe fine agli uffici pubblici possono anche diventare qualcosa di diverso dalla solita, snervante attesa. Basta guardarsi intorno e affrontare tutto con lo spirito giusto.
E poi, avrei una proposta da fare: assumete le vecchiette per dirigere il traffico e disciplinare la fila, funzionano meglio di un manager con esperienza pluriennale.
lunedì 19 settembre 2011
Viaggi in treno
Di solito, quando devo tornare in città, prendo un treno che parte prestissimo: in inverno addirittura è ancora buio quando esco di casa. Giro praticamente mezza Italia via rotaie e, sembrerà strano, ma il viaggio a volte passa più veloce di quanto si possa pensare. È che so come trascorrere le lunghe ore, o almeno ci provo. Porto con me l’immancabile libro e quando capita trovo anche compagni di viaggio interessanti, con cui parlare senza annoiarsi e senza troppe invadenze. Questa però, ho notato, è diventata una vera e propria fortuna. La maggior parte dei viaggiatori ormai neanche ti guarda in faccia: passa tutto il tempo con la testa china sul proprio computer, concentrati a fare chissà che. Succede soprattutto nelle varie Frecce.
Una volta ho viaggiato con un ragazzo italoaustriaco che avrà avuto la mia età. Una persona molto interessante, sveglia, gentile. L’ultima volta invece mi è capitata una ragazza in compagnia di due animali: un gatto piccolo, cieco da un occhio che cercava di dormire in una gabbietta apposita e un cane grande, dolcissimo. Temevo che il viaggio sarebbe stato un inferno: di solito capita di trascorrere ore e ore nei vari mezzi di trasporto con cani di piccola taglia che abbaiano tutto il tempo nervosi e pensavo fosse stata la stessa cosa. Invece, per fortuna, quel cane si è comportato da vero signore: silenzioso, obbediente alla sua padrona, ogni tanto mi si avvicinava per delle coccole munito di due occhi neri tenerissimi, talmente espressivi che sembrava parlassero.
Per il resto, adoro guardare fuori dal finestrino. Mi ritengo fortunata, in un certo senso: fare dei viaggi lunghi mi permette di girare praticamente mezza Italia, di vedere piccoli pezzi di città come Napoli, Roma, Firenze stando semplicemente seduta sulla mia poltroncina.
Nei pressi delle stazioni mi piace guardare quei palazzoni popolari, altissimi e magari un po’ scalcinati, con i balconcini stracariche di roba, con fili dei panni da asciugare pieni zeppi di vestiti e di lenzuola. Mi piace memorizzarli e tenerli come una sorta di punto di riferimento per il viaggio successivo. E la cosa strana è che vicino le stazioni, le case sembrano essere davvero tutte le stesse.
È come un tour turistico.
E alla fine, dopo un’intera giornata di viaggio, arrivo a destinazione. Stanca, è vero, è inevitabile. Però posso dire di aver visto mezza Italia, ma non i soliti posti, i soliti monumenti. Ho visto le zone anonime, quelle magari dimenticate; ho visto il mare e ho visto le colline verdi, ho sentito accenti di ogni tipo. E tutto questo stando comodamente seduta sulla mia poltroncina marrone di Trenitalia.
martedì 13 settembre 2011
Amazon
Ascoltavo i suoi aneddoti interessata, ma allo stesso tempo storcevo un po’ il naso.
Comprare un libro su internet?
Rinunciare all’operazione scelta della copia migliore, quella con la copertina perfetta, con gli angoli liberi da ogni minima piegatura?
Rinunciare a seguire il libro che hai scelto scivolare direttamente nella busta con dentro il solito, anonimo segnalibro della libreria?
Rinunciare a prendere in mano il sacchettino ed uscire dal negozio sorridente?
Ovvio che no. Mai e poi mai avrei comprato un libro su un freddo, anonimo sito internet.
Tutto questo finché non ci sono andata, sul “freddo, anonimo sito internet”. Pura curiosità, niente di più.
Curiosità che si è trasformata in grande stupore, in sgranamento degli occhi, in pensieri del tipo “- 30 % su TUTTI i libri?”, in stropicciamento di occhi per capire se vedevo bene o se era solo allucinazione.
Mi sono informata sui metodi di pagamento e alla fine ho ceduto.
Ebbene si, la tentazione è stata forte, talmente tanto che ho fatto un ordine “consistente” e ho lasciato in un angolo della mia mente la sensazione del comprare un libro di persona.
Dopo qualche giorno il pacchetto è arrivato.
Libri perfetti, in condizioni ottime, nuovi, pronti da leggere e da sfogliare.
Ed è stato amore.
Qualche giorno dopo sono tornata a fare un giro sul sito. Altro grande stupore.
Meno 40%, non più 30.
Magnifico!
Scorro un po’ la pagina e leggo il resto del testo.
Inorridisco. Mi torna in mente un articolo letto settimane prima su Repubblica. Parlava della legge Levi, ed io non avevo compreso bene la gravità della cosa.
Ebbene gente, dallo scorso primo settembre non si possono più applicare ai libri sconti maggiori del 15%, tranne in alcuni casi particolari (le case editrici, ad esempio, possono fare sconti a loro piacimento).
Comunque, sapendo di questa sorta di tragedia in arrivo, ho fatto un megaordine e adesso sono in trepidante attesa del suo arrivo. Ho ordinato sette libri (due dei quali sono di mia sorella).
Almeno fino a Natale saprò cosa leggere.
Voi avete mai acquistato su questo sito?
sabato 10 settembre 2011
Real Time - Ma come ti vesti?!

Ho un debole per “Ma come ti vesti?!”, il programma di Carla Gozzi e Enzo Miccio.
