"Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va in corsa, è un'avventura ricostruire se stesse. La più grande.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."


(Donne in Rinascita - D. Cugia)

venerdì 31 dicembre 2010

Tanti auguri


Tra poche ore finirà anche quest’anno. Avranno tutti un bicchiere di spumante in una mano e magari il cellulare nell’altra, pronti a mandare miliardi di auguri e ad intasare le linee telefoniche. Conto alla rovescia, da dieci a zero, tappo della bottiglia in aria, risate, balli, auguri a non finire, pancia piena, fiumi di alcool, qualcosa di rosso addosso, buona compagnia, qualche petardo (quanto li odio!): ecco il capodanno standard.

La parte interessante del capodanno è la fase preparatoria a tutto quello sopra descritto, ossia la riflessione. Riflessione su ciò che è stato, propositi per ciò che -si spera- sarà. La storia si ripete.
Io quest’anno avevo pensato di evitare questa fase riflessiva, poi però mi sono resa conto che è tradizione per me spremere il cervello e fare qualche bilancio sull’anno trascorso. E siccome tengo alle tradizioni, ben venga anche quest’anno il momento riflessivo pre-cenone.

Per ricordare questo 2010, mi sono fatta un po’ aiutare dalla cara e fedele agenda, dove annoto tutto quello che mi succede (o quasi), oltre che riguardare i vecchi buoni propositi. Partendo dal ripasso della mia agenda, devo dire che questo 2010, a parte qualche evento particolare, è stato un anno tranquillo. Non ho avuto pensieri particolarmente martellanti, ossessivi, negativi, orribili, soffocanti nella mia testa. Anche se forse il motivo è il semplice fatto che (viva la modestia!) sono riuscita a recuperare in qualche dove quella forza in più che mi mancava per essere capace di affrontare tutti quegli ostacoli che si incontrano sempre nel modo,però, più sereno possibile. Sono anche riuscita a realizzare un paio di voci relative ai buoni propositi del 2010 (tra cui quella di aprire un blog, appunto questo!).

È sorto poi un altro problema: stilare anche quest’anno la lista dei buoni propositi o lasciare perdere? Poi ho pensato un po’ e ho avuto un’illuminazione. Avete presente quell’entusiasmo particolare misto ad euforia che accompagna la gente tra gli ultimi minuti dell’anno vecchio e i primi dell’anno nuovo? Ecco, il mio buono proposito sarà proprio questo: cercare di conservare sempre anche solo un minimo dell’entusiasmo che accompagna quei momenti e di utilizzarlo sempre in tutte quelle “imprese” che mi ritroverò ad affrontare in questo nuovo anno.
Lo auguro a me stessa, come lo auguro a voi.

Buona fine, buon inizio, buon proseguimento.

mercoledì 29 dicembre 2010

Stanno Tutti Bene - Everybody's fine

“Stanno tutti bene”, quante volte abbiamo pronunciato queste parole, senza però essere convinti del loro contenuto? Dire che si sta bene è un’abitudine, una superficialità che però rende contenti tutti.

Questo film parla di un uomo rimasto solo. La moglie è morta, i quattro figli vivono tutti in città diverse e comunque lontane dalla sua. Decide allora di riunirli, di organizzare una sorta di evento che possa portarli da lui, tutti insieme, almeno per una sera. Prepara tutto nei minimi dettagli, fa la spesa con cura, sceglie il vino migliore. Quando arriva il momento di vedersi, ognuno di loro chiama e annuncia la sua assenza, chi per motivi di lavoro, chi per impegni legati alla famiglia.
Il padre rimane un po’ male, ma il grande desiderio di incontrarli è molto più forte di questa delusione. Decide allora di partire, di affrontare quattro viaggi in treno o in pullman, non in aereo, perché il padre-coraggio teme un po’ questo mezzo di trasporto. Porta con sé una valigia, un sorriso grande stampato in faccia e quattro lettere, una per ognuno di loro.
Questo viaggio sarà importante per lui, gli servirà per conoscere la verità sui suoi figli, porterà piccole gioie, ma anche un dolore grande. E soprattutto gli regalerà un’importante lezione di vita che difficilmente lui, ma anche i suoi figli, potranno dimenticare.

