Sono alla ricerca di un lavoro, uno che sia serio, adatto almeno un po’ alle mie esigenze e ai miei orari. Qualcosa di normale, certo non cerco chissà quale importante impiego, anche perché, pur mettendomi di impegno, non lo troverei mai.
La settimana scorsa ho aperto un giornale locale che di solito ha una decina di offerta e circa un centinaio di domande di lavoro. Mi sono soffermata in particolar modo su due e ho chiamato entrambi.
Uno l’ho scartato subito perché incompatibile sotto tanti aspetti, l’altro l’ho preso sul serio e il tizio che mi ha risposto mi ha dato un appuntamento. Sull’annuncio si cercavano telefoniste.
Mi sono accertata tramite internet che non si trattasse di telefoni a luci rosse, ho cercato l’indirizzo, le strade per arrivarci e il giorno dopo mi sono recata in questo posto (non da sola, ovviamente).
La sede non era delle migliori, collocata in una via nascosta. Un posto spoglio, triste.
Mi ha accolta un tipo strano che si presentava più che male. Sciatto, altissimo, brutto, gobbo, strano.
Ma siccome mi hanno insegnato che non bisogna mai fermarsi alle apparenze, dopo la mezza idea di fare finta di aver sbagliato indirizzo, ho deciso di rimanere.
Il tizio strano mi ha chiesto perché fossi lì, allora gli ho spiegato il motivo. Lui, con tono da investigatore mi chiede “Ma sei maggiorenne almeno?”.
Maggiorenne io? No, ma che. Ho dieci anni e faccio la quinta elementare. Perché, non si vede?
Bene, sciolto il suo dilemma sulla mia età, ha iniziato a farmi domande un po’ più reali e dopo un po’ ci ha detto di accomodarci in un’altra stanza per iniziare “il colloquio di lavoro” come ha detto al suo compare.
Lì ha finito con l’interrogatorio e ha iniziato a spiegarmi il lavoro.
Praticamente avrei dovuto passare mezza giornata a chiamare in giro per le case, rompendo la gente con allegre richieste di fondi per cause sicuramente giuste, ma conoscendo già solo la mia famiglia e il rapporto con i call-center, la mia mente immaginava che avrei raccolto più che soldi, innumerevoli maledizioni da parte di svariati sconosciuti.
Giustamente, il lato economico della faccenda viene fuori sempre alla fine del colloquio. Anche questo deludente. Ma no anzi, che dico.
“deludente” presuppone qualcosa che esiste già, mentre il “guadagno” in questo caso è un qualcosa di pressoché inesistente, un’entità per il 90% astratta.
Il guadagno, come il tipo strano lo ha definito, è una scarsa percentuale su ogni offerta conclusa.
Dopo questo, ho chiesto degli orari di lavoro, della possibilità di un periodo di prova. Ho fatto queste domande tanto per non alzarmi di scatto e andare via, per non sembrare maleducata o insensibile verso la causa generale dell’impiego.
Finite le domande di cortesia, finisce anche il colloquio.
Lui speranzoso mi chiede se mi rivedrà domani per cominciare.
Io delusa dico la fatidica frase “Le farò sapere”.
Primo colloquio di lavoro, deludente quanto volete, ma per lo meno a dire la frasetta magica sono stata io!
grande chiara!!!
RispondiEliminaEheh... Bravissima!!
RispondiEliminaChiara sei un mito!!!!
RispondiEliminaBravissima, ma quando sei andata via almeno una risatina te la sei fatta?
Mi hai fatto morire dal ridere anche se capisco che il tema è delicato, però mi immagino sempre le facce delle persone quando vivono situazioni del genere...secondo me tu eri troppo comica e poi
"Le farò sapere" merita veramente un applauso. Vai così!
Heidi
in genere chi fa il colloquio dice le farò sapere.... bellissimo che questa volta lo è stata l'intervistata....
RispondiEliminahai fatto bene... i call center penso sia uno dei lavori meno retribuiti e appaganti che possano esserci....
nellamaggior parte dei casi si rischia una parolaccia dalla persona a cui fai la chiamata....
facci sapere come vanno i prossimi colloqui...
Fantastica Chiara!!! GRANDISSIMA!
RispondiEliminaIl mitico "Le farò sapere" che esce dalla tua bocca mi ha riempito di ottimismo! CORAGGIO A TUTTI!
Sei troppo forte.
RispondiEliminaHai ribaltato la situazione uscendo elegantemente dall'impaccio.
Sei unica, brava!!!
Immagino la faccia del tipo, da morire.
toh, il mitico operatore outbound ... evitare come la peste :S
RispondiElimina(piccola guida: outbound == tu telefoni ai potenziali clienti
inbound == i clienti chiamano te per risolvere i loro dubbi eproblemi
c'è una certa differenza! )
Tu che dici al tuo ipotetico datore di lavoro le farò sapere è da grandi!
RispondiEliminaQuesta me la segno :)
Un abbraccio
bravissima chiara
RispondiEliminaBeh non male, ci vuole carattere! :)
RispondiEliminasolità opportunità... per loro però che sfruttano la gente con lavori tristi, mal pagati.
RispondiEliminase ti pagano. e quando ti pagano.
in bocca al lupo saggia amica :)
@Angela, Princesse, Allegra, Andrea, Torre del faro, Lorenzo: .... G R A Z I E!!! :-))
RispondiElimina@Heidi e Bussola: La scena di per sé fa un po' ridere, anche le persone a cui l'ho raccontato si sono messe a ridere. :)
L'unico problema è che sono ancora alla ricerca di qualcosa... Speriamo bene! :)
@Carlo: esattamente!!
Diciamo che lui non sapeva neanche cosa significasse l'outbound, ma va bene così!
@Only me: Crepi il lupo!!!!
Ahahahah! Sei geniale!
RispondiEliminaE' stata esilarante la risposta "Noo, ho dieci anni e faccio la quinta elementare!"
Secondo me se facessi leggere il tuo blog al tuo potenziale datore di lavoro saresti assunta!
Un bacio
Ahahah! Ma no, quello l'ho solo pensato! Ma se fosse stata la domanda finale, dopo aver saputo tutto il resto, gli avrei risposto proprio così!
RispondiEliminaCiao Chiara...mi accodo al coro. Hai fatto bene ad andar via.
RispondiEliminaE in bocca al lupo per le future ricerche!
Crepi il lupo! Per ora niente di nuovo all'orizzonte...
RispondiEliminaChapeau!
RispondiEliminaAnalisi e prosa lucidissime. Poi con la frase finale hai riscattato migliaia di aspiranti lavoratori costretti a chinare il capo per situazioni contingenti.
Lunga vita e prosperità!
Grazie Insight!
RispondiEliminaIl problema è che ancora non ho trovato niente di altro... :-/