"Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va in corsa, è un'avventura ricostruire se stesse. La più grande.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."


(Donne in Rinascita - D. Cugia)

mercoledì 8 giugno 2011

Colui che non sa niente

Dopo tre anni di università, ho realizzato che ogni esame rappresenta una storia a sé, nonostante lo studio, in linee generali, sia fatto più o meno sempre delle stesse, solite azioni. Le chiamano “metodo”.
Ognuno ha il suo.
C’è chi legge e ripete, c’è chi fa gli schemi, c’è chi non si sente sicuro se prima non ha ripetuto mille volte il libro e c’è chi, dopo averlo letto una sola volta, va all’esame e prenda trenta.

Ad ogni esame si incontrano sempre nuovi tipi da studiare e analizzare nei propri atteggiamenti.
Oggi ne ho osservato uno in particolare, traendo il mio profilo sul suo conto.

Trattasi di colui il quale “non sa niente”. Quello che ha studiato pochissimo perché non ha avuto tempo per leggere e imparare tutto, quello che ha preparato un esame da sedici crediti in venti giorni (cosa, a mio avviso, assolutamente impossibile: come si fanno a leggere e “interiorizzare” milletrecento pagine in un paio di giorni?).
Ovviamente il tipo in questione, in attesa del suo turno, passa il tempo a tediare gli animi altrui, cercando una sorta di conforto, di appoggio, cercando il povero sfigato di turno a cui chiedere di spiegargli il più complicato argomento della materia “in quattro parole”.

Allora cosa fai? Pensi: lui è spacciato. Lo guardi con aria quasi di compassione, lui che crede di poter passare un esame di sedici crediti in questo modo, mentre tu ci stai dietro da mesi e guardi nervosamente la marea di appunti che tieni in braccio (e che tra un po’,per quanto pesano, ti cadranno rovinosamente a terra).

Arriva il tuo turno, subito dopo l’altro assistente chiama il tipo spacciato. Finito con la prima commissione entrambi nello stesso tempo, usciti dall’aula insieme e in attesa che il prof venga a chiamarti per comunicarti il voto, scambiate le vostre impressioni (oltre ad essere accerchiati da gente sconosciuta che, come avvoltoi, fa la fatidica domanda “Cosa ti ha chiesto??”).
Il tipo spacciato, ovviamente, dice che verrà bocciato, che non ha risposto a tutto. Tu gli credi. Ma in fondo, che te ne frega? Ognuno è artefice del proprio destino …

Arriva il prof, ti chiama e tu vai dentro. Verbalizzi, torni fuori, prepari la tua borsa per andare via dalla facoltà, ti intrattieni con altri studenti disperati o sollevati. Il tipo spacciato esce. Lo rincontri in cortile, mentre in una mano hai il cellulare, pronta a diffondere la notizia e nell’altra hai la tanto agognata sigaretta post esame. Gli chiedi com’è andata. Con non chalance lui ti butta giù che ha preso trenta.

Sconcerto. Forse non hai sentito bene.
No, non hai bisogno dell’Amplifon. Hai sentito quello che ha detto.
Ha preso trenta.
In un esame da sedici crediti.
Preparato in venti giorni.

Qualcosa qua non torna. Le ipotesi sono:
1. I miracoli esistono e lui ne è la prova;
2. Dice di non sapere niente per scaramanzia, temendo magari che gli altri facciano nei suoi confronti un rito woodo;
3. In quelle due settimane ha studiato notte e giorno, alzandosi dalla scrivania solo per soddisfare le strette esigenze fisiologiche di ogni essere umano;
4. Vuole far pensare agli altri che ha un’intelligenza sopra il normale;
5. L’ipotesi più cattiva: che ci sia “qualcosa sotto” (chi vuol capire, capisca!).

Si accettano scommesse.

13 commenti:

  1. Una parola sola: Fortuna! Tanta... Nella vita ci vuole anche quella...

    Un abbraccio :)

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  2. di storie come queste ne conosco tante...purtroppo sono propensa per l'ultima ipotesi, anche se in 6 anni di università ho capito che a volte conta molto anche come ti poni al prof, il modo in cui esponi quello che sai e anche quello che non sai...

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  3. questo post mi ricorda molte persone dei miei anni universitari: quanto hai ragione cara!!!
    Un sorriso

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  4. Io non vado all'università, ma ho imparato lo stesso una cosa: quando tra mille domande che potrebbero farmi - una volta a scuola, adesso per lavoro, cultura generale etc - mi chiedono qualcosa che so, faccio sempre bella figura. Il problema è che non ho mai questo tipo di fortuna e ancora adesso capita sempre che mi chiedano il resto...
    Baci e pistole (vedi te a chi sparare: a lui, ai prof, alle nuvole, così gli piove in testa...)