La versione originaria di "Stanno tutti bene" risale al 1990 ed è stata diretta da Giuseppe Tornatore. Questa di cui vi parlo è la versione statunitense (Everybody’s fine), diretta invece da Kirk Jones, uscita in Italia poco tempo fa.
Vista questa, voglio subito cercare l’originale italiano per cogliere differenze e similitudini!

"Non le dire niente. Se la ami quanto lei ama te, le dirai quello che vuole sentirsi dire: dille che stiamo tutti bene."

"Beh, è stato un bel viaggio. E se tu mi chiedessi che cosa ho imparato dovrei dirti che non lo so bene. So che se avessi un’altra occasione pretenderei meno dai ragazzi, se loro sono felici per me va tutto bene. So che devo smettere di credere che siano ancora dei bambini, non glielo posso più dire che cosa fare, devono trovare la loro strada e a volte penso che tu mi dicevi cose che avrei dovuto ascoltare con più attenzione: mi raccontavi dei particolari della vita dei nostri figli e io, io li ho ignorati."

"La tua famiglia si sta facendo strada nel mondo e puoi essere fiera dei ragazzi e dei traguardi che hanno raggiunto. E se tu me lo chiedessi, dovrei in dire in tutta sincerità che … stanno tutti bene!"


Ecco il trailer:

giovedì 23 dicembre 2010

Quei giorni che vorresti non arrivassero mai

Oggi è stata una di quelle giornate che vorresti non arrivassero mai. Non avevo mai perso delle persone particolarmente care e vicine a me, prima di oggi pomeriggio, quando lui se n’è andato. Lo avevo visto il giorno prima, ero andata a trovarlo, come faccio sempre ogni volta che torno dalla città. Era stanco, dimagrito, ma perfettamente lucido. Guardava me, i miei fratelli, i miei cugini, tutti insieme davanti a lui, per caso. Era seduto al suo solito posto sul divano, la televisione accesa, la stufa ai piedi. Chiedeva dell’università, prendeva in giro l’altezza di mio fratello e la comparava con quella di mio cugino, era tranquillo, anche se affaticato.
Siamo rimasti con lui qualche ora, poi lo abbiamo salutato con i soliti due baci nelle guance, il prossimo appuntamento era per Natale, per scambiarci gli auguri. Ci ha fatto le solite raccomandazioni, quelle che solo un uomo saggio sa fare. Un “ciao”, un sorriso, un “ci vediamo” e via.

E invece ieri è stata l’ultima volta che l’abbiamo visto. Una telefonata oggi, la notizia brutta, la corsa da lui. Le lacrime ingovernabili, il senso di impotenza, i brividi, il vento che si è alzato, il cielo all’improvviso grigio. E lui. Lui che non volevo vedere, temendo di rimanere ancora più male. La forza poi, quella che mi ha portata ad avvicinarmi. Sembrava che dormisse, adagiato in un letto insolito. Alle pareti, i suoi incantevoli quadri, appesi dritti, perfetti, pieni di luce. Il viso sereno, quasi sorrideva. Elegante, nel suo vestito migliore. Piccolo, nel suo essere Grande, il Grande della famiglia.

So benissimo che la vita, almeno quella fisica, non è eterna. Io però, in certi casi, vorrei che lo fosse. Questo è uno di quelli. So che non lo vedrò più, che non potrò più sentirlo parlare, che non mi darà gli auguri al prossimo compleanno, che non mi chiederà se sono nata in casa o in ospedale.
So anche, però, che non lo potrò dimenticare mai. Continuerà a vivere nel mio cuore, continuerò a fare tesoro dei suoi insegnamenti, della sua saggezza. Continuerò a pensare alle mattine passate insieme, quando da piccola guardavamo Forum alla tv. Continuerò a pensare a lui, ogni volta che avrò davanti agli occhi uno dei suoi tanti, meravigliosi quadri.

