(Credo sia il post più lungo che abbia mai scritto, vi avviso).
Di solito sono una persona calma, cerco di ragionare prima di farmi assalire dall’ansia, anche se non sempre ci riesco. In questi anni universitari, i miei hanno sempre detto che sentendo la mia voce il giorno prima di un esame non davo mai l’impressione di essere una che il giorno seguente avrebbe dovuto sostenere una prova più o meno importante.
Questa volta però è diverso. Io non riesco più a studiare come una volta, non ho la pazienza di mettermi a ripetere fino a farmi entrare tutto quello che serve in testa, di sottolineare con la linea rigorosamente dritta perché in certe cose sono un’odiosa precisina del cavolo. Chi ci è già passato dice che è normale, che arrivati alla fine è sempre così. Quindi non sono un’aliena che si aggira per casa conciata nel peggiore dei modi, con gli occhiali da secchiona e i tappi alle orecchie perché fuori c’è talmente tanto casino che non riesco neanche a sentire la mia voce. Quando ripeto urlo, probabilmente i miei vicini di casa mi odieranno. Mi busseranno alla porta con l’intenzione di dirmi di smetterla, di stare zitta, perché ho veramente rotto tutto quello che si può rompere. Poi però mi guarderanno, osserveranno lo stato pietoso in cui verso, mi daranno una pacca di compassione sulla spalla e si offriranno volontari di sentirmi ripetere libri e appunti.
Ecco, quando io non ho voglia di studiare, do il via alla produzione di film mentali. Tutto, pur di perdere tempo.
Non c’è conversazione, ormai da due giorni, che non si concluda –da parte mia- con una chiusura di telefono in faccia al mio interlocutore. Sono irritata, irascibile, insopportabile, tremendamente odiosa. Sopporto solo i miei amici. Loro e nessun altro.
Non mangio neanche, o meglio, mi nutro di quanto basta alla sopravvivenza.
Penso di avere l’esame il giorno X, così mi ritrovo, la sera prima, a controllare nel sito della facoltà il mio numero in lista e a scoprire con sommo orrore che mi sono sbagliata. L’esame non è il giorno X, bensì quello dopo. Altre ventiquattro ore di studio, di carcere, di condizioni pietose.
Poi alla fine arriva il giorno. Seguo la routine che mi ha accompagnato in questi anni. Notte parzialmente insonne, sveglia presto per l’ultimo ripasso, due macchinette di caffè in giro nelle vene, la doccia fredda, il profumo degli esami.
Dovete sapere che io ho un profumo che uso solo per gli esami. L’ho messo quando ho dato il primo e da allora è diventata una sorta di scaramanzia, di tradizione: devo averlo addosso ogni volta che ne ho uno. E non solo: finisco col fare la doccia con il bagnoschiuma della stessa linea e passarmi dopo la stessa crema. Ormai l’odore mi dà la nausea, mi mette ansia.
Un po’ di mascara, gli occhiali da sole, le cuffie alle orecchie. I “crepi” in risposta agli “in bocca al lupo”. L’aria probabilmente affranta, la borsa piena di libri.
Arrivo in facoltà con l’aria di chi è lì per caso. Trovo un mio simile disperato mai visto prima il quale mi informa delle tragici voci che circolano sul prof in questione.
E ‘sti ca***, di terrorismo pre-esame ne ho abbastanza. Lo assecondo, pensando nella mia testa che non vedo l’ora che finisca tutto.
Mi abbandono alla mia sedia, senza la minima voglia di ripetere i miei appunti.
- Te sei la seconda in lista, sei Chiara, vero? Se vuoi un po’ di tempo per ripetere, vado prima io e poi vai te.
Credici.
Non lascio il mio posto neanche se ho in corso un’emorragia, se sto perdendo litri di sangue e sono in fin di vita. Lo tranquillizzo, gli dico che più che ripetere avrei bisogno di re-imparare tutto di nuovo. Lui se la ride, pensava di farmi un favore.
