"Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va in corsa, è un'avventura ricostruire se stesse. La più grande.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."


(Donne in Rinascita - D. Cugia)

domenica 6 gennaio 2013

Marco e Giorgia

Tra la folla di gente valigia-munita vedo lui. Basso, con la barba incolta, un cappello di lana ridicolo in testa. Gli occhiali da vista, i jeans larghi e scoloriti.
Sembra un puffo.
Fuma una sigaretta in pochissimo tempo. Questo avvicinarla e allontanarla freneticamente dalla bocca ed emettere una nuvoletta di fumo al secondo lo rende ancora più ridicolo.
E' così piccolo che potrebbe benissimo entrare dentro la sua valigia e starci anche abbastanza comodo.
E' incredibilmente strano: c'è qualcosa nei suoi movimenti che lo rende simpatico e buffo.

Mezz'ora dopo siamo seduti uno vicino all'altro, pronti a vivere questa sorta di viaggio della speranza insieme. Come di consueto, si inizia a parlare.
Il tipo buffo e ridicolo ha un nome, si chiama Marco e fa l'insegnante di lettere in una scuola superiore di una città del nord Italia. Ha 37 anni, anche se io gliene avrei dati poco più di 25. Vive da 15 anni lontano dalla sua - e nostra-  terra.
Parla piano, Marco. Una voce tranquilla, rassicurante.

Anche lui è tornato a casa per le feste. Ama la grande città in cui vive, si ritiene molto fortunato ad avere il tanto ambito posto fisso.
Penso sia uno di quei giovani insegnanti pieni di passione per il proprio lavoro. Lo immagino spiegare qualche autore della letteratura italiana, davanti ad una classe di adolescenti annoiati. Immagino un Marco vestito ridicolo come stasera, andare a lavorare in bici, camminare velocemente tra i corridoi della sua scuola. Fare una firma svolazzante sul registro, parlare ai suoi alunni della sua terra.

L'argomento principale della nostra conversazione è proprio lei: la nostra odiata quanto amata terra. Quel posto pieno di persone difettose, bello come nessun altro al mondo.
La amiamo entrambi, anche se il pensiero di doverci tornare definitivamente ci suona come una condanna a morte.
Nelle sue parole ho rivisto me stessa.

Quando torna a casa, Marco fa il giro delle strade che lo hanno visto crescere, per vedere se è cambiato qualcosa. Ci mette un po' ad ambientarsi di nuovo, ma quando realizza di essere finalmente in quel posto chiamato casa, sfrutta tutti i momenti che ha a disposizione per goderselo bene.
E allora Marco incontra gli amici, i parenti, va a passare le serate nei posti della sua adolescenza. Va a correre nei parchi, al mare. Respira a pieni polmoni quell'aria familiare.
Un'ora prima di partire è andato a mangiare un pezzo di pizza nella sua pizzeria preferita. Poi è andato a mangiare la focaccia col rosmarino al forno sotto casa, il cui proprietario l'ha visto crescere. E per finire ha mangiato un dolce con la crema che fanno solo qua.
Due ore prima di partire è andato a correre, nonostante il freddo.

Marco è come me. Prima di partire deve salutare tutto e tutti.

Ha bisogno di un attimo di tempo per fare le cose che adora fare, che lo fanno sentire a casa.
Ha bisogno della corsa come io ho bisogno di camminare sul lungomare.
Ha bisogno di mangiare la sua pizza come io ho bisogno di mangiare la mozzarella con la carta bianca e rossa.
Ha bisogno di tutto questo perchè altrimenti non si sente pronto per partire.

Come me e come Marco è anche un'altra ragazza.
Si chiama Giorgia, ci ha sentiti parlare e ha voluto dire la sua.
Giorgia è alta e bionda. Slanciata, le gambe lunghissime che non riescono a stare nel posto stretto. Ha 29 anni, lavora in un'altra grande città.
Il suo sogno è trasferirsi all'estero perchè l'Italia l'ha scocciata. La delude in continuazione, non le dà quello che cerca. E quindi spera di scappare al più presto. Spera di vivere un po' di anni fuori, poi magari tornare.

- Tornare dove? Nella nostra terra o nella città dove lavori adesso?
- Nella seconda, ovviamente.

Giorgia non vuole tornare a casa.
Questo posto va bene solo per le vacanze.

Questo posto è di una bellezza disarmante. Una bellezza che non si può spiegare a parole. E non so se siamo noi a considerarlo tale perchè è la nostra culla o è un posto oggettivamente bello. Non so spiegarvelo, non saprei darvi una risposta.
Sarà bello per tutti,forse. Ma per noi lo è di più.

Un posto bello, un posto chiamato casa.
Un posto da cui però tutti vogliono scappare.
E' un'ingiustizia, l'ennesima.

20 commenti:

  1. E' bello incontrare persone della stessa terra e riscontrare pareri diversi, vite diverse, ma unite dalla stessa passione per questa casa, per questa culla con accanto il profumo del mare, della natura, della famiglia.
    Credo che se si ami così tanto un posto, prima o poi, si finisce sempre per ritornarci, perchè anche se si provano altri Paesi, altre città, mai nessuna di queste ci starà addosso come casa nostra. Quella che ci ha fatto crescere, quella che ci ha visto superare tutto oppure piangere, quella che ci ha visti partire eppure tornare anche se per poco.
    Un abbraccio cara Chiara e buona Epifania!