... Ciao Nonno!

"Ogni persona piccola o grande che passa nella nostra vita è unica: lascia sempre un po' di sè e prende un po' di noi. Ognuno di noi, nel suo cammino, fa degli incontri: persone che incrociano i nostri passi e condividono parte del nostro viaggio.
Qualcuno si allontana presto continuando a seguire una strada diversa dalla nostra, a volte senza neanche più voltarsi. Qualcun'altro ci fa compagnia per più tempo, insegnandoci a volare più in alto quasi fino a toccare il cielo.Altri invece rimangono una presenza fissa che condivide con noi gioie e dolori, vittorie e sconfitte, o semplicemente stando a guardare e intervenendo al momento giusto.
Tutte queste persone entrano nel nostro cuore sempre per un motivo, rimanendo sempre uniche ai nostri occhi.
E non ci sarà delusone, evento o distacco che modificherà nulla di quello che portiamo dentro."
[Letta da qualche parte, ma non ricordo nè dove, nè quando]

Natale da bambina


Ho davanti l’albero di Natale di casa: è grande, altissimo e colorato. Era da anni ormai che ne facevamo uno piuttosto piccolo, un po’ freddo e bruttino a dire la verità. Poi l’anno scorso ho convinto mia madre a prenderne uno più grande e fu così che comprammo un albero di Natale alto quasi fino al soffitto, pieno di rami. Lo addobbiamo con tante luci colorate, palline e fiocchi; è imponente e al buio diventa magico.


Questo albero mi piace tanto forse perché mi ricorda quello che facevamo quando io ero piccola.

Andavo a comprarlo con papà, era un abete vero. Era grandissimo, come questo di adesso, ma forse, siccome ero piccola, quello mi sembrava ancora più gigantesco. Lo mettevamo nell’angolo del salone, tra la finestra e la parete. Riempiva tutta la stanza di odore di pino e per terra lasciava mille aghi. A quanto pare, dopo Natale papà lo portava in campagna per piantarlo, ma io questo non me lo ricordo. Mi ricordo solo che era magico, che quando c’era quell’albero era veramente Natale.

L’ultima volta che lo abbiamo fatto, io avevo sei anni. Credo che quello sia stato il Natale più bello della mia infanzia, o per lo meno lo ricordo così, forse perché ero ancora veramente piccola, forse perché era tutto colorato da quella magica e misteriosa attesa di mio fratello che, inaspettatamente, sarebbe nato qualche giorno dopo.


Quella sera di Natale a casa c’erano tutti i miei parenti, quelli più stretti. Si aspettava la mezzanotte per mettere il bambinello al suo posto e per cantare le canzoni di Natale. Si pregava, in particolare per chi stava male, per chi era solo. Ma a me sembrava impossibile che mentre io ero immersa in quella magia, qualcuno, da qualche parte, potesse stare male o potesse essere solo.

Poi, per rimanere in tema di magia, "qualcuno" suonava al citofono: era Babbo Natale. Io non potevo vederlo, Babbo Natale non deve essere mai visto dai bambini.
Scartavamo i regali sotto l’albero. Tutto ciò cosa che trovavo, desiderato o meno, mi stupiva tremendamente.

Bei tempi quelli: spensierati, leggeri.
Quello è stato l’ultimo Natale che ricordo come avvolto da una patina di incanto; era la notte della spensieratezza vera e propria.
E' proprio vero che la magia del Natale che si prova quando si è piccoli non torna mai più nella vita...

lunedì 20 dicembre 2010

Viaggiare

Mi sono resa conto che ogni viaggio mi regala qualcosa: volti nuovi, storie nuove. Non so perché, ma dentro un vagone di un treno, durante un lungo viaggio, la gente spesso tende a raccontare qualcosa di sé, come se quello spazio fosse una sorta di confessionale, un angolo indefinito dove poter svelare piccoli frammenti della propria vita, quasi sicuri che il compagno di viaggio li custodirà e li terrà sempre per sé, senza svelarli mai a nessuno.

