“Sulla mia scrivania c’è uno scatolone. Devo riempirlo di tutte le mie cose che ancora si trovano in quest’ufficio …”
Inizia così l’ultimo libro che ho letto. Si tratta di “Solo per giustizia” di Raffaele Cantone: racconta del suo lavoro, della sua vita da magistrato contro la camorra. Cantone, infatti, ha lavorato nella Direzione distrettuale antimafia per diversi anni e attualmente è magistrato presso il Massimario della Cassazione. Ha scritto questo libro proprio alla fine della sua esperienza nella Dda.
Vi avevo promesso che avrei parlato di questo libro e così faccio. Nel corso della lettura avevo segnato le parti che man mano mi piacevano di più, quelle più interessanti, in modo da parlarvi di alcuni punti specifici. Bene, alla fine mi sono resa conto di aver annotato praticamente mezzo libro, quindi per evitare di far uscire fuori un post lungo quanto l’inferno della Divina Commedia, ho dovuto dare un taglio, facendo una selezione degli argomenti e dividerli per post.
Inizio parlandovi della gente comune, quella che con grande coraggio decide di opporsi alla malavita, non solo a parole, ma facendo fatti. Fatti che consistono nel presentarsi davanti le forze dell’ordine e raccontare ciò che si è sentito o visto, togliendo qualche mattone dal grande muro di omertà.
In questo libro mi hanno colpito due storie in particolare. Il protagonista della prima è un uomo comune che aveva deciso di opporsi alle estorsioni di un soggetto che raccoglieva tangenti per conto di un clan. Aveva denunciato tutto, aiutato ad individuare gli autori di quegli affari sporchi e aveva pagato questo suo dovere civico con la vita.
[17] “Quando l’ispettore terminò il suo racconto, rimasi muto. Non credevo alle mie orecchie. Poco più di un anno in Dda mi era bastato per rendermi conto che si trattava di una vicenda assolutamente eccezionale (…). Più avanti avrei avuto tante volte modo di constare quanto fosse forte l’omertà da quelle parti e avrei anche capito meglio le ragioni molto complesse per le quali la popolazione non vuole rivolgersi alle istituzioni e allo Stato. E soprattutto avrei compreso come il rapporto tra vittima e persecutore possa evolversi in un legame quasi perverso e incestuoso”.
L’altra storia è quella di una ragazza, testimone oculare di un omicidio. Una persona comune, una ragazza qualunque. La differenza è che aveva deciso di raccontare molto tranquillamente ciò che aveva visto. Anche qui, nelle parole di Cantone, si nota il grande stupore di chi si ritrova davanti una persona che decide di parlare, la stessa da lui definita “una rosa cresciuta nel deserto” [23]. Per fortuna non ha fatto la stessa brutale fine dell’uomo di cui ho parlato prima, ma è stata sottoposta ad un programma di protezione e costretta ad andare via.
Sembra una considerazione spicciola, scontata, ma se ce ne fossero altri mille come questi due ... ehhh …
[sospiro, non vale la pena concludere la frase]
Molto bello questo libro...lo leggerò!!!
RispondiEliminaE' vero...chi parla desta meraviglia... purtroppo.
Un suggerimemnto molto utile!
RispondiEliminaciao
quindi libro da leggere! e io lo leggerò :D
RispondiEliminaMi sembra un libro molto interessante e penso che lo leggerò prossimamente...
RispondiEliminaGuarda sul mio blog...c'è posta per te...bye
Leggetelo, ve lo consiglio! Certo è che deve piacere il genere, altrimenti non vi appassiona! :)
RispondiEliminaL'argomento è davvero interessante..Ci vuole davvero tantissimo coraggio per denunciare, e chi lo fa è da ammirare e imitare. Ma il coraggio purtroppo non appartiene a tutti e per molti è più facile girare la testa dall'altra parte e far finta di niente. Non giudico queste persone, pechè immagino che la paura che possa accadere qualcosa di brutto a te o ai tuoi cari,paralizzi.. E' davvero difficile!!!
RispondiEliminaConcordo! Ammiro tanto chi ha questo coraggio, bisognerebbe prendere esempio da queste persone. Sicuramente è difficile ed è una scelta che nella maggior parte dei casi la si trascina per tutta la vita...
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