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    1. Io spero di tornarci definitivamente non prima della pensione. Sempre se ci arriverò.
      Buona settimana!

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  2. Anche io sono in partenza, sto facendo la valigia e sono felice di andare. Sono stata abbastanza qui, mi son riempita le orecchie delle persone che dicono parole che non posso sentire altrove, la bocca di sapori che non ritrovo facilmente nella città in cui studio e il cuore di sorrisi che non saranno mai uguali a quelli che potrei incontrare in tutti i luoghi più belli del mondo. Io amo la terra che mi ha cresciuta e tornarci non mi sembra proprio una condanna a morte, se solo qualcuno mi dicesse che anche qui posso realizzare i miei sogni! :)
    Ciao Chiara... e buon rientro nel tuo buco!

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  3. Ciao Chiara, buon anno e bentrovata!
    Sicuramente tornare in un posto che si ama e che si odia allo stesso tempo deve essere dura e piacevole, insomma, un'insieme di emozioni contrastanti, immagino non sia facile..
    Ti auguro un buon inizio settimana!

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    1. Non è facile, neanche difficile a dire il vero. E'... strano.
      Buona settimana!

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  4. I tuoi viaggi di andata e ritorno dalla tua terra alla tua città universitaria sono proprio dei bei momenti di dialogo. Ogni volta incontri qualcuno con cui ti trovi a parlare e ogni volta sembrano uscire fuori riflessioni davvero importanti. Io nella tua terra non ci sono mai stata e non ho mai vissuto fuori dalla mia, quindi non ho vissuto sulla mia pelle quello che hai vissuto e stai vivendo tu, non so se sarei capace di lasciare la mia terra per tanto tempo. Sicuramente non avrei mai voluto andare a lavorare all'estero, all'estero sì, voglio andarci, ma solo in vacanza. E forse è così anche per le altre parti d'Italia.

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    1. Ho la fortuna di avere dei conterranei estroversi. Gente che "ogni occasione è buona per mettersi a parlare". E io adoro quando fanno così. Anche se ammetto che ogni tanto sfociano nell'indiscrezione più assoluta.

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  5. La propria terra è quella in cui si è nati, in cui si è cresciuti, in cui ci si è formati. Ma non necessariamente deve essere la nostra casa. Ci sono speranze, sogni, desideri che ci fanno fare scelte diverse,e non è un tradimento, le radici restano sempre lì, anche se la vita ci porta altrove. Ma non si deve, per vivere nella propria terra, rinunciare alle nostre aspirazioni!

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    1. Il problema sorge quando potenzialmente potresti anche non rinunciare alle tue aspirazioni rimanendo lì, ma in concreto questo non è possibile.

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    2. no aspetta, una cosa o è possibile o non è possibile. A meno che tu non ti riferisca in generale a qualcosa che potresti anche fare dove sei nata, se solo avessi le conoscenze giuste e gli agganci giusti,senza i quali certe strade non sono percorribili. Ma in questo caso io direi che avresti la capacità di farlo ma non te ne verrà mai data la possibilità :-(

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    3. Ho notato che gli agganci e le conoscenze di cui parli esistono ovunque. Io, fino a poco tempo fa, pensavo ingenuamente che fossero solo caratteristica tipica delle mie parti.
      E' la prova del fatto che tutto il mondo è paese, che le ingiustizie sono ovunque.
      Nella mia terra, però, troppe cose non vanno bene. Parlo di quegli ostacoli, grandi e piccoli, che si incontrano nella vita di ogni giorno.
      Tutte cose che, quando (e se...) puoi scegliere tra andare o restare, ti portano ad optare per la seconda chance, senza pensarci troppo.

      Quindi fai la valigia, vai via, incontri genti nuova, vivi in una città diversa. Fai i tuoi confronti, stili la tua lista di pro e di contro, fai le tue conclusioni.
      Rimane l'amaro però perchè pensi che se tutti quelli che possono vanno via, quella terra che tanto ami sarà destinata a non cambiare mai...

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  6. E' proprio brutto quando si ha la consapevolezza che qualcosa non va e che non si può fare niente per rimediare in prima persona. Anche io amo la mia città, ma non i suoi abitanti, e in generale non ha affatto torto chi vuole andare via dall'Italia (e io mi unisco al gruppo).. in questo paese sono troppo poche le cose che vanno!

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    1. Sento di tantissima gente che sta andando via dall'Italia. I biglietti solo andata suonano sempre un po' come un fallimento.

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  7. ti ho già detto diverse volte che quando leggo i tuoi post mi rivedo molto in quello che scrivi... condividiamo lo stesso pensiero per due terre diverse, belle e dannate che ci costringono a scappare ma che ci tengono sospese e tristi quando siamo lontane...

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    1. ...E che ogni tanto ci fanno diventare malinconiche.

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  8. Dobbiamo continuare o cominciare a combattere per quello in cui crediamo.

    Buon martedì!

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  9. Ti rendi conto che ci costringono ad andarcene da casa nostra?

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  10. Concordo con chi mi ha preceduta: l'Italia è troppo bella perchè noi ci si rassegni e la si abbandoni. E' una faticaccia scegliere, ogni santo giorno, di restare qui e cercare di farci spazio e sopravvivere tra bollette e tasse e aumenti dei prezzi e calo dell'impiego e ditte che chiudono... ma è una scelta che spetta a noi. E io ho scelto di restare in questa tanto bella e tanto maltrattata Italia, che mi rifiuto di vedere come "un posto buono solo per le vacanze".

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