"Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va in corsa, è un'avventura ricostruire se stesse. La più grande.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."


(Donne in Rinascita - D. Cugia)

lunedì 25 giugno 2012

Sfoghi serali

E niente. Diciamo che questa sera non è delle migliori. Diciamo anche che il finesettimana trascorso non è stato dei migliori. E’ da venerdì che non ho molta voglia di parlare, di ridere e scherzare come generalmente uso fare. Ma passa.
Colpa del caldo africano? Forse.
In realtà il motivo è un altro e ovviamente non è imputabile alla sottoscritta.
Si, perché dovete sapere che la maggior parte dei problemi che tediano la mia esistenza portandomi ad una sorta di apatia cosmica, pessimismo e compagnia bella, non sono mai causati da me stessa, non mi riguardano mai direttamente. Vengo sempre colpita dai problemi altrui, immediatamente in modo indiretto, mediatamente in modo più che diretto.

Non avrete capito nulla di quello che ho scritto e in realtà la situazione non è semplice da spiegare. Fatto sta che nella mia breve esistenza ho sempre cercato di non crearmi e di non dare problemi agli altri, pensieri e via dicendo. Tutto ciò mi ha portata alla conquista della fama di eroina, della serie che la gente pensa che io sia wonder woman perché nonostante tutto, io sono sempre la più forte.

Quanto pensate che possa essere forte io? A ventidue anni si può essere forti fino a un certo punto. Si può essere più maturi dei propri coetanei, ma l’età è sempre quella e se il mondo lo permette, io vorrei occuparmi dei miei di problemi o per lo meno gioire del fatto di essere tanto brava da evitarli o da risolverli da sola, per quanto possibile.
E invece niente, a quanto parte non mi è concesso ciò.

Bene, questa serata è già stata di per sé estremamente insopportabile. Ho scritto perché forse è la cosa che mi riesce meglio e soprattutto mi permette di sfogarmi. Mi dispiace per voi che vi siete ritrovati nel bel mezzo di questa sorta di monologo complicato.

Mi sono imposta che da domani si cambia, si cerca di mandar via questo pessimo umore. Ho preparato la tuta da ginnastica, caricato l’ipod e sistemato il tavolo per la colazione. Domani la sveglia suona presto, si va a camminare prima che la città diventi il solito agglomerato di traffico e smog. Spero che sia fresco.
Dedicare un’ora solo a me stessa è la cosa che forse più mi serve al momento.

Buona notte gente e complimenti a voi se siete arrivati fino in fondo.

Ps: l’esame è andato bene. Sono tornata a casa con una casella piena in più nel libretto universitario e un’inattesa richiesta di tesi da parte del prof. Motivo in più per sentirmi dire che nonostante tutto, io sono sempre forte.

lunedì 18 giugno 2012

Lei, signora, mi ricorda mia nonna

Sabato sera di metà giugno. Sono da poco passate le nove. Io sono quasi pronta per uscire, la casa profuma della meravigliosa pizza che ha fatto B.: c’è quell’odore misto di forno, di buono e di peperoni gialli.
Al Tg hanno parlato di Scipione, questo maledetto che porterà tanta afa e temperature africane. Lo temiamo tutti noi poveri studenti fuori sede, stipati in minuscole case poco areate, pronti sempre a riporre tutte le speranze di questo mondo nel nostro amato e poco efficiente ventilatore.

Mi sono vestita di bianco e di nero, truccata come Clio comanda. Un velo del rossetto di Dior che mi hanno regalato per il compleanno, l’essenziale in borsa e sono pronta per uscire.
B. mi ferma. Già che ci sei, butta la carta. Il bidone è pieno. Prendo il sacco ed esco.

Fuori non c’è anima viva, il resto del mondo si starà preparando ad una notte brava. È strano sentire tutto questo silenzio, accorgersi dell’assenza delle macchine parcheggiate. È surreale.
Arrivo ai cassonetti della differenziata, apro quello blu e butto giù tutta quella carta accumulata nei giorni.
C’è una vecchietta vicino a me,non mi ero accorta di lei.
E lei, a quanto pare, non si era accorta di me.

Con l’accento tipico di queste parti, mi rivolge la parola.
Oh non l’avevo vista, sembra spuntata dal nulla. Ma com’è carina lei, ha un viso così dolce! Ma pensa un po’”.
Le sorrido, le dico che neanche io l’avevo vista. Accetto volentieri i suoi complimenti; vorrei farli anche io a lei, per quanto è carina. E’ piccola, non mi arriva neanche alla spalla. Ha addosso dei vestiti chiari che sembrano far pendant con i suoi capelli bianchi. Gli occhi piccoli e pieni di luce; buoni come solo chi ha vissuto bene può averli. Il volto pieno di rughe che la rendono ancora più dolce. Al collo ha una catenina dorata, ma non si vede il ciondolo. Scommetto che è un piccolo crocefisso.

Mi chiede se abito da queste parti, non mi ha mai visto prima d’ora. Sì, abito proprio dietro l’angolo, non mi ha mai visto perché sto qui da poco, sono una studentessa e vengo da lontano.
Il suo modo di parlare è gentile e caloroso, sembra conoscermi da una vita. Ha voglia di chiacchierare e, come qualsiasi buona donna anziana che si rispetti, mi racconta di figli e di nipoti. Quando parla di loro i suoi occhi si fanno ancora più dolci. Deve amarli proprio tanto.

