Siete mai stati ad un ufficio postale di un piccolo paese che conta poche migliaia di abitanti?
Quando sono a casa dai miei, per evitare le interminabili code della posta più vicina, preferisco andare in un altro ufficio che si trova in un paese lontano pochi chilometri: lì ho come l’impressione di fare prima.
Ci sono andata qualche giorno prima del rientro. È un ufficio grande quanto uno stanzino, con un unico sportello e con un solo funzionario. Non esiste la famosa linea gialla salva privacy e aggiungerei che anche se ci fosse lo spazio per farla, lì dentro avrebbe l'unica funzione di colorare un po' l'ambiente.
Sono andata verso metà mattina: prima di me c’erano solo cinque persone. Ho trovato un angolo libero per attendere in piedi (visto che i posti a sedere erano tutti occupati) e da lì mi sono gustata un sacco di scene curiose, arrivando alla conclusione che tra quelle quattro mura la gente non sa neanche cosa sia la privacy.
Le operazioni postali (di qualsiasi genere) praticamente erano qualcosa di collettivo. Inutile dire che in quel paesino tutti conoscono tutti ed è proprio questa la causa dell’assenza totale della riservatezza.
So, ad esempio, che la coppia di ragazzi che era in fila prima di me, partirà presto per un viaggio di piacere all’estero, so quanto hanno versato sul loro conto, so da quale aeroporto partiranno e quanti giorni staranno via. Del signore anziano so quanto ha preso questo mese di pensione, mentre so che la signora bassa ha un figlio che abita lontano che non è tornato a casa per le festa e proprio per questo riceverà a giorni un pacco (a quanto pare pesante) pieno di cose belle.
Ho saputo tutte queste cose di gente della quale non conosco neanche il nome semplicemente stando nel mio angolino, tutto sommato non vicinissimo allo sportello.
Ho fatto la mia operazione, cercando di evitare di far sapere ai presenti i dettagli, tenendo il volume della voce, a differenza degli altri, moderato.
Poi quando ho finito, sono uscita con l’aria semi perplessa e un grande punto interrogativo in testa.
Vi è mai capitata una cosa simile?
"Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va in corsa, è un'avventura ricostruire se stesse. La più grande.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."
(Donne in Rinascita - D. Cugia)
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sabato 8 gennaio 2011
mercoledì 29 dicembre 2010
Stanno Tutti Bene - Everybody's fine
“Stanno tutti bene”, quante volte abbiamo pronunciato queste parole, senza però essere convinti del loro contenuto? Dire che si sta bene è un’abitudine, una superficialità che però rende contenti tutti.
Questo film parla di un uomo rimasto solo. La moglie è morta, i quattro figli vivono tutti in città diverse e comunque lontane dalla sua. Decide allora di riunirli, di organizzare una sorta di evento che possa portarli da lui, tutti insieme, almeno per una sera. Prepara tutto nei minimi dettagli, fa la spesa con cura, sceglie il vino migliore. Quando arriva il momento di vedersi, ognuno di loro chiama e annuncia la sua assenza, chi per motivi di lavoro, chi per impegni legati alla famiglia.
Il padre rimane un po’ male, ma il grande desiderio di incontrarli è molto più forte di questa delusione. Decide allora di partire, di affrontare quattro viaggi in treno o in pullman, non in aereo, perché il padre-coraggio teme un po’ questo mezzo di trasporto. Porta con sé una valigia, un sorriso grande stampato in faccia e quattro lettere, una per ognuno di loro.
Questo viaggio sarà importante per lui, gli servirà per conoscere la verità sui suoi figli, porterà piccole gioie, ma anche un dolore grande. E soprattutto gli regalerà un’importante lezione di vita che difficilmente lui, ma anche i suoi figli, potranno dimenticare.
La versione originaria di "Stanno tutti bene" risale al 1990 ed è stata diretta da Giuseppe Tornatore. Questa di cui vi parlo è la versione statunitense (Everybody’s fine), diretta invece da Kirk Jones, uscita in Italia poco tempo fa.
Vista questa, voglio subito cercare l’originale italiano per cogliere differenze e similitudini!
"Non le dire niente. Se la ami quanto lei ama te, le dirai quello che vuole sentirsi dire: dille che stiamo tutti bene."
"Beh, è stato un bel viaggio. E se tu mi chiedessi che cosa ho imparato dovrei dirti che non lo so bene. So che se avessi un’altra occasione pretenderei meno dai ragazzi, se loro sono felici per me va tutto bene. So che devo smettere di credere che siano ancora dei bambini, non glielo posso più dire che cosa fare, devono trovare la loro strada e a volte penso che tu mi dicevi cose che avrei dovuto ascoltare con più attenzione: mi raccontavi dei particolari della vita dei nostri figli e io, io li ho ignorati."
"La tua famiglia si sta facendo strada nel mondo e puoi essere fiera dei ragazzi e dei traguardi che hanno raggiunto. E se tu me lo chiedessi, dovrei in dire in tutta sincerità che … stanno tutti bene!"
Ecco il trailer:
Questo film parla di un uomo rimasto solo. La moglie è morta, i quattro figli vivono tutti in città diverse e comunque lontane dalla sua. Decide allora di riunirli, di organizzare una sorta di evento che possa portarli da lui, tutti insieme, almeno per una sera. Prepara tutto nei minimi dettagli, fa la spesa con cura, sceglie il vino migliore. Quando arriva il momento di vedersi, ognuno di loro chiama e annuncia la sua assenza, chi per motivi di lavoro, chi per impegni legati alla famiglia.
Il padre rimane un po’ male, ma il grande desiderio di incontrarli è molto più forte di questa delusione. Decide allora di partire, di affrontare quattro viaggi in treno o in pullman, non in aereo, perché il padre-coraggio teme un po’ questo mezzo di trasporto. Porta con sé una valigia, un sorriso grande stampato in faccia e quattro lettere, una per ognuno di loro.
Questo viaggio sarà importante per lui, gli servirà per conoscere la verità sui suoi figli, porterà piccole gioie, ma anche un dolore grande. E soprattutto gli regalerà un’importante lezione di vita che difficilmente lui, ma anche i suoi figli, potranno dimenticare.
La versione originaria di "Stanno tutti bene" risale al 1990 ed è stata diretta da Giuseppe Tornatore. Questa di cui vi parlo è la versione statunitense (Everybody’s fine), diretta invece da Kirk Jones, uscita in Italia poco tempo fa.
Vista questa, voglio subito cercare l’originale italiano per cogliere differenze e similitudini!
"Non le dire niente. Se la ami quanto lei ama te, le dirai quello che vuole sentirsi dire: dille che stiamo tutti bene."
"Beh, è stato un bel viaggio. E se tu mi chiedessi che cosa ho imparato dovrei dirti che non lo so bene. So che se avessi un’altra occasione pretenderei meno dai ragazzi, se loro sono felici per me va tutto bene. So che devo smettere di credere che siano ancora dei bambini, non glielo posso più dire che cosa fare, devono trovare la loro strada e a volte penso che tu mi dicevi cose che avrei dovuto ascoltare con più attenzione: mi raccontavi dei particolari della vita dei nostri figli e io, io li ho ignorati."
"La tua famiglia si sta facendo strada nel mondo e puoi essere fiera dei ragazzi e dei traguardi che hanno raggiunto. E se tu me lo chiedessi, dovrei in dire in tutta sincerità che … stanno tutti bene!"
Ecco il trailer:
lunedì 4 ottobre 2010
La giusta distanza

“La giusta distanza” è un altro bel film, consigliatomi sempre dalla sorella cinema-dipendente, visto mesi fa, rivisto la settimana scorsa, quando Rai Tre l’ha mandato finalmente in onda.
Il film è ambientato in un piccolo paese veneto, Concadalbero, un borgo spesso avvolto dalla nebbia, dove tutti si conoscono.
L’arrivo di una nuova persona smuove un po’ la vita monotona di paese: si tratta di Mara, la maestra delle elementari. Una giovane ragazza, bella, simpatica e soprattutto sorridente. Tutti cercano di accoglierla nel migliore dei modi: gli uomini la guardano ammirati, offrendole il proprio aiuto nelle faccende un po’ più “maschili”, tipo sistemare i vari impianti della casa appena affittata.
