"Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va in corsa, è un'avventura ricostruire se stesse. La più grande.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."


(Donne in Rinascita - D. Cugia)

lunedì 7 giugno 2010

I miei vicini di casa

Osservare le persone è una delle cose che mi piace fare. Guardo i loro modi di fare, il loro modo di parlare e mi faccio un’idea sulla loro personalità. Lo faccio con discrezione, senza farmi capire, senza risultare invadente o cafona. Adesso che vivo in una città più grande rispetto a quella dove sono nata e cresciuta, quest’attività è diventata ancora più piacevole: si incontra sempre gente diversa.

Ho iniziato con l’osservare i miei vicini di casa, ma in questo caso non con gli occhi: metto in moto il solo senso dell’udito. Non conosco gli inquilini fisicamente, se li incontro per le scale e li rivedo in altri posti non mi ricordo di loro. Conosco solo i loro rumori. A gennaio ho passato molto tempo in casa (causa studio solitario), allora ho “ascoltato” molto.

So che quello di sopra ama fare le pulizie. Passa l’aspirapolvere ogni lunedì, mercoledì, venerdì e domenica, sempre al solito orario, dopo pranzo. La domenica notte invece tocca alla lavatrice. Mette in azione quella centrifuga, talmente tanto potente che ogni volta sembra che stia atterrando un aereo sopra le nostre teste. Chiude forte le persiane di casa, non mette mai il fermo. È un tipo rumoroso, si diverte a cambiare la disposizione dei mobili dieci volte al giorno. Magari è ancora alla ricerca della posizione feng shui.

Poi ci sono le due inquiline dell’appartamento a fianco. Due tipe antipatiche: lo deduco dalle loro voci troppo altezzose e squillanti. Anche loro sono rumorose: spesso invitano gente in casa, danno festini. Una volta le ho sentite lamentarsi di me e della mia coinquilina: a quanto pare ridevamo troppo. Peccato che la persona con cui si sono lamentate le ha credute poco e non ci ha detto niente.

E qua entra in gioco il tipo dell’appartamento davanti al mio (qui da poco). Ha un cognome simpatico. Non ho mai visto neanche lui, ma lo stimo un sacco. Una notte le due sopra citate hanno dato un festino, facendo un rumore impressionante (e poi eravamo noi a ridere troppo). Per quieto vivere ho fatto finta di niente, lasciandole divertirsi. Lui invece no. Ha aperto violentemente la porta di casa sua, girando velocemente la chiave nella toppa, ha bussato con un BUM BUM BUM (bim bum bam) alla porta delle due. Deve avere il pugno forte. Le ha mandate a quel paese in un modo forte e deciso. Se non fossi stata in pigiama (visione non proprio bella) sarei uscita e gli avrei fatto i complimenti e un applauso. È un mito ormai, una leggenda. Un grande. Lo stimo.

Poi ce n’è un altro. Fissato col calcio. Dalle sue finestre fuoriescono sempre delle grandi bandiere di squadre locali. Tifosissimo il ragazzo. Ha il calcio nel cuore.

Devo poi menzionare un altro soggetto, l’ultimo da me osservato e studiato. Mi sono imbattuta in lui una mattina di febbraio. Era presto, andava di fretta. Scommetto non so cosa che aveva un esame. Ama i Coldplay, soprattutto Viva la Vida. A volte si mette anche a cantare. Non è molto intonato però. La sua cassetta della posta è sempre piena, ma non perché è un uomo d’affari, semplicemente perché si scoccia a prenderla. O almeno credo.

Concluderei con quelli del palazzo di fronte. Un palazzo abitato da africani. Ora dovete sapere che tutti gli africani che incontro io parlano gridando, compresi i miei dirimpettai. Se capissi la loro lingua, saprei anche il loro codice fiscale. Una volta, mentre ero intenta ad aprire la finestra e ad osservare la fittissima nebbia che avvolgeva la città, la signora davanti ha iniziato a chiamarmi (non per nome, ma ho capito lo stesso che cercava me). Credo mi abbia detto qualcosa sul tempo. Da un balcone all’altro. Da una parte di strada all’altra. Urlando. Evidentemente aveva voglia di conversare la tipa. Continuava a parlare sorridendo. Ma io non capivo proprio niente. Non sono capace di decifrare le cose che mi dice la gente a grande distanza da me. Soprattutto quando non si parla italiano. Così le ho sorriso e le ho fatto un cenno con la mano. E ho chiuso finestra e tenda.

3 commenti:

  1. da un po di tempo a questa parte parlo piano.
    detesto le voci squillanti e cafone.

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  2. Bello questo ritratto dei tuoi personaggi.

    Mi ricordi Danny Boodman T.D. Lemon Novecento... il protagonista del mio film preferito.

    Tornerò a leggerti.

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  3. @Vale: Non potresti mai abitare in un quartiere come il mio allora!

    @88tasti: Ti ringrazio! :)
    Ho visto Novecento a teatro molti anni fa, ma all'epoca apprezzavo poco!

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