Il mio primo approccio con un telefono cellulare è stato all’età di dieci anni. Frequentavo la quinta elementare e la scuola aveva organizzato una gita di tre giorni a Napoli e dintorni. In quell’occasione, i miei mi diedero un cellulare, uno di quelli grandi quanto un citofono (se ne ritrovo uno, lo metto in bella vista su qualche mobile come pezzo vintage), nero, con l’antenna che puntualmente mordicchiavo (chissà quanti germi ho preso) e con le uniche due funzioni tipiche del cellulare: le chiamate e i messaggi.
La sera prima della partenza, mia madre si sedette con me sulla poltrona e mi mise davanti questo grande apparecchio. Iniziò ad insegnarmi che, digitato il numero sulla grande tastiera (la rubrica cos’era? Chi sapeva come funzionasse?) bisognava premere il verde per chiamare, il rosso per spegnere la telefonata. Mi insegnò anche a caricarlo e mi fece ripetere le operazioni varie volte per vedere se avevo capito come funzionasse.
Quindi partii con quell’aggeggio stipato come un tesoro prezioso in una tasca sicura dello zaino. Me lo fecero portare perché così potevano contattarmi quando volevano, per stare più tranquilli insomma.
L’unico neo della questione è che loro stavano tranquilli, io ero agitata. Se lo perdevo cosa facevo? Mica costavano venti euro i cellulari di allora …
Alla fine andò tutto bene, riportai il citofono … ehm, il cellulare… a casa sano e salvo.
Tanto per intenderci, lo ruppi in un’altra occasione, accidentalmente e non vi dico la tragedia che fu.
Quella fu la prima volta che ebbi in mano un cellulare.
Qualche Natale dopo, mio padre me ne regalò uno. Andava di moda, lo avevano tutti ed effettivamente aveva un che di utilità: mamma e papà ti controllavano tranquillamente quando uscivi.
Gli sms erano qualcosa di raro, se ne mandavano pochissimi all’epoca, costavano un botto e perciò non si poteva mica fare il botta e risposta che si fa oggi, anche solo per consumare i cento messaggi gratis al giorno.
Insomma, i primi tempi usavo poco il cellulare, anche perché non avevo grandi necessità di sentire il mondo a qualunque ora, in qualunque occasione.
Gli anni passano e uscire senza cellulare diventa una cosa impensabile. Prima di mettere il naso fuori casa bisogna accertarsi di averlo in borsa, altrimenti non si esce. Ma non per chissà quale motivo, semplicemente perché “se non rispondi, succede la tragedia”.
Se dieci anni fa mi comprarono il cellulare per stare più tranquilli, adesso questo aggeggio è diventato un mezzo capace di mettere ansia se al sesto squillo non si riceve nessuna risposta. E non sono così solo i genitori, non è questione di essere mammoni. Anche gli amici e i fidanzati lo fanno. Se passa più tempo del solito dal momento in cui ti arriva il messaggio al momento in cui rispondi, loro vanno in tilt, si preoccupano (effettivamente a volte succede anche a me, ma io sono un tantino più moderata).
Senza contare i grandissimi progressi che la tecnologia dei cellulari ha fatto negli ultimi anni. Il design che migliora, i modelli disponibili in vari colori, le suonerie da cambiare, le emoticon, i loghi, i giochi.
E poi il display a colori, la fotocamera, il touch screen, internet, il bluetooth (e qui mi fermo, sono le funzioni che conosco).
Il cellulare ha cambiato molto il nostro modo di vivere. Alimenta gelosie, a volte tranquillizza, altre mette un’immane ansia. Si scoprono doppie vite, tradimenti, nascono amicizie, muoiono rapporti sociali.
E poi vogliamo parlare delle figuracce che si fanno tramite cellulare?
... Mh, forse è meglio dedicare un intero post a quest'ultime!