Tra questi c’è lo sguardo e l’aiuto di Giovanni, un diciottenne sveglio e attento ad ogni particolare, giornalista provetto, esperto d’informatica. C’è anche Hassan, il meccanico tunisino ben integrato nella comunità, misterioso, silenzioso, ma anche dolce. Da citare anche il tabaccaio stravagante e pieno di sé che cerca di flirtare con la maestra, ovviamente senza riuscirci.
Il tempo passa e Mara si ambienta bene nel paese. Compra la macchina, partecipa alle feste di paese, conosce quasi tutti: la moglie del tabaccaio, l’autista della corriera. Ha un bel rapporto con i bambini della sua scuola, si ritrova in una classe formata da alunni di ogni età. Si innamora anche: vive una passionale storia con Hassan.
Intanto Giovanni convince il direttore di un noto giornale a permettergli di scrivere qualche articolo, come una sorta di inviato nel suo stesso paese. Il direttore gli svela i segreti del mestiere: gli raccomanda di tenere la giusta distanza dai fatti, cioè di non sentirsi né troppo coinvolto, né troppo estraneo ai fatti. Solo osservando la regola della giusta distanza riuscirà a diventare un giornalista professionista.
Una mattina Mara non si presenta in classe. Viene chiamata più volte a casa dal direttore della scuola, ma nessuno risponde. Iniziano allora le ricerche che si concludono con il ritrovamento del corpo senza vita della ragazza sulle rive del fiume. Nasce un mistero.
Chi l’ha uccisa? E perché?
Iniziano le indagini, tutti i sospetti cadono su Hassan che, nonostante abbia sempre proclamato la sua innocenza, alla fine viene dichiarato assassino della donna. Quindi viene incarcerato, perdendo la stima e l’affetto che era riuscito a conquistarsi tra la gente del paese.
La situazione però non è così chiara come sembra, o meglio, come gli avvocati e i giudici vogliono fare sembrare. Giovanni se ne accorge e inizia ad indagare da solo, scoprendo la verità sulla morte della ragazza, smascherando quindi l’assassino, una persona del tutto insospettabile.
Si guadagnerà la stima e i complimenti del giornale per cui scriveva, ottenendo un importante posto presso la redazione di Milano. Gli abitanti del paese però dimostrano ostilità nei suoi confronti, indifferenza, freddezza; avrebbero preferito che la verità non venisse a galla, era più comodo pensare che il colpevole fosse stato Hassan, forse così le cose sarebbero state in un certo senso molto più semplici.
Mi è piaciuto questo film, mi ha tenuta col fiato sospeso fino alla fine. E poi gli attori sono stati bravi: Mara è stata interpretata da Valentina Lodovini (già vista in “Generazione mille euro” e nel film appena uscito “Benvenuti al sud”), Hassan da Ahmed Hafiene e Giovanni da Giovanni Capovilla, giovane attore alla prima esperienza.
Il prossimo film che devo assolutamente vedere è “Benvenuti al sud” con Claudio Bisio e appunto Valentina Lodovini. Il trailer mi ha stregata, deve essere divertente!
sabato 2 ottobre 2010
Le pagine della nostra vita
“Le pagine della nostra vita” è un film tratto dall’omonimo libro di Nicholas Sparks. È un film romantico, mieloso, come definisco io questo genere.
Di solito mi si storce automaticamente il naso quando sento parlare di film d’amore a sfondo mieloso, ma questa volta la mia amica mi ha convinta a guardarlo. “Coooome non lo conosci? No no, venerdì sera si vede questo film”. E così fu.
Conosco Nicholas Sparks,verso i quindici/sedici anni uscivo pazza per i suoi libri ed in effetti ne ho letti almeno cinque, finché non sono cresciuta un po’ di più e mi sono resa conto di non amare particolarmente questo genere di libri/film (e poi, a dir la verità, questi libri mi sembravano tutti gli stessi dopo un po’).
Questo mi è piaciuto particolarmente: la mia amica aveva ragione. Era proprio una bella storia romantica, ambientata negli anni quaranta, dove si intrecciano l’amore, il ricordo, le tante fasi della vita …
Protagonisti sono Noah e Allie: lui campagnolo, operaio; lei ricca e colta, proviene da una famiglia benestante. I due si conoscono durante una festa e sboccia subito un bellissimo amore, visto di cattivo occhio dai genitori di lei che, come si può immaginare, vorrebbero qualcosa “in più” da un possibile fidanzato della figlia.
Trascorre l’estate tra baci, passione e liti.
Allie però deve partire per New York, dove studierà; Noah non la dimentica, anzi, le scrive ogni giorno una lettera, fino ad un totale di 365. Lettere che però, una volta arrivate a destinazione, vengono nascoste dalla madre di Allie, nel disperato tentativo di far dimenticare il ragazzo alla figlia.
Intanto scoppia la Seconda Guerra Mondiale: Noah si arruola ed Allie diventa infermiera. Conoscerà Lon, un ragazzo benestante che presto le chiederà di sposarlo, con l’approvazione di tutta la famiglia.
Ma si sa che il primo amore non si scorda mai … ed Allie presto, complice il destino, si renderà conto di tutto ciò.
Mi fermo qua con il racconto, il resto ve lo lascio immaginare o vedere.
Anche se con l’immaginazione riuscireste solo ad indovinare il finale (quello generale!) esatto, ma non tutti quei piccoli particolari che rendono un film bello e indimenticabile.
Di solito mi si storce automaticamente il naso quando sento parlare di film d’amore a sfondo mieloso, ma questa volta la mia amica mi ha convinta a guardarlo. “Coooome non lo conosci? No no, venerdì sera si vede questo film”. E così fu.
Conosco Nicholas Sparks,verso i quindici/sedici anni uscivo pazza per i suoi libri ed in effetti ne ho letti almeno cinque, finché non sono cresciuta un po’ di più e mi sono resa conto di non amare particolarmente questo genere di libri/film (e poi, a dir la verità, questi libri mi sembravano tutti gli stessi dopo un po’).
Questo mi è piaciuto particolarmente: la mia amica aveva ragione. Era proprio una bella storia romantica, ambientata negli anni quaranta, dove si intrecciano l’amore, il ricordo, le tante fasi della vita …
Protagonisti sono Noah e Allie: lui campagnolo, operaio; lei ricca e colta, proviene da una famiglia benestante. I due si conoscono durante una festa e sboccia subito un bellissimo amore, visto di cattivo occhio dai genitori di lei che, come si può immaginare, vorrebbero qualcosa “in più” da un possibile fidanzato della figlia.
Trascorre l’estate tra baci, passione e liti.
Allie però deve partire per New York, dove studierà; Noah non la dimentica, anzi, le scrive ogni giorno una lettera, fino ad un totale di 365. Lettere che però, una volta arrivate a destinazione, vengono nascoste dalla madre di Allie, nel disperato tentativo di far dimenticare il ragazzo alla figlia.
Intanto scoppia la Seconda Guerra Mondiale: Noah si arruola ed Allie diventa infermiera. Conoscerà Lon, un ragazzo benestante che presto le chiederà di sposarlo, con l’approvazione di tutta la famiglia.
Ma si sa che il primo amore non si scorda mai … ed Allie presto, complice il destino, si renderà conto di tutto ciò.
Mi fermo qua con il racconto, il resto ve lo lascio immaginare o vedere.
Anche se con l’immaginazione riuscireste solo ad indovinare il finale (quello generale!) esatto, ma non tutti quei piccoli particolari che rendono un film bello e indimenticabile.
Buon fine settimana
La mia giornata è iniziata stamattina alle sei, quando il mio cellulare ha cominciato a cantarmi “I’m yours”. Ogni giorno apro gli occhi con questa canzone, aveva un ritmo dolce e perciò l’ho impostata come suoneria per la sveglia. L’unico problema è che adesso la odio, mi propongo sempre di cambiarla, ma non lo faccio mai.
Appena ho realizzato che dovevo svegliarmi, il primo pensiero è stato “Oggi è venerdì, per fortuna”.