Viaggio per me è anche un po' di fatica, considerando le innumervoli ore che mi servono per tornare a casa.
Fatica che come per magia svanisce tutta ad un tratto quando dall’alto del ponte vedo il mio mare: sospiro, sorrido e lui mi dà il benvenuto: è lì che capisco di essere arrivata.

domenica 19 dicembre 2010

Beautiful Blogger Award

La cara Valepi (grazie mille!) mi ha nominata per il Beautiful Blogger Award e con grande piacere svolgo il mio dovere, stilando la classifica delle dieci cose che raccontano di me e passando il testimone ad altri 10 bloggers.

Iniziamo subito!

1. Se penso a qualcosa che mi riguarda molto da vicino, penso subito alla mia famiglia, che, anche con tutti i suoi difetti e con il nostro essere un po’ … “sparpagliati”, rimane sempre nel mio cuore, dove ha un posto d’onore. Mi piace, non appena ho qualcosa di bello da comunicare, mandare lo stesso messaggio a tutti loro, vedere i loro nomi uno sull’altro, inviare e attendere la loro risposta. So già cosa diranno, le parole che useranno (e che usano solitamente in certe “occasioni”), però mi piace lo stesso sentirle.
2. Penso poi ai miei amici, ad I., F., C., M., e le due N. che sto imparando a conoscere meglio adesso. Lo ripeto e lo penserò sempre, senza di loro sarebbe stato tutto più difficile. E invece c’erano, ci sono sempre state e ci saranno ancora, nonostante la lontananza e il non vedersi tutti i giorni.
3. Poi c’è lui, il mio Gatto. Compagno di avventure ormai da otto bellissimi anni. Mi piace tornare a casa dopo mesi di assenza e trovarlo lì, sull’uscio di casa, a sfregare la testolina contro la porta e subito dopo ad avvicinarsi piano piano, discreto e silenzioso.
4. Adoro la mia terra: anche lei parla di me. L’adoro per quello che è, per la sua gente, per i suoi difetti e soprattutto per i suoi pregi.

... E adesso veniamo alle zone meno “impegnative”:

5. Sciarpe, borse, smalti e lo shopping in generale: anche loro raccontano di me! Ho una collezione (forse un po’ esagerata) di sciarpe, fatte a mano o comprate in giro. Le “colleziono” dai tempi del liceo, occupano un po’ troppo spazio, ma non riesco a liberarmene.
6. Ho una quantità industriale di pupazzi di ogni tipo e forma, tutti appartenenti alla mia infanzia. Adesso si trovano tutti dentro ad un enorme sacco, in un angolo di uno sgabuzzino umido e freddo. Mia madre vuole liberarsene, io no. E menomale che ho vent’anni …
7. Devo per forza pianificare sempre tutto (o quasi): faccio i miei elenchi di cose da fare e poi li tengo tutti dentro l’agenda. E che soddisfazione, a fine giornata, quando cancello con la penna le cose che sono riuscita a fare …
8. Mi piace curiosare in quei negozietti che vendono di tutto e di più ad un euro. Si trovano oggetti carinissimi che altrove non troveresti mai.
9. Mi piace svegliarmi presto la mattina (o almeno ci provo), aprire la finestra e godermi l’odore dei cornetti appena sfornati mentre il mondo pian piano si sveglia.
10. Anche la mia valigia racconta di me: è una fedele compagna di viaggi, di ore e ore passate in luoghi indefiniti. Sempre troppo pesante, mai vuota. Sempre ottimista.


...Ora tocca a voi dieci:

EvaQ

Martina

Only me

Zicin

Igor

Sonia

Chiara M.

DeepEyes

Ruz

Allegra

Un caro saluto a tutti e buona domenica!

giovedì 16 dicembre 2010

Chiara e la neve



Da piccola sognavo sempre di svegliarmi una mattina d’inverno, guardare fuori dalla finestra e scoprire che le strade e tutto intorno erano piene zeppe di neve. Naturalmente, abitando in un posto di mare, questo non è mai successo ed è rimasto per anni e anni solo un sogno irrealizzabile.
Cambiando città e andando a vivere in un posto decisamente molto più freddo, il mio sogno si è realizzato. Non che nevichi sempre, ma ormai da due anni, nei mesi invernali, di neve se ne vede abbastanza. Lo scorso anno ce n’è stata molta, talmente tanta che alla fine la odiavo.