Mi dice che studiare è importante, che la strada è lunga e faticosa, ma che se una è brava prima o poi riesce ad avere successo. Mi sembra mia nonna, ma sono un po’ restia a confidare questa cosa così intima ad una sconosciuta. Dice le cose che avrebbe detto lei, con quel tono di voce pacato.
All’improvviso mi esce dal cuore, la interrompo.
Lei, signora, mi ricorda mia nonna.

Sembra essere contenta di questa cosa. Mi chiede come sta, le dico che mi ha lasciato un anno fa e che certe volte mi sento sola, che mi manca. Credo di non aver confessato mai questa cosa neanche ai miei amici più stretti. Non mi confido facilmente, io.

Dice che certe volte prega il Signore che la porti lì dov’è suo marito, morto anche lui meno di un anno fa. Però poi pensa ai suoi nipoti, pensa che potrebbero sentire la sua mancanza e allora scaccia via questo pensiero dalla sua testa.
Ha gli occhi lucidi, agli angoli vedo una lacrima. Si è commossa, mi dispiace. Non glielo faccio notare, non voglio metterla in imbarazzo.

Ho il cellulare in mano, squilla all’improvviso. È la mia amica che mi sta aspettando ed io sono in ritardo. Lei se ne accorge, mi dice di andare. La saluto, mi ha fatto piacere incontrarla. Le poggio delicatamente una mano sulla spalla, mi viene spontaneo fare così.
Ma che carina che è lei, mi è spuntata davanti così all’improvviso. Lo ripete ancora quasi incredula.

Mentre cammino a passo svelto raccomando la signora gentile a quel Dio in cui tanto crede.
Che la faccia rimanere su questa terra ancora per molto.
Per lei, per i suoi nipoti, per i suoi figli.
E un po’ anche per me.


lunedì 11 giugno 2012

Quello di cui ho bisogno

Ok, finalmente questo finesettimana è andato, passato, archiviato. Metabolizzato no. Mi è rimasto l’amaro in bocca per tutto quello che non ho fatto e che DOVEVO per forza fare. Per dirne due:
- Non ho studiato.
- Ho divorato la torta che ha fatto B. (che era buonissima, ma avrei dovuto trattenermi e mangiarne, per decenza, una fetta o due al massimo).

L’esame è tra un paio di giorni ed io non ne so più di tanto. In più è una materia che non mi piace. Una di quelle che non capirò mai e che probabilmente dovrò ripetere centinaia (?) di volte (oddio, speriamo di no) prima che mi rimanga qualcosa in testa.

Ma basta sensi di colpa. Non ho tempo.
E’ lunedì mattina, mi sono svegliata presto, perchè le giornate iniziano alle sette e non alle undici.
Sto per fare una colazione sana, equilibrata, normale; inizierò a fare quello che avrei dovuto fare sabato e domenica, poi farò una doccia, metterò addosso qualcosa di colorato e alle dieci sarò al bar vicino all’aula studio, con N., a prendere un caffè macchiato con tanto di cuore disegnato con il cacao dalla mia barista preferita che ci sostiene moralmente e che ci regala l’ovetto di cioccolato quando abbiamo gli esami.

Ieri sera ho fatto la lista delle cose che devo fare oggi. Se per stasera riuscirò a fare tutto (o anche tre quarti di quello che ho scritto), sarò la persona più felice di questo mondo.
Energia, un sorriso stampato in faccia, un pizzico di ottimismo e tanta pazienza: ecco cosa mi serve.

Buona settimana!

venerdì 8 giugno 2012

Still Alive

Salve gente, sono ancora viva, se vi interessasse la cosa (ma si, suppongo che ci teniate –anche solo un po’- a me). Ancora non mi è crollata la casa addosso, ma ogni tanto sento le scosse di terremoto e ho uno zaino pronto per la fuga. L’ho messo vicino la porta di casa, fermo restando che riesca ad arrivarci e che non mi caschi prima l’armadio di sopra. Mi sento spesso muovere, soprattutto quando sono seduta a studiare o a letto pronta per dormire. Credo sia tutta suggestione e spero passi presto. Se sono ridotta così io, non oso immaginare la gente che l’ha vissuto in prima persona come stia vivendo, quali siano le loro condizioni a livello psicologico. Non so se la storia dei Maya sia una cosa assurda. Mi piace credere che sia una sciocchezza, anche se a guardare il telegiornale sembrerebbe che ci stiamo preparando per benino al tanto temuto 21 dicembre. Va bene, dopo queste poche righe penserete che sia diventata matta. Vi immagino toccare ferro (meglio ferro che altro …) e spostare rapidamente la freccia del vostro mouse sulla X in alto a destra. Diciamo che stasera sono un po’ pessimista e tanto stanca. Lo studio sta occupando le mie intere giornate, ma per fortuna non sono sola. Studiare con le amiche rende tutto più divertente; studiare in un’aula studio di una facoltà che non è la propria, piena di gente fuori dal comune, lo è ancora di più. Credo che il cambio di stagione mi abbia stravolto. Sono stanca fisicamente (e di conseguenza mentalmente), ho poche energie. Mi sento un po’ apatica. Solitamente usavo fare delle lunghe passeggiate la sera, prima di cena; adesso al pensiero di fare anche solo due passi, preferisco un divano comodo. (A proposito,avete dei rimedi, consigli o altro per recuperare le forze perse?) Le vostre vite, invece, come procedono? (ps: se qualcuno mi sapesse dire anche come ci si riappropria del potere di andare a caporigo, sarebbe cosa assai gradita...)