"Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va in corsa, è un'avventura ricostruire se stesse. La più grande.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."


(Donne in Rinascita - D. Cugia)

lunedì 31 gennaio 2011

GRAZIE

A volte capita che qualcuno riesca a renderci felice con qualcosa che ad altri sembrerebbe insignificante, di poco conto. Per te, però, in quel momento è tanto. Tanto, tanto, così tanto da farti tornare il sorriso perso per un po’. E allora ti ritrovi a cercare un modo per dire grazie, uno che sia efficiente, che possa almeno un po’ avvicinarsi al livello di gioia ricevuto.

“Forse, tuttavia, dovremmo rinunciare a cercare di sdebitarci con chi ci ha aiutato nella vita. Forse sarebbe più ragionevole arrendersi davanti alla miracolosa, illimitata grandezza della generosità umana e limitarsi a dire solo grazie, eternamente, sinceramente, finché abbiamo voce.”
(Mangia, prega, ama -Ringraziamenti)

domenica 30 gennaio 2011

Noi che ci vogliamo così bene

Dopo l’ultimo esame ho iniziato praticamente a divorare libri su libri. Dopo “Un giorno” e “Mangia, prega, ama”, ho letto in poco tempo “Noi che ci vogliamo così bene”: un libro (non molto grande) di Marcela Serrano, un’autrice cilena che non conoscevo. L’ho comprato approfittando degli sconti in libreria, la trama mi incuriosiva.
È un libro tutto al femminile, le cui protagoniste sono, appunto, quattro donne: Isabel, Maria, Sara e Ana.
Quattro amiche di vecchia data che decidono di prendersi una vacanza e di staccare così con la solita, monotona vita quotidiana. Durante questi giorni di relax, finiscono con il raccontarsi a vicenda storie vissute personalmente o fatti attinenti alla vita delle loro amiche o colleghe.
Anche questo libro mostra le mille sfaccettature dell’essere donna: le debolezze, i punti forti, le illusioni, anche i sogni, quelli realizzati e quelli non, ma soprattutto la realtà che le circonda, influenzata –non poco- dalla situazione politica cilena del tempo.

Sinceramente mi aspettavo di più da questo libro, la trama mi aveva messo molta curiosità. Lo reputo un po’ deludente, ma certamente non da buttare via. D’altronde, come si dice? De gusti bus!

mercoledì 26 gennaio 2011

Mangia, prega, ama


Ho finito di leggere “Mangia, prega, ama”, il libro di Elizabeth Gilbert, da cui è stato tratto l’omonimo film, uscito in Italia a settembre 2010. L’ho divorato in tre giorni, approfittando dei momenti di tregua dallo studio e da impegni vari.

Questo libro racconta la storia della stessa autrice, una donna americana dalla vita tranquilla: un marito, un lavoro, una casa. Poi qualcosa, quasi inaspettatamente, non va secondo i piani previsti e allora tutto cambia, come spesso succede nella vita di ognuno.
Un marito che non ama più, una causa di divorzio lunga e sfiancante, tanti punti interrogativi e insicurezze: tutti elementi che finiscono per portarla in uno stato di depressione.

“Quando ci si perde nel folto di questo bosco, a volte ci vuole un po’ di tempo prima di capire che ci siamo davvero persi. Per un lungo periodo ci convinciamo di esserci allontanati appena di qualche metro dal sentiero, e siamo sicuri di ritrovarlo da un momento all’altro. Ma i mesi passano, e noi abbiamo un’idea sempre pi vaga di dove ci troviamo, finché arriva il momento di ammettere che siamo talmente lontani e disorientati da non sapere più da che parte sorgerà il sole.”

Ma la voglia di emergere, di uscire dal tunnel, è più grande di ogni tristezza e così Elizabeth decide di riprendere in mano la sua vita. Organizza tre viaggi che la porteranno a stare via per un anno: quattro mesi in Italia, quattro in India e quattro in Indonesia. Un’avventura che le regalerà emozioni nuovi e che finalmente le permetterà di tornare a stare bene.

Un chiaro esempio di quante cose può regalare un viaggio, anche le più semplici, le più banali, le cose che purtroppo, presi da altri impegni, possono sfuggirci. E che magari sono proprio tre: il cibo, la preghiera, l’amore.

Consiglierei questo libro a chi si trova in un particolare momento di difficoltà, a chi come la Gilbert “non riesce a capire dove sorge il sole”. Un libro che dà speranza, la prova che se si vuole, tutto può cambiare, o per lo meno migliorare almeno un po’.

