Era da diversi mesi che volevo leggere questo libro, finalmente ce l’ho fatta. Mi aspettavo tanto da questa lettura e non ne sono rimasta delusa. È un libro che ti mette in faccia una realtà, senza giri di parole, senza cercare di trasformarla –magari per renderle meno terribile di quello che è – neanche un po’. Quello è, quello racconta.La realtà di cui parla è quella del rapporto tra le donne e il dolore, sia fisico che mentale, ma soprattutto quest’ultimo. Donne che subiscono il dolore senza lamentarsi, anzi fanno finta di niente, trasformandolo.
L’introduzione al libro mi ha lasciata senza parole. Ho trovato degli interrogativi, ma non ho trovato risposta, forse perché una risposta non c’è.
“Le donne hanno più confidenza col dolore. Del corpo, dell’anima. È un compagno di vita, è un nemico tanto familiare da esser quasi amico, è una cosa che c’è e non c’è molto da discutere. Ci si vive, è normale. Strillare disperde le energie, lamentarsi non serve. Trasformarlo, invece: ecco cosa serve. Trasformare il dolore in forza. Ignorarlo, domarlo, metterlo da qualche parte perché lasci fiorire qualcosa”.
“Cosa ci induce a non respingere, anzi a convivere con la violenza? Perché sopporta chi sopporta, e come fa? (…) alcune soccombono, molte muoiono, moltissime dividono l’esistenza con una privata indicibile quotidiana penitenza. Grandissimi talenti sono sbocciati da uno sfregio. Altrettanto grandi sono stati spenti. Per mille che non hanno un nome, una cambia il corso della storia. Sono, alla fine, gesti ordinari. Chiunque può capirlo misurandolo su di sé. Sono esercizi di resistenza al dolore”
“Come mai è ancora possibile sopportare tutto questo? Quanto di buono nasce dal dolore quando al dolore si sopravvive? (…) il malamore è gramigna, cresce nei vasi dei nostri balconi. Sradicarlo costa più che tenerselo. Dargli acqua ogni giorno, alzare l’asticella della resistenza al dolore è una folle tentazione che può costare la vita”
Si parla della storia di una donna cinese che da una radiografia ha scoperto di avere nel torace ventitre aghi, messi lì dai nonni con cui viveva, probabilmente quando lei era molto piccola. Volevano ucciderla perché in Cina le donne costano, bisogna mantenerle fino ad una certa età.
Lei però ce l’ha fatta....
Non è il mio genere ma la recensione mi ha rapito. Complimenti Chiara! Buona serata.
RispondiEliminaChe dire...questo libro propone un argomento molto difficile.
RispondiEliminaSo per esperienza che, il dolore quando c'è, bisogna farci i conti...subito.
Non ho letto il libro ed, in verità, mi incuriosisce molto.
Buona settimana
Ho letto anche una recensione di Daria Bignardi e mi avete convinto:lo leggerò...o almeno lo aggiungerò alla lista di quelli da leggere :-)
RispondiEliminaVe lo consiglio proprio!
RispondiEliminaLa Bignardi ha fatto una recensione? La devo leggere!!
lo aggiungo anche io alla mia lista :D
RispondiEliminaUn libro ESSENZALE. Meraviglioso!
RispondiEliminaUn abbraccio Chiara!
adoro i tuoi consigli e preno nota come sempre!Grazie!
RispondiElimina:-)
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