Giovedì è stata una giornata pesantissima: otto ore di lezione, un’ora e mezza totale di autobus vari, pioggia, ombrello dimenticato a casa, sonno.
L’idea che di lì a poco sarebbe iniziato il fine settimana, mi ha convinta ad alzarmi dal letto e ad uscire di casa sorridente.
Direi che è stata la mia giornata fortunata.
A pochi passi da casa, ho trovato un portachiavi (senza chiavi). Mi dispiace per chi lo ha perso, ma era troppo carino e me lo sono preso (tra l’altro dicono che trovare cose in giro porti fortuna).

La lezione è durata meno del previsto ed è stata interessante.
Dopo sono stata con delle amiche in un negozio. Ho trovato il famoso bracciale, identico a quello che volevo, anche se in questi giorni mi sono resa conto che è praticamente al polso di tutti.

Infine stasera totale relax.
Schifezze varie
Film mieloso

Ottima compagnia
Passeggiata finale per prendere un po’ di aria fresca.
Il fine settimana inizia bene …
Appena ho realizzato che dovevo svegliarmi, il primo pensiero è stato “Oggi è venerdì, per fortuna”.
Giovedì è stata una giornata pesantissima: otto ore di lezione, un’ora e mezza totale di autobus vari, pioggia, ombrello dimenticato a casa, sonno.
L’idea che di lì a poco sarebbe iniziato il fine settimana, mi ha convinta ad alzarmi dal letto e ad uscire di casa sorridente.
Direi che è stata la mia giornata fortunata.
A pochi passi da casa, ho trovato un portachiavi (senza chiavi). Mi dispiace per chi lo ha perso, ma era troppo carino e me lo sono preso (tra l’altro dicono che trovare cose in giro porti fortuna).
La lezione è durata meno del previsto ed è stata interessante.
Dopo sono stata con delle amiche in un negozio. Ho trovato il famoso bracciale, identico a quello che volevo, anche se in questi giorni mi sono resa conto che è praticamente al polso di tutti.

Infine stasera totale relax.
Schifezze varie
Film mieloso

Ottima compagnia
Passeggiata finale per prendere un po’ di aria fresca.
Il fine settimana inizia bene …
domenica 19 settembre 2010
Mine vaganti - F. Ozpetek

Ho visto Mine Vaganti.
Finalmente.
Come sempre sono rimasta senza parole negli immediati attimi di conclusione del film.
A dir la verità, conoscendo gli altri film di Ozpetek (da menzionare quella cinema-dipendente quale è mia sorella, colei che mi consiglia tutti i film da vedere) ho notato uno stile diverso rispetto al suo. Di solito, per capire bene il significato dei suoi film e guastarmi appieno tutti i particolari, devo rivederlo almeno due volte (naturalmente a distanza una dall’altra!).
Questa volta mi sono ritrovata davanti un film quasi leggero, simpatico, a tratti comico. Mentre le scene si susseguivano, spesso pensavo “Ma è di Ozpetek?”.
Ho dovuto aspettare le scene finali per riconoscere ancora una volta il suo delicato tocco …
Da vedere. Assolutamente.
Sito ufficiale: http://www.minevaganti.net/
Tratte dal film:
"Non farti mai dire dagli altri chi devi amare e chi devi odiare. Sbaglia per conto tuo, sempre."
"Chi lo sa se questi luoghi avranno memoria di me, se le statue, le facciate delle chiese si ricorderanno il mio nome. Voglio camminare un’ultima volta per queste strada che mi hanno accolto tanti anni fa quando tutti mi chiamavano la toscana. Voglio vedere le pietre gialle, tutta quella luce che ti toglie il respiro. Se le strade conserveranno il rumore dei miei passi, la mia città, la città di Lecce, la devo salutare prima di partire. "
"(…) Voi, Vincenzo e Stefania, non c’è niente che potete fare per non amare Antonio. La terra non può volere male all’albero …
Tommaso, scrivi di noi, la nostra storia, la nostra terra, la nostra famiglia, quello che abbiamo fatto di buono e soprattutto quello che abbiamo sbagliato, quello che non siamo riusciti a fare perché eravamo troppo piccoli per la vita, che è così grande. "
"La mina vagante se n’è andata, così mi chiamavate pensando che non vi sentissi. Ma le mine vaganti servono a portare il disordine, a prendere le cose e a metterle in posti dove nessuno voleva farcele stare, a sgominare tutto, a cambiare i piani."
"Nicola mi ha insegnato la cosa più importante di tutte: a sorridere quando stai male, quando dentro vorresti morire. Non siate tristi per me, quando non sentite la mia voce in casa. La vita non è mai nelle nostre stanze. Moriamo e poi torniamo, come tutto. "
mercoledì 11 agosto 2010
La finestra di fronte
Ho ancora bisogno di una tua parola, Davide. Di un tuo sguardo, di un tuo gesto...
Ma poi, all'improvviso, sento i tuoi gesti nei miei, ti riconosco nelle mie parole.
Tutti quelli che se ne vanno ti lasciano sempre addosso un po’ di sé.
E' questo il segreto della memoria?
Se è così, allora mi sento più sicura, perché so che non sarò mai sola...
Ma poi, all'improvviso, sento i tuoi gesti nei miei, ti riconosco nelle mie parole.
Tutti quelli che se ne vanno ti lasciano sempre addosso un po’ di sé.
E' questo il segreto della memoria?
Se è così, allora mi sento più sicura, perché so che non sarò mai sola...
(La finestra di fronte - F. Ozpetek)
lunedì 9 agosto 2010
Paranormal Activity
Alla fine l’ho visto di notte, ad un orario tutto sommato decente. Durata: un’ora e mezza circa.
Non fa così tanta impressione, temevo di peggio considerando tutto quello che si è sentito su questo horror. Mio fratello aveva ragione (e anche voi!).
Certo, se si pensa che è una storia vera, fa un po’ impressione, ma guardarlo non è tutta questa tragedia.
Nessun attacco di panico, nessuna ambulanza post visione, nessun infarto, sonni tranquilli durante la notte. Illesa. L’unica cosa di paranormale che mi è successa dopo aver visto il film, è stato trovare una pallina rossa dell’albero di Natale sotto la poltrona, in pieno agosto.
Oltre questo, niente.
In linee generali, protagonisti sono un uomo e una donna, giovani, conviventi. Lei, dall’età di otto anni, sente intorno strane presenze, le succedono spesso cose strane. Il ragazzo decide allora di comprare una videocamera per filmare tutto quello che accade in casa. Effettivamente si sentono strani rumori, passi, tonfi, porte che si aprono e si chiudono e quant’altro.
Il finale, certamente, non ve lo racconto.
Dopo averlo visto, sono andata alla ricerca di altre informazioni. Ho letto su wikipedia che per girarlo sono state sostenute poche spese. L’unica ambientazione del film è la casa, di proprietà del regista. I protagonisti all’inizio avevano ricevuto come guadagno solo 500 dollari, ma visto il successo del film, sono stati ricompensati ulteriormente.
Film criticato a non finire, la cui visione è stata vietata un po’ ovunque ai minori di 14 anni. In questo sono d’accordo, a quella età è meglio guardare altro (anche se il mio fratellino/fratellone l’ha visto lo stesso …)
Non fa così tanta impressione, temevo di peggio considerando tutto quello che si è sentito su questo horror. Mio fratello aveva ragione (e anche voi!).
Certo, se si pensa che è una storia vera, fa un po’ impressione, ma guardarlo non è tutta questa tragedia.
Nessun attacco di panico, nessuna ambulanza post visione, nessun infarto, sonni tranquilli durante la notte. Illesa. L’unica cosa di paranormale che mi è successa dopo aver visto il film, è stato trovare una pallina rossa dell’albero di Natale sotto la poltrona, in pieno agosto.
Oltre questo, niente.
In linee generali, protagonisti sono un uomo e una donna, giovani, conviventi. Lei, dall’età di otto anni, sente intorno strane presenze, le succedono spesso cose strane. Il ragazzo decide allora di comprare una videocamera per filmare tutto quello che accade in casa. Effettivamente si sentono strani rumori, passi, tonfi, porte che si aprono e si chiudono e quant’altro.
