"Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va in corsa, è un'avventura ricostruire se stesse. La più grande.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."


(Donne in Rinascita - D. Cugia)
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venerdì 15 febbraio 2013

"E quel sole ce l'hai dentro al cuore" *

Non è un bel periodo, ve l’avevo già detto. Il mio silenzio da queste parti ne è la prova. Ci sono una serie di cose che mi stanno rendendo le giornate più pesanti del solito. Ci sono quelle brutte notizie che arrivano da lontano, capaci di destabilizzarti come poche altre cose in questo mondo.  Cose che si aggiungono ai normali problemi quotidiani, all’università e allo studio che per la prima volta in quasi cinque anni non vanno come speravo che andassero.
Segno che c’è sempre una prima volta. Ma io mi sto domandando da un po’ se questa massima valga anche per le cose belle. Sono ancora in attesa di qualcosa che possa stravolgere la mia vita in positivo, per intenderci. Non voglio la luna, voglio sono sorridere un po’ più spesso.

La mia amica mi ha proposto di andare ad un concerto l’altra sera. Si esibiva un gruppo locale, probabilmente anche famoso, in un posto alquanto particolare dove non ero mai stata prima in questi quattro anni di permanenza in questa città. Ci passavo davanti ogni volta che facevo le mie camminate veloci durante la bella stagione, sudata come se fossi uscita da una sauna. Lo vedevo da fuori e pensavo fosse uno di quei posti per disadattati sociali o comunque un locale molto … alla mano.
Tutto sommato mi sono ricreduta.
E quindi aula studio, corsa, doccia. L’intero armadio sul letto alle nove di sera, perché noi donne se non sappiamo cosa metterci quando siamo serene e tranquille, quando siamo un po’ più “agitate” del solito insceniamo una vera e propria tragedia in cui il pensiero del “non ho niente da mettermi” si ripete nelle nostre teste in modo ossessivo compulsivo per circa tre quarti d’ora, mentre si va avanti e indietro dall’armadio allo specchio e viceversa.
E poi si esce, finalmente. Con i capelli che non sono mai a posto, con le chiavi di casa in una mano che fanno rumore sbattendo una con l’altra mentre percorro le scale correndo. Il cellulare nell’altra mano, come se non avessimo borse. Sempre in ritardo, per qualche strana ragione.

Concerto sia, dunque.
Il locale per (ex)disadattati sociali non è poi così male. Piccolo e pieno, un caldo da ferragosto, mentre fuori magari ci sono solo tre gradi.
Hai una bella scrittura, mi dice il tipo a cui porgo il foglio con le cose che mi ha detto di scrivere (strane prassi da locale per (ex)disadattati social, quella di dover compilare dei fogli).
Una birra fredda in un bicchiere, quattro chiacchiere con l’amica sedute in un angolo del locale. E poi il gruppo inizia la sua esibizione, il che decreta la fine dei nostri discorsi.
Cinque ragazzi che avranno più o meno la mia età, carichi come un bambino che piange nel cuore della notte mentre mamma e papà vorrebbero dormire cinque minuti. Si dimenano, in quel quadrato di palco che hanno creato. Canzoni allegre, da ballare, da canticchiare. Un ritmo coinvolgente, senza dubbio.

E poi la gomitata dell’amica al braccio. Mi indica discretamente l’altro lato del locale.
Guarda lì!
Cosa avrà visto mai?
Io guardo, sapendo già in partenza che non capirò cosa o chi mi sta indicando. Dura la vita dei miopi che non fanno un controllo alla vista da anni, pur studiando in continuazione, e addosso hanno delle lenti a contatto da cambiare il prima possibile.
Ma forse i miracoli esistono ed io capisco subito a cosa si riferiva la gomitata.
Non poteva esserci scossone migliore, in questo momento grigio.
Uno scossone che ha la figura di chi speravo di vedere da troppi mesi ormai. Ha un volto che ho cercato tra la folla nei sabati pomeriggio autunnali di questa città. Un volto che ho sperato di ritrovare per i corridoi dell’aula studio. Quel volto che mesi fa ha fatto sì che mi presentassi ad un esame fregandomene altamente del suo esito.
Ed è lì, a qualche passo da me, tutto quello che non ho potuto vedere per tutto questo tempo.
Aggiungilo su face book,su! è stata la frase che mi sono più sentita ripetere nei mesi estivi. Ma si sa che io sono all’antica. Figuriamoci se mi metto ad aggiungere gente su faccialibro come se niente fosse.

