"Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va in corsa, è un'avventura ricostruire se stesse. La più grande.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."


(Donne in Rinascita - D. Cugia)

giovedì 1 agosto 2013

Terre che ti adottano a tua insaputa

Avevo perso il conto dei giorni, non consideravo più il calendario. Maggio e giugno sono passati troppo in fretta, luglio invece è stato eterno. Ho fatto miliardi di cose in questo tempo: ho iniziato percorsi, concluso altre cose, conosciuto gente, fatto nuove esperienze, chiuso definitivamente rapporti che non avevano ormai senso.
Ora mi ritrovo qua, a guardare il calendario appeso al muro, a scoprire che è ora di voltare pagina, di girare dietro il foglio di luglio e rendere visibile quello di agosto.
Rendersi conto di essere arrivati ad agosto è un po’ una sorpresa. È un mese che mi ha visto sempre in vacanza, al mare, a contemplare le onde, la spiaggia, a passare le nottate con gli amici in giro, a vivere la movida delle nostre parti.
Quando mi sono resa conto che siamo ad agosto avevo un sacco di carte intorno. Fotocopie, articoli di riviste giuridiche, codici, leggi. Il caos intorno. Ero davanti ad un pc che emanava calore, su una pagina word aperta, a scrivere la tesi. Ho guardato il mio polso, poi il braccio, le gambe, decretando che probabilmente non sono mai stata così bianca in vita mia.
L’aulastudio è quasi vuota. Ci siamo io e la mia fedele compagna di avventure, con i nostri computer accesi e le nostre innumerevoli carte. Ci sono un paio di altri ragazzi che ogni tanto guardo e mi interrogo sul perché anche loro si trovano qui invece di stare altrove.
I vecchi che abitano nel palazzo di fronte sono scomparsi. Hanno le persiane chiuse, probabilmente – a meno che non siano morti improvvisamente (ma speriamo di no!)– saranno anche loro in vacanza in qualche posto vicino e più fresco della città rovente.
Il fine settimana è il momento più brutto. Rimpiango le vacanze, il mare, le temperature del sud che non conoscono l’umidità e l’afa delle grandi città del nord. Stare qui, di domenica, con quaranta gradi e l’incapacità di fare qualsiasi altra cosa che non sia starsene sul divano a guardare la tv con il ventilatore a velocità massima puntata addosso, è un’esperienza che ancora non sono riuscita a definire, a “catalogare”.
Da un lato mi piace, mi sembra che la città sia più mia. Dall’altro mi fa sentire una povera ragazza sola e anche un po’ sfigata che non ha niente di meglio da fare che starsene qui. Ma sono esperienze anche queste.
Verso sera mi piace girare velocemente per le vie del centro storico, possibilmente all’ora in cui inizia a tramontare. Mi piace buttare un occhio nelle case a piano terra, dentro le finestre semichiuse degli appartamenti. Mi piace farmi per un istante i fatti della gente che ci vive e che per poco mi ha permesso di entrare nelle loro vite lasciando uno spiraglio aperto.
A quell’ora si sentono il rumore delle posate sui piatti, il suono delle televisioni sintonizzate sui telegiornali, pezzi di conversazioni. E mi sento a casa, perché nei paesi piccoli vicino al posto in cui sono cresciuta, nelle sere d’estate, si cena praticamente per strada. Sulle terrazze o con le finestre aperte, con le canottiere bianche e i pantaloncini. E sembra che di lì a poco la gente ti inviti ad entrare, a cenare con loro, a dividere il pezzo di pane fresco o l’insalata dell’orto.
Girare per le strade del centro storico, all’ora del tramonto e della cena, mi fa pensare che la vita nelle grandi città in fondo (anche se molto in fondo!) non è poi così diversa da quella dei paesi. Le persone, le abitudini, le esigenze sono le stesse. Uguale è la voglia del relax,a fine giornata. Uguale è la ricerca del posto fresco, la finestra aperta con l’aria che entra.
Non ho mai sentito questa città e questa terra come mie quanto negli ultimi mesi. Ho riso per anni dell’accento della gente di questo posto, delle loro espressioni dialettali tradotte in italiano ed inevitabilmente sbagliate a livello grammaticale. Ho riso (dopo aver metabolizzato l’esperienza) dell’abitudine di invitare la gente a festeggiare il compleanno e di dividere il conto a fine cena, dell’articolo prima dei nomi di persona femminili, delle vacanze estive che qui si prenotano a Natale dell’anno prima. Ho riso di tutto questo e di altro, in questi anni, sulla base di quella stupida abitudine del pensare che la terra dalla quale proveniamo abbia sempre una marcia in più rispetto a quella dove finiamo per vivere, rinnegandone stupidamente gli innumerevoli e reali difetti.
Non mi sono però resa conto che senza volerlo sono diventata anche io un po’ come loro.
Non mi sono resa conto che l’articolo davanti ai nomi di persona femminili, adesso, lo metto spesso anche io. Non mi sono resa conto che adesso per me, qui, è diventato naturale pagare la mia parte di cena, nonostante l’invito ad un compleanno. Non mi sono resa conto che questa città l’ho amata forse troppo poco rispetto a quanto meritasse in realtà.
Ci ho messo un po’ di tempo a considerarla anche mia, a capire che la mia amica autoctona aveva ragione quando la definiva la mia terra d’adozione.
Perché sì, questa città mi ha adottata. Mi ha regalato di tutto e di più, cose belle e cose brutte. Mi ha fatto crescere, maturare.
Sapevo che non sarei stata qui per sempre. So che arriverà il giorno in cui farò valigie e scatoloni e andrò via. Non so dove.
Spero solo di sentirmi a casa e di sentirmi bene. Come qui, come adesso. Qualunque posto esso sia.