Il finale, certamente, non ve lo racconto.
Dopo averlo visto, sono andata alla ricerca di altre informazioni. Ho letto su wikipedia che per girarlo sono state sostenute poche spese. L’unica ambientazione del film è la casa, di proprietà del regista. I protagonisti all’inizio avevano ricevuto come guadagno solo 500 dollari, ma visto il successo del film, sono stati ricompensati ulteriormente.
Film criticato a non finire, la cui visione è stata vietata un po’ ovunque ai minori di 14 anni. In questo sono d’accordo, a quella età è meglio guardare altro (anche se il mio fratellino/fratellone l’ha visto lo stesso …)
sabato 7 agosto 2010
Film Horror
Con i miei amici, ieri sera, si parlava di film horror. Una di loro, in particolare, ne esce pazza, mentre un' altra mia amica ne ha guardati un paio, anche se non ne va proprio matta.
A me, invece, fanno impressione. Avrò guardato un quarto d’ora de "L’ Esorcista": la bambina con le occhiaie nere fino al labbro inferiore non è proprio un bello spettacolo!
Preferisco le commedie, quei film che ti lasciano qualcosa che non sia senso di paura.
Non amo particolarmente i cartoni animati: sono compresa in quel 10% delle persone che non hanno visto né Avatar, né Alice in Wonderland.
Abbiamo fatto una scommessa però: vedere “Paranormal activity” , di notte.
C’è chi si è sentito male, chi ha avuto attacchi di panico, chi non ha dormito di notte per una settimana. Mio fratello l’ha visto, ha detto che non è proprio niente di tragico, anzi.
Vedremo …
A me, invece, fanno impressione. Avrò guardato un quarto d’ora de "L’ Esorcista": la bambina con le occhiaie nere fino al labbro inferiore non è proprio un bello spettacolo!
Preferisco le commedie, quei film che ti lasciano qualcosa che non sia senso di paura.
Non amo particolarmente i cartoni animati: sono compresa in quel 10% delle persone che non hanno visto né Avatar, né Alice in Wonderland.
Abbiamo fatto una scommessa però: vedere “Paranormal activity” , di notte.
C’è chi si è sentito male, chi ha avuto attacchi di panico, chi non ha dormito di notte per una settimana. Mio fratello l’ha visto, ha detto che non è proprio niente di tragico, anzi.
Vedremo …
mercoledì 14 luglio 2010
Palermo - Milano Solo andata
Palermo - Milano solo andata è uno dei miei film preferiti, anche se quelli d’azione non sono proprio il mio genere.
Turi Leofonte è un ragioniere palermitano, ha una bella famiglia ed una bella casa, sembra una persona normalissima, molto rispettata. In realtà tiene la contabilità degli affari mafiosi di un boss della zona, un certo Scalia. Nessuno mai sospetterebbe di lui, finché un pentito non fa il suo nome.
Gli agenti vanno a casa del ragioniere, la perquisiscono e lo convincono a collaborare con la giustizia. Leofonte accetta: dovrà andare a Milano a testimoniare in un processo contro questo grande boss. Un’impresa non di poco conto, dal momento che così facendo, metterà a repentaglio l’incolumità della sua intera famiglia: la moglie (Stefania Sandrelli), la figlia diciassettenne, Chiara (Romina Mondello) e l’ultimogenito di soli quatto anni.
La scorta è formata da sette audaci agenti, due donne e cinque uomini, i quali, appunto, dovranno accompagnare la famiglia a Milano.
È un susseguirsi di scene molto forti, di sparatorie. Un film che mi tiene col fiato sospeso, ogni volta che lo riguardo.
Non ho ancora visto il seguito (Milano – Palermo: il ritorno), spero di guardarlo quest’estate.
Turi Leofonte è un ragioniere palermitano, ha una bella famiglia ed una bella casa, sembra una persona normalissima, molto rispettata. In realtà tiene la contabilità degli affari mafiosi di un boss della zona, un certo Scalia. Nessuno mai sospetterebbe di lui, finché un pentito non fa il suo nome.
Gli agenti vanno a casa del ragioniere, la perquisiscono e lo convincono a collaborare con la giustizia. Leofonte accetta: dovrà andare a Milano a testimoniare in un processo contro questo grande boss. Un’impresa non di poco conto, dal momento che così facendo, metterà a repentaglio l’incolumità della sua intera famiglia: la moglie (Stefania Sandrelli), la figlia diciassettenne, Chiara (Romina Mondello) e l’ultimogenito di soli quatto anni.
La scorta è formata da sette audaci agenti, due donne e cinque uomini, i quali, appunto, dovranno accompagnare la famiglia a Milano.
È un susseguirsi di scene molto forti, di sparatorie. Un film che mi tiene col fiato sospeso, ogni volta che lo riguardo.
Non ho ancora visto il seguito (Milano – Palermo: il ritorno), spero di guardarlo quest’estate.
mercoledì 23 giugno 2010
La verità è che non gli piaci abbastanza
Chiaro sintomo di confusione mentale da overdose di strumenti tecnologici (anche se sostengo che sia un po’ un’esagerazione!):
"Una volta un uomo mi ha lasciato un messaggio vocale in ufficio, così l’ho chiamato a casa, lui mi ha mandato una mail sul Blackberry e io un sms sul cellulare, lui ha risposto con una mail al mio indirizzo privato e così è sfumato tutto. Io rimpiango i giorni in cui c’era solo un numero di telefono e una segreteria telefonica. E in quella segreteria telefonica c’era una cassetta e su quella cassetta o c’era un suo messaggio o non c’era. Adesso invece devi correre a controllare tutti i portali solo per sentirti rifiutata da sette tecnologie diverse."
“La verità è che non gli piaci abbastanza”
"Una volta un uomo mi ha lasciato un messaggio vocale in ufficio, così l’ho chiamato a casa, lui mi ha mandato una mail sul Blackberry e io un sms sul cellulare, lui ha risposto con una mail al mio indirizzo privato e così è sfumato tutto. Io rimpiango i giorni in cui c’era solo un numero di telefono e una segreteria telefonica. E in quella segreteria telefonica c’era una cassetta e su quella cassetta o c’era un suo messaggio o non c’era. Adesso invece devi correre a controllare tutti i portali solo per sentirti rifiutata da sette tecnologie diverse."
“La verità è che non gli piaci abbastanza”
Film non molto particolare, a dir la verità non mi è piaciuto molto.
martedì 15 giugno 2010
Anni '50 - '60

Sera di metà giugno, silenzio rilassante rotto dal rumore della pioggia che cade sull’asfalto e dall’inquilino di sopra che sposta i suoi cari e amati mobili. Sono soddisfatta della giornata, sono riuscita a fare tutto quello che avevo in progetto. Quando è così, mi godo meglio la serata.
Fuori piove. Non nascondo che la cosa mi fa piacere: in questi giorni ha fatto troppo caldo. La pioggia non m’infastidisce tanto, soprattutto adesso che non devo fare altro che studiare. Certo, se avessi avuto dei progetti un po’ più esaltanti, la cosa mi avrebbe alterato. E non poco.
Stasera ho rivisto, su Rete4, la fiction “Anni ‘50” ambientata nell’isola di Capri, proprio negli anni cinquanta. La guardavo quando ero più piccola, mi piaceva molto anche perché quando l’hanno trasmessa la prima volta, ero da poco tornata da una vacanza a Capri con i miei, quindi mi piaceva rivedere quei posti in televisione.
In generale mi piacciono molto gli anni ’50 e ’60: quando vedo qualcosa ambientato in quei tempi, ho sempre l’impressione che le persone di allora fossero sempre felici.
Adoro i vestiti che le donne indossavano: colorati, belli, molto eleganti, assolutamente mai volgari. Mi piacciono quei modelli, le pettinature che si usavano, l’eleganza semplice, fatta di poche cose.
E poi che dire della musica? Gli artisti migliori appartengono a quegli anni. Non scrivevano semplici canzoni, creavano fantastiche poesie, capaci di trasmettere forti emozioni, anche a distanza di decenni e decenni.