Mi giro il libretto tra le mani, guardo le pagine piene di caselle riempite, di firme frettolose, di numeri scritti in modo chiaro, di date, di materie. Ogni esame ha la sua storia dietro: racconta di delusioni, di felicità, di fatiche, di stati d’animo confusionari, di borse piene di libri da studiare, di quantità industriali consumate di evidenziatori e matite.
Poi mi ricordo dell’altra “tradizione” da esame, da rispettare anche questa. Apro il portafoglio, tiro fuori un quadratino di carta e lo apro con cura. Dentro c’è il ciondolo di mia nonna, lo tengo dentro al pugno durante gli esami, da sempre.
Poi arriva il momento in cui guardo in faccia la realtà e prendo consapevolezza di quello che sono. Delle ore passate sui libri, dell’impegno che ho messo nel preparare la materia. Il mio dovere l’ho fatto, come sempre. Se va male, non posso rimproverarmi proprio niente.
Sono piccolezze queste. Gesti, pensieri, parole che ormai ripeto meccanicamente: danno sicurezza, anche se lì per lì non ci crediamo abbastanza.
È così che sono arrivata fino a questo punto. Guardandomi dall’esterno con un occhio critico, a volte troppo severo; rendendomi conto, solo alla fine, che l’impegno, i sacrifici, la fatica, di norma vengono sempre ripagati e se non succede così – perché capita anche questo- la colpa non è certo mia. Io sono l’unica a sapere cosa c’è stato dietro ogni esame,quanto ho studiato, se troppo o troppo poco. Il risultato spesso è solo un numero, a volte neanche troppo soddisfacente, un casella piena in più nel libretto. Quando proprio va bene c’è la stretta di mano forte da parte del prof. o una proposta di tesi da parte loro.
L’assistente giovane pronuncia il mio nome. Mi alzo di scatto e la seguo, guardo il tipo troppo gentile che ricambia come per volermi dare forza. E poi mi siedo davanti a chi mi interrogherà, faccio un respiro profondo, stringo nella mano il ciondolo della nonna.
Le domande, una dietro l’altra. Le parole, le precisazioni, la memoria che galoppa. I sì con la testa, i gesti con le mani. I mezzi sorrisi, la storia che si ripete. I minuti che passano come fiumi, anche se non me ne accorgo, perché la stranezza degli esami sta nel fatto che quando sei seduta lì a parlare non hai la minima percezione del tempo che scorre.
Arriva la fine, l’assistente mi dice il suo voto. Verbalizza sul computer, scrive sul libretto.
Un’altra casella della mia raccolta punti piena. Alla fine ci danno il premio, diceva mia sorella.
Questa volta è l’ultima. Non ci saranno più altre svolazzanti firme frettolose, non ci saranno più numeri, date, nomi di materie.
Finisce qui.
Non ci saranno più le sveglie alle sei per il ripasso finale, né gli spruzzi del profumo degli esami sulla pelle. Non ci sarà più nessuno a fare del terrorismo fuori dalla porta.
Esco dall’aula, rivedo il tipo. Gli dico di star tranquillo, andando in controtendenza rispetto a chi ama distribuire ansia non richiesta. Riprendo le mie cose, poso il libretto tra gli appunti che finiranno nella differenziata tra poco. Osservo l’ultimo passo della tradizione che ho creato e rispettato negli anni: la diffusione della notizia.
Di solito scrivo un sms, metto solo il voto, il numero. Quando prendo la lode scrivo tutto per esteso. Mi sembra più bello. Questa volta il messaggio è lungo: aggiungo un “è finita”, con tanto di punti esclamativi. Lo inoltro, come sempre: alla mamma, a papà, alla sister, alla zia, agli amici. E poi mi gusto le loro reazioni, sempre le stesse. C’è chi chiama, c’è chi risponde a sua volta con un sms. C’è chi ti dice di andare a comprarti qualcosa di buono da mangiare, mentre gli amici ti propongono sempre di andare ad ubriacarti.
In realtà non faccio niente di tutto ciò, non ora.