Del resto del concerto non ho più capito niente. Avrebbero potuto cantare l’Ave Maria senza che io me ne accorgessi. Se prima faceva caldo lì dentro, dopo la notizia della sua presenza, in quel posto avrebbero potuto benissimo cuocere il pane per il giorno dopo.
È la sospensione del mondo ed io in tutto ciò mi sento un po’ (leggi pure: tanto) cretina.

Poi il concerto finisce, non so neanche io quanto sia durato in tutto.
La confusione aumenta, la gente si alza dai tavoli, si sposta per il locale. È un attimo e ce l’ho vicino.
Timida più del solito non capisco più niente.
Non si ricorda certo di me, sono passati più di sette mesi ormai.
… E poi io ho la faccia più anonima di questo mondo, almeno così ho sempre creduto.
… chissà quanta gente ha conosciuto in tutto questo tempo.
… e ci metto la mano sul fuoco che ho le guance rosse come il naso di clown…

E poi, inaspettatamente, mi saluta. Si avvicina, mi avvicino.
Come stai? Non ci vediamo più a studiare.
E no, non ci vediamo. Lo so che non ci vediamo. Mi dice anche altre cose, qualche domanda sull’università, mi chiede se studio ancora in quell’aula studio. Lui va in un altro posto che conosco, ma che non mi ha mai attirato molto. Commenta il gruppo, dice di conoscerli.
Parliamo di qualcosa, poi va a fumare.

Mezz’ora dopo io e la mia amica usciamo dal locale. Un’ora dopo sono nel mio letto caldo a guardare il soffitto. Penso che se fossi un po’ più sicura di me stessa tutto potrebbe essere diverso.
Forse non è normale pensare che gli altri si possano dimenticare della mia faccia, del mio nome, dei miei discorsi così facilmente.

Mi addormento con questi pensieri e mi risveglio qualche ora dopo.
Mentre prendo il caffè mi rendo conto che non ho avuto gli incubi stanotte.
Mi rendo conto che l’unico sogno di cui ho memoria aveva a che fare con lui e non era di certo un incubo.
Mi rendo conto che fuori finalmente c’è il sole.
Mi rendo conto che forse quel sole, stamattina, ce l’ho dentro al cuore ...


sabato 19 gennaio 2013

Memorie - Delusione

Delusione. Una parola di media lunghezza. Nove lettere, una dietro l’altra. Poco più lunga di speranza, ma sempre più corta di frustrazione.
A pronunciarla ci metto un istante, a metabolizzarla di più.
La delusione ha il sapore di una bastonata sulla schiena quando sei in piedi a guardare le stelle.
La delusione è quella mano cattiva e violenta che ti svuota il sacco pieno di buoni propositi.
La delusione è quello sguardo di ghiaccio, quel no con la testa, quella penna che scrive quello che non avresti mai pensato.
E’ una croce sopra le fatiche costate care. È piegarsi, è cadere a terra.
È sbattere la testa contro il muro quando correvi verso il tuo obiettivo.
La delusione è quella cosa che ti porta a trascorrere mezza giornata tra letto e divano, con gli occhi gonfi e il mal di testa perché hai pianto troppo, neanche fosse successa una tragedia.
La delusione sa di fallimento.
La delusione è un fallimento.

Hai fallito. Game over.

No, aspetta.
Guardalo il bicchiere, quando le lacrime sono finite e la vista torna chiara.
Guardalo, quel maledetto bicchiere, quando ritorni tu ad essere Chiara.
Lo vedi?
Non è vuoto. È pieno, anche se solo per metà.

È pieno, sì. Dentro, in fondo, c’è di tutto.
Ci sono gli amici che ti hanno tempestato di telefonate e messaggi. Quelli vecchi e quelli nuovi. C’è tua sorella che vale più dell’oro di tutto il Mondo messo insieme.
Le persone che ti vogliono bene, quelle che credono in te. Quelle che sanno quanto vali, come sei.
Sono i tuoi fedeli spacciatori di forza.

E allora sì. Fatemi rimanere un altro po’ tra il letto e il divano, col plaid rosso addosso. Ché io si sa, tremo sempre un po’ per il freddo …
Tra un po’ mi alzo, ve lo prometto. Mi sciacquo la faccia con l’acqua gelata e torno in me.
E se non dovesse bastare, mi prendo anche a schiaffi un po’. Così mi devo riprendere per forza.
Al massimo ci dormo su, magari la notte porta consiglio e cura tutti i mali.

