"Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va in corsa, è un'avventura ricostruire se stesse. La più grande.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."


(Donne in Rinascita - D. Cugia)

martedì 25 maggio 2010

S.

I gatti sono i miei animali preferiti. Mi piacciono le loro caratteristiche fisiche: le loro orecchie a punta, i loro occhioni rotondi, la forma della loro testa e quella delle zampe. Li trovo dolcissimi. Mi piace anche il loro carattere: sono autonomi, ma hanno anche bisogno degli “umani”. Si fanno coccolare, ma solo quando lo decidono loro. Mi piace la capacità dei gatti di decidere da sé cosa vogliono e cosa non vogliono fare. Solitari quando ne sentono il bisogno, allegri e di compagnia quando per loro è il caso di essere così.

Ho avuto sempre un sacco di gatti, soprattutto in campagna. In casa invece, non mi permettevano mai di portarne. Questo finché un pomeriggio grigio di fine novembre mio padre non tornò dal lavoro con una scatola bianca, non troppo grande, aperta da un lato.
Lì dentro c’era un gatto piccolo, grigio, con due grandi occhi verdi, un po’ impaurito e timido. Era un regalo da parte di una signora di mezza età che faceva la portinaia lì dove lavora mio padre. Da piccola spesso insistevo per andare al lavoro con mio padre e ogni tanto, di pomeriggio, mi portava con lui. Finivo sempre, però, col passare la maggior parte del tempo con questa signora, altra grande amante dei gatti. Parlavamo di un sacco di cose, apriva il cassetto del tavolo dove stava di solito e mi dava delle caramelle alla menta, sempre le stesse. Sapeva che mi piacevano tantissimo (i gatti!) e mi ha fatto questo regalo. Qualche anno dopo è morta, aveva un malattia da tanto tempo. La ricordo sempre col sorriso, mi ha fatto un grande dono.

Quel gatto sta ancora in casa da noi, è uno della famiglia ormai. È diventato grande, ha cambiato colore col passare del tempo. È il protagonista di mille avventure simpatiche e assurde. Passa la maggior parte del tempo sui terrazzi di casa, sembra Leopardi: da un balcone guarda le colline (l’ermo colle), dall’altro guarda il mare (l’infinito). Spesso porta dentro le rondini, non ne ha mai uccisa una però. Secondo me non è neanche capace di fare una cosa del genere. Esige poche coccole, non sta in braccio più di qualche minuto. Dimostra il suo affetto semplicemente standoci vicino sempre. Aspetta il nostro ritorno davanti la porta di casa, odia le valige, soprattutto la mia. Quando la vede si innervosisce e inizia a correre per casa come un pazzo. Giorni dopo la mia partenza combina sempre qualche guaio in casa: rompe qualcosa, fa i suoi dispetti …

Qualche anno fa, in occasione di una vacanza estiva, lo abbiamo lasciato in un canile (dove comunque custodivano anche i gatti). Lo stesso giorno in cui saremmo dovuti tornare, hanno chiamato dal canile dicendoci che era scappato. È stata una tragedia: non ci volevo credere. Come ho detto prima, è uno della famiglia ormai, per cui saperlo solo in giro era un dispiacere troppo grande. Ho passato giorni e giorni nei dintorni del canile gridando il suo nome, ho anche interpellato una maga (per puro caso, era una specie di “vicina di casa”, ha “visto” bene però!) …
Quando avevo ormai perso le speranze (e i miei amici stavano già architettando un piano per regalarmi un altro gatto) è arrivata una telefonata. Era un amico di mio padre: il mio gatto era da lui! Sono andata di corsa a riprenderlo: è stato stupendo. Era piccolo, con l’aria dispersa e timida, come il primo giorno che è entrato nella mia vita. L’ho portato a casa: appena è entrato ha iniziato a correre, a fare le fusa e a miagolare. Era felicissimo. Lui e tutti noi.

Quando ho lasciato casa per venire a vivere nella mia città universitaria, avrei voluto portarlo con me, ma non è stato possibile, lo avrei privato delle sue abitudini solite, del suo colle e del suo mare. E allora aspetto il ritorno a casa anche per rivedere lui. E confesso che nei lunghi mesi di assenza, spesso e volentieri chiedo a mia madre di avvicinargli il telefono all’orecchio (a 20 anni non è il massimo, lo so). A quanto pare muove le orecchie. E sgrana i suoi grandi occhi verdi.

5 commenti:

  1. Bellissimo e commovente post. Grazie

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  2. io avevo un gatto che un giorno mentre studiavo all'aperto mi lasciò un serpente mezzo tramortito vicino ai piedi... e mi guardava contento per farmi vedere quanto era stato bravo a cacciarlo...quando alzai lo sguardo dai libri puoi immaginare il salto che feci..sono animali straordinari...
    bellissimo post

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  3. Oddio! Il serpente nooo! :-/


    Grazie! :)

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