Stamattina, aprendo la finestra, ho notato subito che tutto era imbiancato. Le strade, le macchine, il balconcino: tutto ricoperto di neve. Ho guardo su verso il cielo, ne scendeva tanta, soffice, bianca. Ho bevuto il mio caffè incollata ai vetri della finestra, sono rimasta lì almeno mezz’ora. Poi ho deciso di vestirmi ed uscire.


Ho fatto un salto al parco, era deserto. Ho scattato velocemente un po’ di foto per gustarmele poi con calma a casa, per mandarle ai miei che di neve ne vedono ben poca, per riguardarle in estate nei periodi più afosi. La neve ha il suo fascino, proprio come la nebbia, la pioggia e il sole.


Basta che non duri troppo però perché io, sulla neve, non so proprio camminare!

mercoledì 15 dicembre 2010

L'arte di fare i regali

Ce l’ho fatta! L’esame kamikaze è andato bene: è stata una fatica decisamente assurda, ma ce l’ho fatta! Sono stata rinchiusa in casa per giorni e giorni, la mia unica “ora d’aria” era la sera, quando mettevo naso fuori casa per fare due passi al freddo e al gelo, il più delle volte in condizioni estetiche non proprio ottimali. Ho fatto del caffè la mia bevanda principale e dei cibi precotti la mia risorsa energica ottimale. Ma questi sono dettagli, l’importante è che sia tutto passato.

Adesso che nella mia mente ci sono due libri in meno a cui pensare, posso ritornare alla mia vita normale e dedicarmi alle cose che mi fanno stare bene e mi fanno rilassare. Non guardo un film da settimane, non leggo libri piacevoli da non so quando e a giudicare dalla patina di polvere che ci si è formata sopra, direi che ne è passato tanto di tempo!

Soprattutto posso godermi al cento per cento l’aria natalizia! Ho comprato i primi due regali per gli amici e ho dato un’occhiata ai principali negozi “di fiducia”, a caccia di idee simpatiche e originali. Mentre osservavo la gente intorno a me intenta a trovare il pensiero adatto, quello giusto sotto tanti punti di vista, mi sono resa conto che anche quella di fare i regali è un’arte.

Che siano regali di Natale, per compleanni o per altri eventi o che i destinatari siano amici, conoscenti, familiari o colleghi, i regali devono essere perfetti o per lo meno cercare di esserlo almeno un po’.

Qual è il regalo perfetto? Facile: è quello che si fa col cuore, indipendentemente da quanto si può spendere, dal marchio, dall’oggetto esclusivo. Un regalo fatto col cuore è quello pensato per bene, è un oggetto che rimanda col pensiero subito alle caratteristiche, alla personalità in primis del suo destinatario, ma anche del mittente.

È bello pensare –magari anche scervellarsi- su cosa può piacere all’altro, cosa può farlo sorridere, cosa può essergli particolarmente utile al momento, quale colore preferisce e così via. È poco simpatico “ridursi all’ultimo minuto”, fare tutto di corsa e rischiare di prendere qualcosa controvoglia, anche se spesso si finisce col fare così (ammetto che anche io mi ritrovo a prendere le ultime cose il 24 pomeriggio, facendo quasi a botte con gli altri ritardatari che puntualmente incontro per i negozi).

Importante è anche il biglietto, non deve mancare mai secondo me. Soprattutto, non dovrebbe mai essere banale, specialmente quando il destinatario è una persona che si conosce bene e con la quale si è molto in confidenza.

