Stasera, alla Mondadori, il mio occhio è caduto su un libro piccolo, dalla copertina scura. Si chiama "Zorro. Un eremita da marciapiede" di Margaret Mazzantini.
Ho letto la presentazione, dice:
“I barboni sono randagi scappati dalle nostre case, odorano dei nostri armadi, puzzano di ciò che non hanno, ma anche di tutto ciò che ci manca.Perché forse ci manca quell'andare silenzioso totalmente libero, quel deambulare perplesso, magari losco, eppure così naturale, così necessario, quel fottersene del tempo meteorologico e di quello irreversibile dell'orologio. Chi di noi non ha sentito il desiderio di accasciarsi per strada, come marionetta, gambe larghe sull'asfalto, testa reclinata sul guanciale di un muro? E lasciare al fiume il suo grande, impegnativo corso. Venirne fuori, venirne in pace. Tacito brandello di carne umana sul selciato dell'umanità."
... e dopo queste parole l'ho aggiunto alla lista dei libri da leggere durante l'estate!
I barboni un po' mi incuriosiscono: nascondono sempre una storia particolare.
[Di loro avevo già parlato in questo post!]
"Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va in corsa, è un'avventura ricostruire se stesse. La più grande.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."
(Donne in Rinascita - D. Cugia)
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giovedì 15 luglio 2010
mercoledì 28 aprile 2010
Questo inverno, in un “pomeriggio spompo di domenica” (per dirla alla Ligabue) non avendo niente da fare (o forse, non avendo VOGLIA di fare niente), ho acceso la tv e mi sono messa a guardare uno di quei programmi leggeri (per non definirli in altro modo) che trasmettono di pomeriggio su canale cinque.
In studio c’era un uomo che raccontava la sua storia. Avrà avuto una sessantina di anni (presumo, anche se solitamente mi sbaglio sempre con l’età: o do di più o di meno), aveva un bel portamento e parlava proprio bene. Era un barbone. Ma non aveva alle spalle nessun tipo di storia tipica dei barboni, nessuna moglie lo aveva lasciato, nessuna crisi economica, niente di tutto ciò. Semplicemente aveva scelto di diventare barbone.
Diceva che viveva in stazione, che fumava molto e che spesso insegnava dei “trucchi del mestiere” ad altre persone che si ritrovavano nelle sue condizioni. Teneva molto alla pulizia, diceva che la mattina si svegliava molto presto per andare a lavarsi nei bagni della stazione, prima però dell’arrivo dei vari pendolari diretti a lavoro, così “impacciava” poco e nessuno si lamentava. Contava molto sull’aspetto esteriore, diceva che bisogna sempre cercare di essere decenti, anche in quelle condizioni.
Diceva che a lui non importa mangiare, gli basta fare una buona colazione la mattina e mangiare qualcosa di sera. A quanto pare la colazione gli viene offerta proprio ogni mattina, sempre da una persona diversa. A volte deve insistere perché non gliela offrano.
Mi ha colpito tanto una cosa che ha detto. Lui prima era ricco (lo sarebbe tuttora), però ha capito che i soldi non gli servono a niente, soprattutto non gli servono per dargli la felicità. Ha detto che una strada si può percorrere con una bella macchina, su un motorino, con una bicicletta. Però, per vedere la bellezza dei fiori che nascono, quella strada bisogna percorrerla a piedi. Solo se sei a piedi noti certe cose. Quando hai tutto, non ci fai caso. E ha ragione!
Di questa persona ammiro il coraggio, credo che in pochi siano capaci di mandare a quel paese tutto quello che hanno per decidere di vivere peggio, senza le comodità di sempre (comodità a volte sicuramente inutili). Di solito si cerca di migliorare la propria condizione di vita, mai di peggiorarla. E la cosa brutta è che si vuole migliorare e avere sempre di più proprio quando si ha veramente tutto per essere felici.
In studio c’era un uomo che raccontava la sua storia. Avrà avuto una sessantina di anni (presumo, anche se solitamente mi sbaglio sempre con l’età: o do di più o di meno), aveva un bel portamento e parlava proprio bene. Era un barbone. Ma non aveva alle spalle nessun tipo di storia tipica dei barboni, nessuna moglie lo aveva lasciato, nessuna crisi economica, niente di tutto ciò. Semplicemente aveva scelto di diventare barbone.
Diceva che viveva in stazione, che fumava molto e che spesso insegnava dei “trucchi del mestiere” ad altre persone che si ritrovavano nelle sue condizioni. Teneva molto alla pulizia, diceva che la mattina si svegliava molto presto per andare a lavarsi nei bagni della stazione, prima però dell’arrivo dei vari pendolari diretti a lavoro, così “impacciava” poco e nessuno si lamentava. Contava molto sull’aspetto esteriore, diceva che bisogna sempre cercare di essere decenti, anche in quelle condizioni.
Diceva che a lui non importa mangiare, gli basta fare una buona colazione la mattina e mangiare qualcosa di sera. A quanto pare la colazione gli viene offerta proprio ogni mattina, sempre da una persona diversa. A volte deve insistere perché non gliela offrano.
Mi ha colpito tanto una cosa che ha detto. Lui prima era ricco (lo sarebbe tuttora), però ha capito che i soldi non gli servono a niente, soprattutto non gli servono per dargli la felicità. Ha detto che una strada si può percorrere con una bella macchina, su un motorino, con una bicicletta. Però, per vedere la bellezza dei fiori che nascono, quella strada bisogna percorrerla a piedi. Solo se sei a piedi noti certe cose. Quando hai tutto, non ci fai caso. E ha ragione!
Di questa persona ammiro il coraggio, credo che in pochi siano capaci di mandare a quel paese tutto quello che hanno per decidere di vivere peggio, senza le comodità di sempre (comodità a volte sicuramente inutili). Di solito si cerca di migliorare la propria condizione di vita, mai di peggiorarla. E la cosa brutta è che si vuole migliorare e avere sempre di più proprio quando si ha veramente tutto per essere felici.
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