Poi c’erano modi di pensare diversi, sentimenti forse più forti e veri. C’era un maggiore senso della famiglia, la sera ci si metteva a parlare tutti insieme a tavola, nessuno andava di fretta come succede adesso. La televisione era diversa, più genuina.
L’anno scorso ho visto “Due partite”, bellissimo film ambientato negli anni ’60. Mi ricordo che era una sera di luglio, c’era anche il regista a presentarlo. Inutile dire che, a parte la storia, mi sono piaciute tantissimo anche le protagoniste, di un’eleganza assoluta.
E poi “Raccontami”, la fiction di Rai 1. Stanno rimandando in onda la prima seria (la più bella) il pomeriggio, sempre sullo stesso canale. Devo trattenermi, la tentazione di riguardarla è veramente tanta!
Direi proprio che se avessi potuto scegliere in quale epoca vivere, senza dubbio avrei optato per quegli anni.
sabato 12 giugno 2010
Sex and the city2 - Caramel
"... Siamo così, dolcemente complicate, sempre più emozionate, delicate , ma potrai trovarci ancora quì nelle sere tempestose portaci delle rose nuove cose e ti diremo ancora un altro "si", è difficile spiegare certe giornate amare, lascia stare, tanto ci potrai trovare qui, con le nostre notti bianche, ma non saremo stanche neanche quando ti diremo ancora un altro "si"..."
(Quello che le donne non dicono- Fiorella Mannoia)
La settimana scorsa ho visto Sex and the city 2 al cinema, mentre stasera ho riguardato Caramel. Sono due film diversi e uguali allo stesso tempo. Il primo ambientato nella parte occidentale del mondo, a New York, il secondo in Oriente, a Beirut, in Libano. Le protagoniste sono sempre quattro donne: Carrie, Charlotte, Samantha e Miranda nel primo, Layale, Nisrine, Rima e Jamale nel secondo.
Le prime quattro sono spontanee, estroverse, disinibite, passano le giornate tra un evento mondano e l’altro, tra un paio di scarpe Gucci e una borsa Chanel, vanno in vacanza dall’altra parte del mondo appena ne sentono l’esigenza, alloggiano nel miglior hotel della zona, hanno il loro “cameriere” personale. Le altre quattro invece sono più semplici, lavorano in un semplice negozio da parrucchiera, passano le giornate tra una piega e un taglio, non possono essere libere di star in macchina a chiacchierare con il loro uomo dopo una certa ora o non possono prenotare una camera doppia d’albergo senza mostrare un documento d’identità che attesti la loro condizione di donne sposate.
Due mondi diversi, storie diverse, occupazioni diverse, modi di pensare diversi. Eppure nonostante questo abisso che le divide, io ho trovato qualcosa che le accomuna: l’essere donna. Samantha e Jamale, ad esempio, sono donne sulla cinquantina, entrambe non vogliono invecchiare, non vogliono dimostrare la loro effettiva età. La prima nasconde tutto con qualche siringa di botox, qualche ritocchino qua e là, una ventina di pillole e pasticche naturali da ingurgitare ogni giorno, con la speranza che riescano a rallentare questo “processo biologico”. La seconda si presenta ai vari provini, attende il suo turno insieme a ragazze giovanissime e acide, cerca di trovare la pettinatura adatta, quella che mette in risalto più gli occhi che gli anni, cerca di “tirare su” la forma degli occhi stirando la pelle con dello scotch da nascondere sotto qualche ciocca di capelli.
Forse non c’entra la distanza, la differenza, le donne lo sono tutte allo stesso modo, tutte con le loro paure, con la loro fragilità e con la loro forza infinita.
(Quello che le donne non dicono- Fiorella Mannoia)
La settimana scorsa ho visto Sex and the city 2 al cinema, mentre stasera ho riguardato Caramel. Sono due film diversi e uguali allo stesso tempo. Il primo ambientato nella parte occidentale del mondo, a New York, il secondo in Oriente, a Beirut, in Libano. Le protagoniste sono sempre quattro donne: Carrie, Charlotte, Samantha e Miranda nel primo, Layale, Nisrine, Rima e Jamale nel secondo.
Le prime quattro sono spontanee, estroverse, disinibite, passano le giornate tra un evento mondano e l’altro, tra un paio di scarpe Gucci e una borsa Chanel, vanno in vacanza dall’altra parte del mondo appena ne sentono l’esigenza, alloggiano nel miglior hotel della zona, hanno il loro “cameriere” personale. Le altre quattro invece sono più semplici, lavorano in un semplice negozio da parrucchiera, passano le giornate tra una piega e un taglio, non possono essere libere di star in macchina a chiacchierare con il loro uomo dopo una certa ora o non possono prenotare una camera doppia d’albergo senza mostrare un documento d’identità che attesti la loro condizione di donne sposate.
Due mondi diversi, storie diverse, occupazioni diverse, modi di pensare diversi. Eppure nonostante questo abisso che le divide, io ho trovato qualcosa che le accomuna: l’essere donna. Samantha e Jamale, ad esempio, sono donne sulla cinquantina, entrambe non vogliono invecchiare, non vogliono dimostrare la loro effettiva età. La prima nasconde tutto con qualche siringa di botox, qualche ritocchino qua e là, una ventina di pillole e pasticche naturali da ingurgitare ogni giorno, con la speranza che riescano a rallentare questo “processo biologico”. La seconda si presenta ai vari provini, attende il suo turno insieme a ragazze giovanissime e acide, cerca di trovare la pettinatura adatta, quella che mette in risalto più gli occhi che gli anni, cerca di “tirare su” la forma degli occhi stirando la pelle con dello scotch da nascondere sotto qualche ciocca di capelli.
Forse non c’entra la distanza, la differenza, le donne lo sono tutte allo stesso modo, tutte con le loro paure, con la loro fragilità e con la loro forza infinita.
sabato 5 giugno 2010
My blueberry nights
"Mio caro Jeremy, negli ultimi giorni mi hanno insegnato a non fidarmi di nessuno, ma sono contenta di non aver imparato la lezione. A volte gli altri sono per noi come uno specchio che ci definisce e ci dice come siamo fatti. E ogni volta che rifletto, capisco sempre di più che mi piaccio così come sono: Elizabeth."
"Ci ho messo un anno a tornare. In fondo non è stato difficile attraversare la strada:tuttodipende da chi ti aspetta dall’altra parte."
"Ci ho messo un anno a tornare. In fondo non è stato difficile attraversare la strada:tuttodipende da chi ti aspetta dall’altra parte."
My blueberry nights
domenica 16 maggio 2010
weekend
Week end all’insegna dell’incessante pioggia, fatta eccezione per questo pomeriggio, quando al contrario, avrebbe dovuto buttare acqua a non finire, in modo da evitare tutto questo casino post partita. Dalle cinque alle sette ho sentito solo rumori macchine, clacson, urla di gioia. Non riuscivo a sentire cosa si diceva in casa! Però mi sono lasciata coinvolgere da quest’aria di festa e non ho aperto libro.
Ieri mattina, appena mi sono svegliata, ho guardato fuori dalla finestra, scoprendo un tempo grigio-novembre veramente poco allegro. Ok, io odio il caldo, per cui dovrebbe farmi piacere un po’ di fresco, soprattutto ora che devo solo studiare e non fare altro tipo andare al mare, ma il tempo così mi fa venire una malinconia assurda. Ieri pomeriggio mi ha sfiorato l’idea di prendere una cioccolata calda, tanto era autunnale il tempo. Poi vabbè, ho optato per il solito caffè.
Poi sono dovuta uscire di casa, causa dispensa vuota. Ho fatto un po’ di strada a piedi, con l’ombrello. L’ombrello sì, in mano però. Rotto, esanime. È un classico: l’ombrello si rompe proprio quando ne hai più bisogno. E dire che prima di comprarlo l’ho esaminato per bene, talmente tanto accuratamente che la commessa del negozio pensava fossi pazza. Eh ma lei non conosce mica le piogge a cui vado incontro io. E della sfiga che mi ritrovo. Soprattutto quella.