E poi domani ricomincio da capo. Butto via tutto, nella differenziata.
Differenzio sempre tutto io. Le bottigliette nel cesto della plastica, le pagine scritte a penna che non servono più in quello della carta, insieme alle riviste lette.
Questa volta uso dei contenitori diversi.
Quello sguardo di ghiaccio lo getto nel nero, insieme a quelle cose che più passa il tempo e più fanno schifo per il fetore che emanano. È lì il suo posto, lo sanno tutti quelli che hanno avuto a che fare con lui.
Quelle carte inutili finiscono nel blu. Ma prima di gettarle via le spezzo bene. Le strappo, ad una ad una.
Ed ogni volta che sentirò un foglio farsi a mille pezzi proverò un brivido di piacere, lungo la stessa schiena che la delusione ha preso a bastonate, all’improvviso.
Farò tutto con calma, lentamente.
Metterò qualcosa di pesante addosso - per non tremare- ed uscirò di casa.

E sono sicura di una cosa.
Sono sicura che quando rientrerò, quel bicchiere sopra al tavolo bianco e nero tornerà ad essere pieno.
Sì, proprio quello che stava per rovesciarsi nella caduta, quello di vetro, quello che stava per frantumarsi in mille pezzi.
Ci vuole pazienza.
Ci vuole un respiro profondo per non impazzire (cit.).


[E' un periodo un po' più pieno e incasinato del solito. Passerò dai vostri blog, poco alla volta. Promesso!]

sabato 15 settembre 2012

La malinconia ha le onde come il mare

Mi sono resa definitivamente conto che l’estate è finita.
Meglio tardi che mai, direte voi. Siamo a metà settembre, non a fine agosto.
È che certe volte mi piace illudermi. Lo facciamo tutti, in fondo.

Poi mi sono guardata allo specchio e mi sono vista sbiadita.
Ho sentito le persiane sbattere violentemente contro il muro, a causa del forte vento.
Sono andata sul balcone a fermarle e ho avuto un brivido di freddo. Infine sono uscita di casa e ho dovuto prendere su il cardigan.
Non metto in funzione il climatizzatore da qualche giorno e la notte dormo con il lenzuolo tirato su.
Non posso certo negare l’evidenza.

Metto punto qui, adesso, con questo post. Concludo simbolicamente quella che per me è stata un’estate superlativa.
E vi lascio un paio di foto, ad ulteriore conferma di tutto ciò di cui vi ho parlato nell’ultimo mese.
Guardatele, sognate un po'. E ascoltate questa.

 Le albe viste dal terrazzo di casa, quando con gli amici si facevano le cinque del mattino.


 I vestiti, quelli leggeri e colorati


 I fuochi d'artificio a Ferragosto


Un passo indietro nel tempo, nella pineta di un paese sperduto


Lui, il mio mare...


martedì 8 marzo 2011

Auguri donne!

Ieri sera ho incontrato in un negozio un signore anziano. Mi è rimasto impresso nella mente, tanto per cambiare.
Ha scelto tre mazzolini di mimose, con una cura magistrale. Ne prendeva uno in mano, lo esaminava accuratamente e scartava quelli che secondo lui, suppongo, non andavano bene.
Alla fine ho preso i più belli, quelli con i colori più intensi.
Insieme ai mazzetti ha preso dei cioccolatini.
Era alla cassa davanti a me. Li ha passati alla cassiera, facendo attenzione a che non si sciupassero. Ha pagato, ha chiesto la sua busta di plastica e si è accertato del fatto che la commessa avesse tolto i prezzi.
Era lento nei gesti, ma tanto attento. Mi ha fatto tenerezza. Le donne a cui oggi darà quei mazzolini di mimose suppongo siano molto importanti per lui. E metterei la mano sul fuoco che ha aggiunto ai fiori anche un bigliettino.

Di solito non festeggio il giorno della donna. Non mi interessano quelle feste insignificanti organizzate dai soliti squallidi localini. La festa della donna dovrebbe avere un significato ben diverso.

Auguri donne!!!

Vi lascio con il testo di una canzone, si chiama “Donna”, è di Mia Martini.

A molti non piace, a me sì.
È da mesi che l’ascolto in continuazione. Mi ha un po’ rapita.
Chissà perché …


Donne piccole come stelle

c'è qualcuno le vuole belle

donna solo per qualche giorno

poi ti trattano come un porno.


