La domenica è la giornata delle telefonate. È così da quando il mio gestore telefonico ha deciso di cambiare le tariffe del piano telefonico sua sponte e come contentino ha deciso di regalarmi chiamate illimitate verso tutti, ogni domenica. E’ quindi da un paio di mesi che io, la domenica, chiamo amici e parenti. Così, per il gusto di sfruttare la promozione fino alla fine. Parlo con tutti, rido, ascolto interessata i loro racconti, li allieto con i miei, anche se di esaltante hanno ben poco. Mentre faccio tutto ciò pulisco casa, in ossequio ad uno dei comandamenti di chi vive solo: la domenica è la giornata delle pulizie. Non esiste riposo, non esistono allegre scampagnate in compagnia, non esiste nient’altro, la domenica, all’infuori delle grandi pulizie domestiche. E guai a saltare ogni tanto!
Ho rivalutato un sacco l’utilizzo degli auricolari. Non so come definirli. La migliore invenzione degli ultimi secoli, dopo le lenti a contatto?
Forse.
Questa domenica ho chiamato una mia amica. Non la vedevo da Pasqua e durante questi mesi l’ho sentita proprio poco. Avremo scambiato due messaggi,in occasione dei nostri compleanni. Con lei ho passato gran parte della mia adolescenza, la conosco da qualcosa come tredici o quattordici anni.
Abbiamo vissuto miliardi di avventure durante il liceo: compagna di studio, di progetti, di quelle riflessioni esistenziali di una pesantezza unica. Compagna di sigarette, di panini, di cene improvvisate, di ansia da interrogazioni. Lei era quella disordinata, con la testa tra le nuvole. Io ero l’esatto contrario. La riportavo nella retta via quando c’era bisogno e lei provvedeva invece a farmi divertire, ridere, scherzare. Mi è stata particolarmente vicina in uno dei momenti più bui della mia vita. La sua presenza è stata una fonte inesauribile di forza, di coraggio.
Era un completarsi a vicenda. C’era da apprendere le cose migliori dell’altra e insegnare il meglio di sé.
Poi il liceo è finito. Le strade si sono divise. Le valigie sono state fatte, ci abbiamo messo dentro le nostre foto. Le abbiamo attaccate nelle nostre camere nuove, nelle nostre nuove città delle nostre vite altrove.
Ci sentiamo di rado, ma ci teniamo sempre informate sui nostri ritorni in patria, così da vederci ad ogni occasione utile, da raccontarci di noi, da condividere il possibile.
Il fatto di non sentirla spesso, ogni tanto mi fa pensare che quella famosa grande amicizia sia svanita o si sia comunque affievolita. Ma poi basta ritrovarsi a casa per capire che il nostro rapporto non è cambiato.
Così domenica l’ho chiamata, durante un lampo di malinconia di ritorno da uno di quei noiosi pomeriggi di studio in compagnia, alla ricerca di qualche faccia che possa far tornare il buonumore. Ho buttato libri e borsa sul tavolo, mi sono seduta sul divano e l’ho chiamata.
Ho chiuso la conversazione dopo un’ora e tre quarti, quando ormai fuori era buio e l’ora di cena era passata da un pezzo.
Un’ora e tre quarti di tutto. Abbiamo toccato centinai di tasti: le nostre vite, i nostri progetti, le nostre famiglie, gli amici in comune. Gli aneddoti di quelli che “solo a te possono capitare certe cose”. Le espressioni dialettali liberatorie perché certe cose, dette in italiano, non rendono l’idea come quando le dici nella lingua della tua terra. E si sa, non posso riportarle ad un nordico senza rimanere istantaneamente delusa dalla sua espressione basita e interdetta di chi pensa “ma guarda te ‘sta terrona”
E le risate, tante. Di gusto, di cuore.
Certe parole fanno bene.
Ti ricordano da dove vieni, cosa ti è successo per essere quella che sei oggi. È un ricostruirsi, un fermarsi un attimo con un occhio al passato ed uno al futuro. Ero così. Tu eri in quell’altro modo. Adesso siamo uguali e diverse. Siamo più grandi, più donne. Più problematiche e più confuse.
Il futuro è l’incertezza assoluta, ma non per questo non facciamo progetti. Viviamo alla giornata, forse un po’ preoccupate. E ci raccomandiamo di goderci la vita, quella che vogliamo costruirci da sole.
Quella vita che abbiamo sognato, che un po’ si è realizzata e un po’ no. Quella vita che abbiamo davanti e che deve essere per forza bella, perché sì: ce lo meritiamo.
