Oggi ho finito “La ragazza delle arance”. È un libro di Jostein Gaarder, uno scrittore nato ad Oslo, forse più ricordato per il suo “Il mondo di Sofia” che per questo romanzo.
Questo libro narra la storia di un ragazzo, un quindicenne di nome Georg che vive insieme alla madre, al suo compagno e alla sorellastra Miriam. Ha perso il padre da bambino, all’età di quattro anni, di lui ha solo qualche ricordo vago e confuso e qualche fotografia. Un giorno i suoi nonni trovano, nella fodera di un passeggino rosso un tempo appartenuto a lui, un racconto scritto per Georg dal padre, prima che lui, affetto da un grave male, venisse ricoverato in ospedale e di lì a poco morisse.
L’insieme dei fogli racchiude la storia della “ragazza delle arance”, scritta sottoforma di lettera, come un dialogo che il padre, sapendo di dover morire, vuole fare con il figlio che purtroppo non vedrà crescere.
Georg si chiude in camera e inizia a leggere il racconto. Ci impiegherà un pomeriggio intero, uscirà da quella stanza un po’ più “grande”, forse un po’ più forte, rinvigorito di quell’energia che a volte solo un genitore può dare.
Ho letto questo libro in un paio di giorni, è molto scorrevole. All’inizio mi è piaciuto tanto, sembrava promettere bene, m’incuriosiva, l’unica cosa è che mi aspettavo finisse in modo diverso, a dir la verità. Ma, tanto per utilizzare una frase già fatta … come si dice? Non è importante la fine, importante è cosa si prova mentre si arriva? O una cosa del genere?
Beh, il senso della frase è quello!
“Probabilmente non esiste nessuna intimità che possa competere con due sguardi che s’incontrano con fermezza e decisione e che semplicemente rifiutano di lasciare la presa.”
“Nessuna arancia è uguale alle altre, Jan Olav. Neanche due fili d’erba si assomigliano esattamente. È per questo che sei qui ora.”
“Quando usiamo il pronome -noi.-, anche se sottinteso, accumuniamo due persone in una singola azione, quasi come se costituissero un’unica entità complessa. In molte lingue si usa un pronome specifico quando si tratta di due, e solo due, persone. Questo pronome si chiama duale, cioè quello che è diviso in due. Secondo me è una designazione utile, perché a volte non si è né uno né tanti. Si è -noi-, e si è -noi- come se questo -noi- non potesse essere diviso. Si esprimono regole uguali a quelle delle favole quando improvvisamente viene introdotto tale pronome, quasi come con un colpo di bacchetta magica.”
“ Ma sognare qualcosa di improbabile ha un proprio nome. Lo chiamiamo speranza.”
quel libro me lo regalarono le mie coinquiline quando ero a roma... per il mio compleanno...
RispondiEliminalo trovai stupendo....
anni dopo ho fatto leggere il libro ad un mio collega.... che l'ha trovato da donnicciole.... pfu... uomini.... hanno i sentimenti sotto il tacco delle scarpe
Non conoscevo il libro e ti ringrazio per averne parlato, mi piacciono i tuoi suggerimenti. La storia sembra molto toccante e certamente vale la pena leggerlo.
RispondiEliminaUn bacione!
Non ho mai letto nulla di Jostein Gaarder ma la tua recesione mi ha stuzzicata…le frasi che hai riportato in fondo al post sfanno riflettere e sono molto belle. Terrò il tuo consiglio presente quando andrò in libreria :)
RispondiElimina@Bussola: Oh che bello, l'hai letto anche tu!
RispondiEliminaE' un libro tutto sommato bello, anche se la fine non mi è piaciuta granché rispetto a quello che prometteva l'inizio.
Certo è che gli uomini sanno essere poco romantici...
@Clau: Grazie cara, se lo leggerai vorrò sapere il tuo commento! :)
@Martina: Questo è il primo libro di Gaarder che ho letto! Adesso ho nuovi orizzonti, altrimenti per curiosità sarei andata alla ricerca di altri suoi romanzi.
Mi fa piacere sapere che riesco a stuzzicare la curiosità degli altri! :-)
Anche a te dico quello ho scritto su a Clau: se lo leggi, facci sapere come ti è sembrato! Mi piace sapere il parere degli altri! :)
Credo proprio sarà il mio prossimo libro da leggere...m'incuriosì già dalla foto di un post precedente e andai in cerca di notizie.
RispondiEliminaGrazie Chiara!
E comunque l'ultimo passo che hai riportato è stupendo!
Grazie a te Allegra!
RispondiEliminaNaturalmente poi mi farebbe piacere sapere anche il tuo commento! :-)
L'ultima frase piace tanto anche a me!
Certo! :)))
RispondiEliminaNemmeno io ho letto niente di Jostein Gaarder, ma dalle citazioni riportate sembra un libro/lettera denso di contenuti. Non rimane che provare!
RispondiEliminaCiao Ruz, se lo leggi facci sapere! :)
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