C’era in progetto di mangiare oggi a pranzo pollo con patate. A me non piace tantissimo il pollo, ma mi sono fatta convincere e ho aggiunto la voce “pollo” alla lista della spesa. Solitamente compra il pollo B., ma, come dicevo, la spesa ieri l’ho fatta io. Allora mi sono ritrovata davanti questo banco frigo pieno di vaschette con carne di ogni tipo. Reparto a me sconosciuto, dato che il massimo della carne che si mangia qua in casa è quella del ripieno del kebab. Mi ricordavo comunque del fatto che B. prendeva sempre un pollo dalle piccole dimensioni, quindi ho afferrato il più piccolo. Un galletto.
Quando sono tornata a casa (fradicia, mi si poteva strizzare la giacca e dissetare un villaggio intero) si è messa a posare la spesa. Ha visto il pollo e mi ha guardata come se avessi comprato chissà quale cosa orrenda. A quanto pare era decisamente troppo piccolo, e andava a 6,20 euro al chilo, a differenza di quello che prende lei solitamente, molto più economico e grande. Ha scherzato e riso di questa cosa fino a dieci minuti fa. Non che ci fosse tanto da ridere. Alla fine sto galletto della discordia è stato cucinato e mangiato normalmente.
Il film del fine settimana è stato “Pane e tulipani”. Mi è piaciuto anche questo. Personaggio preferito: Fernando. Uomo d’altri tempi, di un’eleganza e una finezza indescrivibili. Ha un linguaggio gentilissimo e aulico. Riesce a dire qualsiasi cosa senza mai essere volgare. L’uomo perfetto.
Fox mi ha piazzato al settimo posto, cinque posti in meno rispetto la scorsa settimana. Vedremo che ne sarà di me. Verificherò, of course! Mi aspetta una bella settimana.
Ieri mattina, appena mi sono svegliata, ho guardato fuori dalla finestra, scoprendo un tempo grigio-novembre veramente poco allegro. Ok, io odio il caldo, per cui dovrebbe farmi piacere un po’ di fresco, soprattutto ora che devo solo studiare e non fare altro tipo andare al mare, ma il tempo così mi fa venire una malinconia assurda. Ieri pomeriggio mi ha sfiorato l’idea di prendere una cioccolata calda, tanto era autunnale il tempo. Poi vabbè, ho optato per il solito caffè.
Poi sono dovuta uscire di casa, causa dispensa vuota. Ho fatto un po’ di strada a piedi, con l’ombrello. L’ombrello sì, in mano però. Rotto, esanime. È un classico: l’ombrello si rompe proprio quando ne hai più bisogno. E dire che prima di comprarlo l’ho esaminato per bene, talmente tanto accuratamente che la commessa del negozio pensava fossi pazza. Eh ma lei non conosce mica le piogge a cui vado incontro io. E della sfiga che mi ritrovo. Soprattutto quella.
C’era in progetto di mangiare oggi a pranzo pollo con patate. A me non piace tantissimo il pollo, ma mi sono fatta convincere e ho aggiunto la voce “pollo” alla lista della spesa. Solitamente compra il pollo B., ma, come dicevo, la spesa ieri l’ho fatta io. Allora mi sono ritrovata davanti questo banco frigo pieno di vaschette con carne di ogni tipo. Reparto a me sconosciuto, dato che il massimo della carne che si mangia qua in casa è quella del ripieno del kebab. Mi ricordavo comunque del fatto che B. prendeva sempre un pollo dalle piccole dimensioni, quindi ho afferrato il più piccolo. Un galletto.
Quando sono tornata a casa (fradicia, mi si poteva strizzare la giacca e dissetare un villaggio intero) si è messa a posare la spesa. Ha visto il pollo e mi ha guardata come se avessi comprato chissà quale cosa orrenda. A quanto pare era decisamente troppo piccolo, e andava a 6,20 euro al chilo, a differenza di quello che prende lei solitamente, molto più economico e grande. Ha scherzato e riso di questa cosa fino a dieci minuti fa. Non che ci fosse tanto da ridere. Alla fine sto galletto della discordia è stato cucinato e mangiato normalmente.
Il film del fine settimana è stato “Pane e tulipani”. Mi è piaciuto anche questo. Personaggio preferito: Fernando. Uomo d’altri tempi, di un’eleganza e una finezza indescrivibili. Ha un linguaggio gentilissimo e aulico. Riesce a dire qualsiasi cosa senza mai essere volgare. L’uomo perfetto.
Fox mi ha piazzato al settimo posto, cinque posti in meno rispetto la scorsa settimana. Vedremo che ne sarà di me. Verificherò, of course! Mi aspetta una bella settimana.
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venerdì 14 maggio 2010
Anche se so che "per sempre" non esiste. Saturno contro
Saturno contro è uno dei tanti film di Ozpetek che mi è rimasto nel cuore. Me l’ha fatto conoscere sempre mia sorella, qualche tempo fa. Ultimamente l’ho rivisto: ogni volta che riguardo le scene dei film di Ozpetek, mi accorgo sempre dell’esistenza di un particolare affascinante a cui prima non avevo fatto caso.
Saturno contro racconta principalmente la storia di Lorenzo e Davide, due ragazzi sulla trentina, una coppia molto affiatata, felice. Vivono insieme in un’accogliente casa, spesso e volentieri animata dalla presenza del loro gruppo di amici. Gli amici infatti sono gli altri elementi importanti del film, ognuno di loro ha una sua storia, delle caratteristiche e una personalità proprie.
C’è la coppia Angelica – Antonio: psicologa lei, bancario lui. Lei apparentemente è molto forte, anche se in realtà nasconde le fragilità di chiunque. Lui è il solito uomo incerto: ha un’amante da un po’ di tempo, ma non riesce comunque a staccarsi dalla sua famiglia o a fare una vera e propria scelta.
C’è Paolo, il ragazzo un po’ timido, laureato in medicina e aspirante scrittore, una new entry all’interno del gruppo. C’è anche Roberta, la collega di Lorenzo: una ragazza solare, appassionata di astrologia, con qualche vizio sicuramente sbagliato.
L’altra coppia è formata dalla traduttrice Neval e dal poliziotto Roberto. Direi che avere un’amica come Neva farebbe bene a tutti …
Infine c’è Sergio, altro caro amico, personaggio molto schietto e attento, capace di dire sempre quel che pensa in modo a volte (oserei dire) misterioso.
… Tutto tranquillo finché Lorenzo ha un malore e finisce in coma.
"Ecco, ci sono momenti come questo in cui riesco a sentirmi felice. Non so bene perché, ma vedere Davide insieme ai nostri amici, mi fa sentire al sicuro. So cosa dicono, cosa pensano e anche se sono sempre le stesse cose, mi va bene così. Non voglio sorprese, novità, colpi di scena. Voglio che tutto rimanga come adesso, per sempre. Anche se so che per sempre non esiste."
Questa frase viene detta da Lorenzo sia all’inizio che alla fine del film. Mi piace molto perché mi ci vedo tanto dentro. Quando la sento o quando semplicemente la leggo, la prima cosa che mi viene da pensare è il rapporto che ho con i miei amici di sempre, quelli con cui ho passato la maggior parte dei momenti più sereni della mia vita. Stare con loro fa sentire al sicuro anche me. Li conosco e mi conoscono, sono capaci di capire il mio umore da come chiudo la portiera della macchina, da come rispondo ad un sms o da come li saluto: so cosa dicono, cosa pensano. Magari è vero: possono anche essere sempre le stesse cose, però anche a me va bene così! Vorrei che tutto rimanesse com’è sempre stato, per sempre. Vorrei che, anche se centinaia di chilometri ci separano e non condividiamo più la vita quotidiana, tutto rimanesse sempre intatto, così com’è, così come l’ho lasciato, per sempre.
Anche se so che per sempre non esiste. Anche se so che si cresce e si cambia. Anche se so che non rimane tutto così.
Saturno contro racconta principalmente la storia di Lorenzo e Davide, due ragazzi sulla trentina, una coppia molto affiatata, felice. Vivono insieme in un’accogliente casa, spesso e volentieri animata dalla presenza del loro gruppo di amici. Gli amici infatti sono gli altri elementi importanti del film, ognuno di loro ha una sua storia, delle caratteristiche e una personalità proprie.
