Avevo dodici anni, era una giornata grigia, pioveva tanto. Era il primo pomeriggio, ero tornata da scuola e avevo appena finito di pranzare. Aspettavo che mio padre tornasse dal lavoro e nel frattempo guardavo la tv in camera mia.
Suonano al citofono, qualcuno va ad aprire. Capisco dalla voce che è mio padre. Con comodo spengo la tv, sistemo qualcosa e intanto viene mia sorella in camera.
Mi dice di correre in cucina, c’è una sorpresa per me. Era contenta, radiosa. Io adoravo (e adoro) le sorprese. Raggiungo mio padre e il resto della famiglia in cucina, lo faccio quasi di corsa, allegra, curiosa.
Entro nella stanza, mia sorella mi raggiunge. Mi dice di chiudere gli occhi, mi fa fare qualche passo e poi me li fa riaprire. Vedo davanti a me una scatola di medie dimensioni, bianca, forata.
Si muove. Non capisco, cosa può esserci dentro? Mi avvicino, ho quasi paura a toccarla. In un istante trovo il “coraggio” di scoperchiarla. Non so che faccia ho fatto quando l’ho aperta, so solo che non credevo ai miei occhi, che ero felice, incredula, stupita.
Dentro c’era lui, il mio Gatto.
Era piccolo, grigio, magro, impaurito, timido e bello. Era tutto quello che per anni e anni avevo desiderato ardentemente e mai ottenuto. L’ho preso in braccio. Temevo di fargli del male già solo accarezzandolo, tanto ero piccolo e intimorito.
Sono passati otto anni da quel bel giorno in cui è entrato nella mia vita. Quante ne abbiamo passate insieme, quante volte mi è stato accanto, con la sua presenza discreta ed elegante. Anche un animale può insegnarti tanto, senza che tu te ne accorga.