Al di là del caso disperato, la cosa che colpisce di questo programma sono i presentatori.
Consideriamo poi il fatto che riescono quasi a realizzare veri e propri miracoli. Trasformano i casi a loro sottoposti in vere e proprie donne eleganti e aggraziate, riuscendo a mimetizzare eventuali difetti e valorizzare i pregi.
E voi? Siete a conoscenza di questo canale?
martedì 6 settembre 2011
Di saluti e di rientri
Passerei direttamente al viaggio, al treno, nonostante tutta la fatica. O forse tralascerei anche il giorno del rientro che è ancora più triste di quello dei saluti. Tutto questo ovviamente non è possibile, quindi cerco di vivere giorni di questo tipo nel modo più leggero possibile.
Dire “ci vediamo a Natale” quando il colorito è ancora quello di una marocchina, le braccia sono completamente scoperte e ai piedi si indossano dei sandali, è qualcosa di veramente inverosimile. E poi il solito abbraccio lungo un secolo, i soliti sorrisi, il vedere la macchina blu con i fari forti che si allontana velocemente mette una leggera tristezza nel cuore.
Ma cosa ci possiamo fare, è la vita.
E’ la lontananza, sono gli effetti secondari dell’affetto che si prova nei confronti di certe persone. Se non volessi loro bene, se non fossi affezionata a questi posti, a questo mare, a questi tramonti, partirei più leggera, senza complicazioni.
Al cuore però non si comanda. E forse è meglio così.
Non so cosa mi riserverà questo settembre, questo “nuovo anno”, non so cosa riuscirò veramente a fare. Ho un paio di progetti, qualche grande sogno da realizzare e devo darmi una mossa per mettere tutto in pratica. Sarebbe anche ora.
Bene, è tutto.
Ora basta malinconia.
Adesso mi sveglio, mi scrollo di dosso il torpore che quest’estate mi ha donato. Torno lì dove il mio nome è preceduto dall’articolo determinativo, dove la connessione lascia molto a desiderare, dove il giornalaio mi mette da parte Vanity Fair e dove gli autobus sono le mie limousine.
domenica 4 settembre 2011
Letture estive (parte 2)
Vanity Fair aveva pubblicato per intero (in un opuscolo allegato al giornale) le prime pagine di questi libri. Mi sembravano interessanti e quindi li ho ordinati su Amazon (scriverò a breve un post sulla mia esperienza su questo sito).
Il profumo del tè e dell’amore – Fiona Neill
Questo libro parla di tre giovani coppie di amici, sei quarantenni inglesi alle prese con le loro vicende amorose. La loro vita, tutto sommato, sembra molto tranquilla e non troppo diversa da quella di altre coppie della loro stessa età. In occasione del compleanno di uno di loro, il gruppo organizza una rimpatriata in una villa di campagna: sarà allora che quella situazione di calma apparente che si era ormai consolidata verrà scombinata …
Un regalo da Tiffany – Melissa Hill
New York, periodo natalizio. La piccola Daisy si ritrova ad accompagnare il padre Ethan da Tiffany, il famosissimo negozio di gioielli, per comprare l’anello di fidanzamento che lui dovrà regalare alla sua fidanzata, la donna con la quale ha deciso di passare il resto della propria vita dopo la morte della sua prima moglie, madre della bambina.
Anche Gary si trova a New York nello stesso giorno. Anche lui ha deciso di prendere un regalo per la sua fidanzata da Tiffany, ma non si tratta di un anello: opterà per un semplice bracciale portafortuna.
All’uscita dal negozio, Gary sarà vittima di un incidente stradale; Daisy e il padre gli presteranno i primi soccorsi e nella confusione più totale, accadrà qualcosa che cambierà le loro vite: le due buste di Tiffany verranno scambiate involontariamente. Da questo momento sarà il destino a decidere in che direzione dovranno andare le loro vite …
Il finale è tutto da scoprire!!
venerdì 2 settembre 2011
Letture estive (parte 1)
L’altra verità. Diario di una diversa – Alda Merini (il libro meno "soft"!)
Della Merini non avevo mai letto nulla prima, conoscevo a grandi linee la sua storia e spesso mi ritrovavo davanti agli occhi alcuni suoi aforismi. Questo è un libro forte, ma allo stesso tempo sembra essere scritto con calma, con tranquillità. E’ un libro capace di spiegare la realtà nuda e cruda dei manicomi, prima che la famosa legge Basaglia stabilisse finalmente la loro chiusura. I manicomi erano posti orrendi, dove le persone erano considerate solo per con riferimento alla loro malattia, era gente pazza, malata di mente e niente più. Tutto il resto veniva annullato. Persone parcheggiate giornate intere lungo dei corridoi, lasciate sole a distruggersi con i loro dolori interiori. Se siete interessati a questo libro, vi consiglio di vedere anche questo film.
Acciaio – Silvia Avallone
Era da un po’ di tempo che volevo leggere questo libro. Ne avevo sentito parlare molto bene e ovviamente ero curiosissima di approfondire la cosa. Credo sia il libro più bello che abbia letto negli ultimi mesi, uno di quelli che divori letteralmente, interessante e avvincente. Racconta la storia di due ragazzine quattordicenni che abitano in un quartiere popolare di Piombino, nelle vicinanze di una grossa fabbrica. Anna e Francesca sono due ragazze allegre, solari. Amano mettersi in mostra, andare al mare, amano la vita. Hanno in comune molte cose, belle e brutte. La loro è un’amicizia forte, una di quelle destinate a non morire mai. E’ un bel libro, scritto in modo molto scorrevole. Ve lo consiglio vivamente!
Se volete sapere qualche altro parere su questa lettura, andate da MichiVolo, anche lei l'ha letto durante le vacanze estive.