Le lunghe attese sono oggetto di odio da parte della sottoscritta. Non mi piace aspettare qualcosa o qualcuno per tempi troppo lunghi.
Odio le file negli uffici pubblici, odio i ritardatari cronici. Il tempo è prezioso e a me non va di sprecarlo in attese. Per questo finisco con il trovare delle soluzioni a questi piccoli problemi quotidiani.
Soluzioni “alla Chiara”.
Nelle attese alla posta, alla cassa di un supermercato, alla fermata dell’autobus cerco di trasformare i minuti che passano lentamente in qualcosa di costruttivo, di appagante.
Tipo osservare la gente che mi sta attorno, tenendo sempre e comunque il massimo della discrezione.
Da quando ha avuto inizio la mia vita da universitaria fuori sede, quindi da quando ho potuto uscire dall’ambiente un po’ ristretto del posto in cui sono nata e cresciuta, ho fatto di questa cosa una sorta di mia specialità. E ogni tanto mi capita di ritrovarmi a scrivere qui di loro, delle persone che sono state vittime della mia attenzione.
Questo è il turno di qualcuno che è riuscito a farmi passare piacevolmente un’attesa lunga due ore.
Si tratta di una signora. Una donna sulla settantina.
L’ho sentita parlare e ho riconosciuto subito l’accento. Il modo di parlare, la cadenza familiare.
Ci ho messo un attimo a capire che la mia terra e la sua erano le stesse.
L’istinto mi ha portato a buttarmi, a chiederle subito se fosse effettivamente calabrese. Un sorriso, la timidezza da parte. Ed ecco, io non mi sbaglio mai quando si tratta di queste cose.
Il suo sorriso grande precede di qualche istante la sua risposta positiva.
E qualche minuto dopo mi racconta tutta la sua vita.
Vedova da dieci anni, due figlie femmine grandi. Una avvocato, una medico. Altri due maschi più giovani.
Ha deciso di trasferirsi qui dopo che gli ultimi due figli hanno finito le scuole. Non trovavano lavoro e lei non voleva che prendessero brutte strade.
Ha convinto il marito a partire, ha fatto le valigie ed è arrivata qui. Ha raggiunto le due figlie grandi che intanto stavano terminando gli studi universitari.
Ha preferito abituarsi ad accenti diversi, perdere le sue vecchie abitudini, conoscere nuove strade. Tutto pur di evitare che i figli si perdessero tra le brutte amicizie.
Parla della sua famiglia e gli occhi le brillano. Parla del marito morto da ormai dieci anni e si commuove. Mi racconta del suo infarto improvviso, in una notte fredda di dicembre, della figlia medico che non è riuscita a salvarlo, ma che in compenso cura tanta gente ogni giorno.
È un fiume in piena. Non smette più di raccontare i suoi settanta anni di vita.
Il diploma di maestra, l’innamoramento e il matrimonio. Il marito che le proibisce di prendere la patente “sia mai che investi con i bambini in macchina”,il rimpianto di non essere riuscita ad essere abbastanza testarda da riuscire comunque ad imparare a guidare. Dice che avrebbe avuto la sua macchina, la sua indipendenza. Non sarebbe stata schiava degli autobus.
I figli, venuti uno dietro l’altro.
Le chiedo se ogni tanto torna in Calabria o è una di quelle persone che parte e non torna più. Mi guarda come se avessi bestemmiato. Mi dice che lì ci sono tutti i suoi parenti, che ha lasciato la casa così come era. Non ha portato niente su, neanche un paio di lenzuola. Si è accontentata di pagare per anni e anni un affitto qui, pur di non vendere la sua casa.
Dice che torna ogni anno, ad agosto. Sta tutto il mese al mare, “perché quando nasci in un posto di mare, quello è tuo per sempre”.
Arriva verso i primi del mese, riparte intorno al 26-28, ogni santo anno. Lei, figli, nipoti. Tutti insieme. Una ciurma.
Sarà come una di quelle chiassose comitive che mi capita di incontrare in spiaggia ogni anno. Quei gruppi di persone che per qualche settimana vedi ogni giorno, di cui impari i nomi a memoria.
Persone che finisci col riuscire a riconoscerle dal suono della voce.
Quelle persone che scompaiono a fine mese. Quelle persone che ogni tanto, in inverno, te le immagini avvolte dal grigio della nebbia di qualche città lontana, rigidi e un po’ ingessati dentro agli abiti formali da lavoro. Bianchi come il latte che hanno bevuto da bambini. Lontani anni luce dalla comodità dei prendisole estivi, dalla ridicolaggine dei cappelli di paglia.
