"Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va in corsa, è un'avventura ricostruire se stesse. La più grande.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."


(Donne in Rinascita - D. Cugia)
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venerdì 29 luglio 2011

I tatuaggi

Attention, please: questo post contiene ragionamenti semicontorti da persona che forse, negli ultimi giorni, ha preso troppo sole.

Qualche giorno fa una mia amica mi ha detto di volersi fare un tatuaggio. Ne ha già uno, lo ha fatto a diciassette anni, dopo aver a lungo discusso con i suoi genitori per ottenere il permesso. Si era tatuata una farfalla a lato della pancia, ma non per il gusto di mostrarla a destra e a manca, semplicemente perché le piaceva l’idea del tatuaggio.
La sera prima della realizzazione della piccola opera, la mia amica era stata assalita dai dubbi. Farlo o non farlo? Dubbio condiviso via sms con la sottoscritta.
La mia risposta era stata semplice e con poche parole l’ho convinta a farsi il tatuaggio. Temeva che si sarebbe pentita, che dopo un po’ si sarebbe scocciata di quel disegno.
Quella farfalla non aveva un particolare significato, però la incoraggiai a realizzarla.
Le dissi che si sarebbe ricordata dei suoi diciassette anni ogni volta che l’avrebbe guardata.
Alla fine tatuaggio fu.

Adesso ne vuole fare un altro: un disegno con i nomi di alcune persone importanti.
Questa volta però non ha molti dubbi, vuole farlo e basta. È più sicura, ma il consiglio me l’ha chiesto lo stesso. Io le ho detto che, ora come ora, non me lo farei mai un tatuaggio, non perché sia contraria in genere a questo tipo di cose.
Una volta pensavo che vale la pena di farsi un tatuaggio quando questo ha un significato particolare, quindi quando va al di là della bellezza in sé.
Adesso penso che quello che oggi per noi ha un grande significato, può darsi che domani non lo avrà più, che sarà solo un ricordo, magari brutto, magari sarà solo un rimpianto.
Che non avrà più importanza.
E così finiremmo con l’odiare quel disegno impresso nella pelle che non fa altro che ricordarci di quella persona, di quella situazione o, peggio ancora, ci ritroveremmo a provare indifferenza pura per quella piccola opera d’arte che adesso racchiude in sé il vuoto più totale.
Per cui penso: ne vale la pena?
Quello che a venti anni può ci sembra essenziale, a quaranta può non esserlo più.

Voi che ne dite?