E poi vogliamo parlare del pacchetto, dei nastrini e della carta? Sono importantissimi secondo me, quasi quanto il contenuto. Dovrebbero stuzzicare la curiosità, farci pensare a cosa ci sia dentro, farci un po’ sognare. Purtroppo non sono capace di incartare per bene i regali, per questo motivo li faccio confezionare direttamente in negozio, rimanendo il più delle volte delusa per la banalità della carta e dei fiocchetti vari, senza contare poi che alcuni commessi non hanno la minima idea di come si debbano abbinare i colori …


.... Buon shopping natalizio a tutti!

mercoledì 8 dicembre 2010

Il dubbio (ma non il film!)

Ieri mattina, in edicola, mi sono messa a pensare. E’ un luogo strano per mettersi a pensare, direte voi. Ma lo spunto della riflessione era lì, davanti a me. E mi ha lasciata col dubbio. Un dubbio atroce, uno di quelli che devi assolutamente sciogliere al più presto. Avevo così tanta voglia di risolvere la questione che quasi ero tentata di buttare lì la domanda al giornalaio.

Il mio giornalaio di fiducia sembra un po’ tardo. Tardo nel senso di lento: nei gesti, nel modo di ragionare, in quello di contare il resto da dare. Non potevo certo fargli la fatidica domanda a cui magari non sapeva neanche la risposta e gettare anche lui nel Grande Dubbio oppure poteva semplicemente prendermi per una rompipalle. Ho preferito evitare, insomma. Ho pagato e mi sono diretta verso casa, in preda al desiderio di trovare una risposta al mio cavillo.

Volete sapere qual è? Vi ho messo un po’ di curiosità? Ecco il mio dubbio esistenziale: perché la Gazzetta dello Sport è stampata su pagine rosa? Il rosa è un colore, per così dire “recepito dall’uomo medio come femminile”, mentre la Gazzetta dello Sport è vista dalla donna media come un “giornale tipicamente maschile”. Allora, se le idee dell’uomo e della donna media dominano il mondo, qual è il motivo di tale accostamento?

Ho fatto una ricerca su internet, nella speranza di trovare un perché. Ho trovato notizie diverse tra loro, non so se siano le solite leggende metropolitane o ci sia un fondo di verità.
Inizialmente la Gazzetta dello Sport era stampata su carta verde, poi per un breve periodo si passò alla carta bianca, per poi tornare all’originario verde. Infine si cambiò ancora una volta e si scelse il rosa, lo stesso ancora usato. A quanto pare la scelta derivava dal fatto che la carta in questione fosse più economica, anche se in giro si legge che si scelse questa tinta semplicemente perché la carta di prima era … finita.

E io che immaginavo chissà quale ragione, chissà quale indiretto e studiato tentativo di unione tra il mondo femminile e quello maschile …

sabato 4 dicembre 2010

Aria di Natale

Dicembre, dicembre …
Si respira una grande aria natalizia in giro,i negozi sono addobbati a festa, gli articoli da regalo sono esposti nelle vetrine, con i relativi cartellini dei prezzi che guarda caso sono sempre più alti degli anni passati.
Ho fatto un bel giretto sostanzioso per le vie del centro, ho rischiato una paralisi facciale per l’eccessivo freddo, notando che il gelo ha probabilmente lo stesso effetto del lifting: tira la pelle.
A parte questo, con grande gioia ho visto i mercatini di Natale della mia città. Mi aspettavo qualcosa di diverso, invece è tutto uguale: stesso posizionamento delle bancarelle di legno per la piccola piazzetta, stessi articoli. Ma va bene lo stesso, l’importante è che creino aria natalizia!

E mentre c’è tutta questa bella atmosfera, tutte queste lucine allegre, io cerco una ragione plausibile che giustifichi il mio attuale stato: quello della studentessa disperata. Un esame l’altro giorno, l’altro ancora tra una settimana. Un esame kamikaze: poco tempo a disposizione (anche per colpa della sottoscritta … iniziamo ad ammettere i propri errori!), tante distrazioni intorno, una materia che non alletta più di tanto.
Dichiaro ufficialmente aperta la mia lotta contro il tempo.
… Che la forza sia con me! O forse, in questo caso, meglio aggiungere a “forza” anche i caffè e un po’ di concentrazione in più.