Mi sembra di vedere la signora preparare il pranzo di Ferragosto, riunire tutti intorno ad una tavola ricca di prelibatezze preparate con cura, dentro una stanza piena di sole o una veranda ombreggiata.
Mi sembra di conoscerla una vita, questa signora.
Mi fa sentire più vicina a casa, viaggiare un po’ con la mente.
Sono quegli incontri che ti cambiano la giornata, che vorresti fare più spesso.
Sono incontri che fanno bene al cuore, persone sconosciute ma che si sentono subito vicine, e che hanno tanto da raccontare e da insegnare.
RispondiEliminaCome le racconti tu, le storie che raccogli in giro, non lo fa nessuno, Chiara. Mi era successo leggendo di quel post dove raccontavi l'incontro con una signora che ti ricordava la tua nonna, e di nuovo con questo bellissimo post.
RispondiEliminaPassa una buona domenica!
Grazie Serena! Se sapessi di poter avere un incontro del genere ogni giorno, la mattina non farei storie per alzarmi dal letto.
Eliminache bell'abitudine che hai: devi essere una persona molto sensibile perchè attaccare bottone facendo coda non è poi così difficile ma avere la capacità di stare ad ascoltare è una virtù rara!
RispondiEliminaGrazie Federica, mi piace più ascoltare le storie degli altri che parlare di me.
EliminaHai un talento speciale per ascoltare le storie delle persone. E hai un talento speciale anche per raccontarle.
RispondiEliminaGrazie Fru :-)
EliminaLa gente che si incontra può dare tanto, a volte! Fai bene a impiegare il tempo che andrebbe perduto in questo modo... è un toccasana per l'anima! :)
RispondiEliminaQuesta signora mi ricorda incredibilmente la protagonista di una commedia di Gianni Di Gregorio, intitolata manco a dirlo "Pranzo di ferragosto". E mi fa ripensare anche a quelle famiglie allargate che ogni estate, da trent'anni a questa parte sono mie vicine d'ombrellone. Gente che da proprio l'idea di godersela, la vacanza, in virtú del fatto che dopo un anno di sacrifici se l'è meritata almeno un pó piú di chi ha ripiegato sull'albergo.
RispondiEliminaConosco quel film. L'ho visto due volte... Però mi sono persa il secondo!
EliminaA me non capitano mai questi incontri, o raramente, proprio perchè raramente devo aspettare molto o ho gente vicina a cui va di chiaccherare. Ma posso immaginare come ti possano cambiare la giornata, far dimenticare i brutti pensieri che passano per la testa ogni giorno.
RispondiEliminaBuona settimana :)
Un incontro inaspettato e meraviglioso! La vita a volte ci riserva delle sorprese davvero belle che possono cambiarci la giornata!! E' commovente la storia di questa signora! :')
RispondiEliminaStupendo questo incontro che ha l'aria di casa, di famiglia, di mare, del tuo, del vostro. Un incontro notevole che sicuramente ti avrà riempita di gioia, di spirito giusto per andare avanti, magari sconfiggendo le nubi e la pioggia di questi giorni.
RispondiEliminaIncontri come questi sono quelli che ti cambiano la giornata!:)
Un forte abbraccio!
Un incontro che ha l'aria di casa, esattamente.
EliminaChe meraviglia quando succedono cose come questa!
RispondiEliminaLo sai che mi sembra di conoscerla quella donna?
RispondiEliminaProvo le stesse emozioni e quando nasci in un posto di mare appena hai la possibilità ci ritorni.
Questo è il sentimento che accomuna moltissime persone che hanno lasciato il mare per il lavoro...
Grazie per averla condivisa con noi,ti dirò se avessi sentito una donna con l'accento sardo anche io non avrei esitato a formulare la fatidica domanda: " ma lei è sarda?"
un bacio
Sono contenta di non esser l'unica a voler attaccare bottone con la prima persona che sento parlare con un accento come il mio :-)
EliminaGrazie per il commento, Chiara. Anche se siamo lettrici piuttosto recenti l'una dell'altra, credimi se ti dico che questo blog è stata una bellissima scoperta e leggerti è sempre un piacere! Tanti altri anni di post anche a te <3
RispondiEliminaPiccoli grandi incontri, non ti cambiano la vita, ma la giornata ... quella si :-)
RispondiEliminaAnche a me piace osservare la gente e indovinare cosa fanno nella vita.. :)
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