C’è la coppia Angelica – Antonio: psicologa lei, bancario lui. Lei apparentemente è molto forte, anche se in realtà nasconde le fragilità di chiunque. Lui è il solito uomo incerto: ha un’amante da un po’ di tempo, ma non riesce comunque a staccarsi dalla sua famiglia o a fare una vera e propria scelta.
C’è Paolo, il ragazzo un po’ timido, laureato in medicina e aspirante scrittore, una new entry all’interno del gruppo. C’è anche Roberta, la collega di Lorenzo: una ragazza solare, appassionata di astrologia, con qualche vizio sicuramente sbagliato.
L’altra coppia è formata dalla traduttrice Neval e dal poliziotto Roberto. Direi che avere un’amica come Neva farebbe bene a tutti …
Infine c’è Sergio, altro caro amico, personaggio molto schietto e attento, capace di dire sempre quel che pensa in modo a volte (oserei dire) misterioso.
… Tutto tranquillo finché Lorenzo ha un malore e finisce in coma.
"Ecco, ci sono momenti come questo in cui riesco a sentirmi felice. Non so bene perché, ma vedere Davide insieme ai nostri amici, mi fa sentire al sicuro. So cosa dicono, cosa pensano e anche se sono sempre le stesse cose, mi va bene così. Non voglio sorprese, novità, colpi di scena. Voglio che tutto rimanga come adesso, per sempre. Anche se so che per sempre non esiste."
Questa frase viene detta da Lorenzo sia all’inizio che alla fine del film. Mi piace molto perché mi ci vedo tanto dentro. Quando la sento o quando semplicemente la leggo, la prima cosa che mi viene da pensare è il rapporto che ho con i miei amici di sempre, quelli con cui ho passato la maggior parte dei momenti più sereni della mia vita. Stare con loro fa sentire al sicuro anche me. Li conosco e mi conoscono, sono capaci di capire il mio umore da come chiudo la portiera della macchina, da come rispondo ad un sms o da come li saluto: so cosa dicono, cosa pensano. Magari è vero: possono anche essere sempre le stesse cose, però anche a me va bene così! Vorrei che tutto rimanesse com’è sempre stato, per sempre. Vorrei che, anche se centinaia di chilometri ci separano e non condividiamo più la vita quotidiana, tutto rimanesse sempre intatto, così com’è, così come l’ho lasciato, per sempre.
Anche se so che per sempre non esiste. Anche se so che si cresce e si cambia. Anche se so che non rimane tutto così.
martedì 27 aprile 2010
Si può fare
Finalmente, dopo una settimana di silenzio, posso tornare a scrivere e aggiornare il blog. Questo fine settimana ho visto un sacco di film, quattro per l’esattezza. Tutti belli! A poco a poco parlerò di ognuno.
Voglio cominciare con “Si può fare”, un film che secondo me dovrebbero vedere tutti. L’ho visto la prima volta questo autunno, su suggerimento di mia sorella (è lei che mi fa conoscere i film più belli, quelli che mi rimangono nel cuore) e l’altra sera mi sono messa a riguardarlo. Sullo stesso genere, c’è anche la fiction andata in onda su rai uno qualche mese fa, sulla storia di Basaglia. “C’era una volta la città dei matti”
Il protagonista è Nello, un sindacalista che da un giorno all’altro si trova a dirigere una cooperativa sociale formata da “matti”. Quando li conosce, effettivamente, sono così: sono dei malati mentali, con mille problemi. Passano le giornate in una stanza, ad incollare francobolli per il comune o ad attaccare i bollini dei prezzi dei prodotti Coop, tutti chiusi nel proprio mondo. Ognuno di loro ha una storia alle spalle, delle paure, delle ossessioni. Alcuni sono anche violenti, altri invece non hanno neanche le forze per esserlo, a causa dei farmaci somministrati, che li portano ad andare a letto, esausti, alle sette di sera. Ma hanno anche dei desideri, un minimo di voglia di cambiare, di migliorare, di essere padroni delle cose che fanno.
All’arrivo di Nello c’è una rivoluzione, lui riesce a cambiare le cose, non senza le critiche di tutti quanti. Riesce a mettere su una cooperativa funzionante ed efficiente al 100%, dove tutti (ma proprio tutti), vengono coinvolti. Ad ogni loro proposta, Nello risponde”si può fare”. Forse è questo il segreto: non tarpare le ali ai desideri e ai sogni delle persone, anche se magari realizzarli diventa più difficile del solito.
Infatti riesce a cambiarli, riesce a far tornare loro il sorriso sulle labbra, la voglia di fare, di sentirsi realizzati, nonostante il pregiudizio di tutti, gente comuni e dottori, per i quali queste persone hanno solo “l’inferno dentro” e niente più.
“Ci chiamiamo Cooperativa 180, in onore della legge Basaglia che, come sa, chiude i manicomi, libera i matti, così, se le famiglie se li riprendono, impazziscono anche loro. E se non se li riprendono questi che fanno? Nessuno lo sa. Io ho fondato la cooperativa per occuparne qualcuno, ma non ho tempo di starle dietro. In manicomio ne ho altri 150, che nessuno vuole.”
“Ci siamo abbracciati, ci siamo amati. Abbiamo fatto una bambina”
“Che bella storia, e come si chiama questa bambina?”
“Non lo so, perché me l’hanno portata via, me l’hanno! Non l’ho mai vista la mia bambina”
“Loro che ti votano contro è la tua vittoria più bella, non te ne sei reso conto eh?”
Voglio cominciare con “Si può fare”, un film che secondo me dovrebbero vedere tutti. L’ho visto la prima volta questo autunno, su suggerimento di mia sorella (è lei che mi fa conoscere i film più belli, quelli che mi rimangono nel cuore) e l’altra sera mi sono messa a riguardarlo. Sullo stesso genere, c’è anche la fiction andata in onda su rai uno qualche mese fa, sulla storia di Basaglia. “C’era una volta la città dei matti”
Il protagonista è Nello, un sindacalista che da un giorno all’altro si trova a dirigere una cooperativa sociale formata da “matti”. Quando li conosce, effettivamente, sono così: sono dei malati mentali, con mille problemi. Passano le giornate in una stanza, ad incollare francobolli per il comune o ad attaccare i bollini dei prezzi dei prodotti Coop, tutti chiusi nel proprio mondo. Ognuno di loro ha una storia alle spalle, delle paure, delle ossessioni. Alcuni sono anche violenti, altri invece non hanno neanche le forze per esserlo, a causa dei farmaci somministrati, che li portano ad andare a letto, esausti, alle sette di sera. Ma hanno anche dei desideri, un minimo di voglia di cambiare, di migliorare, di essere padroni delle cose che fanno.
All’arrivo di Nello c’è una rivoluzione, lui riesce a cambiare le cose, non senza le critiche di tutti quanti. Riesce a mettere su una cooperativa funzionante ed efficiente al 100%, dove tutti (ma proprio tutti), vengono coinvolti. Ad ogni loro proposta, Nello risponde”si può fare”. Forse è questo il segreto: non tarpare le ali ai desideri e ai sogni delle persone, anche se magari realizzarli diventa più difficile del solito.
Infatti riesce a cambiarli, riesce a far tornare loro il sorriso sulle labbra, la voglia di fare, di sentirsi realizzati, nonostante il pregiudizio di tutti, gente comuni e dottori, per i quali queste persone hanno solo “l’inferno dentro” e niente più.
“Ci chiamiamo Cooperativa 180, in onore della legge Basaglia che, come sa, chiude i manicomi, libera i matti, così, se le famiglie se li riprendono, impazziscono anche loro. E se non se li riprendono questi che fanno? Nessuno lo sa. Io ho fondato la cooperativa per occuparne qualcuno, ma non ho tempo di starle dietro. In manicomio ne ho altri 150, che nessuno vuole.”
“Ci siamo abbracciati, ci siamo amati. Abbiamo fatto una bambina”
“Che bella storia, e come si chiama questa bambina?”