“Non ci sono moli dove attraccare. Devi arrotolarti i pantaloni, saltare dalla barca e procedere attraverso le onde con le tue forze. Non c’è modo di farlo senza bagnarsi, o persino senza essere sbattuti contro le barriere di corallo, ma ne vale la pena, perché qui la spiaggia è bellissima e speciale”.

Non ho ancora visto il film e a dir la verità temo di fare questo “passo”. Di solito il passaggio dal libro al film è quasi sempre deludente ed io, almeno per un po’, voglio conservare l’effetto rilassante e ottimista che questo libro mi ha regalato.

lunedì 24 gennaio 2011

Piccolo sfogo delle 19.20

Ci sono persone che sanno tutto.


E purtroppo è tutto quello che sanno.


O. Wilde


Ecco, domani mattina vorrei svegliarmi e pensare che queste persone so-tutto-io in realtà non esistano.

E se domani mattina mi svegliassi anche senza questo fascio di nervi che purtroppo mi ha accompagnato per tutta la giornata di oggi, sarebbe meglio. Decisamente.
Meglio per me e soprattutto per chi mi sta accanto.

giovedì 20 gennaio 2011

Libri

Un esame in meno.
Contentezza, leggerezza, piacevole senso di liberazione: ecco cosa ho provato quando sono uscita dall’aula e quando, con un mezzo sorrisetto malefico e sadico, ho posato libri, appunti e schemi nell’angolo in basso della libreria, quello degli esami dati.
Tutte belle sensazioni che però sono durate poco più di qualche ora. Finito un esame, si pensa subito a quello che viene dopo. E “quello che viene dopo” non è per niente piacevole. Ha i giorni contati e più di ottocento pagine.
C’est la vie.
Anzi no, c’est la sessione degli esami (e fortuna che è quella invernale e non quella estiva!)

E adesso, con grande non chalance, sposterei la vostra attenzione verso un altro tipo di letture (sicuramente più piacevoli di quelle relative a materie universitarie).
Ho quattro libri da leggere sul comodino, una libreria a qualche passo da casa piena di titoli scontati, una irrefrenabile voglia di fare un salto al negozietto dei libri usati e al mercatino di cui mi hanno recentemente parlato. E poi ieri sera ho stilato la lista dei libi che vorrei, anzi che devo assolutamente leggere.
È venuto fuori un elenco immenso, fatto di classici, di libri consigliati da amici, da recensioni lette nei vostri blog e da trame varie lette in libreria che hanno catturato la mia attenzione.
Attualmente sto leggendo un libro che mi è stato regalato per Natale, si chiama “Un giorno”, è di David Nicholls.

Il vostro comodino in che condizioni versa (a livello di libri, s’intende!)?
Usate fare chilometriche liste di libri che vorreste leggere?

martedì 18 gennaio 2011

La sera


Durante certe giornate difficili, aspetto fiduciosa che arrivi la sera. Aspetto il momento in cui la luce lascia il passo al buio, al silenzio, alla veglia che si allenta. Aspetto quel momento delicato, quell’atmosfera conciliante e calma per ritrovare me stessa, il mio essere intimo e pacato, per rimettere in ordine le idee, per pensare, per riposare.
La sera e la mattina presto sono le ore che più preferisco. Tutti sono in silenzio, ognuno pensa a se stesso, alla propria casa. Sono momenti silenziosi, dolci, comuni e contrapposti allo stesso tempo. La sera e il buio; la mattina presto e la luce che riprende. La sera, quando si pensa al giorno che è stato, quando si smaltiscono le emozioni e le sensazioni della giornata. La mattina presto, quando si pensa invece al giorno che verrà, a cosa succederà, a chi incontreremo, a cosa diremo.
Così tanto simili, nel loro essere diversi.

giovedì 13 gennaio 2011

L' Amicizia, quella vera ...

Ricordo che dopo la maturità ero pervasa da felicità e tristezza insieme. La chiusura del capitolo del liceo era da una parte un sollievo, dall’altra era indice di un po’ di paura, a causa non solo del cambiamento che avrebbe comportato la scelta universitaria, ma soprattutto avevo il timore che, andando in città diverse, i rapporti con quegli amici che ho sempre amato, con i quali ho condiviso praticamente tutto negli anni, si raffreddassero o peggio ancora svanissero nel nulla diventando solo un bel ricordo.

Devo dire che per alcune persone purtroppo (o per fortuna) è finita veramente così. Telefonate, sms, mail per i primi mesi, qualche incontro per le feste, poi un progressivo allontanamento nei contatti, fino ad arrivare ad un saluto dato a stento in giro per le strade. Me ne sono fatta una ragione, senza soffrire troppo. Conservo bene i ricordi di quelle amicizie che comunque non rinnego e serenamente vado avanti.

