Questo inverno, in un “pomeriggio spompo di domenica” (per dirla alla Ligabue) non avendo niente da fare (o forse, non avendo VOGLIA di fare niente), ho acceso la tv e mi sono messa a guardare uno di quei programmi leggeri (per non definirli in altro modo) che trasmettono di pomeriggio su canale cinque.
In studio c’era un uomo che raccontava la sua storia. Avrà avuto una sessantina di anni (presumo, anche se solitamente mi sbaglio sempre con l’età: o do di più o di meno), aveva un bel portamento e parlava proprio bene. Era un barbone. Ma non aveva alle spalle nessun tipo di storia tipica dei barboni, nessuna moglie lo aveva lasciato, nessuna crisi economica, niente di tutto ciò. Semplicemente aveva scelto di diventare barbone.
Diceva che viveva in stazione, che fumava molto e che spesso insegnava dei “trucchi del mestiere” ad altre persone che si ritrovavano nelle sue condizioni. Teneva molto alla pulizia, diceva che la mattina si svegliava molto presto per andare a lavarsi nei bagni della stazione, prima però dell’arrivo dei vari pendolari diretti a lavoro, così “impacciava” poco e nessuno si lamentava. Contava molto sull’aspetto esteriore, diceva che bisogna sempre cercare di essere decenti, anche in quelle condizioni.
Diceva che a lui non importa mangiare, gli basta fare una buona colazione la mattina e mangiare qualcosa di sera. A quanto pare la colazione gli viene offerta proprio ogni mattina, sempre da una persona diversa. A volte deve insistere perché non gliela offrano.
Mi ha colpito tanto una cosa che ha detto. Lui prima era ricco (lo sarebbe tuttora), però ha capito che i soldi non gli servono a niente, soprattutto non gli servono per dargli la felicità. Ha detto che una strada si può percorrere con una bella macchina, su un motorino, con una bicicletta. Però, per vedere la bellezza dei fiori che nascono, quella strada bisogna percorrerla a piedi. Solo se sei a piedi noti certe cose. Quando hai tutto, non ci fai caso. E ha ragione!
Di questa persona ammiro il coraggio, credo che in pochi siano capaci di mandare a quel paese tutto quello che hanno per decidere di vivere peggio, senza le comodità di sempre (comodità a volte sicuramente inutili). Di solito si cerca di migliorare la propria condizione di vita, mai di peggiorarla. E la cosa brutta è che si vuole migliorare e avere sempre di più proprio quando si ha veramente tutto per essere felici.
già
RispondiEliminaa piedi
e possibilmente devi perderti, perchè se sai dove vai, se fai una strada conosciuta poi rischi di non guardarli i fiori che nascono
quindi per goderti davvero la bellezza di un posto, devi perdertici ma senza farti comandare dalla paura di esserti perso
Appena ho letto il tuo commento, ho sorriso. Mi sono ritrovata tanto in queste cose che hai detto.
RispondiEliminaA volte mi capita, quando devo andare in un posto preciso, di cambiare la strada solita che percorro per arrivarci. Così imbocco strade diverse, vedo angoli, quartieri, vicoli nuovi. Ed è bello, ti fa uscire dai soliti schemi, dandoti quella bella sensazione che si prova quando si conoscono nuove cose, nuovi posti. Forse ti fa sentire anche più libera.
E come dici tu, non ci deve essere paura di perdersi. Rischierebbe di rovinare tutto, di assalire la voglia di conoscere nuove cose e soprattutto di non farti godere niente.
che alla fine è lo stesso concetto che ho espresso commentando l'altro tuo post
RispondiEliminacerto le persone possono farti soffrire ed i luoghi no
fiori
RispondiEliminaChe bella foto primaverile!
RispondiEliminaNatura e città insieme: fiori in primo piano, Banca nello sfondo!
Thanks
l'ho vista su corriere.it e mi ha fatto venire in mente qualcuno che si è perso ed è passato davanti a quel papavero in piena città che non avrebbe visto altrimenti
RispondiElimina