“Non lo so, perché me l’hanno portata via, me l’hanno! Non l’ho mai vista la mia bambina”
“Loro che ti votano contro è la tua vittoria più bella, non te ne sei reso conto eh?”
sabato 17 aprile 2010
Io e Marley
Stasera ho visto "Io e Marley"... Che film! Mi sono commossa tantissimo guardandolo, soprattutto alla fine. Ed era da anni che non piangevo guardando un film. Fortuna che non c'era nessuno nei paraggi: odio essere vista mentre piango
Solitamente, quando un film mi piace particolarmente,mi viene voglia di riguardarlo. Con questo però credo sia diverso: non penso che lo riguarderò altre volte, è troppo triste.
La frase più bella, secondo me, è l'ultima battuta del film:
"Un cane non se ne fa niente di macchine costose, case grandi o vestiti firmati. Un bastone marcio per lui è sufficiente. A un cane non importa se sei ricco o povero, brillante o imbranato, intelligente o stupido. Se gli dai il tuo cuore, lui ti darà il suo. Di quante persone si può dire lo stesso? Quante persone ti fanno sentire unico, puro, speciale? Quante persone possono farti sentire straordinario?"
... Niente di più vero! (Cane o gatto che sia)
Solitamente, quando un film mi piace particolarmente,mi viene voglia di riguardarlo. Con questo però credo sia diverso: non penso che lo riguarderò altre volte, è troppo triste.
La frase più bella, secondo me, è l'ultima battuta del film:
"Un cane non se ne fa niente di macchine costose, case grandi o vestiti firmati. Un bastone marcio per lui è sufficiente. A un cane non importa se sei ricco o povero, brillante o imbranato, intelligente o stupido. Se gli dai il tuo cuore, lui ti darà il suo. Di quante persone si può dire lo stesso? Quante persone ti fanno sentire unico, puro, speciale? Quante persone possono farti sentire straordinario?"
... Niente di più vero! (Cane o gatto che sia)
martedì 13 aprile 2010
Generazione mille euro
Il protagonista è Matteo Moretti, un quasi trentenne, con un lavoro precario neanche di suo gradimento. Guadagna 1000 euro al mese per fare qualcosa che non gli piace e che non avrebbe certo voluto fare. Il film si apre con lui nel letto a dormire, pensando a quando da piccolo gli piaceva fantasticare su cosa sarebbe diventato da grande. Immaginava di svegliarsi la mattina su un grande letto, col sottofondo della sua canzone preferita e soprattutto col bacio della sua amata. Invece niente è così: abita in una casa fatiscente con altre due persone, con un pavimento- botola e un soffitto da cui cola acqua. E soprattutto, il suo dolce risveglio non sono le note della sua canzone preferita, ma il tunz tunz della musica del suo vicino di stanza, non c’è neanche il bacio della sua ragazza, ma le urla di protesta del suo coinquilino (che dorme nel suo letto perché la sua stanza è allagata!) che alle dieci del mattino vuole ancora dormire …
“Poi sono diventato grande per davvero, e allora ho smesso di fantasticare … e soprattutto ho imparato l’unica cosa che so della vita: i sogni ad occhi aperti sono una gran cazzata!”
“L’unico lusso che mi concedo è non solo non credere nei sogni ad occhi aperti, ma non credere neppure nella realtà. È semplice e ti rende possibile sopravvivere. Quello che mi succede, non mi riguarda. Tutto qua.”
“Questa è l’unica epoca della storia dell’umanità in cui c’è gente che torna in Molise!”
“Guarda che se vuoi trovare un lavoro, mica funziona così! Funziona come questa cena: non è che puoi pensare a una cosa che ti piace e sperare di trovarla nel frigo, perché hai pochissime possibilità di trovarla, diciamo … un 3% scarso! Tu devi invertire le azioni: apri il frigo, trovi il tonno e ti convinci che il tonno è esattamente quello di cui avevi voglia. Penne lisce con la ricotta? È il mio piatto preferito!”
“Hai presente il concorso all’università? Il sogno della mia vita (…) L’ha vinto uno di Verona, nipote di un senatore pare … Comunque, questo altro anno ce ne sarà un altro e io ci riprovo! Finiranno prima o poi sti cazzo di nipoti …..”
“Il mio nome è Matteo Moretti, ho 31 anni e sono un precario. Do ripetizioni di matematica, lavoro part-time nello studio di un commercialista e correggo bozze per una rivista scientifica. Non so se mi rinnoveranno il contratto, non so cosa farò tra sei mesi, non ho idea di quale sarà il mio futuro. Guadagno in tutto 940 euro al mese”
Alla fine del film la situazione economica di Matteo non è di molto cambiata, non è migliorata, non sa ancora cosa farà domani, però è più tranquillo, è più sorridente. Sapete perché? Perché la mattina, quando si sveglia non si ritrova più sotto una catapecchia,ma è in una casa migliore, più bella di quella di prima. Non c’è il tunz tunz dell’amico, ma la dolce melodia di una bellissima canzone. E soprattutto, non ci sono proprio le urla del suo coinquilino a dargli il buongiorno, ma il bacio della sua cara amata.
Un bel film, mi è piaciuto tanto. Primo perché non si poteva trovare titolo migliore, ormai questa è veramente la generazione 1000 euro! Che poi, mille euro se ti va bene, altrimenti neanche quelli! Poi gli attori sono bravi, alcune battute veramente formidabili. E la morale della storia è che certamente i soldi ti aiutano a star meglio, ti permettono un tenore di vita migliore, ma in fin dei conti quello che è veramente importante è avere accanto una persona fantastica, quella che ami. In fondo la felicità è fatta di piccole cose. Come al mattino un bacio di buongiorno.
“Poi sono diventato grande per davvero, e allora ho smesso di fantasticare … e soprattutto ho imparato l’unica cosa che so della vita: i sogni ad occhi aperti sono una gran cazzata!”
“L’unico lusso che mi concedo è non solo non credere nei sogni ad occhi aperti, ma non credere neppure nella realtà. È semplice e ti rende possibile sopravvivere. Quello che mi succede, non mi riguarda. Tutto qua.”
“Questa è l’unica epoca della storia dell’umanità in cui c’è gente che torna in Molise!”
“Guarda che se vuoi trovare un lavoro, mica funziona così! Funziona come questa cena: non è che puoi pensare a una cosa che ti piace e sperare di trovarla nel frigo, perché hai pochissime possibilità di trovarla, diciamo … un 3% scarso! Tu devi invertire le azioni: apri il frigo, trovi il tonno e ti convinci che il tonno è esattamente quello di cui avevi voglia. Penne lisce con la ricotta? È il mio piatto preferito!”
“Hai presente il concorso all’università? Il sogno della mia vita (…) L’ha vinto uno di Verona, nipote di un senatore pare … Comunque, questo altro anno ce ne sarà un altro e io ci riprovo! Finiranno prima o poi sti cazzo di nipoti …..”
“Il mio nome è Matteo Moretti, ho 31 anni e sono un precario. Do ripetizioni di matematica, lavoro part-time nello studio di un commercialista e correggo bozze per una rivista scientifica. Non so se mi rinnoveranno il contratto, non so cosa farò tra sei mesi, non ho idea di quale sarà il mio futuro. Guadagno in tutto 940 euro al mese”
Alla fine del film la situazione economica di Matteo non è di molto cambiata, non è migliorata, non sa ancora cosa farà domani, però è più tranquillo, è più sorridente. Sapete perché? Perché la mattina, quando si sveglia non si ritrova più sotto una catapecchia,ma è in una casa migliore, più bella di quella di prima. Non c’è il tunz tunz dell’amico, ma la dolce melodia di una bellissima canzone. E soprattutto, non ci sono proprio le urla del suo coinquilino a dargli il buongiorno, ma il bacio della sua cara amata.
Un bel film, mi è piaciuto tanto. Primo perché non si poteva trovare titolo migliore, ormai questa è veramente la generazione 1000 euro! Che poi, mille euro se ti va bene, altrimenti neanche quelli! Poi gli attori sono bravi, alcune battute veramente formidabili. E la morale della storia è che certamente i soldi ti aiutano a star meglio, ti permettono un tenore di vita migliore, ma in fin dei conti quello che è veramente importante è avere accanto una persona fantastica, quella che ami. In fondo la felicità è fatta di piccole cose. Come al mattino un bacio di buongiorno.
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