"Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va in corsa, è un'avventura ricostruire se stesse. La più grande.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."


(Donne in Rinascita - D. Cugia)
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martedì 1 giugno 2010

Bowlby

Oggi ho sentito una mia amica, mi ha detto che stava studiando psicologia e mi ha citato uno psicoanalista: Bowlby. Non avevo mai sentito questo nome prima, ma mi hanno incuriosito le informazioni che mi ha dato. Così mi sono messa a cercare qualcosa in più su Google.

Bowlby ha formulato la “teoria dell’attaccamento”. Ha studiato e approfondito il legame che si istaura tra madre e bambino, sostenendo che il bimbo ha sempre il bisogno di percepire la vicinanza e il contatto fisico generalmente della madre, anche se può trattarsi comunque di una persona diversa, quella che sostanzialmente si prende cura di lui. Si sente praticamente protetto. Con la crescita, questo attaccamento si estende anche ad altre persone, considerato anche il fatto che il bambino amplia le sue conoscenze. Questo finché, con l’arrivo dell’età adulta, ci si distacca notevolmente da questa figura e ci si lega ad altre.

Questo legame deve svilupparsi in modo corretto dal momento che si ripercuoterà per tutta la vita, nel senso che, se ci sono state delle esperienze particolarmente dolorose nell’infanzia, queste possono ripercuotersi durante l’età adulta. Ha osservato che un soggetto adulto, con alle spalle un’infanzia negativa, una volta diventato genitore, aveva dei comportamenti ostili nei confronti del figlio.

Queste cose mi hanno fatto riflettere un po’. Ho sempre pensato che avere alle spalle una famiglia unita, con dei valori saldi e stabili è sempre una garanzia, una fonte di protezione per i suoi membri. Forse è questo uno dei tanti segreti della felicità delle persone: sapere di poter sempre contare su determinate persone care, soprattutto se sono membri della propria famiglia.

Non sono invece pienamente d’accordo con quello che sostiene Bowlby sul rapporto del genitore con infanzia “negativa” e il figlio. Credo che, al contrario, chi ha avuto delle brutte esperienze durante l’infanzia pone come obiettivo (magari non del tutto principale) dell’età adulta la creazione di una famiglia stabile e armoniosa. Secondo me ai figli, il più delle volte (e se è possibile farlo), si cerca di dare quello che non si è avuto durante la propria infanzia, forse perché si sono affrontati dei problemi particolari e solo chi li ha vissuti, può sapere cosa si prova e di conseguenza cercare di non farli rivivere a chi si vuole bene.

Poi mi sono resa conto ancora di più del ruolo importante che hanno i genitori, di come i loro errori possono ripercuotersi nei figli, di come possono rovinarli perdendosi a volte nel loro egoismo.

Credo di avervi annoiato abbastanza. Buon 2 giugno a tutti voi!