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  5. io quelli così li odio... dovrebbero avere almeno il meno il buon senso di tenere il becco chiuso

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  6. Ciao Chiara! ^.^ mi sono proprio divertita leggendo questo tuo post... le storie universitarie non avranno mai fine! ah ah :P purtroppo esistono anche questi soggetti che pur non avendo studiato riescono lo stesso a cavarsela e pure con un bellissimo voto! mah! i misteri della vita... condivido il fatto che ogni esame alla fine è una storia a sé nonostante tutti noi abbiamo un metodo costante... io di solito leggo i libri e li riassumo... poi per l'esame studio bene il riassunto! + gli appunti delle lezioni ovviamente e il materiale in più che può dare il professore... Comunque quelli che non sopporto proprio all'università sono quei soggetti che durante gli scritti hanno il coraggio di chiederti spudoratamente suggerimenti fregandosene del fatto che se solo giro la testa per dire "no" mi potrebbero buttar fuori a calci dall'esame... che nervi!

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  7. Chiara i furbetti esistono da sempre. Coraggio, tu vai per la tua strada, è quella giusta.

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  8. Può essere fortuna...? Mah...Chissà perchè io opterei per l'ultima ipotesi...

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  9. bellissimo post! ho riso dall'inizio alla fine perché pure io odiavo i tipi così, anche se ogni tanto mi ritrovavo a comportarmi proprio allo stesso modo ;-)

    io lo facevo più che altro per insicurezza, perché mi sembrava sempre di non aver capito, perché già a lezione gli altri parevano capire tutto al volo. è così che ho imparato la prima regola degli esami: per quanto poco tu creda di sapere, ne sai sempre più della media ;-)

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  10. @Andrea: Eh, se ce ne vuole... Aspetto anche io un bel colpo di fortuna, magari nel prossimo esame!

    @MichiVolo: Il "saper fare", dono che io -a quanto pare- non ho! :)

    @Luigi: :-) Spero di non incontrarne più, ma temo sia difficile!

    @Chiara: Sparo alle nuvole: che lo colpisca un temporale talmente forte da inzuppare il suo libretto universitario!

    @Bussola: Conoordo, certe volte è meglio tacere!

    @Giulia: Abbiamo lo stesso metodo! :-) Quanti riassunti e schemi in questi anni...

    @Tiziana: Grazie cara, mi serve ogni tanto un po' di incoraggiamento! :)

    @Memole: ANche io ho pensato all'ultima ipotesi!

    @Marco: Beh,è vero: certe volte si pensa di non sapere niente e invece si va bene! Però... uff... Sempre meglio non assillare gli altri!

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  11. si anche a me ricorda molto alcuni ex colleghi :) credo sia un mix di cose..innanzitutto tali persone hanno dalla loro una buona capacità di memoria, di sintesi, e conta anche la fortuna certo..ma anche la capacità di ispirare fiducia nei prof, cioè questi tipi in alcuni casi non sanno nulla ma danno l'impressione di sapere tanto. insomma, come nella vita, si va "a simpatia" ;) ma il ricordo piu brutto io ce l'ho al liceo, riguardo il tremendo esame di maturità. ebbene ero tra i migliori della classe, 9 in italiano, mai bocciato, ne rimandato, sempre impeccabile..ma faccio uno schifo d'esame, soprattutto perchè troppo emotivo e non rendo come dovrei..ebbene prendo alla fine 50/60. un mio compagno, persona che passava i pomeriggi trca bar, ragazze, e giochi vari, studiava solo nel mese di maggio e riusciva ad essere promosso ogni anno..e alla maturità prende....il mio stesso voto :D da allora ho capito che nella vita esistono tante ingiustizie...ma non pentirti mai di come sei :)

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  12. Ciao Chiara questo post mi ha fatto davvero sorridere e ripensare ai miei anni universitari...devo dire di averne incontrato almeno uno ad ogni esame e di averlo guardato sempre con un po' di invidia.
    Un abbraccio a presto

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  13. @igor: La timidezza, purtroppo, molte volte frega! :-/

    @Vento meridionale: Eheh, l'ho pensato anche io!

    @Eva: Ciao cara. Pensa un po', un trenta in procedura civile (studiata, a detta sua, in poco tempo)... quanto è assurdo?

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