"Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va in corsa, è un'avventura ricostruire se stesse. La più grande.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."


(Donne in Rinascita - D. Cugia)

giovedì 8 luglio 2010

Empatia



Ho sempre pensato che almeno l’80% del genere umano non sappia cosa sia l’empatia. Su wikipedia ho trovato questa definizione: “l'empatia designa un atteggiamento verso gli altri caratterizzato da uno sforzo di comprensione intellettuale dell'altro, escludendo ogni attitudine affettiva personale (simpatia, antipatia) e ogni giudizio morale.”
Ma senza usare tutti questi giri di parole, si potrebbe semplicemente dire che l’empatia è la capacità di mettersi nei panni degli altri.
Al di là ancora di definizioni, di nozioni, di teoria, anche la persona più ignorante di questo mondo dovrebbe avere un minimo della capacità di mettersi nei panni degli altri, ogni volta che entra in rapporto con altri soggetti, esseri umani, simili, animali (perché no!) … chiamiamoli come ci pare!


Dovrebbe essere qualcosa già di insito nel genere umano, un po’ come lo spirito di sopravvivenza. Invece le esperienze di ogni giorno mi portano a pensare che il genere umano conosca più il senso dell’egoismo, del menefreghismo rispetto a quello dell’empatia.
È così difficile mettersi nei panni degli altri prima di agire, di accanirsi, di fare una qualsiasi cosa nei confronti di una persona? Se solo ci fermassimo a pensare due secondi in più prima di fare del male (volontario o involontario che sia), quanti problemi in meno ci sarebbero in questo Mondo?
Non mi riferisco solo alle grandi tragedie volute che succedono ogni giorno, parlo anche delle piccole cose, dei piccoli gesti, quelle “cose da poco”, capaci però di cambiarti la giornata (o magari la vita …) in meglio o in peggio.

(Grazie Frà, anche se non sai –spero- dell’esistenza di questo blog, questo post è dedicato anche a te, la persona che mi ha fatto conoscere il vero senso e la concretezza dell’empatia).

12 commenti:

  1. Hai ragione Chiara se solo fossimo egoisti la metà il mondo sarebbe un molto migliore. Ognuno pensa per sè e sopratutto al proprio tornaconto personale. Gli altri sono sempre al secondo posto costi quel che costi.

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Questo post è molto bello,dimostra che persona sensibile ed educata tu sia ma oggi la società non sa nemmeo cosa sia l' empatia e , a mio avviso , non c' è nessuna possibilità di miglioramento...peccato,sarebbe bello un mondo migliore fatto d' amore e rispetto =(
    Ti mando un bacione

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  4. Hai perfettamente ragione....
    Ciao, mi chiamo Letizia e qualche sera fa mi sono messa a leggere il tuo blog e post dopo post me lo sono letto tutto! Hai una maniera di raccontare le tue vicissitudini che attrae....
    Anch'io ho un blog ma invece di scrivere dipingo e disegno (ci provo!), è una specie di galleria d'arte personale...l'importante credo sia comunque esprimersi in qualche maniera no?!
    Sono felice di aver ritrovato il tuo blog, ora mi segno tra i tuoi sostenitori così potrò continuare a leggerti!
    Brava!
    A presto
    Lety
    www.pappperlandia.blogspot.com

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  5. donna empatica... sei stata nominata ;-)

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  6. ma io penso che tutti possiedono una minima base di empatia.
    Immaginala come uno dei tuoi libri.
    Il problema è che negli anni sopra quel libro vengono posizionate altre cose, magari esperienze negative, che induriscono le persone e le rendono "gelose", "strafottenti" e via dicendo. Così facendo, coprono la loro base di empatia, rendendone difficile lo sviluppo o anche solo la manifestazione; infatti per ricorrere all'empatia dovranno ogni volta spostare tutto ciò che vi si è depositato sopra. In taluni casi, questo potrebbe comportare uno sforzo notevole.
    Ma sarebbe desiderabile :)

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  7. @Carlo: Io invece penso che l'empatia derivi un po' anche dalla sofferenza, nel senso che se hai vissuto un'esperienza negativa che ti ha fatto stare male, sei più propenso a comportarti meglio nei confronti degli altri, proprio perchè sai già cosa si prova nel momento in cui le persone non si mettono nei tuoi panni!
    Poi certamente la cosa è soggettiva! Ognuno ha la propria reazione! :)

    Grazie a tutti dei commenti! :)

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  8. verissimo! quante volte mi arrabbio perchè la gente non conosce nemmeno che esista la parola "emapatia", figuriamoci metterla in atto nella vita quotidiana. siamo diventati una società egoista, caratterizzata non solo dalla mancanza di empatia ma anche dalla semplice incapacità di ASCOLTARE il prossimo. un proverbio indiano dice: "prima di giudicare un uomo cammina per tre giorni con le sue scarpe"...

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  9. Non conoscevo questo proverbio, ma direi che è adattissimo al tema in questione!
    Purtroppo non posso che darti ragione, me ne rendo conto sempre di più! :(

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  10. Riprendo il discorso :)

    Io, limitatamente alle esperienze mie e di chi mi stai intorno, noto che invece le esperienze negative induriscono e chiudono le persone, rendendole più diffidenti, meno propense a donarsi a chicchessia.

    Fatta l'esperienza negativa molti ritengono di "aver capito come funziona" e quindi non cercheranno di sforzarsi più di tanto per comprendere gli altri in futuro.
    "Così è la vita" "è da sciocchi darsi tanto da fare" saranno pensieri ricorrenti di chi ha sperato di far del bene a qualcuno ritrovandosi alla fine con misera sabbia fra le mani.
    Questo è ciò che accade nella maggior parte dei casi.

    Poi c'è chi, come tu suggerisci, proprio basandosi su sofferenze proprie faranno di tutto affinchè non capiti ad altri questa sofferenza, ed allora avrà mente e cuore pronti ad ascoltare e comprendere. Queste persone, a mio avviso, sono una netta minoranza.
    Persone rare. Le mie persone preferite, aggiungerei :)

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  11. Quella che descrivi tu è la mia reazione "a caldo", quella che mi suggerisce l'istinto ogni volta che mi succede qualcosa di non proprio bello: la voglia di fregarmene, di sbattere una porta.

    Poi però ci penso e arrivo alle conclusioni che ti dicevo sopra!

    La mia è una reazione a "fasi" :)

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