Altre amicizie, le più forti, sono rimaste tali e quali. Non ci sono chilometri che possano distruggerle, o almeno per adesso è stato così e mi auguro, anzi, ho una come una sorta di certezza che rimarranno tali.
Ne ho avuto ancora più conferma oggi. Una mia amica ha dato un esame difficile che la impegnava ormai da tempo. Anche lei, dopo le vacanze, ha anticipato la partenza rispetto gli altri anni, proprio per dedicarsi a questa difficile prova.
Stamattina presto ci siamo sentite per il solito in bocca al lupo e gli incoraggiamenti vari. Poco fa mi ha mandato un messaggio dove mi diceva che il suo esame era andato bene (anzi, benissimo!).
Appena l’ho letto, ho avuto la felicità nel cuore. Un sorriso grande sul mio viso, un sospiro di sollievo e subito un bel messaggio di congratulazioni.
Ero e sono felice per lei. Felice di una felicità che non mi è nuova.

Una felicità che non mi è nuova, già.
Ci penso un attimo e realizzo: questa felicità l’ho già provata, identica,il 7 luglio 2008, nel momento in cui siamo uscite dall’aula del liceo dove lei aveva appena dato l’esame orale della maturità.
Non è veramente cambiato nulla da allora, me ne rendo ancora più conto adesso.
Le amicizie, quelle vere, raramente si disperdono nell’aria al primo colpo di vento.

mercoledì 12 gennaio 2011

GRAZIE!

...Ad Andrea, ad EvaQ, a Sospesa e a Zicin.


sabato 8 gennaio 2011

Le poste di paese

Siete mai stati ad un ufficio postale di un piccolo paese che conta poche migliaia di abitanti?
Quando sono a casa dai miei, per evitare le interminabili code della posta più vicina, preferisco andare in un altro ufficio che si trova in un paese lontano pochi chilometri: lì ho come l’impressione di fare prima.

Ci sono andata qualche giorno prima del rientro. È un ufficio grande quanto uno stanzino, con un unico sportello e con un solo funzionario. Non esiste la famosa linea gialla salva privacy e aggiungerei che anche se ci fosse lo spazio per farla, lì dentro avrebbe l'unica funzione di colorare un po' l'ambiente.
Sono andata verso metà mattina: prima di me c’erano solo cinque persone. Ho trovato un angolo libero per attendere in piedi (visto che i posti a sedere erano tutti occupati) e da lì mi sono gustata un sacco di scene curiose, arrivando alla conclusione che tra quelle quattro mura la gente non sa neanche cosa sia la privacy.

Le operazioni postali (di qualsiasi genere) praticamente erano qualcosa di collettivo. Inutile dire che in quel paesino tutti conoscono tutti ed è proprio questa la causa dell’assenza totale della riservatezza.
So, ad esempio, che la coppia di ragazzi che era in fila prima di me, partirà presto per un viaggio di piacere all’estero, so quanto hanno versato sul loro conto, so da quale aeroporto partiranno e quanti giorni staranno via. Del signore anziano so quanto ha preso questo mese di pensione, mentre so che la signora bassa ha un figlio che abita lontano che non è tornato a casa per le festa e proprio per questo riceverà a giorni un pacco (a quanto pare pesante) pieno di cose belle.
Ho saputo tutte queste cose di gente della quale non conosco neanche il nome semplicemente stando nel mio angolino, tutto sommato non vicinissimo allo sportello.

Ho fatto la mia operazione, cercando di evitare di far sapere ai presenti i dettagli, tenendo il volume della voce, a differenza degli altri, moderato.
Poi quando ho finito, sono uscita con l’aria semi perplessa e un grande punto interrogativo in testa.

Vi è mai capitata una cosa simile?

martedì 4 gennaio 2011

I ritorni

Una Macchina,
Un Intercity,
Una Freccia rossa,
Un Autobus,
Quattro stazioni diverse,
Dodici ore di viaggio.

Com’è strano svegliarsi la mattina in un posto e andare a dormire, la sera, mille chilometri più in là.
Fa freddo, si gela, non sono ancora abituata a queste temperature.
Le strade della città sono piene di luci, così come le vetrine dei negozi. Tutto è rimasto come l’ho lasciato. Appena sono arrivata ho avuto come l’impressione che ancora dovessi partire per le vacanze di Natale, mi sembra di non essermele godute per niente, di non averle vissute.
Ma non ho tempo per lasciarmi risucchiare dalla malinconia. Da domani si ricomincia.