Mercoledì mattina. Non ho lezione, non mi sento neanche bene. Decido di rimanere a casa, in tuta, in libertà. Studio qui oggi, non metto naso fuori casa. Domani invece passerò la mia giornata in facoltà, dal mattino fino alla sera. Recuperiamo quindi le forze, così domani sarò pronta a tutto.
Faccio la mia solita colazione, mi sveglio per bene. Apro tutte le finestre di case, mi rendo conto che fuori c’è un bel po’ di nebbia e che l’aria è più fresca degli altri giorni. Colpa dell’autunno che avanza. Mi soffermo un attimo a guardare la piantina che ha comprato B.: cresce bene, è sempre più colorata e folta. È delicata, elegante, per niente grossolana: è come lei.
Poi passo al letto. Sia mai che non lo sistemi per bene. Se è disfatto, la giornata non può iniziare. Sono troppo precisa (e pignola) su certe cose. Mea culpa.
Alla fine, mi rendo conto che è giunta l’ora di aprire il libro di economia. È una materia che odio, me la trascino dietro da anni ormai, ma adesso è arrivato il momento di togliermela (spero) dai piedi. Quei grafici mi fanno ribrezzo. Il prof mi sta antipatico. Credo che un esame del genere sia altamente inutile in una facoltà come la mia.
Ma purtroppo è lì, nel piano di studi. Ergo, mi tocca studiare.
Così comincio a leggere, sottolineare, fare i miei schemi, i miei grafici stupidi, i miei ragionamenti da deficiente. Mi sembra sia passata una vita da quando mi sono seduta. Guardo l’orologio e mi rendo conto che sono passati solo tre quarti d’ora. Di questo passo, la mattinata non finirà mai.
Faccio un giro su internet, dal cellulare. Leggo la ricetta delle polpettine svedesi dell’Ikea, guardo un po’ di news locali. Poi inizio a messaggiare con un paio di amici. Apro il portone alla postina, scendo giù a vedere se è arrivato qualcosa. Poi risalgo, mangio una mela. Lavo le tazzine della colazione.
Sarà passata al massimo mezz’ora. Posso finire la mia lunga pausa.
E invece no, si sono fatte le dodici. La mia voglia di studiare oggi non si sa dove sia finita. Forse in Africa, che importa (cit.).
Chiudo definitivamente i libri, senza troppi sensi di colpa. Mi fiondo sul divano. Telecomando in mano, inizio a fare zapping. Noia anche qui, tra gente che cucina, programmi stupidi e … Ad un tratto rimango di stucco. Ci sono delle immagini che mi rimandano ad un ricordo lontano.
È “Caro Maestro”. È la fiction che adoravo da bambina. Non ci posso credere. La trasmettevano su Canale 5 quando io avevo circa 5/6 anni. Ricordo che facevo la primina, la guardavo sempre con mia sorella, davanti la tv in camera nostra. La scelta di mettere un televisore in camera,all’epoca, suscitò un polverone di critiche da parte di mezzo parentato: non era una saggia scelta, secondo alcuni. Secondo noi invece era una cosa geniale. Potevamo guardare tutti i cartoni che volevamo. Ovviamente c’erano le solite raccomandazioni: non stare troppo tempo lì davanti, non guardarla da una distanza ridotta (dicevano che faceva male alla vista, sarà stato vero?).
E insomma, io adoravo questa fiction. Invidiavo mia sorella che era già alle elementari da un pezzo. Pensavo a lei come ad una di quelle bambine che vedevo nelle varie puntate: “grandi”, indipendenti; di quelle che hanno in classe gente simpatica, che mangiano tutti insieme a mensa, insieme a maestri spassosi e a tanta libertà. Tutto ciò a differenza mia, che con la suora in classe mi sentivo un po’ in galera.
E poi vedo le salopette di jeans. Io ne avevo almeno tre. È stato il primo capo di abbigliamento per il quale ho provato una sorta di passione. Ho dovuto buttare la mia prima salopette solo quando era ormai troppo vecchia per poter essere messa ancora.
Noto la stranezza della moda del tempo. Noto Elisa, ricordo che quel nome mi piacque talmente tanto da darlo alle mie bambole. Ricordo che all’epoca rimasi stupita dal fatto che lei, invece di “tu”, diceva “te”. E la prendevo anche un po’ in giro, perché sapevo che sbagliava a dire così. Chi l’avrebbe mai detto che qualcosa come tredici anni dopo sarei finita anche io in un posto dove la gente dice “te” invece di “tu” …
Insomma, la visione di questa fiction mi ha un po’ cambiato la giornata. Mi ha reso un po’ nostalgica, mi ha riportato indietro ai tempi della spensieratezza. È stata una foglia sulla neve.
E voi avete una fiction, un programma televisivo per il quale impazzivate da piccoli?