19 commenti:

  1. e io che pensavo che ovunque si pagasse la propria parte di cena ai compleanni :)

    Benvenuta al nord allora!

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    1. Assolutamente no! Al sud penso prenderebbero come offesa agli invitati il fatto di doversi pagare la cena.
      La prima volta che mi è successo (un mese e mezzo dopo il mio arrivo qui) sono rimasta sconvolta dalla naturalezza con cui tutti hanno tirato fuori il portafoglio a fine serata.
      Ovviamente poi ci ho preso l'abitudine e adesso mi sembra una cosa normale.

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  2. Anch'io ci sono rimasta malissimo quando ho dovuto pagare per la prima volta la mia parte alla cena di compleanno....usanze....!!!
    Comunque per me Bologna ha lo stesso effetto che ha su di te la tua città d'adozione, e dire che per un pò invece mi è stata stretta, ora invece qui mi sento proprio a casa....chissà se anch'io un giorno la lascerò e mi dovrò trovare un'altra terra....vedremo!!!
    Ma l'estate in città quella no, proprio nn la sopporto...in questo nn sono ancora cittadina!!!!
    Un forte abbaccio e buon agosto!!

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    1. Parlando con altri amici "terroni", anche loro sono rimasti malissimo proprio come me. Paese che vai, usanze che trovi... :-)

      Buon agosto anche a te!

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  3. Beh,no quando è il mio compleanno la cena la pago io per tutti.

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  4. E' una bella sensazione sentire d'essere stati adottati da un'altra città...Ma la propria città d'origine resta sempre nel cuore...

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  5. Questa cosa del pagare se invitata a un compleanno ti ha proprio turbata eh ;) ahahahah comunque sì, il massimo che può fare il festeggiato è pagare il bere!
    Scherzi a parte, hai scritto un post da 10 e lode :)
    Non è solo la tua città da studentessa fuori sede, Chiaretta, è diventata la tua casa. Che, d'accordo, non sarà mai come quella di "giù", ma sarà sempre un qualcosa che ti appartiene e, senti che bomba, solo tua. Tua, capisci? Io, quando me ne sono resa conto, è stata una vera e propria epifania. E' la MIA città, che vivo come fai tu, in completa libertà e curiosando qua e là, perchè ancora non ho realizzato al 100% che la gente ci vive veramente, mi sembrano tutti di passaggio, provvisori, come me.
    Niente ritorno, dunque? Stai qua in questo delizioso clima africano?
    Buon Agosto, bellina. Ti abbraccio.

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  6. anch' io sono sempre stata abituata a pagari io tutto per compleanno sia con amici che con colleghi, ultimamente sto imparando a cucinare cosi mi farò qualche torta strana tipo pasta di zucchero..bha..
    come stanno andando queste vacanze???
    un abbraccio

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    1. Io non so fare le torte di pasta di zucchero.
      Le mie vacanze ancora devono cominciare. In realtà non so se inizieranno davvero.

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  7. Ti comprendo profondamente. È una bella sensazione quando si riesce a sentirsi a casa...è che non sempre capita...credo che molto dipenda dalle persone che ci circondano e da quanto rispetto reciproco si abbia...purtroppo il razzismo latente alle volte rovina tutto ma, torno a dire, dipende dalle persone che incontri.

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    1. E' vero, dipende tutto da chi ci sta intorno. Ho conosciuto più gente del posto che persone provenienti da altri luoghi. Devo dire la verità: sono stata benissimo con tutti.

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  8. Anche io pensavo che luglio, con le sue 4 settimane e mezza, non sarebbe mai passato..
    E invece mi ritrovo già al 5 di agosto.. :)

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  9. diciamo che ti stai naturalmente naturalizzando...

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  10. Non lo avevo letto, mi sono un po' commossa...
    sarà che mi sento un pochino come te, sarà che ieri sono tornata a Roma per una toccata e fuga e rivedere la mia casa chiusa e vuota mi ha spinto a richiedermi ancora una volta "qual è casa mia?".

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