Adesso sono spaesata, non ho realizzato ancora. Mi chiedono se sono felice. Dovrei esserlo.
Per essere felici di una cosa bisogna averne preso coscienza, cosa che io ancora non ho fatto.
Fa caldo, quasi mi sento mancare. Bevo una bottiglietta di tè freddo, lego i capelli. Metto gli occhiali da sole, torno al mio iPod.
La canzone che stavo sentendo, quando sono arrivata in facoltà, mi si ripropone nelle orecchie. Inizia da metà, ma ha un suono diverso.
Sa di libertà.
Anche se si tratta di una libertà vigilata da una tesi impegnativa.
Evviva!! Complimentoni!! Ora la mattina potrai dormire un pò di più!!
RispondiEliminaMe lo ricordo come se fosse ieri il mio ultimo esame, anzi , mi ricordo bene la mattina dopo quando mi sono svegliata ed ho pensato "ed ora che faccio?!"...mi girai dall'altra parte e continuai a dormire!!!!!
E' quasi finita, pensala così, dopo sarà tutto migliore!!
La mattina dopo ho dormito fino alle dieci! Non succedeva da mesi :-)
EliminaGrazie per aver condiviso il tuo ultimo esame, mi sono ritrovato in molti punti salvo il profumo ovviamente :P ... auguri per la tesi!
RispondiEliminaPS: anch'io per l'ultimo esame mi sono rifiutato "di sottolineare con la linea rigorosamente dritta" ^_^
Nicola
Evitando il rito del profumo, ti sei risparmiato un po' di nausea, sappilo.
EliminaGrazie per gli auguri!
Bravissima!!! Scaramanzie, studio "matto e disperatissimo", strizza ....l'arrivo e' un gran bel sollievo, soprattutto quando lo hai meritato. In bocca al lupo x la tesi.
RispondiEliminaCrepi! :-)
Eliminacongratulazioni!!!
RispondiEliminaE adesso una meritata vacanza...
Eh, magari! Mi sono accontentata di un finesettimana.
EliminaPer le vacanze vere e proprie devo aspettare agosto...
Complimenti, Chiara! È tutto regolare... Ogni sensazione provata tale e quale quando vinsi il concorso che mi ha dato il mio lavoro. In più non dormii per una settimana!
RispondiEliminaUn concorso? Allora sì che c'era da festeggiare per bene!
EliminaChe meraviglia di post, Chiara. Ha un profumo di libertà, di soddisfazioni, di meriti e di riti quotidiani che solo tu puoi capire a fondo. Quanto hai ragione quando dici che dietro a ogni numero c'è una storia che puoi sapere solo tu...lo penso anche io, e a volte tento di raccontarla, quasi a giustificare un voto che non inizia per 3 e finisce per 0, perchè non sempre la soddisfazione sta in un numero maledetto!
RispondiEliminaSpero di poter scrivere qualcosa di simile molto presto pure io!
Tempo fa mi chiedevi perchè ero triste per l'addio a Bologna, in realtà io ho finito la triennale e ora mi manca qualche esame e il tirocinio, che farò in autunno rimandando la laurea a marzo. Sento che Bologna non è più la mia città universitaria, anche se vorrei che non fosse così, anzi tutto il contrario!
Un bacione e ancora complimentissimi!
Brava Chiara! Scriverai di tanti momenti belli, me lo sento. E te lo auguro. E te lo meriti.
RispondiEliminaBacioni!
I miei ultimi 4 esami furono un vero travaglio: oramai la mia mente era proiettata in avanti, al mondo del lavoro. Non era più capace di mandar giù "insalate di matematica e libri di cibernetica"
RispondiEliminaFu una grande liberazione il mio ultimo esame, uno degli esami più difficili del mio corso fra l'altro!
In ogn caso, prima di discutere la tesi difficilmente si realizza per bene il tutto.
Forza con l'ultima prova dunque, impegnati e non lasciarti convincere dalle vocine maligne della procrastinazione XD
L'ultima prova forse mi spaventa più di tutto il resto. Tornassi indietro, farei la tesi in una di quelle materie stupide che ti garantiscono il massimo dei punti ad occhi chiusi...