Donne piccole e violentate

molte quelle delle borgate

ma quegli uomini sono duri

quelli godono come muli.


Donna come l'acqua di mare

chi si bagna vuole anche il sole

chi la vuole per una notte

c'è chi invece la prende a botte.


Donna come un mazzo di fiori

quando è sola ti fanno fuori

donna cosa succederà

quando a casa non tornerà.


Donna fatti saltare addosso

in quella strada nessuno passa

donna fatti legare al palo

e le tue mani ti fanno male.


Donna che non sente dolore

quando il freddo gli arriva al cuore

quello ormai non ha più tempo

e se n'è andato soffiando il vento.


Donna come l'acqua di mare

chi si bagna vuole anche il sole

chi la vuole per una notte

c'è chi invece la prende a botte.


Donna come un mazzo di fiori

quando è sola ti fanno fuori

donna cosa succederà

quando a casa non tornerà


domenica 12 settembre 2010

Una valigia e mezzo ... e via!


"La linea bianca sul grigio dell'asfalto è interminabile mi sembra di vederla scorrere negli occhi da un'eternità..."

Tiromancino - L'autostrada


A suon di waka-waka, di Alejandro, di Roberto, di Fernando (manca qualcun altro?), quest’estate 2010 è finita anche per me.
Non saprei dire com’è andata, è stata tranquilla, o almeno così mi sono sforzata di renderla. Un’estate di mare, di sole, un’abbronzatura che non ha mai avuto prima d’ora e che presto svanirà, uscite con gli amici, posti di sempre, chiacchiere, piccoli e grandi sfoghi. Normale insomma.

Tempo di partenza, ma anche di buoni propositi: stranamente,(forse non è neanche tanto strano, visto che ho letto in alcuni blog che anche altri fanno così … e la cosa mi fa piacere!) ne faccio, il più delle volte senza mantenerli, anche alla fine dell’estate. Sono buoni propositi diretti al ritorno nella mia amata-odiata città, alla mia vita lì, lontano da qui.


Spero di cambiare nei prossimi mesi, anche se il cambiamento mi spaventa. Spero di migliorare, di diventare più forte, di avere più coraggio, quello che mi serve per chiudere delle porte ed aprirne di nuove. Ho in mente qualche progetto semplice, altri più complicati, con l’unica speranza che non rimangano idee campate in aria.
Dicono che volere è potere, o no? Spero di volere tanto, tantissimo, troppo. Spero di riempirmi, di scoppiare di volere al punto di arrivare a potere, al punto di farcela, di rinascere almeno un po’.

Fine d’estate, valigia che si riempie per l’ennesima volta di tante cose, un biglietto in mano, i saluti di ogni volta, i baci al gatto che purtroppo al telefono non può parlare. Le esperienze vissute, i momenti da ricordare, quelli da dimenticare, le persone che ho visto e quelle che ho tralasciato, tenendo sospesi decine di caffè.
Valigia piena di ricordi, di foto nuove che guarderò ogni volta che mi mancherà qualche volto amico.


Sono pronta, è ora di andare.

martedì 31 agosto 2010

In bilico tra tutti i miei vorrei

"In bilico tra tutti i miei vorrei, non sento più quell’insensata voglia di equilibrio che mi lascia qui sul filo di un rasoio a disegnar capriole che a mezz’aria mai farò ..."


Negramaro - Estate













Da un paio di giorni sono giù di tono e mi manca quella mezza ispirazione che mi serve per scrivere qualcosa di sensato.
Sono più silenziosa del solito, facilmente suscettibile. Sarà l’estate che tramonta, il tempo poco bello, il vento, il mare agitato.
Sto passeggiando tanto in spiaggia e al porto, sempre con la mia amica. Il mare è molto agitato, ci sono onde altissime, la spiaggia quasi non esiste più. C’erano poche persone oggi, qualche ombrellone, qualche faccia quasi persa tra quell’immensità blu scura, tanti posti per parcheggiare liberi, i primi chioschi chiusi, gli stessi che fino a pochi giorni fa erano pieni di gente.
Un paesaggio triste, pieno di niente che ricordi vagamente l’atmosfera che si respirava una settimana fa.

Il pensiero dello studio ha iniziato a fare dimora fissa nella mia mente, scontrandosi con la poca voglia che ho di sedermi lì su quella maledetta sedia davanti a quegli appunti e a quei libri.