EliminaHo spesso (non sempre ma spesso) considerato l'università come un rimandare qualcosa... non o perchè ho questo concetto in testa...boh.. ad ogni modo oggi è lunedi', il week end appena trascorso non è stato il massimo, e qui dove sono fa caldo..mi limito a scrivere una cosa ovvia e pacchiana e scontata..che gli esami non finiscono mai.
RispondiEliminaUn rimandare l'entrata nel mondo della disoccupazione?
EliminaBrava...Anche io quando andavo a fare un esame avevo tutti i miei riti mattutini...E ho scoperto che abbiamo alcune cose in comune...
RispondiElimina:-) Pensavo di esser l'unica a seguire dei riti precisi prima di ogni esame!
EliminaChe bello..CHE INVIDIA!! :))
RispondiEliminaio ad ogni esame non rinuncio alla cuffie, alla compagnia delle solite persone che sono sempre più agitate di me e che per questo mi inducono a mantenere la calma e ad essere meno patetica e più lucida.. a ognuno il suo!
sono contenta per te, ma sopratutto per i tuoi vicini!!!
Grazie Nina, vedrai che presto arriverà anche per te questo momento.
EliminaI miei vicini penseranno che io sia partita. Magari tra qualche giorno mi bussano alla porta per vedere se sono ancora viva.
Carissima Chiara,
RispondiEliminaavevo letto il post quando lo hai postato su twitter ma non sono passata a commentare. Credo che sia un traguardo davvero considerevole quello al quale sei arrivata tu. Magari sarà un periodo di bilanci questo, mentre scriverai la tesi. Magari capirai quante cose hai fatto, quante sfide hai affrontato e hai vinto. Davvero complimenti per questo traguardo raggiunto. Ora goditi un poco di relax che l'estate esiste anche per gli universitari.
Io ora mi prendo qualche giorno di pausa e poi sotto di nuovo e cerchiamo di spaccare a questo orale.
Ho mille pensieri che mi frullano per la testa..ma per questo ci sarà tempo dopo.
Ti abbraccio
ammetto di aver letto solo l'ultimo paragrafo... ma complimenti!!!!!!!!!!!!!!!
RispondiEliminaApprezzo tantissimo la sincerità. E' un post un po' troppo lungo, lo ammetto.
EliminaGrazie per i complimenti :-)
Ciao Chiara,
RispondiEliminail giorno del tema nemmeno io avevo i foglietti, anche perché non ho ancora capito come si può copiare un tema. Il giorno della seconda prova invece avevo innumerevoli formule messe nelle calze, ma il bello è stato per la terza prova: avevo mezzo programma di inglese e chimica scritto piccolo piccolo sul vocabolario, la parte di Conrad mi è sinceramente servita un sacco, non ci aspettavamo uscisse lui.
In realtà ci siamo copiati un sacco, il giorno della prova di matematica ho dettato integrali interi a un mio compagno che non era nemmeno il più vicino a me. A un certo punto è comparsa anche la prof di latino con un bigliettino con la soluzione di un quesito di matematica che non sapevamo fare. Robe dell'altro mondo. Noi davvero abbiamo beccato una commissione per niente terrificante.
Anch'io odiavo l'analisi del testo, non facevo mai in generale i temi di letteratura. Mi ricordo che una volta mi son detta proviamo e con un tema su Renzo a Milano ho preso 6 e mezzo, che per me in un tema era proprio poco. Da quando poi ci hanno iniziato a dare anche i temi di storia e filosofia ho sempre fatto quelli. La prof di italiano si arrabbiava e mi diceva: "Come farai a fare l'analisi del testo alla maturità se non la svolgi mai?". Indovina! Credi che se non l'ho fatta per tre anni la faccio il giorno dell'esame? Infatti, nonostante poi il mio anno uscì uno Svevo studiato a scuola e fattibile, non ho nemmeno preso in considerazione l'idea di fare quella traccia. Tanto ero stata una veggente!!! :D