Il tempo stringe e io devo darmi da fare.
Oggi va così, un po’ come ieri e come l’altro ieri ancora, in bilico tra tutti i miei vorrei.

sabato 21 agosto 2010

Piccolo sfogo

"Si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio ....."
(Bocca di rosa - F. De André)

... Per il momento non aggiungo altro. Rischierei di fare un trattato chilometrico e poco simpatico.

domenica 1 agosto 2010

Certe notti...

"Certe notti la strada non conta e quello che conta è sentire che vai.
Certe notti ti senti padrone di un posto che tanto di giorno non c'è.
Certe notti sei solo più allegro, più ingordo, più ingenuo e coglione che puoi quelle notti son proprio quel vizio che non voglio smettere, smettere, mai. "
Ligabue - Certe notti

... E poi ci sono sere come queste, passate insieme a loro, a mangiare il solito panino al posto di sempre, a girare per le vie che ci hanno visto crescere. Ci sono i discorsi sul futuro, quelli sul presente e quelli sul passato; le considerazioni, i consigli. Ci sono gli sguardi dolci di sempre, c’è il ritrovarsi e il rendersi conto, attimi dopo, che in realtà non ci si è mai persi. C’è la notte che va avanti, piena di gente, di musica, di risate.
C’è l’odore del mare, il suono delle onde e quello della chitarra di un mezzo sconosciuto. Saluti a non finire, gente che si ritrova, gente che cambia e che resta identica, gente che non conoscevi e che ora ti rivolge la parola con inaspettata naturalezza.
C’è il giro in macchina finale, il caffè, il cornetto caldo, il buio della notte, le luci dei pochi lampioni e poi la buona notte.

C’è che voglio loro troppo bene.

mercoledì 28 luglio 2010

Le incomprensioni

"Le incomprensioni sono così strane, sarebbe meglio evitarle sempre per non rischiare di aver ragione, ché la ragione non sempre serve".
Tiromancino - Per me è importante

Già, le incomprensioni sono strane. Io penso che se due persone non si capiscono su determinate questioni, evidentemente non si conoscono abbastanza.
Sarebbe meglio evitarle sempre. Evitare il non capirsi, evitare di fare finta di non capire. Evitare di cercare di parlare due lingue diverse, quando si conosce benissimo la tensione di quel determinato discorso.
Le incomprensioni già di per sé sono brutte, peggio ancora se accadono con l’intento di farle capitare. Quando sono volute, insomma.
Quando capita questo, non serve più avere ragione. Ti rendi conto che la persona con cui ti relazioni ha voluto quell’incomprensione, ha voluto fare finta di non conoscerti. La ragione non sempre serve, l’importante è avere capito il meccanismo, la strafottenza, il non interesse. Avere ragione in questi casi diventa una cosa secondaria, ormai inutile, tanto quel che è stato, è stato: la verità la sai, non puoi cambiarla, puoi solo sforzarti di accettarla.
[Ri-chiedo scusa per l'ermetismo]

venerdì 18 giugno 2010

Flowers



Mi piacciono tantissimo i fiori di ogni tipo. Se potessi, ne terrei sempre un mazzo in casa, magari nel soggiorno, in modo da godermeli in ogni momento. Danno vivacità e colore agli ambienti in cui si trovano, anche se magari si tratta solo di una semplice rosa.
Con un fiore fai sempre una bella figura, sono sempre graditi (allergie a parte, ma basta saperlo!) e perfetti per ogni occasione.
Noto subito (penso anche voi!) se sono finti o sono freschi.


Ho una mia filosofia anche sui fiori finti: un po’ m’intristiscono, proprio perché non hanno vitalità, sono falsi, in un certo senso non esistono. Vogliono apparire come fiori, cercare di “fare lo stesso effetto”, ma in realtà non lo sono. Il fiore è vita, è come un essere umano, ha il suo stesso ciclo biologico: nasce, cresce, si riproduce, muore. Parla anche: ogni fiore ha un significato.


Quello finto è solo plastica.
I fiori che mi piacciono di più sono i girasoli e i tulipani, oltre le rose, ovviamente.


L’amore per i girasoli è iniziato praticamente dieci anni fa, quando partii per una vacanza in Umbria. Nel tragitto restai incantata dai campi pieni di questi grandi fiori dal colore acceso e rilassante.


Non ne avevo mai visti di veri dal vivo, vedevo sempre quelli falsi che vendono nei negozi di articoli per la casa: in alcuni casi se ne trovano anche di blu … (no comment).
Non so se sapete qual è la leggenda su questi fiori. C’è un mito greco che racconta di una ninfa, Clizia, innamorata di Apollo, il dio del sole. Lo guardava sempre salire col suo carro in cielo, finché non venne trasformata in un fiore che cambia posizione a seconda del punto in cui si trova il sole, appunto il girasole.
Di questo fiore mi piace molto il comportamento: guarda sempre il sole, lo segue per tutta la giornata, dall’alba al tramonto. Di notte si posiziona di nuovo ad est, lo aspetta.


È come se fosse innamorato del sole, non ne può fare a meno, proprio come si racconta nel mito greco.
Anche a Van Gogh, evidentemente, è piaciuto molto questo fiore: è uno dei soggetti più ritratti nei suoi quadri!
Sapete, poi, la canzone di Elisa, “Qualcosa che non c’è”? Una frase dice “Il segreto è fare tutto come se vedessi solo il sole e non qualcosa che non c’è”: mi ricorda molto i girasoli!


I tulipani invece mi piacciono semplicemente per la loro forma e per i loro colori.
… E poi ci sono le rose. Che dire delle rose? Il fiore capace di parlarti di tutto, semplicemente cambiando “vestito”. Rosso per l’amore, giallo per la gelosia, bianco per la purezza, blu per l’amicizia.


Quando vuoi dire qualcosa e non trovi le parole, beh … puoi sempre affidarti ad un fiore!


P.S. Ovviamente se vedo un fiore finto non vengo presa da un attacco d’ ira funesta che mi porta a distruggerlo in pochi secondi sotto i miei piedi!

sabato 12 giugno 2010

Sex and the city2 - Caramel

"... Siamo così, dolcemente complicate, sempre più emozionate, delicate , ma potrai trovarci ancora quì nelle sere tempestose portaci delle rose nuove cose e ti diremo ancora un altro "si", è difficile spiegare certe giornate amare, lascia stare, tanto ci potrai trovare qui, con le nostre notti bianche, ma non saremo stanche neanche quando ti diremo ancora un altro "si"..."
(Quello che le donne non dicono- Fiorella Mannoia)

La settimana scorsa ho visto Sex and the city 2 al cinema, mentre stasera ho riguardato Caramel. Sono due film diversi e uguali allo stesso tempo. Il primo ambientato nella parte occidentale del mondo, a New York, il secondo in Oriente, a Beirut, in Libano. Le protagoniste sono sempre quattro donne: Carrie, Charlotte, Samantha e Miranda nel primo, Layale, Nisrine, Rima e Jamale nel secondo.

Le prime quattro sono spontanee, estroverse, disinibite, passano le giornate tra un evento mondano e l’altro, tra un paio di scarpe Gucci e una borsa Chanel, vanno in vacanza dall’altra parte del mondo appena ne sentono l’esigenza, alloggiano nel miglior hotel della zona, hanno il loro “cameriere” personale. Le altre quattro invece sono più semplici, lavorano in un semplice negozio da parrucchiera, passano le giornate tra una piega e un taglio, non possono essere libere di star in macchina a chiacchierare con il loro uomo dopo una certa ora o non possono prenotare una camera doppia d’albergo senza mostrare un documento d’identità che attesti la loro condizione di donne sposate.

Due mondi diversi, storie diverse, occupazioni diverse, modi di pensare diversi. Eppure nonostante questo abisso che le divide, io ho trovato qualcosa che le accomuna: l’essere donna. Samantha e Jamale, ad esempio, sono donne sulla cinquantina, entrambe non vogliono invecchiare, non vogliono dimostrare la loro effettiva età. La prima nasconde tutto con qualche siringa di botox, qualche ritocchino qua e là, una ventina di pillole e pasticche naturali da ingurgitare ogni giorno, con la speranza che riescano a rallentare questo “processo biologico”. La seconda si presenta ai vari provini, attende il suo turno insieme a ragazze giovanissime e acide, cerca di trovare la pettinatura adatta, quella che mette in risalto più gli occhi che gli anni, cerca di “tirare su” la forma degli occhi stirando la pelle con dello scotch da nascondere sotto qualche ciocca di capelli.

Forse non c’entra la distanza, la differenza, le donne lo sono tutte allo stesso modo, tutte con le loro paure, con la loro fragilità e con la loro forza infinita.